De Luca, Francesco

Francesco De Luca [Cardinale (Catanzaro), 2 ottobre 1811 – Napoli, 2 agosto 1875]

Francesco De Luca nacque da Martino (farmacista) e Maria Carello, in una famiglia colta e liberale, appartenente a quella scuola illuministica napoletana che difficilmente scendeva a patti con la dominazione borbonica. Primo di dieci figli (gli altri furono Eugenio, Giovanna, Vincenzo, Elisabetta, Isabella, Sebastiano, Caterina, Domenico e Giuseppe Maria), si diplomò presso il Liceo Galluppi di Catanzaro e si laureò poi a Napoli in Fisica nel 1832 e in Diritto nel 1835. Concorse invano per gli insegnamenti di Fisica e Diritto Civile presso il Reale Collegio di Potenza e insegnò dunque privatamente a Catanzaro, dove ricoprì pure la carica di Decurione. Scrisse intanto alcune opere di matematica, metrologia ed economia e svolse la professione d’avvocato, anche per conto del Ministero delle Finanze, presso la Gran Corte Civile delle Calabrie, patrocinando poi anche in Cassazione nell’ambito prediletto del diritto commerciale.
Non troncò i contatti con l’ambiente napoletano, laddove già durante gli studi si era avvicinato alla politica del nuovo movimento liberale, e poi a quella mazziniana: sposando l’idea dell’Italia Unita, strinse amicizia con Francesco De Sanctis e i patrioti Luigi Settembrini, Carlo Poerio e Camillo De Meis, e partecipò ai moti risorgimentali difendendo, il 15 maggio del 1848, le barricate alzate dai popolani presso la chiesa di Santa Brigida. Proprio in virtù di questa esperienza ebbe occasione la stesura di un saggio, che rimase tuttavia incompiuto, dal titolo Della educazione politica de’ popoli del Regno di Napoli, in cui De Luca espresse l’avversione verso l’assolutismo e la gerarchia ecclesiastica, e auspicava che tutti i beni di questa passassero ai Comuni e che fosse limitato il numero dei prelati. Per tali scritti fu arrestato nel 1852 per “detenzione di carte, stampe e libri criminosi e varie lettere di corrispondenza con persone emigrate”. Prosciolto e scarcerato dietro cauzione nel 1853, assieme ai suoi fratelli Vincenzo e Domenico, Francesco De Luca raggiunse la Francia passando attraverso la Corsica, e stabilendosi in esilio a Parigi presso il fratello Sebastiano (probabilmente in contatto con il rivoluzionario Michele Benchi, fratello del collega Giuseppe). 
Tornato certamente a Napoli già nel 1859, De Luca fu assai vicino a Giuseppe Garibaldi a ridosso del 1860, e a questi propose la soluzione federalista auspicando la nascita, in Napoli, di una Camera del Meridione che avrebbe evitato il plebiscito unitario, ritenuto pericoloso per la fusione delle terre meridionali al contesto subalpino.
Consigliere Provinciale a Napoli nel 1861, nello stesso anno fu eletto al Parlamento nelle file della Sinistra, nel collegio di Serrastretta (Catanzaro), e rimase alla Camera fino alla morte, rieletto infatti nel ’65, nel ’67, nel ’70, nel ’74, anche nei collegi di Napoli IV, Chiaravalle Centrale, Molfetta e Minervino Murge.
Alla Camera fu difensore degli interessi del Mezzogiorno, fu uno dei maggiori esperti nelle questioni economiche e finanziarie e presentò tre progetti di legge, uno nella VIII e due nella XI Legislatura del Regno d’Italia (“Proposta di legge sul riordinamento della compilazione Statistica nel Regno d’Italia”, 13 aprile 1861; “Sui tributi diretti erariali”, 18 dicembre 1871; e “Modificazioni al sistema dei tributi diretti erariali”, 28 febbraio 1872).
Vicepresidente della Camera dal 18 novembre dicembre 1865 al 15 dicembre 1866 nonché Vicepresidente e Presidente della Commissione generale del bilancio in sette diversi mandati tra il 2 aprile 1867 al 20 settembre 1874, De Luca aveva votato a favore del trasferimento della Capitale a Firenze e stette a capo di un gruppo non sparuto di “deluchisti”, quella «Sinistra Giovane» particolarmente attiva nel votare in favore di leggi che venissero incontro al Meridione, se pur in appoggio a governi di destra. Si spese poi nel 1869 affinché da Serrastretta potesse transitare la costituenda Strada Statale n.19 delle Calabrie che partendo da Soveria Mannelli avrebbe dovuto transitare per Decollatura – Serrastretta – Pianopoli – Maida. Prevalse tuttavia la scelta proposta da Giovanni Nicotera, il quale impose il tratto stradale Soveria Mannelli – Decollatura – Platania – Nicastro – Maida.
Nel febbraio del 1874 i “deluchisti” aiutarono ad approvare la nuova legge bancaria ma l’iniziativa non ebbe seguito a causa di un dissenso sui provvedimenti presentati da Minghetti. Sciolta la Camera durante l’estate, la Sinistra Storica e la Sinistra Giovane presentarono un programma unitario e De Luca non accettò il compromesso a causa di – come scrisse De Sanctis – “soverchia rigidità nei principii e per l’inflessibilità del suo carattere, mirando diritto e sdegnoso delle linee curve”.
Nel frattempo, su probabile suggerimento e invito dell’arciprete calabrese Domenico Angherà, che ne fu Maestro Venerabile fino al 1873, Francesco De Luca si affiliò nel 1862 alla Massoneria, presso la Loggia «Sebezia» all’Oriente di Napoli, all’epoca indipendente, passando poi alla «Dante Alighieri». Nel dicembre 1862 fu tra i promotori del Gran Concistoro dei Sovrani Principi della Valle di Torino e fu membro del Gran Concistoro italiano costituito nel marzo 1863. Tenne inoltre la presidenza della Costituente massonica riunita a Firenze dal 21 al 23 maggio 1864, in cui Garibaldi si dimise dalla Gran Maestranza del Grande Oriente d’Italia, e in cui egli stesso fu nominato Reggente in carica dal settembre 1864 fino al 18 maggio 1865. Durante tale riunione fiorentina delle diverse Logge massoniche italiane di diverso Rito, ne auspicò una fusione che ammettesse anche candidati cattolici e socialisti, auspicio che lo portò a scontrarsi duramente con Giosuè Carducci, assolutamente fedele al massonismo più nazionalista e anticlericale.
De Luca divenne infine Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia il 28 maggio 1865, in chiara ottica antipapale, fino al 20 giugno 1867, quando fu delegato a rappresentare il Grande Oriente d’Italia al Congresso della pace di Ginevra tornando poi alla meno impegnativa carica di Maestro Venerabile presso la “Masaniello”, sempre all’Oriente di Napoli. Durante il 1866 aveva peraltro costituito in Grecia, assieme a sette logge italiane, il Centro Massonico di Atene, all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia, che l’anno dopo diventò indipendente con il nome di Grande Oriente Ellenico.
Si ammalò nel novembre del 1873 e morì nell’estate successiva. Per sua espressa volontà fu sepolto inizialmente nella Chiesa matrice di San Nicola, a Cardinale. Essendo tuttavia stato esponente di massimo rango della massoneria, l’arcivescovo di Catanzaro, Raffaele De Franco, ordinò che fosse tumulato presso il cimitero comunale e senza esequie religiose. Venne commemorato alla Camera il 15 novembre 1875 e, nel tempo, gli sono state intitolate alcune vie a Serrastretta e a Palermiti (Catanzaro), nonché una piazza, a Cardinale, ove è presente un busto realizzato dallo scultore mongianese Salvatore Pisani.
Dei suoi fratelli, Vincenzo divenne Colonnello dei Carabinieri e si distinse nella repressione del brigantaggio, Domenico fu oculista insigne, Giuseppe Maria geografo e socio dell’Accademia dei Georgofili, Eugenio docente presso l’Accademia Militare della Nunziatella a Napoli e Sebastiano (4/11/1820-17/4/1880), professore di Chimica nelle Università di Pisa e Napoli, nonché Direttore dell’Ateneo Italiano di Parigi, fu nominato senatore del Regno il 15 febbraio 1880 per la 18ª categoria (i membri della Regia accademia delle scienze dopo sette anni di nomina). (Luca Irwin Fragale) @ICSAIC 2021 – 12 

Opere

  • Opuscoli matematici e sviluppo d’un nuovo sistema di logaritmi, s. l., s. n. 1833;
  • Metrologia universale, Stab. Tip. F. Del Vecchio, Napoli 1841;
  • Monografia metrica della città di Catanzaro, s. n., Napoli 1845;
  • Memorie economiche sui boschi e su fiere e mercati, s. l., s. n. 1845-46;
  • Opuscoli letterari e discorsi accademici, s. l., s. n. 1847;
  • Appendice alla memoria di Jaccarino contro Maresca: a decidersi dalla 1. Camera del tribunale civile a rapporto dell’onorevolissimo giudice signor Pirrotta, s.n., Napoli 1848;
  • Della educazione politica de’ popoli del Regno di Napoli: cenni, Stamperia e cartiere del Fibreno, Napoli 1848;
  • Legislazione e tecnologia commerciale, s.n., Napoli 1851;
  • Ai suoi elettori, il deputato del collegio elettorale di Serrastretta, Tipografia V. Vercellino, Torino 1863;
  • Reso-conto dell’avvocato Francesco De Luca deputato al parlamento italiano pel collegio elettorale di Serrastretta (Calabria), Tip. Vercellino, Torino 1865;
  • Discorso pronunziato nelle tornate 21 e 22 febbraio 1866 dal deputato De Luca intorno all’esercizio provvisorio dei bilanci 1866, eredi Botta, Firenze 1866;
  • Reso-conto dell’avvocato Francesco De Luca deputato al parlamento italiano pel collegio elettorale di Serrastretta (Calabria), Tipografia nazionale, Firenze 1867;
  • Agli elettori del collegio elettorale di Serrastretta, s.n., Firenze dopo il 1867.

Nota bibliografica 

  • Francesco De Sanctis, Parole pronunziate innanzi al feretro di Francesco De Luca al camposanto di Napoli, Antonio Morano, Napoli 1875;
  • Raffaele De Cesare, La fine di un regno, Longanesi, Milano 1969;
  • Alfonso Scirocco, De LucaFrancesco, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 38, Roma 1990;
  • Luigi Polo Friz e Domenico Mammone, Francesco De Luca: rivoluzionario, deputato, Gran Maestro della Massoneria, Brenner, Cosenza 2003;
  • Vittorio Gnocchini, L’Italia dei liberi muratori: brevi biografie di massoni famosi, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2005;
  • Luca Irwin Fragale, La Massoneria nel Parlamento. Primo Novecento e Fascismo, Morlacchi University Press, Perugia 2021.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Napoli, Ministero degli Interni, I inventario, f. 892;
  • Archivio storico della Camera dei Deputati, Archivio della Camera Regia, Atti parlamentari, Discussioni, 15 novembre 1875
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