Docimo, Ludovico

Ludovico Docimo [Rose (Cosenza), 13 febbraio 1899 – Cosenza, 6 luglio 1958]

Figlio di Rocco, medico, e di Maria Felicita, nacque una famiglia della ricca borghesia di Rose (Cosenza). Fece i primi studi nel paese natale e li concluse a Cosenza presso il Liceo Classico “B. Telesio”. Nell’ottobre del 1917 si iscrisse, sull’esempio del padre, alla Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, dove conseguì la laurea il 5 luglio 1923.
La sua vita fu rivolta anche ai più alti ideali; minorenne partecipò alla Prima Guerra Mondiale, combattendo sul Piave nel 1917. Dopo l’Accademia Militare di Torino, fu nominato Sottotenente di Artiglieria della 127ª Batteria obici pesanti campali e inviato in zona di operazioni, distinguendosi per la sua dedizione fino al giorno dell’armistizio. Tornato dal fronte, con la Croce al Merito di Guerra, prematuramente orfano di entrambi i genitori, riprese gli studi e si laureò a soli 24 anni in Medicina presso l’Università di Napoli.
La sua carriera iniziò nel 1924 da Assistente Chirurgo presso l’Ospedale di Cosenza, classificatosi primo su numerosi partecipanti. Nel 1924, a conferma del forte impegno sociale, Ludovico Docimo fu eletto Sindaco di Rose, carica già ricoperta dal padre dal 1896 al 1902. Nel 1927 sposò Raffaella Arnoni (figlia del sen. Tommaso Arnoni), e nacquero cinque figli: Rocco, Corrado, Maria Felicita, Giuseppina e Lorenzo, tutti affermati professionisti.
La brillante carriera proseguì nel 1929 come Assistente di Anatomia Patologica presso l’Istituto dei Tumori di Milano, poi dal 1929 al 1932 presso la Clinica Chirurgica dell’Università di Parma e fino al 1937 presso la Clinica Chirurgica dell’Università di Bologna, sotto la guida del suo maestro Raffaele Paolucci, eroe di guerra nel secondo conflitto mondiale.
A soli 34 anni Docimo ricoprì l’insegnamento di Anatomia Chirurgica dell’Ateneo Bolognese e poi quello di Semeiotica Chirurgica, che lasciò per ritornare a Cosenza come Primario Chirurgo.
Partecipò alle operazioni militari in Africa Orientale e fu inviato sulla nave Ospedale “Gradisca” come Capitano Medico della Marina Militare e Chirurgo Capo del I Reparto di Chirurgia e del Centro Operativo Asettico, svolgendo interventi di notevole difficolta.
Il Colonnello Medico G. Gelonesi espresse sul suo prezioso servizio il seguente giudizio: «Chirurgo di grande valore, ha assolto al suo difficile compito in maniera perfetta. In più di cento interventi di alta e media chirurgia ha operato sempre con decisa perizia, con oculata intelligenza, con calma cosciente e inalterata. Nella cura degli infermi ha dimostrato competenza precisa, diligenza scrupolosa, dedizione ammirevole. La serietà franca e la bontà sincera del suo carattere gli hanno fatto guadagnare la simpatia incondizionata di tutti. La sua abilità professionale, ad ogni missione, riscuoteva rapidamente la stima e la fiducia generale».
Tornato dalla Guerra, si trasferì all’Ospedale di Cosenza quale Primario Chirurgo con funzione di Direttore dell’Ospedale per oltre 20 anni.
A 30 anni dalla scomparsa, il suo allievo Ferdinando Vena, succedutogli quale Primario Chirurgo dell’Ospedale, lo commemorò con queste parole: «Qui a Cosenza inizia per lui quella vivida, feconda, febbrile e a volte frenetica attività, che non ha avuto soste fino agli ultimi giorni di vita, e che si compendia in circa 45.000 interventi eseguiti in 21 anni (una media di circa 180 interventi al mese!). Egli operò indifferentemente sul torace, sull’addome, sul cranio, sull’apparato locomotore e su quello urinario, eseguendo con successo ben 121 prostatectomie, che rappresentavano per l’epoca certamente un primato e un intervento di elevata complessità. Cattolico praticante, considerava la professione del medico una missione fatta di amore, dedizione e soprattutto sacrificio, sempre presente in Ospedale, in qualunque ora del giorno e della notte».
Presso l’editore «Cronaca di Calabria», nel 1940 pubblicò il suo «Curriculum vitae», presentando le schede riassuntive di ben 39 articoli, dai quali si evince l’impegno su tematiche importanti di chirurgia generale, toracica, urologica, ortopedica e vascolare, rappresentando per l’epoca un indiscusso pioniere.
Dai suoi Collaboratori esigeva massimo impegno e assoluta serietà nell’espletamento del quotidiano lavoro, sia in corsia che in sala operatoria, considerate luoghi sacri in cui agire in religioso silenzio, e pertanto fece affiggere all’ingresso una targa che recitava: «Presente aegroto taceant colloquia – effugiat risum dum omnia dominant morbus» (In presenza dell’ammalato non si parli, ma soprattutto non si rida in questo luogo dove dominatrice assoluta è la sofferenza umana).
Fu promotore di importanti incontri presso la Biblioteca dell’Ospedale di Cosenza, con ospiti illustri e ampia partecipazione locale, e contribuì alla rifondazione della gloriosa Accademia Parnasiana, istituendo la Sezione Scientifica, della quale per molti anni fu attivo Socio Ordinario, nonché Membro del Consiglio Direttivo.
Per lunghi anni è stato Consigliere dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cosenza; Presidente provinciale della CRI di Cosenza; Presidente della Società Medico-Chirurgica Calabrese; Presidente provinciale della Lega Tumori di Cosenza (ove in seguito alla Sua scomparsa sono state istituite due Borse di studio alla Sua memoria); Presidente del Rotary Club di Cosenza, Presidente dell’Associazione Gruppi Marinai d’Italia.
Colpito da una malattia incurabile, morì nel 1958, a soli 59 anni.
Nel 1970 l’Amministrazione Comunale di Rose intitolò al Prof. Ludovico Docimo la Scuola Media, oggi Istituto Comprensivo, del quale fanno parte, oltre alla Scuola Media, la Scuola dell’Infanzia e la Scuola Primaria. Una strada nel centro cittadino del Comune di Cosenza porta tuttora il suo nome.
Sono state dedicate, infine, alla sua memoria, in passato, l’USSL n. 8 della Calabria e la Divisione di Chirurgia, e più recentemente l’intero Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza. (Michele Capuano) © ICSAIC

Opere

  • Sui tumori del testicolo: con speciale riguardo sull’epitelioma seminifero, Istituto ed. scientifico, Milano 1930;
  • Tre anni di chirurgia a Parma (con Mario Trincas), Tipografia già Cooperativa Parmense, Parma 1932;
  • La tubercolosi dell’apparato genitale maschile, R. Spaggiari, Parma 1933;
  • L’ attività chirurgica dell’ospedale civile di Cosenza: 8 agosto 1937 – 28 febbraio 1939, Stab. Cosentino Arte Tipografica, Cosenza 1939;
  • Curriculum vitae, Cronaca di Calabria, Cosenza 1940;
  • Rendiconto dell’attività ospedaliera di oltre un decennio: 1939-1951, Cronaca di Calabria, Cosenza 1952.

Nota bibliografica

  • Paolo Enrico Arias, Cinquanta anni di ricerche archeologiche sulla Calabria (1937-1987), Marra Editore, Cosenza 1988;
  • Franco Rombolà, Storia della chirurgia in Calabria, Santelli Editore, Mendicino 1989;
  • Antonio Petrassi, L’Ospedale dell’Annunziata e i grandi medici calabresi, Editoriale Bios, Castrolibero 2005;
  • Francesco Gallo, I grandi medici calabresi da Alcmeone a Dulbecco, Pellegrini, Cosenza 2013.
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