De Nobili, Filippo (don Pippo)

Filippo De Nobili (“don Pippo”) (Catanzaro, 23 settembre 1875 – 7 giugno 1962)

Era figlio di Carlo De Nobili (1845-1908), barone di Magliacane, e di Concetta Pugliese, nonché pro-nipote del cav. Carlo De Nobili, primo sindaco di Catanzaro.
Compiuti gli studi primari e secondari nella sua città natale, studiò all’Università di Roma, dove fu discepolo del filosofo marxista Antonio Labriola. Lì incontrò Giosuè Carducci e Francesco D’Ovidio. Negl’anni Novanta del XIX secolo fu uno dei  capi dei movimenti studenteschi e delle  manifestazioni politiche (anarchiche e socialiste)di quell’Ateneo e fu espulso nel 1896 per aver capeggiato un’agitazione studentesca contro il nuovo ministro del Istruzione Pubblica, Emanuele Gianturco in difesa dell’ex-ministro Guido Baccelli e soprattutto per aver fondato un movimento antimonarchico ispirato a Gesù Cristo. Si dovette allora trasferire a Messina dove si laureò in giurisprudenza. Dopo la burrascosa parentesi degli studi universitari, rientrò a Catanzaro, la città in cui visse ininterrottamente fino alla sua morte nel Palazzo di famiglia.
Nel 1908 successe al padre Carlo nella carica di direttore della Biblioteca Comunale, carica che detenne fino al 1958. Brillante e caustico, don Pippo per gli amici, scrisse per periodici di satira politica sotto lo pseudonimo di Fideno. Con Ernesto Peronaci fondò il giornale «Battaglia», prima antimonarchico, poi antifascista. 
Appassionato di studi e di libri, di cultura profonda in special modo umanistica, si dedicò con fattivo impegno alla Biblioteca da Lui diretta intessendo rapporti con studiosi, studenti, enti culturali, semplici fruitori di informazioni. La Città di Catanzaro lo insignì di medaglia d’oro per le sue benemerenze culturali per l’opera indefessa compiuta per un cinquantennio di valorizzazione della cultura e in favore della Biblioteca. Morì a Catanzaro il 7 febbraio 1962. 
Filippo De Nobili è una figura singolare di studioso, che ha esercitato la sua influenza su generazioni di studenti e di studiosi non solo catanzaresi per le sue non comuni doti di ricezione e di trasmissione di cultura, coniugate a una profonda umanità e a una generosità di raro riscontro.
Se il suo operato lascia cogliere elementi significativi nel configurarsi della biografia culturale e umana dello studioso, appassionato cultore di “cose” calabre -– soprattutto profondo conoscitore della storia catanzarese – egli non si presenta come l’erudito racchiuso in una turris eburnea, tutto compreso del passato e dimentico del presente. È invece caratterizzato da una partecipazione attiva e sentita al mondo esterno tramite corrispondenza – vasto è il suo carteggio e, non ancora del tutto esplorato, ne dà ragione – con illustri studiosi e più oscuri ricercatori di notizie utili, con enti culturali pubblici e privati e con uffici, con studenti universitari alle prese con la tesi di laurea o delle scuole superiori con più modeste richieste, attuata con la partecipazione a più attive forme di associazione culturale. Verso queste ultime ha però una sorta di diffidenza, quando vi subdora l’aggregamento politico fascista che non condivide, e declina l’invito. O si defila per onorificenze “barattandole” con un sussidio per la Biblioteca.Resta famoso il suo rifiuto – era il 1934 – di una onorificenza della Corona d’Italia: «Le sarò gratissimo – rispose – se, in cambio dell’onorificenza, che non ho mai desiderato e non desidero, Ella vorrà ottenere un congruo sussidio alla Biblioteca da me diretta».
Numerosi sono i suoi corrispondenti, e tra questi Luigi Aliquò Lenzi, Gina Algranati, Umberto Bosco, Gerhard Rohlfs, Ernesto Pontieri, Giuseppe Isnardi, Umberto Zanotti Bianco, Alfonso Frangipane, Oreste Dito, Giovanni Gentile. Con quest’ultimo ha un breve contatto per la somministrazione di notizie per la compilazione della voce Catanzarosull’Enciclopedia Italiana. Nella corrispondenza con Isnardi, con il quale condivide valori culturali e critici convincimenti politici, si addensa l’angoscia per i mali d’Italia. Nella corrispondenza con Algranati per la compilazione di schede bibliografiche unificate nel metodo risponde, e fattivamente, con l’umiltà dei grandi che «a sessantanni non ignoro la mia ignoranza ed accetto con gratitudine i consigli che mi si danno». Corrado Alvaro fu studente liceale a Catanzaro e assiduo frequentatore della Biblioteca; a lui don Pippo avrebbe destinato all’interno della medesima un posto riservato per consentirgli di studiare con maggior tranquillità. Nel bibliotecario del romanzo alvariano Mastrangelinasi adombra la figura di don Pippo.
Tanti gli enti culturali con lui corrispondenti, e tra questi l’Archivio di Stato di Napoli, l’Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, l’Accademia della Crusca, il Centro Nazionale di Informazione bibliografiche, il Museo di Etnografia Italiana.     
Con l’incombere della seconda guerra mondiale, la Soprintendenza Bibliografica competente per territorio gli demanda la salvaguardia del patrimonio librario contenuto nella Biblioteca Comunale, dove sono conservate opere di valore (incunabuli e altri libri e scritti di pregio) per le quali occorre usare una maggior premura. Instancabile don Pippo pur se tra mille difficoltà e con scarsi mezzi a disposizione – come egli stesso avrà modo di dire – si adopera a tale scopo, riuscendo a conseguire ottimi risultati e rilevando però come la penuria di mezzi che caratterizza la biblioteca corrisponda a quella che penalizza la popolazione catanzarese, esposta quasi senza difesa agli effetti disastrosi delle frequenti incursioni aeree.
Negli ultimi tempi si infittiscono i rapporti con il Comune di Catanzaro e la Soprintendenza Bibliografica dovrebbe trovare adeguata sistemazione alla Biblioteca, arricchita di volumi per l’interessamento di don Pippo, ma rosa dalle termiti e ostacolata da pretestuosi contrasti burocratici. Contro il progettato dimensionamento della Biblioteca, da passare alla dipendenza generica della segreteria e non più a diretto contatto con il sindaco («in uno schema o meglio aborto di regolamento organico… l’ha ficcata in un’oscura sezione di segreteria, alla dipendenza non più del Sindaco – come da sessant’anni è stata, ma di un vice segretario comunale, sazio di giure amministrativo ma digiuno di lettere»), e i forsennati lavori previsti al palazzo comunale – dove al pianterreno è ospitata la Biblioteca – e che se attuati sarebbero risultati oltremodo nocivi all’Ente, egli non demorde. Rivolto alle sue potenti amicizie, non risparmia strali pungenti ai suoi presupponenti avversari, nel difendere ladignitasdel suo ruolo («per la dignità del mio ufficio… per la dignità dei miei successori e della Città stessa… di ordinare che nel nuovo regolamento municipale la Biblioteca sia considerata, com’è sempre stata, ufficio a sé, dipendente dal solo Sindaco e sotto la sorveglianza del Ministero della Pubblica Istruzione, per mezzo della Soprintendenza Bibliografica della Campania e della Calabria») e della valenza della Biblioteca che “è stata sempre considerata non come deposito di libri vecchi ed inutile, ma come il solo istituto di alta cultura, che abbia il nostro Capoluogo”. Il De Nobili rimarca ancor di più quello che significa l’incardinamento nel territorio di un ente culturale così importante, quale centro propulsore di cultura: «Con le pietre…non si vince l’analfabetismo che ha dato alla Calabria la malafama di semibarbara; con le pietre non si illuminano le menti, non si ingentiliscono i costumi degli uomini…La Biblioteca Comunale è lustro e decoro di Catanzaro. Non è troppo ricca, ha locali umidi ed angusti, ma persegue fini nobilissimi…Chiuderla sarebbe un danno; distruggerla sarebbe un delitto».
Alla biblioteca lasciò i suoi libri e un vasto carteggio, un ricco fondo documentario, costituito dai rappresentanti più in vista della famiglia e ampliato notevolmente da lui, «ricercatore pazientissimo ed espertissimo di carte e cimeli calabresi, studioso intollerante di approssimazione, che di tutto e dappertutto prendeva appunti, trascriveva integralmente e collazionava, aggredendo i fondi documentari più impervi», come scrisse Augusto Placanica, che fu suo successore alla direzione della Biblioteca. 
De Nobili si spense nel 1962. Degnamente la Biblioteca Comunale di Catanzaro, sarebbe stata intestata al suo nome.Al suo nome è dedicate anche una sala dell’Archivio di Stato di Catanzaro. (Rosella Folino Gallo) © ICSAIC

Note bibliografiche

  • Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, ad vocem, aib.it;
  • Alfonso Frangipane, Le nostre biblioteche. La “Comunale” di Catanzaro, in Bibliografia Calabra, Fata Morgana, Reggio Calabria 1932, a. I, Quaderno III, pp. 3-13.;
  • Giovanni Patari, Filippo De’ Nobili,in Tra carte e ricordi (Abbozzi, profili, rievocazioni), Tipografia Bruzia, Catanzaro s.d. (ma dopo 1946), pp. 197-199;
  • D. Pittelli, Profilo di uno studioso Filippo De Nobili, «Cronaca di Catanzaro», 11 novembre 1958;
  • Giuseppe Gironda. Un bibliotecario. «Il Messaggero», 11 dicembre 1960;
  • Umberto Bosco, Commemorazione diFilippo De Nobili,Pirozzi, Crotone 1962;
  • Giuseppe Isnardi, Filippo De Nobili (In memoriam),««Archivio storico per la Calabria e la Lucania», 31, 1-2, 1962, pp. 128-130;
  • G. Aromolo, Filippo De NobiliFrammenti di memorie e di carteggio, estratto daCalabria Letteraria, 1963;
  • Guerriera Guerrieri, Un bibliotecario rimpianto (don Pippo De Nobili),«Almanacco dei bibliotecari italiani», 1963, pp. 75-80;
  • Giovanni Mastroianni, Ricordo di don Pippo de Nobili, «Il Tempo», 14 marzo 1964;
  • Augusto Placanica (a cura di), Civiltà di Calabria: studi in memoria di Filippo De Nobili,Effe Emme, Chiaravalle Centrale 1976;
  • Guerriera Guerrieri, Per una bibliografia dei periodici calabresi; le schede di Filippo De Nobili, Ivi, pp. 139-150;
  • Giovanni Nencioni, Incontro impoetico col poeta, Ivi, pp. 301-302;
  • Guido Puccio, Come Filippo De Nobili vive tra noi, Ivi,pp. 419-420;
  • Francesco Tigani Sava, Prime note su Filippo De Nobili e i suoi corrispondenti,Ivi,pp. 509-532;
  • Umberto Bosco, Pagine calabresi, Parallelo 38, Reggio Calabria 1975, pp. 103-108;
  • Giovanni Mastroianni, I tempi e l’opera di Filippo De Nobili, «Regione calabrese», 1971, pp. 103-108;
  • Nino Gimigliano,Filippo De Nobili: bibliotecario, poeta, saggista. Un personaggio quasi mitico, «Calabria Letteraria», 4-6, 1985, pp. 154-156;
  • Nicola Siciliani de Cumis, Per i cento anni della Biblioteca comunale “Filippo De Nobili” di Catanzaro (1889-1989), «Samnium», 70, 4, 1997, pp. 325-338;
  • Ricordando Filippo De Nobili, s.n., Catanzaro 1997.

Fonti archivistiche

  • Biblioteca Comunale di Catanzaro, Fondo “De Nobili”.
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