De Luca, Florindo

Florindo De Luca [San Benedetto Ullano (Cosenza), 18 novembre 1896 – Cosenza, 16 febbraio 1985]

Nacque in una famiglia della borghesia agraria di San Benedetto Ullano. Dopo gli studi primari e secondari si trasferì all’Università di Roma dove nel 1923 si laureò in Giurisprudenza, discutendo una tesi su «La delinquenza abituale nelle proposte della riforma legislativa».
Sin dagli anni della giovinezza fu molto legato allo zio Raffaele, un avvocato socialista rivoluzionario che operava a Paola. Tale rapporto contribuì in maniera determinante alla formazione delle sue idee politiche. De Luca, infatti, abbracciò ben presto gli ideali socialisti. Diversamente dallo zio, il giovane fece sue le tesi del socialismo riformista rappresentato allora da Filippo Turati e Claudio Treves.
Nel 1915, però, allo scoppio della grande guerra, aderì al messaggio politico degli interventisti democratici, abbandonando momentaneamente le tesi dei socialisti riformisti che, com’è noto, erano schierati per la neutralità.
Decise così, spinto anche da una indubbia esuberanza giovanile, di partire volontario per il fronte quale ufficiale di fanteria. In seguito fece parte degli «Arditi» e ottenne diverse decorazioni al valore, tra cui una croce di guerra. Durante l’intera durata del conflitto mantenne le proprie idee socialiste umanitarie senza lasciarsi contaminare dalla propaganda nazionalista.
All’indomani del congedo, nel 1919, De Luca maturò con maggiore consapevolezza la propria scelta iscrivendosi al Psi. L’anno successivo fondò nel suo paese la sezione socialista ma, nonostante il buon rapporto che lo legava al leader del socialismo massimalista Pietro Mancini, egli mantenne le proprie posizioni gradualiste.
Al momento della scissione dei riformisti, avvenuta pochi giorni prima della «marcia su Roma», fondò a Cosenza, assieme a Francesco Vaccaro, ai fratelli Luigi e Muzio Graziani, la Federazione cosentina del Partito Socialista Unitario. In tale raggruppamento combatté le ultime fasi della cruenta battaglia antifascista, contribuendo nel 1924 all’elezione a deputato, nella lista socialista riformista, di Antonio Priolo, al quale era particolarmente legato per la comune esperienza interventista e di ufficiale dell’esercito.
All’indomani dell’entrata in vigore delle prime “leggi fascistissime” del 6 novembre 1926 egli venne convocato dinnanzi alla «Commissione provinciale per il servizio delle ammonizioni» che dopo un breve di battimento decise di trasmettere la sua pratica all’autorità di P.S.: De Luca venne diffidato ad «astenersi da qualsiasi posizione che possa comunque portare nocumento all’ordine nazionale». Durante il periodo fascista, rimase coerente alle sue scelte ideologiche, senza scendere a compromessi con il regime al contrario di altri che incrinarono la propria intransigenza. L’avvicinamento al regime del repubblicano Federigo Adami, del socialista Saverio Spezzano, del comunista Michele Serra e della gran parte della dirigenza politica dei partiti popolare e liberale provocarono in De Luca una grave crisi di sconforto. A causa di questa fede e lealtà a i propri ideali la sorveglianza nei suoi confronti fu sempre strettissima e per l’intero ventennio vennero periodicamente dati sul suo conto e inviati al Ministero dell’Interno rapporti di Prefettura. Le discriminazioni che ne scaturirono provocarono, nel 1931, la sua esclusione dall’Unuci (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia) a causa della sua «cattiva condotta morale e politica».
Costretto ad abbandonare la lotta politica attiva si dedicò quasi esclusivamente all’attività professionale, utilizzando quella laurea in Giurisprudenza che aveva conseguito a Roma nel 1923. Risale a quegli anni il suo matrimonio con Maria Cundari. figlia dell’ex sindaco popolare di Cosenza, Antonio Cundari. dalla quale ebbe tre figli: Rosanna, Marina e Camillo.
Nel 1942 fu tra i primi antifascisti ad aderire all’invito del confinato politico giuliano, Nino Wodizka (militante nel Movimento di «Giustizia e Libertà»), a costituire il «Fronte unico per la Libertà». che per tutta la fase clandestina fu composto anche da Francesco Vaccaro, dal comunista Fausto Gullo, dall’anarchico Nino Malara e dal popolare Luigi Nicoletti. Caduto il regime fascista, fu nominato nel dicembre 1943, segretario del Comitato provinciale di Liberazione Nazionale, nuova denominazione che dal mese precedente aveva assunto il citato «Fronte Unico per la Libertà». A partire dal gennaio 1944 svolse le funzioni di direttore dell’organo del Cln cosentino «La Riscossa», mansioni che mantenne sino al giugno successivo, quando il governo militare alleato decise di sopprimere ilgiornale.
Quale dirigente del Cln De Luca fu uno dei maggior i protagonisti, sul piano locale, della battaglia per l’epurazione dei fascisti da i pubblici incarichi. Tale battaglia  ebbe però un esito sfortunato perché gli stessi partiti del Cln – che avrebbero dovuto fungere da centri motori del processo epurativo – si ritrovarono vittime di ingenti infiltrazioni di ex fascisti.
Dirigente della Federazione Cosentina del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, De Luca riavviò una necessaria collaborazione con Pietro Mancini, che era stata resa difficile da divergenze sul piano politico e strategico. Nel 1944, comunque, sulle colonne dell’organo socialista locale, «La Parola Socialista», De Luca difese  con veemenza il suo antico maestro dagli attacchi mossigli dal Partito d’Azione e dai partiti di destra.
La federazione bruzia del Psiup aveva una maggioranza favorevole ad uno stretto rapporto con il Pci che lasciava sempre meno spazio alle tendenze gradualiste, ma De Luca mantenne immutate le proprie posizioni riformiste ed autonomiste.
In seguito  alla scissione di Palazzo Barberini del gennaio 1947 fu tra i fondatori della Federazione provinciale «bruzia» del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani della quale divenne presto il segretario. Tale esperienza politica fu vissuta con i vecchi compagni di lotta Francesco Vaccaro, Luigi e Muzio Graziani e con l’autorevole nuovo apporto di Eugenio Martorelli e di Filippo Martire.
All’interno del Psli, prima, e del Psdi (denominazione che venne assunta nel 1952 dal nuovo partito socialdemocratico nato dalla fusione del medesimo Psli con il Psu di Giuseppe Romita) poi, De Luca assunse posizioni di sinistra, in cordiale ma ferma competizione con le tendenze moderate sostenute a Cosenza da Vaccaro. Perciò si oppose alla legge maggioritaria, condusse reiterate battaglie per l’uscita dal governo e contro la subalternità del partito nei confronti della Dc.
Inoltre la sua mentalità «resistenziale» lo portò più volte a prendere posizioni radicali sui pericoli di ripresa del neofascismo.
La lotta che De Luca combatté contro lo slittamento a destra del Psli, condotta anche tramite articoli pubblicati sugli organi nazionali del partito, ebbe però un esito negativo. Analoghi risultati ebbe, in quei medesimi anni, la battaglia che egli intraprese. quale membro del Collegio nazionale dei probiviri, contro il processo degenerativo interno. Deluso e amareggiato, nel febbraio del 1959, assieme ai compagni della sinistra socialdemocratica cosentina Eugenio Martorelli, Gaetano De Rose, Massimo Berardelli, aderì al «Movimento unitario di iniziativa socialista». Tramite la struttura del Muis, nel luglio successivo, entrò nel Psi. La sua coerenza politica lo portò ad appoggiare fino alla morte, le posizioni riformiste sostenute, in campo locale, da Francesco Principe, pur mantenendo un corretto rapporto dialettico e di collaborazione con l’autonomismo socialista di Giacomo Mancini.
Nel 1954 fu nominato presidente dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp) della provincia di Cosenza, una nomina che andò a incrinare il monopolio del sottogoverno locale esercitato in quegli anni dal democristiano Salvatore Perugini.
Mori a Cosenza all’età di 89 anni. (Fulvio Mazza) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Fulvio Mazza (a cura di), Florindo De Luca. Profilo di un antifascista democratico, I Quaderni Icsaic, Mit, Cosenza 1986 (qui sostanzialmente riproposto).
  • Fulvio Mazza , Il CLN di Cosenza e la ricostruzione sindacale, Nicola Gallerano,  L’altro dopoguerra. Roma ed il Sud (1943-1945), Franco Angeli, Milano 1985.

Nota archivistica

  • Archivio Icsaic, Fondo Florindo De Luca, cart. 1, f. 1, Conversazione con Florindo De Luca, agosto 1984. Testo dattiloscritto (a cura di Fulvio Mazza);
  • Archivio Icsaic, Fondo Florindo De Luca, cart. 10, f. 3, Memoria biografica di Florindo De Luca al segretario della sezione socialista di Cosenza Francesco Matera, 11 settembre 1945. 
  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 1709 (estremi cronologici 1927-1942).
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