Cipriani, Orazio

Orazio Cipriani [Nicotera (Catanzaro) 25 dicembre 1875 – Reggio Calabria, 23 ottobre 1942]. 

Giornalista e banchiere, nacque in una famiglia patrizia: era figlio del nobile Francesco Maria, apprezzato poeta dialettale calabrese, e di Lucrezia Corsi d’Istria Romano. È stato un giornalista di razza dotato di un notevole cultura, pur essendo un autodidatta (ha frequentato fino alla quinta elementare: il titolo di ragioniere commerciale, non riconosciuto in Italia, lo ottenne in Svizzera da adulto). Ancora molto giovane trascorse un periodo della sua vita a San Lucido, dove a venti anni era titolare di uno stabilimento tipografico e direttore del quindicinale Giovane Brezzia, dapprima «Organo della vita calabrese e dal n. 16, «Gazzetta del circondario di Paola». Il primo  numero vide la luce l’1 gennaio 1895 e l’ultimo numero rintracciabile presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, risale al 15 aprile dell’anno successivo. Era un giornale modesto. A San Lucido si trovava già uno zio di Cipriani, Giovanbattista Moscato, gesuita e scrittore e abitava anche la sorella Elvira, sposata con Gregorio Moscato, originario di Limbadi che dall’ottavo numero del periodico sostituì Luigi Camera come gerente responsabile, fino a quando dal n. 12 lo stesso Cipriani divenne direttore responsabile. La «GiovaneBrezzia»,senza un programma ben delineatosi proponeva di avere «largo spaccio fra i calabresi emigrati in America». A cavallo tra Ottocento e Novecento, i Cipriani si trasferirono a Reggio Calabria e il 16 aprile 1900 sposò donna  Clelia Francesca Paola Minervini, figlia del giornalista Orazio Minervini, anche lei di famiglia nobile dalla quale ebbe due figli, Francesco (pure lui giornalista) ed Elvira.
A Reggio  il giovane Orazio, «forte di una esperienza utile e di una scelta di vita ormai certa», continuò a occuparsi di giornalismo, collaborando a «Il Commercio» di Domenico Carbone Grio, giornale economico ufficialeper gli atti della Camera di Commercio di Reggio (settimanale, poi quotidiano, poi ancora settimanale) di cui nel 1904 divenne direttore. Nei primi anni del Novecento, prima e dopo il devastante terremoto del 1908 che distrusse Reggio e Messina, Cipriani maturò una buona esperienza professionale, apprezzata anche all’estero, come corrispondente de «L’Idea Nazionale»,quotidiano della destra nazionalista che si stampava a Roma, e quindi come corrispondente de «La Tribuna»di Olindo Malagodi che fu la sua palestra nazionale fino al 1935 quando dovette cedere il posto al figlio Franco. Per la sua vivacità intellettuale dovette affrontare anche sfide a duello.
Sotto la sua guida «Il Commercio»  divenne filogovernativo e di fatto portavoce di Giuseppe De Nava, deputato, esponente della destra liberale che in seguito diventerà più volte ministro. Il giornale vivacchiò fino al 1912. E da quella data Cipriani lavoro all’idea di un nuovo giornale che vide la luce alla vigilia della Grande Guerra, il 15 settembre 1914, come quotidiano della sera («Il primo quotidiano delle tre Calabria») riprendendo la testata «Corriere di Calabria», nel 1895 appartenuta a un settimanale politico, letterario ed artistico stampato nella tipografia Quattrini.Il «Corriere di Calabria», che fu a lungo l’unico quotidiano della regione impegnato su temi sociali ed economici, restò in edicola per ben 13 anni (nel 1923 cambiò la testata in edi Messina per rispondere alla concorrenza d’oltre Stretto). Se il «Corriere»chevantava di essere l’«unico giornale politico quotidiano della Calabria»,fu un giornale a prevalente ispirazione liberal-democratica (è considerato un foglio democratico giolittiano, vicino a Biagio Camagna, parlamentare reggino che aveva diretto giornali schierati su posizioni vicine alla Sinistra Storica liberale), il giornalismo di Orazio Cipriani, è statoinvece conservatore, immediatamente prono al fascismo. Sebbene Cipriani fosse amico personale di Giovanni Giolitti, però, il «Corriere» non fu mai al servizio dello statista piemontese. Anzi, subito dopo la marcia su Roma salutava così il quadrunviro calabrese Michele Bianchi: «Con animo lieto – noi, del Fascismo simpatizzanti, ed anche sostenitori sempre, prima che se ne prevedesse il felice avvento al potere – inviamo il nostro saluto di entusiasmo e di fiducia». Nonostante ciò fu messo a tacere dal fascismo perché tardava a fascistizzarsi ed era  considerato «ortodossamente liberale» dallo stesso Mussolini, per fare posto al Popolo della Calabria:da Roma il 27 maggio 1927 arrivò l’ordine di Achille Starace e il Corrierecessò le pubblicazioni con il numero del 18-19 agosto successivo. Il Duce non gli aveva perdonato un «incidente» del corrispondente romano del giornale che il 31 dicembre 1924, in un periodo inquieto per l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, anche se dubitativamente fece pubblicare la notizia delle possibili dimissioni del capo del governo: «L’on. Mussolini dimissionario? Col nuovo governo si avrà la conferma».
Senza abbandonare la direzione del quotidiano, Cipriani dal 14 ottobre 1922, quando fu costituita, come società per azioni,  fu amministratoredella Banca di Credito e Sovvenzioni di Reggio Calabria. Durante il ventennio fascista fece parte del consiglio di amministrazione della Banca Italiana per tutta la Calabria, della Società Elettrica Calabro–Tirrena con sede a Paola, della Banca Popolare di Brancaleone, della Banca Agricola di Rogliano, della Società anonima calabrese imprese stradali di Reggio, della Cito-Cinema di Roma. Fu pure fiduciario di diverse società di assicurazione.
Il suo «Corriere di Calabria» riprese vita durante l’occupazione anglo-americana di Reggio, diretto dal figlio Franco. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2019

Riferimenti bibliografici

  • Italo Falcomatà, Il «Corriere di Calabria» e l’opinione pubblica reggina nella grande guerra (1914-1918),Città del Sole, Reggio Calabria 2004 (tesi di laurea:  Il “Corriere di Calabria” dal 1914 al 1918, Università di Messina, Facoltà di Lettere, anno accademico 1966-1967);
  • Franco Falvo, Un calabrese di nome Orazio, La Provvidenza, Cosenza, 1971;
  • Armando Dito, Indagine storiografica della stampa reggina,Tip. La Voce di Calabria, Reggio Calabria 1976;
  • Francesco Cipriani, Storia di una vita, Rexodes – Magna Grecia, Reggio Calabria 2000;
  • Pantaleone Sergi, Quotidiani desiderati. Giornalismo, editoria e stampa in Calabria.Edizioni Memoria, Cosenza 2000;
  • Pantaleone Sergi, Il primo quotidiano calabrese e il nuovo giornalismo reggino,«Periferia», 1, 2001;
  • Emanuela Solano,Orazio Cipriani e la modernizzazione del giornalismo in Calabria, Tesi di laurea, Università della Calabria, Facoltà di Lettere e Filosofia, anno accademico 2004-2005.
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