Domanico, Giovanni

Giovanni Domanico [Rogliano (Cosenza) – 17 agosto 1855 – Napoli il 21 marzo 1919]

Nato da Domenico e da Caterina Cardamone, famiglia di redditieri agricoli, possessori di difese silane, usurpate al tempo del Borbone e riconosciute dal nuovo Stato. Il padre, potendo contare sull’amicizia di svariati uomini di governo, non soltanto calabresi, si rese promotore di una moderna viticoltura tendente a valorizzare il vino del Savuto.
L’attività politica del giovane Domanico ebbe inizio assai presto. Dopo gli studi a Cosenza, nel 1872, studente a Napoli, approdò al socialismo attraverso una pronta partecipazione ai dibattiti dei circoli napoletani e la frequentazione di Enrico Malatesta, conosciuto nell’atrio della Questura dove era stato condotto per aver aderito a una manifestazione anticlericale. Nello stesso anno costituì a Rogliano la primigenia sezione calabrese dell’Internazionale. A 18 anni (10 giugno 1873), mise in piedi il primo giornale della sua lunga carriera di pubblicista, il Patriota, gazzettino letterario-politico-umoristico. Un foglio di piccolo formato, a tendenza repubblicana. Introvabile, solo da qualche anno è stato possibile reperirlo nella collezione Gnecchi del Museo delle Civiche Raccolte Storiche di Milano.
Per placare il frenetico attivismo, reputato pericoloso per l’ordine pubblico, il Pretore di Rogliano (7 settembre 1874), gli comminò una prima ammonizione in quanto affiliato ad «un’associazione di malfattori», seguita da una seconda (9 ottobre 1878) «per non avere ottemperato alle prescrizioni impostegli». I due provvedimenti non sortirono effetto, anzi lo spronarono ad incrementare gli sforzi per divulgare le idee del socialismo anarchico. 
Nel 1875 a Perugia sposò Giuseppina Moravalle, sorella dell’anarchico Ruggero, dalla quale ebbe una figlia che sposò il filosofo Antonio Renda, direttore del «Pensiero contemporaneo» di Catanzaro, rivista nota per l’impegno sulla questione meridionale.
Sovvenzionato adeguatamente dalla famiglia, il suo proselitismo lo condusse in varie località italiane, dove incontrò i più popolari esponenti dell’universo rivoluzionario. Nel 1878 diede alle stampe a Cosenza il «Socialista». Un’iniziativa diretta a rompere l’isolamento ideologico della regione, dopo il momentaneo esperimento del «Mongibello» (Catanzaro 1874), diretto da Pietro Rende, con il quale Domanico era in stretto collegamento. Dell’organo cosentino, annunciato come bollettino del movimento sociale delle Calabrie, furono diffusi solo due numeri, subito sequestrati. Il primo, uscito il 10 marzo, si professò socialista «perché lottiamo per l’umanità libera», siamo «anarchici perché all’ordine autoritario contrapponiamo l’ordine naturale». Un successivo (21 maggio), subì la stessa sorte per il contenuto di un articolo La Rivoluzione, giudicata «una marea che monta sempre e rompe finalmente ogni diga, ristabilendo ovunque il libero livello delle acque». Copia originale (il secondo era inedito), è stata rintracciata nel 1972 nelle carte del processo istruito dal Tribunale di Cosenza.
Nello stesso anno, con Giuseppe Fasoli, impiantò una seconda sezione dell’Internazionale a Rocca Imperiale. Sottoposto a giudizio a Castrovillari, fu difeso da Francesco Saverio Merlino ma per sottrarsi alla condanna, preferì rifugiarsi in Svizzera, dove ebbe modo di alloggiare con Andrea Costa, Anna Kuliscioff e altri rifugiati politici, tra cui Osvaldo Gnocchi-Viani.
A comprendere, per quanto possibile, le fumose convinzioni politiche del personaggio (una vera e propria chiave di lettura), un segno è la sagace inversione di tendenza degli anni Ottanta o, meglio, il raffinamento della sua strategia per non trovarsi invischiato nell’impasse in cui si era infilato. Una riflessione (essersi identificato in un partito non rispondente al suo archetipo), confidata (1896) a Giovanni Codronchi, commissario civile in Sicilia.
Nell’agosto del 1883, si avvicinò ai nuovi orientamenti di Costa, che, eletto deputato socialista, alla propaganda dei fatti sostituì un lavoro di trasmissione di concetti; nell’ottobre dello stesso anno a Napoli cercò di aggregare, senza riuscirvi, molti anarchici a un organismo socialista finalizzato a finalità rivendicative ed elettorali; nel 1885, a Cosenza, propose la «Rivista Calabrese», mensile con diversi collaboratori, scelti tra i grandi nomi della cultura radicale del tempo, mirante a conciliare le diverse tendenze della democrazia, dai repubblicani agli anarchici; a Genova (agosto 1892) congresso di fondazione del Partito dei lavoratori, elaborò un soggettivo punto di vista orientato a mettere d’accordo gli opposti schieramenti.
Nel 1889, inviato dal padre per aprire una filiale dei vini del Savuto e accompagnato da valide commendatizie ministeriali, si spostò a Buenos Aires. Un’altra chiave di lettura sulla sua condotta di militante. Accanto alla facciata commerciale, subito messa in disparte, il suo proposito fu quello di appurare i risultati ideologici, inculcati da un precedente viaggio di Malatesta e Pietro Gori nei movimenti democratici locali, specificatamente nel movimiento obrero, di matrice socialista e anarchica. Meno eclatante, ma altrettanto sintomatica la permanenza a Lugano nel 1895. Arrivato con la finalità di concludere affari di mercato, la visita si sarebbe tramutata, usiamo il condizionale, in un’operazione a danno di compagni di fede.
L’ultimo decennio del secolo fu, tutto, un susseguirsi del suo dinamismo, editoriale e organizzativo. Ritornato dal Sudamerica nella primavera del 1891 (dove secondo il Prefetto aveva aperto un negozio di vini in Calle Wast n. 2482), intraprese, tra l’Umbria e la Toscana, la pubblicazione, ricorrente e di breve durata, di periodici: a Perugia «L’Umbria» (5 luglio 1891), gazzetta degli operai; a Terni «La Plebe» (25 novembre 1891), settimanale socialista, proseguita, poi, da organo del movimento anarchico a Firenze (13 marzo 1892); a Prato «La Tribuna dell’operaio» (2 luglio- 28 agosto 1892), settimanale a indirizzo anarchico-socialista; nella città toscana creò a sue spese una tipografia editrice per la pubblicazione di opuscoli d’indole teorica e fra questi una rivista «La Questione sociale» (ottobre 1892), cessata col primo fascicolo. 
Negli ultimi anni, fu, ancora, oltremodo deciso. Trasferitosi, infatti, in provincia di Napoli, diede vita alla federazione socialista, fece uscire il periodico «Avanti!», fusosi con «Il Socialista», organizzò il primo congresso meridionale del partito socialista (aprile 1896), attivò la federazione calabrese e pianificò due congressi regionali, il primo a Palmi (marzo 1896), il secondo a Catanzaro (settembre 1897), si candidò alle elezioni politiche nel collegio di Rogliano (marzo 1897). 
Il suo apostolato, confusionario e contraddittorio, tuttavia, non bastò ad avere il beneplacito della dirigenza socialista, a eccezione, in parte, di Costa e i dubbi rimasero sempre, anzi peggiorarono nel 1895 quando, con un suo finanziamento, modificò in quotidiano «L’Asino», il settimanale satirico di Podrecca e Galantara. L’operazione fu accolta con molte perplessità e ci fu chi («La Lotta di classe» e Camillo Prampolini), accusò il giornale di essere in combutta con il governo Crispi. 
Nel 1899, in seguito alla polemica tra Leonida Bissolati e Merlino, apparsa sull’«Avanti!», relativa alle accuse di revisionismo avanzate nei confronti di Merlino e della «Rivista Critica del Socialismo», da lui sponsorizzata, fu allontanato dal partito, perché affiliato alla massoneria alla quale (era iscritto fin dal 1874 e a Napoli diresse anche il mensile «Il Mondo massonico») e sospettato di essere un informatore della polizia.  Il giurì d’onore, da lui richiesto, accertò che nell’accusa c’erano vaghi indizi di comunanza con alcuni uomini politici, tali, comunque, da legittimare sospetti e diffidenze e pertanto giustificare l’espulsione. Un addebito, peraltro, documentato nel 1973 e suffragato da ricerche successive.
Uscito dal Partito socialista, abbandonò ogni pretesa politica per rivolgere i suoi interessi alla compilazione delle memorie e alla ricostruzione della storia dell’Internazionale onde rifarsi una nuova identità. Pur avendo avuto ragione in un’azione giudiziaria (1911) mossa contro alcuni suoi detrattori, in particolare il settimanale socialista «La Difesa» di Firenze, ciò non fu sufficiente per essere riammesso. Associato al partito repubblicano, allo scoppio della guerra mondiale si schierò tra gli interventisti e continuò il suo operato nella massoneria,. 
Morì a Napoli a 64 anni d’età. (Giuseppe Masi) © ICSAIC 2020

Opere

  • I trovatelli, La Plebe, Milano 1880;
  • Unión Civica y la revolución de Julio, s. n., Montevideo 1890; 
  • Il concetto dello Stato nella borghesia e nel proletariato, Terni 1895;
  • Il socialismo e la questione agraria, Federazione socialista delle Calabrie, Cosenza 1896;
  • (Jean Le Vagre), Un trentennio nel movimento socialista italiano, Tip. Brogi & Buccianti, Prato 1910; 
  • L’ Internazionale. Dalla sua fondazione al Congresso di Chaux-de-Fonds (1880), con note e documentiCasa editrice italiana, Firenze 1911.

Nota bibliografica essenziale

  • Leonardo Falbo, Ritrovato «Il Patriota», il primo giornale pubblicato da Giovanni Domanico, «Rivista calabrese di storia del ’900»2, 2012, pp. 143-148;
  • Giuseppe Masi, Giovanni Domanico e la sua influenza sul movimento socialista calabrese,«Historica, 4, 1970, p. 171;
  • Giuseppe Masi, Per una storia della stampa socialista in CalabriaI primi giornali. Il Socialista di Cosenza e LOperaio di Reggio Calabria, «Historica», XXV, 3, 1972, pp. 117-133
  • Giuseppe Masi, Il caso Domanico: due documenti inediti di polizia, «Movimento operaio e socialista», XIX, 4, 1973, pp. 381-394;
  • Giuseppe Masi, Domanico, Giovanni, in Dizionario degli anarchici italiani, vol. 1, Pisa 2004
  • Giuseppe Masi, Domanico, Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 40, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma 1991;
  • Natale Musarra, Le confidenze di “Francesco” G. Domanico al conte Codronchi, «Rivista storica dell’anarchismo», 1, 1996, pp. 45-92;
  • Maurizio Binaghi, Addio, Lugano bella. Gli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento, Dadò Editore, Locarno 2002, pp. 597-98, 602, 610.

Nota archivistica

  • Archivio centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, busta 1833;
  • Archivio centrale dello Stato, Carte Crispi, scat. 37, fasc. 630; 
  • Archivio di Stato di Cosenza, Tribunale correzionale di CosenzaProc. penale, ottobre 1878;
  • Archivio di Stato di Cosenza, Procedimento contro Giovanni Domanico imputato di reato di stampa, b. 647;
  • Archivio di Stato di Napoli, Questura GabinettoFascpersonaggi pregiudicati politici, buste 797 e 53;
  • Biblioteca comunale di Imola, Fondo Costa, lettere di Domanico.
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