Dramis, Aldo

Aldo Dramis [San Giorgio Albanese (Cosenza), 19 gennaio 1926 – Belvedere Marittimo (Cosenza), 28 settembre 2016]

Poeta e saggista originario di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza, figlio di Giuseppe, possidente, e Rosa Elmo, casalinga, era il secondo di tre fratelli: il primo, Carlo, nato nel 1926 e morto nel 1986, è stato professore e preside a Piacenza e il terzo, Nino, nato nel 1928 e morto nel 1997 ha vissuto a Milano lavorando come manager di una compagnia di assicurazioni (peraltro, ha pubblicato con Feltrinelli un unico libro nel 1959, Salvo il battesimo, ambientato a San Giorgio Albanese negli anni Cinquanta).Registrato allo stato civile con i nomi di Aldo Mario, frequentò le scuole elementari al  Villaggio Frassa, dove il padre era impiegato ai tempi della Bonifica della Piana di Sibari. Studiò, successivamente, al liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza e poi nelle Università di Messina, Padova e Modena dove si laureò in Medicina. In seguito visse vari anni a Bari dove conseguì la specializzazione in odontoiatria. A Bari conobbe Raffaella Marcheggiano che sposò il 21 dicembre 1959 e dalla quale ebbe due figli, Massimo e Fausto. Dopo il matrimonio si trasferì a Trebisacce, nell’alto Ionio cosentino, paese dove visse ed esercitò la sua professione di dentista sin dal 1965 e fino sino al suo pensionamento nei primi Novanta. Di idee comuniste, opposte a quelle del padre, nel 1984 partecipò alle elezioni amministrative di Trebisacce dove, per un breve periodo, ricoprì anche le cariche di vicesindaco e di assessore alla cultura.
Iniziò a scrivere molto giovane, nell’immediato dopoguerra. Suoi interventi critici sono stati pubblicati su periodici come «Rinascita», «Momenti», «La situazione», «Quaderni calabresi» e «Letteratura & Società». 
Ma è alla poesia che si dedicò con considerevole successo, al punto che diverse sue liriche figurano all’interno di importanti antologie. È autore di alcune pregevoli sillogi poetiche: Io torno al Sud (1957), Poesie nuove e vecchie storie (1972), Calabria 75(1977) − tutte segnate da un’impressione di coscienza storica e civile e di “severa meditazione esistenziale e letteraria” (Verbaro Cipollina) −, Storie contadine (1989) − vere e proprie novelle verghiane in versi, secondo il parere di Pier Paolo Pasolini che ebbe modo di leggerne il manoscritto e di dirne sul vol. VI di «Ulisse» già nel settembre del 1960 −, Le finzioni del mare (1991) e Un lungo arco di parole (1998); tutte raccolte che, nel loro insieme, si inseriscono nel filone meridionale e che lo arricchiscono con un realismo giocato sul punto di vista dei contadini calabresi «come motivo critico ed ironico» (Motta), sulla successione di quadri, talvolta vere e proprie sequenze cinematografiche, e su “«una poesia racconto modulata sui recitativi popolari dei cantastorie» (Cerroni). 
Sui versi di Dramis hanno scritto, tra gli altri, Enrico Falqui, Pier Paolo Pasolini, Antonio Piromalli, Domenico Cara, Giusi Verbaro Cipollina, Giuliano Manacorda, Stefano Lanuzza, Dario Bellezza, Walter Siti, Carlo Cipparrone, Gianni Mazzei, V.S. Gaudio.
Franco Costabile aveva rilevato come le liriche di Storie contadine rompessero gli schemi letterari dell’epoca riuscendo a imporsi senza troppi infingimenti. Nel corpus complessivo dell’opera del Dramis sono davvero notevoli e suggestive le immagini, dotate di un realismo storico che era stato in grado di andare oltre i pregiudizi formalistici di allora contro la poesia civile. Non c’è lamento o lirismo d’accatto, bensì tensione etica e sociale e, allorché entrano in campo i mille mali del meridione, il fluire del tempo e delle vicende umane li innalza a scienza e a civiltà. Si tratta di una poesia che ha avuto la forza di trasformare il dolore, l’invettiva, le sconfitte, le sopraffazioni, ma anche le insufficienze della storia, in autentica arte, mondata di ogni parola superflua e priva di lusinghe musicali, di sprezzature calcolate e di influenze riconoscibili ed esibite (Sansone). Dramis va annoverato tra quei poeti che, nell’immediato secondo dopoguerra, hanno fatto proprio il compito caratteristico di una ricerca letteraria che del “neorealismo [conservasse] gli strati più ricchi di humus” (Gaudio) e che, dunque, si facesse carico della denuncia e della documentazione dal vivo dei rapporti di comunità e delle reali condizioni di vita della popolazione meridionale.
È in quest’ottica che deve leggersi la raccolta di poesie popolari albanesi, vere e proprie favole di impronta surreale, tradotte poeticamente da Dramis nel 2008 e curate insieme a Giovanni Belluscio per Lacaita (Sa gher’ t’ shogh tij bëghem bor – Ogni volta che ti vedo divento di neve, Lacaita, Manduria 2008); precedentemente erano state registrate su nastro magnetico dalla voce della nonna materna, Domenica Cerrigone (1884‐1975), che ne attribuiva il testo al padre Cosmo (1845‐1933) e al marito Giuseppe Elmo (1875‐1923). Si tratta di testi antichissimi, trasmessi oralmente di generazione in generazione, per buona parte andati perduti. Tanto è potuto accadere perché, in patria, al popolo albanese fu proibito, per almeno cinque secoli, dai dominatori ottomani l’uso scritto della propria lingua. All’estero, gran parte delle popolazioni emigrate in Italia, in Grecia o verso altre nazioni, restò in genere analfabeta, seguendo le sorti delle classi popolari dei paesi di accoglienza. Veramente rarissimi sono i testi raccolti e salvati, ma bastano per apprezzarne l’andamento ampio e solenne e la grande bellezza espressiva che tanto affascinò Dramis e che ne influenzò la misura poetica sin dalle prime prove. (Alessandro Gaudio) © ICSAIC

Opere principali

  • Io torno nel Sud, con una nota di Raffaele Crovi, Schwarz, Milano 1957.
  • Poesie nuove e vecchie storie, con una lettera di Fausto Codino, Edizioni dell’Elefante, Roma 1972.
  • Calabria 75, prefazione di Mario Sansone, Rebellato, Quarto d’Altino 1977.
  • Storie contadine, prefazione di Marzio Pieri, Lacaita, Manduria 1989.
  • Le finzioni del mare, prefazione di Dario Bellezza, Edizioni del Giano, Roma 1991.
  • Un lungo arco di parole. Poesie inedite (1950-1998), Lacaita, Manduria 1998.
  • Giovanni Belluscio, Aldo Dramis (a cura di), Sa gher’ t’ shogh tij bëghem bor’ − Ogni volta che ti vedo divento di neve, con CD audio, Lacaita, Manduria 2008.

Bibliografia critica essenziale

  • Mario Cerroni (a cura di), Poeti italiani del secondo dopoguerra, Labor, Roma 1955.
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese [1965], vol. II (Il Novecento), Pellegrini, Cosenza 19963, p. 238.
  • Giuseppe Berto, Mappa geo-ideologica degli scrittori – Calabria terra di premi, «Corriere della Sera», 15 febbraio 1968, p. 17.
  • Luigi Vita, Storia della poesia del dopoguerra, Grafica Federico, Brescia 1971, p. 94.
  • Pasquino Crupi, Letteratura calabrese contemporanea, D’Anna, Messina-Firenze 1972.
  • Sergio Turconi, La poesia neorealista italiana, Mursia, Milano 1977.
  • Stefano Lanuzza, Inchiesta sulla poesia, Bastogi, Foggia 1979.
  • Antonio Motta (a cura di), Oltre Eboli: La Poesia. La condizione poetica tra società e cultura meridionale (1945-1978), vol. I, Lacaita, Manduria 1979, pp. 240, 243 e 245.
  • Walter Siti, Il neorealismo nella poesia italiana. 1941-1956, Einaudi, Torino, 1980, pp. 55-56, 149 e 270-271.
  • Gianni Mazzei, Calabria 75, «Calabria Letteraria», 1981, ora anche in Id., 1968-1988: itinerario di una interna contestazione, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1988, pp. 51-54.
  • V.S. Gaudio, Aspetto e prospettiva nell’epica popolare di Aldo Dramis, «Fermenti», I, giugno-settembre 1981, pp. 45-49.
  • Giusi Verbaro Cipollina, I poeti calabresi oggi: eversione mito e valenze linguistiche, in Ead. (a cura di), Poeti della Calabria, Forum/Quinta Generazione, Forlì 1982, pp. 5-27, in particolare p. 23; poi anche con il titolo I poeti calabresi della quinta generazione: eversione linguistica, mito e valenze salvifiche, in Ead., Le alchimie dello stregone. Appunti e riflessioni sulla poesia italiana degli anni ’80, Rubbettino, Soveria Mannelli 1984, pp. 41-68, in particolare p. 64.
  • Giusi Verbaro Cipollina, Aldo Dramis, in Ead. (a cura di), Poeti della Calabria, Forum/Quinta Generazione, Forlì 1982, pp. 97-100.
  • Giuseppe Zagarrio, Febbre, furore e fiele: repertorio della poesia italiana contemporanea (1970-1980), Mursia, Milano 1983.
  • Carlo Cipparrone (a cura di), Censimento dei poeti calabresi, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1986, pp. 35-36.
  • V.S. Gaudio, Dizionario imperfetto della poesia da/in/di Calabria, «Fragile», IV, 1, settembre 1986, p. 4.
  • Domenico Cara, I segreti e gli schermi dell’estinguersi nella poesia calabrese del novecento, Laboratorio delle arti, Milano 1987.
  • Sharo Gambino, Dramma e ironia, «Gazzetta del Sud», 12 dicembre 1989.
  • Antonio Piromalli, Carmine Chiodo, Antologia della letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 2000, p. 269.
  • Giovanni Belluscio (2008), L’ultimo nastro di Domenica, in Giovanni Belluscio, Aldo Dramis (a cura di), Sa gher’ t’ shogh tij bëghem bor’ − Ogni volta che ti vedo divento di neve, Lacaita, Manduria 2008, pp. 73-75.
  • Gianni Mazzei, La ritrosia nell’apparire in Aldo Dramis, in Bonifacio Vincenzi (a cura di), Sud. I Poeti – Antonio Spagnuolo e l’assedio della poesia, vol. I, Macabor, Francavilla Marittima 2018, pp. 157-160.

Riferimenti archivistici

  • Archivio del Comune di San Giorgio Albanese, Registro delle nascite,  atto n. 2, 21 gennaio 1926;
  • Ivi, Registro di matrimonio, atto n. 14, parte II, serie A, anno 1960;
  • Comune di Belvedere Marittimo, Atto di morte, n. 36, parte II, serie B, 2016.

Nota

  • Questa biografia è stata redatta grazie anche alla collaborazione con Massimo Dramis e Arrigo di Napoli che qui si ringraziano.
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