D’Alessandro, Salvatore

Salvatore D’Alessandro [Mormanno (Cosenza) 12 maggio 1915 – Battipaglia (Salerno) 6 novembre 1970]

Settimo di dieci figli, nasce da Francesco, macellaio e allevatore di ovini, e da Marietta Armentano. Giovanissimo manifesta doti imprenditoriali, dando vita a una ditta di trasporto del manganese, utilizzato nella produzione di ferro e a scopi terapeutici, estratto da una miniera della vicina Rotonda (Potenza) e trasportato in altri centri meridionali peninsulari. Con i primi guadagni, acquista dei camion che utilizza anche per il trasporto di legname derivante dall’industria boschiva, nella quale si inserisce tra il 1934 e il 1940, quando è in atto l’elettrificazione dei comuni intorno a Mormanno. Sempre nel 1940, ottiene dal governo un appalto di trasporto legname (utilizzato per natanti paramilitari), da spedire poi a Reggio Calabria a mezzo ferrovia.
È l’occasione che lo mette in contatto con l’imprenditore varesino Luigi Romagnoli, titolare della Covas (Compagnia varesina scambi) e di cui non si conosce l’influsso esercitato. Nasce comunque tra i due un’utile collaborazione, sia per il commercio del legname, sia per l’impianto nel 1941 di un ginestrificio – la Saipa (Società Anonima Italiana Produzioni Autarchiche), con sede a Roma e di cui è socio il fratello Albino – destinato alla produzione di tessuti ottenuti dalla lavorazione della ginestra, molto diffusa a Mormanno e dintorni.
Nel 1943 sposa la napoletana Dolores Borghese, figlia di un commerciante di ricambi per autoveicoli. Dall’unione nascono Francesco Carlo, Annunziata e Sandro.
Nel 1946, finita l’autarchia economica imposta dal fascismo, Salvatore, Albino e Luigi Romagnoli maturano l’idea di un pastificio, riuscendo nel 1947, dopo difficoltà e dinieghi, a ottenere un’impastatrice dall’industriale piemontese Braibanti, che ne assicura a breve la consegna di una seconda. 
Con la fusione della Saipa, nasce la Corodal (Compagnia Romagnoli D’Alessandro Salvatore e Albino, che è designato presidente), società per azioni con sede sociale a Roma e stabilimento a Mormanno. Tra il 1947 e il 1948, Luigi Romagnoli e Albino D’Alessandro lasciano la Corodal, di cui rimane unico socio Francesco, dal 1949 presidente del Consiglio di amministrazione.
L’11 marzo 1956 la Corodal è trasformata in «Pastificio D’Alessandro», Società in accomandita semplice con sede non più a Roma, ma a Mormanno. L’iniziativa si inserisce nel contesto della politica di ripresa economica dell’Italia dopo le drammatiche conseguenze della seconda Guerra mondiale, traendo ispirazione anche dalla volontà dello Stato repubblicano democratico di imprimere una svolta decisa al secolare sottosviluppo meridionale. 
Socio accomandatario della neo-azienda mormannese è Salvatore D’Alessandro, socio accomandante la moglie, Dolores Borghese. Si tratta di un’iniziativa coraggiosa e degna di rilievo per il fatto di essere del tutto autonoma e autoctona, se pensiamo che in quegli anni nella vicina Praia a Mare e nella confinante Maratea, l’industriale biellese Rivetti impianta stabilimenti tessili con i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, abbandonandoli al loro destino poco più di un ventennio dopo. 
L’impianto di produzione della pasta è organizzato in modo da confezionare i prodotti in astucci di cellophane; criterio adottato per primo in Italia al posto degli astucci di cartone, dopo che alla fiera delle macchine per imballaggio di Düsseldorf del 1960 D’Alessandro ne acquistata una, del modello già in uso alla Motta per la confezione di caramelle. La commercializzazione della pasta è effettuata attraverso le filiali di Castrovillari, Rossano, Vibo Valentia, Locri, Reggio Calabria, Potenza e Taranto, quindi rifornendo direttamente i commercianti locali e saltando i grossisti a cui ricorrevano i pastifici campani e molisani costretti perciò a rincarare i loro prodotti.
Nel 1959 la Sem (Società elettrica mormannese) vende al Pastificio la locale centrale idroelettrica “Salviera” condotta da Angelo Crea. Tra il 1958 e il 1959 Salvatore D’Alessandro ottiene un finanziamento dall’Isveimer per l’acquisto di macchinari adatti alla produzione di pasta corta, rinunciando a quelli per le paste lunghe non disponendo l’azienda di locali a ciò adeguati. 
Il nuovo pastificio è inaugurato il 10 agosto 1959. Prende corpo, così, dopo la cennata fase preparatoria, un esempio di piccola industria in un’area del Mezzogiorno mai segnata da precedenti analoghe esperienze imprenditoriali, essendo del tutto imparagonabili a questa antiche pratiche artigianali comuni un po’ dappertutto nelle regioni meridionali relative alla lavorazione della lana, alla concia delle pelli, all’industria boschiva, alla lavorazione dei cereali. Altrettante attività a corto raggio e senza utilizzo di strumenti meccanici ed elettrici, ma a Mormanno tuttavia con un precedente di qualche somiglianza in una filanda installata che nel 1870 dai fratelli Battista, Raffaele e Giuseppe Armentano, fatta funzionare nel 1893 da un mulino a vapore sostitutivo di quello ad acqua. Due decisioni a cui fanno seguito nel 1895 l’installazione di un impianto di fornitura elettrica nel centro storico cittadino e la costituzione nel 1896, a opera degli stessi imprenditori, dell’Officina elettrica fratelli Armentano, trasformata di lì a poco nella citata SEM. che si lega strettamente al pastificio con la fornitura dell’energia per il funzionamento delle macchine.
Il pastificio – la cui produzione va ben presto a regime ottimale avvalendosi per la grafica degli imballaggi e dei cellophane per l’imbusto della pasta, oltre che per i manifesti pubblicitari, del designer Paolo Garretto, che già curava la grafica del già noto amaro “Cynar” – introduce nel piccolo centro calabrese elementi di palpabile modernizzazione, anche se non profondamente incisiva: posti di lavoro con maestranze specifiche per un’azienda meccanizzata (mastri pastai, operai, meccanici, elettricisti, autisti addetti alla conduzione dei veicoli aziendali, ragionieri, commessi viaggiatori), aprendoli alla disciplina del lavoro di fabbrica eseguito in sinergia e coordinamento e non in forma meramente individualistica, quindi al lavoro dipendente finalizzato alla realizzazione di un progetto d’impresa; valorizzazione di competenze professionali; formazione di un ceto, sia pure numericamente limitato, a reddito fisso e conseguente incremento nel paese  del terziario commerciale, introduzione, sia pure episodica, di stili di vita sperimentati nelle aree a maggiore e più intenso sviluppo industriale, come l’apertura di un supermercato che rende superata la vendita al banco e l’ammodernamento del vecchio cinema comunale con strumentazione in grado di proiettare film in cinemascope.
Alla fine degli anni Cinquanta, amplia l’iniziativa imprenditoriale con la creazione di un’azienda agraria e di un caseificio che impiega macchinari per la pastorizzazione del latte e nel 1962, con l’acquisto di trentadue pezzate nere olandesi, dà il via alla produzione di latticini freschi. In questo stesso anno, un controllo della Polizia municipale annonaria di Vibo Valentia rileva il mancato rispetto delle norme igieniche in un settore del deposito della filiale. La pesante multa comminata e i riflessi della vicenda sulla stampa locale e nazionale provocano un forte calo delle vendite e della produzione, da cui l’azienda si riprende nel 1963-‘64, quando, su proposta del fratello di Salvatore, Franco, medico dietista, viene programmata la “Vitalpasta”, un prodotto ad alto valore proteico, che richiama l’attenzione della Plasmon, interessata agli spaghetti al plasmon.
Muore all’età di 55 anni in un incidente stradale sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria nei pressi di Battipaglia, al rientro a Mormanno da Roma, dove si era recato per la richiesta di finanziamenti all’Imi. Il pastificio prosegue l’attività sotto la direzione di tutti i tre figli del fondatore. Nonostante l’accordo del 1974-1975 con la Plasmon che si avvale della D’Alessandro per il trasporto e la distribuzione dei suoi prodotti in Calabria e Lucania, la pesante situazione debitoria ereditata dovuta alla mancata erogazione di contributi statali e la forte concorrenza dei grandi pastifici italiani, non permettono la sopravvivenza del pastificio che cessa l’attività nell’agosto 1979.
Mormanno lo ricorda  con le borse di studio in suo onore per studenti del Liceo Scientifico. (Saverio Napolitano) © ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica

  • Domenico Crea, Mormanno. Il Pastificio D’Alessandro. Storia e memoria, Tip. Agema, Milano 2020.
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