Dima, Cesare

Cesare Dima [Luzzi (Cosenza), 24 febbraio 1894 – 11 gennaio 1985]

Nasce in una famiglia della media borghesia da Gaetano e da Rosina Gardi. Dopo aver frequentato le scuole elementari nel paese presilano si trasferisce a Cosenza per frequentare il Ginnasio-Liceo. Conseguita la maturità col massimo dei voti, si iscrive alla Facoltà di Economia Finanziaria dell’Università Bocconi di Milano, dove nel 1915 si laurea con lode, con una tesi su: Flussi finanziari della emigrazione per investimenti nella proprietà immobiliare. Per l’Italia è l’anno d’inizio della prima guerra mondiale e il neo laureato, pur potendo usufruire dell’esonero, quale figlio unico di padre invalido, inoltra domanda di arruolamento volontario e, a coronamento di un corso per aiuto pilota, viene destinato al «V Stormo dell’Aereonautica Militare». In qualità di «Tenente gruppo aeroplani» partecipa a diverse azioni militari e con la 10ª Squadriglia da bombardamento “Caproni”, della quale, con il grado di capitano, fu comandante interinale.
Nell’ottobre del 1917, nel corso di una incursione in territorio austriaco, viene ferito gravemente ma riesce con grande perizia a pilotare l’aereo fino alla base di Verona. Per questa azione gli viene conferita la medaglia d’argento al valore militare.
A guerra finita, torna a Luzzi dove, dopo aver sposato Gloria Leone, da cui non avrà figli, incomincia la sua attività imprenditoriale organizzando subito uno studio di import-export. L’attività preminente è l’esportazione dei fichi secchi che per la loro buona qualità vengono esportate in Francia, negli USA e in Canada. Nei primi anni Cinquanta, nel pieno boom dell’edilizia, fa il grande salto di qualità con l’apertura della «Fabrica Laterizi Dima», (c.d. ’a Carcara): uno stabilimento dotato di attrezzature modernissime, tra i primi della Calabria per qualità e quantità, che avrà fama anche fuori dai confini regionali. Le prime specialità sono le “campigiane”, una sorta di pavimentazione rustica. 
Personaggio di spicco della comunità luzzese, profuse tutta la sua capacità ed esperienza per risollevare le sorti di questo territorio, stretto tra la morsa dell’usura e la triste pratica dell’emigrazione. Nel 1946 viene eletto sindaco, carica che sarà confermata anche nelle elezioni del 1952. Negli anni di queste due consiliature, dota Luzzi di scuole, di una efficiente rete idrica e incentiva un servizio di autobus per Cosenza.
Tra le tante sue iniziative imprenditoriali, ricordiamo ancora la creazione di un opificio specializzato nella produzione di uova, e, successivamente un maglificio di alta qualità, dove tante donne luzzesi trovarono in questa attività una sicura occupazione.
Nel 1957 fonda, con 55 soci, la nuova Cassa Rurale e Artigiana di Luzzi società cooperativa per azione a responsabilità limitata, di cui è Presidente, ininterrottamente per 27 anni, dal 1957 al 1984, sempre rieletto all’unanimità, rifiutando qualsiasi gettone di presenza.
Le sue capacità sono unanimemente riconosciute a livello regionale, tanto che gli vengono conferiti vari incarichi tra i quali quello di presidente dell’Associazione Industriali di Cosenza: nel 1963 subentra all’ing. Gino Manfredi e lascia l’incarico nel 1974. Quelli della sua presidenza sono gli anni del boom edilizio e il settore delle costruzioni diventa trainante per tutta l’economia locale. La sua lunga presidenza, così, scorre tranquilla, a parte qualche problema sindacale per le lotte operaie contro le gabbie salariali.
Copre ancora l’incarico di presidente del Consorzio di Bonifica della Piana di Sibari e Media Valle del Crati e dell’Associazione Commercianti di Cosenza. Ed è anche amministratore della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania. 
Ormai novantenne, nell’assemblea del 29 aprile del 1984 della Cassa Rurale chiede per lettera di non essere più eletto per motivi di età. Muore pochi mesi dopo, l’11 gennaio. 
Uomo intelligente, volitivo, coriaceo, creativo «Don Cesare» (così era comunemente chiamato a Luzzi) lascia di sé il ricordo dell’uomo giusto al posto giusto. Il suo impegno, il suo coraggio, la sua competenza e il suo grande valore professionale e morale hanno permesso un lavoro stabile e duraturo a tante famiglie per tantissimi anni, contribuendo così a frenare in maniera determinante il grande esodo della popolazione luzzese che, come la maggior parte della gente del meridione d’Italia era costretta a emigrare per portare avanti la famiglia. 
La memoria di Cesare Dima, «manager di alto profilo», vive ancora oggi nel ricordo grato dei cittadini luzzesi. L’Amministrazione comunale, infatti, per ricordare degnamente questo illustre figlio di Luzzi, ha voluto intitolargli la grande piazza creata nell’area dove un tempo sorgeva la ‘sua’ fabbrica di mattoni (’a Carcara). (Antonio La Marca) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Vincenzo D’Angelo, Cesare Dima manager illuminato, «Il Veltro di Sambucina», novembre 1995, p. 12;
  • Antonio La Marca (a cura di), Fotogrammi della memoria, Associazione culturale “Insieme per Luzzi”, Luzzi 1997;
  • Mario Pio Altomare, Avvenimenti, in Ivi, pp. 187-189;
  • Vincenzo Fortunato, Imprenditori, organizzazione e rappresentanza collettiva degli interessi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005, p. 45;
  • Antonio La Marca (a cura di), Luzzi e dintorni (Catalogo della mostra fotografica di Luigi Curti),  Luzzi 2005;
  • Luciano  Altomare, Luzzi e le sue non fabbriche, in Ivi, p. 125;
  • Nunzio Faragasso, Cenni di vita politica e amministrativa negli ultimi 50 anni, in Ivi, pp. 187-189;
  • Luigi Intrieri e Mario Guido, Credito Cooperativo MediocratiUn secolo di solidarietà in Valle Crati, Rovigo 2006, pp. 126-127;
  • Luciano Altomare (a cura di), Cesare Dima. Conservatore illuminato e riformatore moderno, Emmegrafica Agency, Luzzi 2007;
  • Luciano Altomare (a cura di), I memorandi, Emmegrafica Agency, Luzzi 2009, pp. 64-65;
  • Coriolano Martirano, Cesare Dima, in Ivi, pp. 64-65;
  • Antonio La Marca e Salvatore Corchiola, LuzziSulle tracce della memoria, s.n., Castrovillari 2015;
  • Salvatore Corchiola, Piazza Kennedy, in Ivi, p. 82;
  • Federico Bria, Credito Cooperativo Mediocrati, Roma 2016, pp. 31-32.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram