De Rosis, Isabella

Isabella de Rosis [Rossano (Cosenza) 9 giugno 1842 ‐ Napoli 11 agosto 1911]

Appartenente all’aristocrazia rossanese, nacque dai baroni Domiziano de Rosis e Gabriela Francesca Berlingieri. Prima di nove figli (Luca, Maria Gaetana, Pietro, Francesca Costanza, Rosina, Girolamo, Maria Grazia Eleonora e Maria), nel 1852, appena decenne, insieme alla sorella Maria Gaetana, entrò nel Collegio di Santa Chiara a Napoli, un Istituto per l’educazione delle giovinette particolarmente frequentato dalla nobiltà partenopea, nel quale rimase fino al 1860 terminandovi la sua formazione spirituale e religiosa. Furono anni che ebbero una significativa influenza sulle sue future e definitive scelte nel corso dei quali ebbe l’occasione di incontrare e confrontarsi con la spiritualità di Maria Margherita Alacoque, una mistica francese e monaca cristiana canonizzata da papa Benedetto XV.
Pur essendo di nobile estrazione sociale per nascita, durante la sua permanenza nel convitto condusse la quotidianità della sua vita, insieme alle altre consorelle, nella preghiera, nell’umiliazione e nel continuo pentimento ricondotto a pratica religiosa, dimostrandosi per tutti una figura di rilievo e modello di bontà, amore, sicurezza, rigore e serenità.
Sempre attratta dalla figura e dal culto dell’adorazione del Sacro Cuore di Gesù, con una spiritualità che più di ogni altra cosa esaltava intimamente la propria venerazione, madre Isabella sin da subito attivò ogni iniziativa allo scopo di entrare in Istituti che ne contemplassero la sua figura. 
Era il 1860, all’età di diciotto anni, sollecitata dalla madre, ritornò a Rossano presso la propria famiglia e vi rimase fino al 1867, ma sempre con la volontà di votarsi completamente alla contemplazione del Sacro Cuore di Gesù, secondo quella sua vocazione religiosa maturata nel Collegio di Santa Chiara, giurando amore eterno e riparazione al Signore, cosa che fece consacrandosi con la formula di Santa Maria Margherita Alacoque. Tra il 1867 e il 1868, all’età di venticinque anni, sebbene alcune contrarietà famigliari cercarono di ostacolarne la vocazione orientandola verso il matrimonio, lasciò Rossano per recarsi a Parigi, in Francia, dove, presso le Suore Figlie della Carità, diede inizio alla sua prima esperienza di vita con un vero impegno ed esercizio religioso come postulante. Alla fine del 1868 si trasferì nuovamente a Napoli per una seconda prova esperienziale e di riflessione che la portò a trattenersi fino al 1869 nella comunità, da poco istituita, di Caterina Volpicelli. Ritornata nuovamente in famiglia, a Rossano, vi si fermò poi per un triennio fino al 1872. 
Nel 1873, sofferente per una neoplasia, ritornò a Napoli sottoponendosi alle cure presso la casa del barone Pellegrini dove sostò fino al 1875. Contemporaneamente fece istanza per entrare presso la sede di Roma delle Religiose di Maria Riparatrice, coltivando sempre, tuttavia, l’intenzione di dare vita a una propria istituzione.
Nello stesso periodo avviò la fondazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, che consolidò il 24 ottobre del 1875 e alla quale dedicò tutta se stessa, preoccupata esclusivamente di servire il Signore secondo precisi canoni di spiritualità caratterizzati da una costante ammirazione per Gesù, simbolo di amore profondo, Salvatore dell’umanità attraverso la sua passione, la sua crocefissione e morte e infine la sua resurrezione. Tutti elementi ideali presenti nel suo testamento spirituale.
Nell’ottobre 1875, l’incontro con l’arcivescovo di Rossano mons. Pietro Cilento. Questi essendo di passaggio a Napoli ebbe modo di ordinare e benedire la vestizione delle prime aspiranti al nuovo ordine religioso delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore. 
Nel 1884 madre Isabella venne colpita dal colera la cui diffusione aggredì Napoli e gran parte del Regno. L’epidemia non risparmiò nemmeno la sua appena nata e giovane Congregazione, ragione per la quale fece voto di erigere un tempio dedicato al Sacro Cuore nella zona del Vomero. Ristabilitasi, continuò a operare con più intenso fervore riuscendo a realizzare quanto promesso. Infatti, il 28 aprile 1889, al Vomero, ebbe luogo la posa della prima pietra del Tempio.
La nuova Congregazione con la casa di Napoli iniziò il suo cammino di espansione nelle diverse regioni del Meridione d’Italia. Dopo aver realizzato la casa generale dell’Ordine in Roma, a cominciare dalla seconda metà del secolo passato altre case furono aperte nel resto del mondo, in ordine di tempo prima in Venezuela, poi nelle Filippine e in seguito in Colombia, in India e infine in Argentina.
Lasciando la vecchia sede, tra la fine del 1895 e l’inizio del 1896, la Congregazione si trasferì nel palazzo Finelli appena acquistato.
Nel 1899 anche a Rossano, sua città natale, fu aperta la prima casa delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, istituzione presente con due centri e punto di riferimento del vasto panorama religioso, culturale e sociale della comunità rossanese.
Una tappa importante per la fondazione fu il 1906 in quanto onorata del decretum laudis (2 luglio), ossia il riconoscimento ufficiale della Santa Sede concesso all’Istituto quale istituzione di diritto pontificio, mentre tra il 30 luglio e il 4 agosto agosto venne celebrato il primo Capitolo Generale, seguito a distanza di giorni dalla volontà di madre Isabella di fare professione perpetua insieme ad altre 15 suore. 
Nel 1908, consacrò il suo Istituto alla Vergine Maria. L’anno successivo, l’insofferenza di alcune persone con la complicità di qualche suora, portò madre Isabella a subire la difficile prova di una ispezione. Da Roma, con poteri straordinari, venne inviato il redentorista padre Carmine Cesarano, nella veste di Visitatore Apostolico, il quale a conclusione del suo controllo non mancò di dimostrare tutta la sua inflessibilità e il massimo rigore nei confronti della Madre generale, reclamandone addirittura il suo allontanamento dall’incarico cosa che si verificò nel 1910 quando, la fondatrice fu rimossa da tutti i suoi compiti. 
I dispiaceri avuti, le mortificazioni e i malintesi ben presto indebolirono la sua vitalità, procurandole forti sofferenze. L’11 agosto del 1911, a Napoli, all’età di 69 anni, stremata nelle forze ma carica di lodi e riconoscimenti, terminava la sua vita terrena. 
Le sue spoglie vennero seppellite nel cimitero di Napoli. Dopo oltre 25 anni, nel 1937, il suo corpo venne trasferito nella cappella della casa madre dell’Istituto. La sua opera spirituale, la risonanza della sua santità e delle grazie elargite, persuasero la Chiesa a intraprendere il processo di beatificazione che man mano avanzò verso la dirittura di arrivo.
Approvate le Costituzioni (10 luglio 1914), una stesura di documenti credibili necessari per interpretare gli eventi secondo la chiave di lettura della fede, il 29 marzo del 1939 ebbe inizio, in più fasi, il processo informativo. Nel 1941 vi fu la seconda inchiesta che venne chiusa il 18 maggio del 1954 presso il Tribunale di Napoli. Il 21 dicembre del 1968 venne approvato il decreto sugli scritti. Tra il 1968 e il 1975, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, si tenne il processo storico, mentre il 25 maggio del 1993 con un Decreto si resero validi i diversi documenti storici. Nel percorso di beatificazione una data importante è rappresentata dal 6 dicembre 2004 quando si riunì il Congresso ordinario dei teologi e degli storici, mentre un anno più tardi, per la precisione il 19 dicembre del 2005, la Congregazione delle Cause dei Santi emanava il Decreto sull’eroicità delle virtù della Venerabile Serva di Dio Madre Isabella de Rosis, promulgato da papa Benedetto XVI.  (Franco Emilio Carlino) © ICSAIC 2020.

Nota bibliografica

  • Elena Fiordalise, Vita della veneratissima madre Isabella De Rosis, fondatrice e prima generale della Congregazione delle Suore Riparatrici del S. Cuore, Tip. Pontificia Michele D’Auria, Napoli 1925;
  • Gennaro Marinelli, La serva di Dio Isabella De Rosis, fondatrice della Congregazione delle Suore riparatrici del Sacro Cuore (memorie e testimonianze), Casa generalizia delle Suore riparatrici del S. Cuore, Napoli 1959;
  • Spirito e costumanze della Congregazione delle Povere Riparatrici del Sacro Cuore, Pensieri ed esortazioni della Madre Isabella de Rosis, s.l.1960;
  • Gianmaria da Spirano, Spiritualità riparatrice della Serva di Dio Madre Isabella De Rosis, Tip. Agostini, Roma 1968 (II Ed., Istituto delle Suore riparatrici del Sacro Cuore, Roma 1978, a cura di mons. Vincenzo Carbone);
  • Vincenzo Carbone (a cura di), Pensieri Spirituali della Madre Isabella de Rosis, Suore Riparatrici del Sacro Cuore, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1974;
  • Vincenzo Carbone (a cura di), Lettere della Madre Isabella de Rosis, Suore Riparatrici del Sacro Cuore, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1976;
  • Congregatio de Causis Sanctorum Prot. N. 1048, Neapolitana, Canonizationis Serva DEI Isabellae de Rosis (1842-1911) Fundatricis Congretaionis Sororum Reparatricium A Ss. Corde, Positio Super Vita Virtutibus Et Fama Sanctitatis, Volumi I e II, Roma 1993;
  • Giancarlo Setti, Da cuore a cuore. Isabella De Rosis fondatrice delle suore Riparatrici del Sacro Cuore, Istituto suore Riparatrici del S. Cuore, Roma 1998;
  • Congregazione delle Cause dei Santi, Archidiocesi di Napoli, Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio Isabella de Rosis, Fondatrice dell’Istituto delle Suore Riparatrice del S. Cuore (1842-1911), Decreto sulle Virtù, Roma 19 dicembre 2005; 
  • Antonio Di Nardo, Madre Isabella de Rosis “Apostola del Sacro Cuore”, Editrice Velar, Gorle (BG) 2010;
  • Isabella de Rosis, Fondatrice della Congregazione delle nostre Suore, «Voce Amica», 14-20 giugno, 2015, p. 2.
  • Franco Emilio Carlino, La Venerabile Isabella De Rosis serva di Dio e fondatrice. Punto di riferimento per Rossano con la casa delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, «La Voce», XXII, 5, 2018;
  • Storia dell’Istituto Suore Riparatrici del Sacro Cuore, Global Printng, Firenze 2018.
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