Drosi, Pietro

Pietro Drosi [Satriano (Catanzaro) 10 dicembre 1847 –13 giugno 1929]

Terzo dei nove figli di Nicola e Francesca Maria Maio. Sono ancora incerte le radici della famiglia che sembrano da ricercarsi verosimilmente a Cardinale, paese limitrofo a Satriano in cui esiste ancora l’antico casale, da cui il nonno di Pietro si trasferì; sarà proprio a Satriano, comunque, che troverà espressione la “dinastia” degli scultori Drosi che caratterizzerà con la sua arte un arco temporale che va dalla prima metà dell’Ottocento, con il capostipite Nicola (1817-1901), alla seconda metà del Novecento, con l’ultimo esponente Michelangelo (1876-1969).
Fin dalla tenera età Pietro dimostra un’accentuata propensione verso la scultura, complici sicuramente gli stimoli offerti dall’attività del padre che a Satriano aveva posto la propria bottega, indirizzandosi principalmente alla produzione di sculture sacre. È proprio Nicola Drosi, con cui il giovane Pietro compie la prima formazione, a incoraggiare il talento artistico del figlio; a questa fase appartengono oltretutto alcune opere di collaborazione tra i due che sembrano anticipare la maggiore libertà compositiva e i tratti distintivi che saranno caratteristici del linguaggio maturo di Pietro: ne è un esempio il San Giuseppe commissionato dal sagrestano Antonio Paravati, conservato nella sacrestia della chiesa di Santa Maria a San Sostene (Catanzaro), firmato da entrambi gli scultori e datato 29 novembre 1874.
Nonostante le volontà paterne Pietro decide di non allontanarsi dalla sua regione, rinunciando quindi a intraprendere un vero e proprio percorso di studio accademico e completando la propria formazione all’interno della bottega del padre, unico suo mentore. Non sorprende quindi constatare come il linguaggio stilistico di Pietro sia libero da qualsiasi corrente artistica risultando invece fortemente influenzato dalle istanze culturali ed estetiche assimilate nella bottega paterna, e mediato dall’osservazione delle preesistenti opere sul territorio.
Ben presto Nicola, resosi conto del talento del figlio, lascia a lui le redini della bottega a Satriano; Pietro continua così sulla linea del padre, immergendosi nel suo lavoro e licenziando numerose sculture lignee e in cartapesta disseminate, oggi, nelle chiese del territorio calabrese. A buon diritto egli può considerarsi il più rappresentativo dei tre scultori Drosi poiché riuscì a esprimere attraverso un linguaggio semplice la forte devozione religiosa propria, al tempo, della sensibilità popolare del Sud Italia.
Nel 1873 sposa Maria Teresa Leo, anch’essa di Satriano, con la quale ha undici figli: il 25 dicembre 1876 nasce il primogenito Michelangelo (all’anagrafe Teodoro Nicola Michele), suo erede artistico. Nel 1878 lascia temporaneamente Satriano per trasferirsi a Riace con la sua famiglia poiché gli viene affidata dal priore della Confraternita dei Santi Cosimo e Damiano, Giuseppe di Nicola Campagna, l’esecuzione del gruppo scultoreo dei Santi Cosma e Damiano: il contratto viene stipulato l’11 novembre 1878 e l’artista si impegna «di rifare le statue dei Santi» pattuendo una cifra di pagamento pari a lire 350 e il soggiorno a Riace fino al compimento dei lavori; a tale proposito  nel contratto viene stabilita anche la consegna di «un letto completo ed una casa per abitare senza spese». È proprio in questa località che Maria Teresa partorisce due gemelli, Immacolata e Cosimo Damiano Giuseppe (chiamato così in onore dei santi), nati il primo settembre del 1879.
L’esecuzione del gruppo ligneo con i Santi Medici dovette essere un banco di prova per lo scultore a cui, appena un anno dopo, viene commissionato sempre dal priore Campagna il gruppo scultoreo raffigurante la Vergine Addolorata col Cristo morto, opera di dimensioni ben più imponenti rispetto alla precedente (l’opera è alta, infatti, ben 310 cm). Le informazioni sono note attraverso il contratto stipulato tra l’artista e il committente l’1 ottobre 1879 in cui Pietro «si obbliga, scolpire la statua della Vergine Addolorata, cioè la Vergine seduta sopra un monte al piede della croce, con il Cristo morto, deposto dalla croce sopra le sue ginocchia, con numero sette Angeli, alto ognuno palmi due e mezzo, e due puttini in una piccola nuvola» per un totale di lire 637; lo scultore si impegnava ancora a consegnare il simulacro il 30 aprile 1881. Pietro dovette nuovamente trasferirsi a Riace con la sua famiglia per tutto il tempo necessario all’esecuzione del gruppo ligneo: in questa periodo nasce anche la quarta figlia, Venere Melodia.
Il corpus scultoreo documentato di Pietro Drosi si compone di numerosi simulacri sparsi in vari edifici ecclesiastici delle province calabresi; la sua attività durante gli anni si muove tra la creazione di opere d’arte e vari restauri condotti su opere più antiche che lo tengono impegnato costantemente, portandolo a spostarsi ripetutamente dal suo luogo d’origine. Tra i restauri documentati si ricorda quello certificato nel registro Parrocchiale di Jacurso, in cui il sacerdote Don Antonio Panzarella annota che «l’anno del Signore 1892, il giorno 11 del mese di maggio si diede principio alla restaurazione dell’antica Statua della Salvazione […] Detta restaurazione è stata eseguita dallo scultor Pietro Drosi da Satriano».
Tra le opere dello scultore satrianese sono numerose quelle che recano iscrizione e datazione: tra queste si ricordano San Giuseppe 1872, Santa Lucia 1881 (chiesa di Santa Barbara, Amaroni), Santa Lucia 1874 (chiesa di San Sebastiano, Montauro), Sant’Enrico Imperatore 1876 (chiesa di Sant’Enrico, Polia Cellia), San Nicola Vescovo 1888, Santa Lucia 1893 (chiesa di Santa Maria della Pietra, Chiaravalle Centrale), Santi Cosma e Damiano 1878 (chiesa di Santa Maria di Altavilla, Satriano), San Pasquale Baylon 1878 (chiesa di San Giacomo Maggiore, Cicala), Sant’Antonio da Padova 1883 (chiesa di San Pietro Apostolo, Davoli), il gruppo dell’Annunciazione 1885 (chiesa dell’Annunziata, Andali), Cristo risorto 1896 (chiesa dell’Addolorata, Soverato), Addolorata 1908 (Santuario Maria Santissima della Consolazione, Brogaturo) e infine il Sant’Antonio da Padova (chiesa di San Sergio e Soci, Vallefiorita).
Vanno ricordate infine le sculture che Pietro esegue con la collaborazione del figlio Michelangelo, anch’esse firmate (Maria SS. Assunta, 1901, chiesa dell’Assunta, Gimigliano Inferiore; San Berardo da Chiaravalle, 1902, chiesa di San Bernardo, Decollatura; San Francesco d’Assisi, 1908, chiesa di Santa Maria Addolorata, Cerrisi di Decollatura) e quelle conosciute grazie alla testimonianza del sacerdote Francesco Santaguida ed eseguite tutte per la chiesa di Santa Maria d’Altavilla in Satriano (Santa Lucia, San Teodoro Martire, San Rocco, San Giuseppe, San Francesco di Paola, Maria SS. Assunta, Crocifisso, Cristo Morto, Ecce Homo).
Si spegne all’età di ottantadue anni lasciando in eredità la bottega al figlio Michelangelo, che ne assumerà le redini. (Simona Anna Vespari) © ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica

  • Bernardino Comerci, Storia di tre santari calabresi. Nicola, Pietro e Michelangelo Drosi da Satriano, ADG edizioni, Soverato 2006;
  • Simona Anna Vespari, Prime analisi sul patrimonio storico artistico di Vallefiorita, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», 85, 2019, pp. 211-230.

Nota archivistica

  • Archivio Comune di Satriano, Registro Atti di nascita, atto n. 60, 1847;
  • Archivio Comune di Satriano, Registro Atti di matrimonio, atto n. 11, 1873. 
  • Archivio Comune di Satriano, Registro Atti di morte, atto n. 31, 1929;
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