De Nava, Giuseppe

Giuseppe De Nava [Reggio Calabria, 23 settembre 1858 – Roma, 27 febbraio 1924]

Era figlio di Francesco e di Elisabetta D’Agostino, una famiglia della nobiltà reggina di sentimenti liberali. Frequentò le scuole a Reggio fino al Liceo trasferendosi poi a Napoli dove si laureò in Legge. Si dedicò inizialmente alla libera professione e, prima di vincere il concorso di referendario al Consiglio di Stato nel 1883, approfondì le proprie conoscenze di economia. A Roma, nel 1896, ebbe il suo incarico politico come Capo di gabinetto del ministro degli LL.PP. Prinetti, un deputato della Destra conservatrice che lo designò quale membro del Consiglio delle miniere, un incarico che permise a De Nava di conoscere direttamente le problematiche della grande industria nazionale.
L’anno dopo decise di entrare direttamente in politica. Evitò il collegio di Reggio Calabria per non scontrarsi con il deputato uscente Biagio Camagna, liberaldemocratico, e si candidò in quello di Bagnara Calabra, vincendo contro il radicalsocialista Costantino Repaci, medico e filantropo. L’elezione venne però annullata per incompatibilità per cui De Nava si dimise da referendario e alle elezioni suppletive vinse anche contro il possidente radicale Alfredo Patamia.
La sua attività politica, proseguita fino al 1924, fu particolarmente intensa, specialmente nel settore dei lavori pubblici. Al centro della propria attenzione ebbe sempre i problemi della Calabria. Fece parte della Commissione Parlamentare incaricata di occuparsi del danni del disastroso terremoto del 1908, ma non riuscì a fare approvare un suo piano di ricostruzione.
Ebbe due incarichi parlamentari come vicepresidente della Giunta delle elezioni e poi come vicepresidente dell’Ufficio di presidenza della Camera. Dal 1906 al 1922  ottenne otto incarichi di governo: sottosegretario all’Interno nel I Governo Sonnino (1906); Ministro dell’Industria, del Commercio e del Lavoro nel I Governo Boselli (1916); Ministro dei Trasporti Marittimi e Ferroviari nel I Governo Orlando (1919), incarico confermatogli nel I Governo Nitti, che lo nominò prima Ministro delle Finanze e quindi Ministro dell’Industria e del Commercio (1920); nel I Governo Bonomi fu Ministro del Tesoro (1921). Presentò ben 404 progetti di legge e fece alcune centinaia di interventi in Parlamento.
Negli anni febbrili del dopoguerra – nel 1921 fu eletto ancora in Parlamento assieme agli altri due calabresi Gaspare Colosimo e Luigi Fera nella lista «Unione nazionale democratica» – essendo il leader del gruppo liberale, più forte alla Camera, il suo nome fu più volte fatto per l’incarico di Presidente del Consiglio. E in effetti Vittorio Emanuele III l’incarico glielo affidò nel 1922 dopo le dimissioni del governo Facta, alla vigilia prima della marcia su Roma: De Nava declinò per motivi di salute «senza alcun rimpianto di delusa ambizione personale». Consultato dal re, assieme a De Nicola, Orlando, Salandra e Cocco Ortu nel pomeriggio del 28 ottobre, si espresse a favore dei fascisti al governo. Fu favorevole anche alla concessione dei pieni poteri a Mussolini. Anche per tale atteggiamento.Michele Bianchi e lo stesso Mussolini lo imposero alla recalcitrante federazione fascista di Reggio, come capolista nel “Listone” fascista alle elezioni del 1924, nel quale non trovarono posto né Fera né Colosimo. Accettò la candidatura giustificandola come un atto di amore per la propria città, nel tentativo di pacificare gli animi mediante un «messaggio ai cittadini di Reggio» del 23 febbraio 1924. Quattro giorni dopo morì a causa di un male incurabile.
Per testamento lasciò il suo patrimonio alla sua città natale, compresa la villa Pietro De Nava «a condizione che accetti di conservarne la destinazione a biblioteca col titolo che ha e che deve rimanere immutato di “Pietro De Nava” a ricordo dell’amato mio fratello Pietro». Reggio lo ricorda con una piazza e un monumento. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Oreste Camillo Mandalari, Uomini e cose della Calabria, Edizioni Ufficio Storiografico del reduci, Roma 1934, pp. 445-449;
  • Armando Dito, Fascisti e antifascisti a Reggio Calabria, Reggio Calabria 1967, pp. 20, 25 s;
  • Italo Falcomatà, Giuseppe De Nava: un conservatore riformista meridionale, Editori meridionali riuniti, Reggio Calabria 1977 (2ª ed. Città del Sole, Reggio Calabria 2009);
  • Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall’Unità ad oggi,Laterza, Bari-Roma 1982, ad indicem;
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria,Laterza, Bari-Roma 1988, ad indicem.
  •  Vittorio Cappelli, Politica e politici in Calabria. Dall’Unità d’Italia al XXI secolo, in La Calabria, a cura di Piero Bevilacqua e Augusto Placanica, Utet, Torino 1985 (ora: Rubbettino Soveria Mannelli 2018);
  • Fulvio Mazza, De Nava, Giuseppe, Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 38, Enciclopedia Treccani, Roma 1990, ad vocem;
  • Ferdinando Cordova, Il fascismo nel Mezzogiorno: Le Calabrie,Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, ad indicem;
  • Carmela Galasso, De Nava, Giuseppe,in Id., Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 165-166;
  • Domenico Coppola, Giuseppe De Nava (1858-1924), in Id., Profili di calabresi illustri,Pellegrini, Cosenza 2010, pp. 51-56.

Riferimenti archivistici

  • Archivio centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, GabFinzi, busta 8, fascicolo 79; Carte Bianchi, b. 2, f. 25; b. 4, ff. 81, 84; Carte Boselli, b. 1, ff. 10, 12; b. 2, ff. 22, 23;
  • Lia Domenica Baldissarro, Maria Pia Mazzitelli, Archivi De Nava inventari,Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma 1999.
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
YouTube
Instagram