De Cristo, Vincenzo

Vincenzo De Cristo [Cittanova (Reggio Calabria), 31 dicembre 1860 – 5 giugno 1928)

Nacque da Domenico, notaio e da Annunziata Marvasi, sorella del patriota Diomede. Compì i primi studi sotto la guida del padre che l’avviò allo studio del Latino e del greco, ma anche delle lingue straniere poiché padroneggiava sia il francese che l’inglese. Completò gli studi classici a Reggio Calabria e cominciò a dedicarsi alle ricerche storiche e già nel 1882 pubblicò la sua prima opera sulle origini di Cittanova. L’anno seguente l’Amministrazione comunale gli assegnò l’incarico di insegnante nelle scuole elementari mentre da parte sua aveva avviato una scuola privata per preparare gli studenti ad affrontare il difficile esame di ammissione al Ginnasio. Tra i suoi allievi si contano i più promettenti ingegni della provincia tra cui il giovane Francesco Sofia Alessio, che conseguì il diploma di maestro nel 1894 e che diventerà poeta raffinato e colto in grado di competere col Pascoli nel Certamen latino della Reale Accademia delle Belle Arti e delle Scienze di Amsterdam.
Nel 1886 sposò Giovanna Mosca dalla quale ebbe sei figli: Domenico, Giuseppe, Paola, Francesco, Teresa e Carmela, tutti insegnanti e intellettuali dai vasti interessi in campo scientifico, archeologico, naturalistico, storico e giuridico. Nel 1894 fondò l’Antologia Calabrese illustrata, «rivista mensuale di scienze, letteratura e storia»stampata a Siena che, per problemi finanziari, non superò i due anni di vita riuscendo a pubblicare appena sei numeri, malgrado la presenza di eminenti collaboratori come Bonghi, De Bella, Pagano, Ruggiero, Boccardo. 
Dopo qualche anno, iniziò la pubblicazione della Galleria Biografica degli uomini e delle donne illustri e benemeriti della Calabria, una rassegna monografica che aveva l’obiettivo di far conoscere le benemerenze della regione nella vita civile, politica, letteraria ed eroica e a seguire la serie della Storia dei Santuari mariani della Calabria allo scopo di «far rifulgere le glorie, che le nostre province vantano con quei secolari monumenti di arte e di fede sparsi sui monti eccelsi e nelle verdi valli».
Il suo campo di studio e di ricerca si allargò al folklore e all’archeologia. Ebbe modo di entrare in contatto con l’archeologo Paolo Orsi che, fin dal 1889, aveva avviato scavi a Siracusa e nel ragusano e con Francesco Guardione, docente di Letteratura italiana all’Università di Palermo. Quando Orsi giunse in Calabria per avviare gli scavi di Locri e Caulonia, fu il primo a offrire la sua collaborazione mettendo a disposizione le conoscenze acquisite e i risultati delle ricerche effettuate sul campo. Iniziò con il grande archeologo di Rovereto un rapporto di amicizia e di stima che durerà per tutta la vita, testimoniato da una ricca corrispondenza che i due hanno cominciato a intrattenere fin dal 1891.
Nel 1896, su proposta del professor Giuseppe Mantica, alto funzionario della Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, nonché docente presso il Magistero di Roma, fu nominato «per chiara fama» professore di lettere negli istituti secondari. Si dedicò all’insegnamento negli istituti Magistrali e con l’appoggio di Mantica, eletto deputato nel 1900 proprio nel collegio di Cittanova, realizzò il primo Museo Didattico e la prima Biblioteca scolastica. Nel 1907 venne nominato vicepresidente del Congresso Magistrale Calabrese, che si tenne a Catanzaro, e in assenza del presidente Alfredo Comandini, deputato, giornalista e storico, diresse i lavori portando nel dibattito la sua indiscussa competenza in materia di didattica cui s’aggiungeva uno sconfinato amore per la scuola, da lui definita, «grande fucina dove si plasmano le anime…ambiente sacro in cui deve dischiudersi l’anima umana».
Partecipò alla fondazione della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e fu nominato segretario con funzioni di amministratore; nel 1919, succedendo a Oreste Dito, assunse la direzione del «Bollettino della Società Calabrese di Storia Patria».
Naturalista convinto, fondò la Lega Zoofila e pubblicò un’opera intitolata Difendiamo gli uccellini e gli altri animali innocenti e benefici, ricevendo per questa sua attività una medaglia d’argento dal Ministero della pubblica istruzione e l’approvazione della regina Margherita. Di ingegno versatile e spirito ecclettico si dedicò con passione allo studio delle scienze e a Cittanova fondò e diresse l’Osservatorio meteorologico e l’Osservatorio di Sismologia, apprezzato da Riccò e da Mercalli. 
Nel 1917 fu nominato, su segnalazione e raccomandazione di Paolo Orsi, Regio Ispettore onorario di Scavi e Monumenti e in questa veste diresse personalmente gli scavi, in un’area compresa tra San Giorgio Morgeto, Cinquefrondi e Cittanova, per ritrovare Althanum, una delle venti città che formavano quella che è stata chiamata la «Repubblica di Locri». Nel 1923 iniziò gli scavi presso la necropoli preellenica di Castellace battendosi affinché i tanti reperti e le molte opere d’arte recuperate venissero difese e tutelate dalle razzie degli speculatori e dai mercanti d’arte approfittatori senza scrupoli. In ultimo si dedicò alla poesia con risultati non esaltanti, tranne che in un’opera, Il canto del pino, in cui manifesta i suoi sentimenti di solidarietà per le umane sventure «dinanzi al buon Gigante silvestre, testimone muto ed ignaro delle gioie e dei dolori della sua terra». Il pino gigante cui si rivolgeva esisteva davvero ed è il simbolo di Cittanova inserito nello stemma del Comune dal 1924. Quest’albero trisecolare, coevo alla nascita della cittadina, che si trovava nei pressi della chiesetta dei Santi Cosma e Damiano, venne, purtroppo, abbattuto da un fulmine nel 1960.
Il grande amore per Cittanova e per la “sua” Calabria, che imparò a conoscere palmo a palmo e che si può dire sia stato il filo rosso lungo il quale si è snodata tutta la sua esistenza, lo portò a indagarne la storia in tutti i suoi aspetti per riaccendere la fiaccola del ricordo, ma anche per suscitare l’incanto di una terra in cui la Stoia impresse la sua orma potente.      
«La Calabria – scrisse in Cittanova nei fasti del Risorgimento – deve porsi alla testa non alla coda: questo lembo che emerse prima, doveva essere valutato adeguatamente… Eravamo Magna Grecia e non dobbiamo essere trattati da Ottentotti o da Zulù. Fummo i Bruzi liberi e indomiti; e fa male i suoi conti chi ci piglia per asini da basto. Son dolori? Siano e ben vengano. Ci temprano, del resto, i dolori; ci spezzano, ma non ci piegano: e anche così spezzati godiamo soddisfazioni morali…”.
Tutti i suoi figli, degni eredi, ma Domenico, Giuseppe e Francesco, in particolare, seppero portare avanti l’opera sua di scienziato, storico, archeologo, docente, scrittore fino a costituire una stirpe di studiosi e ricercatori vanto e gloria della Calabria.
Morì nel paese natale all’età di 68 anni. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2021 – 01

Opere

  • Prime memorie storiche di Cittanova, Tip. Carlo Spera, Potenza 1882;
  • Monografia del santuario di nostra signora della grotta presso Bombile di Calabria Ultra Prima, Unione Cooperativa, Roma 1896;
  • Storia della Madonna della Grotta, Unione Cooperativa, Roma 1896;
  • Tradizioni popolari ed origini del comune di Molochio e di Feroleto della Chiesa, Tip. Claudiana, Firenze 1898;
  • Prime notizie sulla vita e sulle opere di Luigi Chitti economista, Tip. Claudiana, Firenze 1902;
  • L’importanza della Piana di Calabria nell’archeologia, Tip. della Cronaca di Calabria, Cosenza 1904;
  • La caduta di Gioacchino Murat e l’insurrezione della Calabria nel 1815, Tip. della Cronaca di Calabria, Cosenza 1905;
  • Cittanova nei fasti del Risorgimento italiano dal 1799 al 1870, Tip. S. Giuseppe, Messina 1912;
  • Il primo documento ufficiale sull’espugnazione del Forte di Vigliena del 13 giugno 1799, Tip. Unione Ed., Roma 1912;
  • La battaglia di Seminara del 21 giugno 1495 tra gli Aragonesi e gli Angioini, Tip. Cristoforo Colombo, Polistena 1916;
  • Il terzo centenario delle origini di Cittanuova, in provincia di Reggio Calabria, e le onoranze ai suoi caduti per la patria, Tip. Domenicana, Firenze 1918;
  • Il sovrano ordine di Malta e gli antichi suoi possedimenti in Calabria, Tip. del Progresso, Laureana di Borrello 1919;
  • Biografia del dott. Placido Geraci, con onoranze e ricordi, Tip. A. Genovesi & figli, Palmi 1921;
  • Galleria biografica degli uomini e delle donne illustri e benemeriti delle Calabrie, s.n., 1924-1928;
  • Relazione sugli scavi di Althanum, Tip. Genovesi& Figli, Palmi, 1925;
  • Di Porto Oreste e degli scrittori che di essa parlarono, Palmi, Tip. A. Genovesi & figli, 1926;
  • La confessione di Maddalena, ossia La fine dell’ultimo capo-brigante calabrese, Tip. A. Genovesi & figli, Palmi 1927;
  • Invocazione a S. Francesco di Paola, Tip. Op. naz. Pro derelictis, Polistena 1927;
  • Le battaglie di Seminara del 21 giugno 1495 e del 10 aprile 1503 tra gli Aragonesi e gli Angioini, Tip. degli Orfanelli, Polistena 1928;
  • Il canto del Pino, Calabria Nuova, Taurianova 1938.

Nota bibliografica

  • Arturo Zito de Leonardis, Vincenzo De Cristo. Archeologo. Folclorista e storico, in Cittanova: memorie e glorie, Mit, Cosenza 1974;
  • Salvatore D’Altani, Vincenzo De Cristo, in Arturo Zito De Leonardis, Cittanova di Curtuladi, Mit, Cosenza 1986;
  • Domenico Caruso, Vincenzo De Cristo, «La Piana», II, 6, gennaio 2003; 
  • Francesco Sofia Alessio, Ode in morte di Vincenzo De Cristo. Rerum nostrarum scriptori amico optimus, s. n., Reggio Calabria 1932.
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