De Luca, Raffaele

Raffaele De Luca [S. Benedetto Ullano (Cosenza), 24 marzo 1874 – Roma, 6 aprile1949]

Nacque a Marri, frazione di San Benedetto Ullano, da Florindo, bracciante, e da Pasqualina Mazzuca, filatrice, i quali, nonostante le umili condizioni, riuscirono a far laureare i figli Alberto, in Lettere, e Raffaele che studiò a Napoli dove si laureò in Giurisprudenza. Fin da giovane professò idee anarchiche e poi socialiste e comuniste. La prima informativa nei suoi confronti è della prefettura di Cosenza del 22 ottobre 1895. Nel marzo 1896, trovandosi a Napoli dove frequentava l’università, fu denunciato per violenza contro gli agenti della forza pubblica in occasione di una dimostrazione anti-africanista tenuta il 3 marzo al teatro «San Carlo», venendo assolto il 18 novembre successivo dal tribunale. Nel 1897 il suo nominativo era incluso in un elenco di anarchici posseduto da Errico Malatesta. 
A Paola, dove risiedette, sposò Maria Mannarino, prese parte alla fondazione della sezione socialista, fu in contatto con l’avvocato Pietro Mancini e fu anche fu amministratore comunale. 
Nel 1908, risulta tra i componenti di un «Triangolo» massonico, autorizzato su richiesta della loggia bruzia «De Roberto», in compagnia di Vincenzo Baroni e Giuseppe Ciachero. Nel 1912 venne costituita la loggia «Germinal» a cui aderirono complessivamente 37 iniziati, loggia molto attiva negli anni che vanno dal 1913 al 1915, operando presumibilmente fino al 1919 perché, il 1920 non compare più nell’ annuario massonico. 
Partecipò alla furibonda rissa tra popolari e socialisti scatenatasi il primo maggio del 1920 a Paola durante la quale venne ucciso il capolega cattolico Nicola De Seta e vi furono numerosi feriti tra cui egli stesso con una prognosi di 19 giorni. Fu arrestato e scarcerato. Assessore anziano nella disciolta amministrazione comunale radicale, fu candidato Socialista alle elezioni politiche del 1921. Zio di Florindo De Luca, antifascista cosentino, fu tra i pionieri del movimento socialista in Calabria, diventando popolarissimo a Paola, dove esercitava la professione di avvocato, e nei paesi della costa tirrenica cosentina sia per le sue grandi doti di umanità che per il suo coraggio e per l’infaticabilità con la quale diffondeva i suoi ideali di libertà e di giustizia sociale. Nel luglio 1923 subì un’altra aggressione fascista, rimanendo ferito. Così si espresse Pietro Mancini in una interrogazione parlamentare (atti parlamentari del 10-7-1923): «Alcuni militi sottoposti a giudizio penale per violenza privata aggrediscono l’avv. De Luca percuotendolo ferocemente per vendicarsi dell’ assistenza professionale che sospettavano prestasse al Rozza» (un perseguitato dei fascisti). In seguito capeggiò tutte le lotte che si svolsero nel circondario paolano, da quelle contadine a quelle dei ferrovieri. Fu più volte aggredito, ferito, arrestato, sottoposto ad angherie di ogni genere. Nel gennaio 1930, recatosi a Napoli per motivi di lavoro, fu fermato in quanto si stavano celebrando le nozze del principe di Piemonte, anche se il gerarca fascista lo considerava «innocuo», un «vecchio socialista ormai sfiatato». Avendogli i fascisti di Paola dato l’ostracismo nel 1941 dovette trasferirsi a Roma dove diede vita al gruppo comunista «Scintilla» con Ezio Lombardi, Francesco Cretara, Orfeo Mucci, Pietro Battara, Aladino Govoni.
Nell’agosto del 1943 fu tra i fondatori del Movimento Comunista d’Italia, un gruppo trotzkista di cui fu a capo, i cui fondatori si riunivano nel suo appartamento di via Belluno, e divenne direttore del giornale «Bandiera Rossa»,  organo del movimento. Fu uno dei principali organizzatori della distribuzione di volantini antifascisti davanti ai cinema romani. Arrestato il 4 dicembre 1943, a seguito di una delazione, fu rinchiuso a Regina Coeli, con l’accusa di stampa clandestina e organizzazione di bande armate. Interrogato, ammise orgogliosamente tutte le proprie responsabilità e il 24 gennaio del 1944 fu condannato a morte dal Tribunale militare di guerra tedesco. Rifiutò di firmare la domanda di grazia, ma riuscì ugualmente a sfuggire all’esecuzione perché, grazie all’aiuto di alcuni antifascisti che operavano all’interno del carcere, fu dichiarato «intrasportabile» al luogo della fucilazione, a causa di una malattia.
Uscì dal carcere il 4 giugno, il giorno della liberazione di Roma. Nel dopoguerra continuò a militare nelle file del Movimento comunista d’Italia, fino al suo scioglimento nel 1946. Riconosciuto partigiano combattente,  nel 1947, a 73 anni, chiese l’iscrizione al Partito comunista italiano. La federazione romana accolse la sua domanda ma la Direzione nazionale la respinse perché non era stata presentata seguendo le regole statutarie. Umiliato dal rifiuto, De Luca si ritirò a vita privata. Morì due anni dopo. La «Casa del Popolo» di Paola stata intitolata a suo nome. Molto legato a lui, fu il nipote Florindo De Luca. Tale rapporto contribuì in maniera determinante alla formazione delle idee politiche di quest’ultimo che ben presto abbracciò l’ideale socialista. (Questa voce è stata redatta sulla base di una biografia di Angelo Pagliaro, socio dell’Icsaic e apprezzato studioso, scomparso prematuramente l’8 giugno 2019) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica 

  • Pietro Mancini, Il Partito socialista nella Provincia di Cosenza (1904-1924), Pellegrini, Cosenza 1974, pp. 57 e sgg.;
  • Francesco Spezzano, Fascismo e antifascismo in Calabria, Lacaita, Manduria 1975;
  • Raimondo Verduci, Le origini del Partito Socialista Italiano a Paola,  «TuttoPaola», 6, 1989.
  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti di Calabria (1861-1914), Società editrice meridionale, Salerno-Catanzaro 1981, pp. 117, 148, 164, 168; 
  • Italo Sangineto, I calabresi nella guerra di liberazione, vol. 1, Pellegrini, Cosenza 1992, p. 221;
  • Rosalia Cambareri. La Massoneria in Calabria dall’Unità al Fascismo, Edizioni Brenner, Cosenza 1998.
  • Mario Avagliano, Gabriele Le Moli, Muoio innocente: lettere di caduti della Resistenza a Roma (1943-1944),Mursia, Milano 1999, p. 167;
  • Angelo Pagliaro, Paolani schedati. Controllo poliziesco e schedatura durante il fascismo. Grafiche G. Gnisci, San Lucido 2012.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 1711, f. 26035, cc. 68, 1895, 1911, 1927-1930 e 1933-1942; S13A, b. 5, f. 24,1929-1930.
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