Albano, Salvatore

Salvatore Albano [Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 30 maggio 1839 – Firenze 12 o 13 ottobre 1893]

Figlio di Vincenzo, falegname, e Teresa Condò, filatrice, nasce in seno a famiglia oriunda da Serra San Bruno e Salvatore è stranamente il suo terzo nome, gli altri sono in linea Rosario e Stefano. Seguendo il mestiere del padre si specializza nell’arte dell’intaglio e si offre all’attenzione del canonico Domenico Zuco, un mecenate interessato al progresso di tante realtà del paese, che gli fa vincere una borsa di studio messa a concorso dal Consiglio Provinciale di Reggio Calabria. Si porta quindi a Napoli, dove frequenta l’Istituto di Belle Arti. Dopo aver peregrinato variamente per l’Italia, fa sosta a Firenze, città nella quale apre un atelier. Guadagnatasi la stima di famiglie aristocratiche e dello stesso Principe Umberto, che di transito in quella città vi si reca in visita, ottiene ambiti premi e onorificenze e i suoi raffinati prodotti vengono parecchio richiesti, anche dall’estero. Fallito l’unico approccio con una distinta dama per volere del padre di lei, rimane celibe fino all’ultimo.
Dopo gli studi napoletani col calabrese Giuseppe Antonio Sorbilli, passa all’Accademia e qui lo accoglie la paterna protezione di Tito Angelini. Nel 1864 si esprime con una statua in marmo raffigurante il conte Ugolino. L’opera è acquistata dal marchese Agostino Sergio, che la mette nel proprio palazzo. Sentendosi umiliato per il terzo premio conferitogli l’anno precedente nel corso di perfezionamento a Roma per il David che suona la cetra per calmare l’ira di Saul, dà un forte pugno sul relativo modello in creta. L’episodio fa rumore e il principe Umberto gli commissiona una statua in marmo rappresentante Mosè sdegnato che spezza le tavole della legge. Al medesimo tempo vince un primo premio dell’Accademia per il “Cristo nell’orto”, mentre la Provincia reggina gli assegna una pensione triennale di 60 lire dopo un esito vittorioso di concorso, al quale partecipa. Seguono Calipso abbandonata da UlisseLa resurrezione di LazzaroEvaGioacchino Rossini, un MasanielloIl Genio di Michelangeloe ancora nuove produzioni. Nell’accorsato laboratorio fiorentino i committenti italiani ed esteri non fanno che moltiplicarsi, per cui tanti egregi manufatti finiscono così in America, Inghilterra, Russia e altri Stati. Per il Vanni Fucci, collocato al Museo Metropolitan di New York, l’artista calabrese si ha una medaglia d’oro nel 1878 al Salon di Parigi. Ma è sempre tutta una sequela di calibrati bozzetti, Mefistofele,La PescatriceCristo in croceFrineAmore e Psichee monumenti, come il Monumento Ruvasistemato nella stazione di Ancona. Tra le grandi opere è da includere sicuramente l’imponente monumento funebre eretto a Città del Messico in onore del presidente e generale Sebastiano Lerdo de Tejada, a cui ha atteso negli ultimi anni della sua vita.
Tra i giudizi espressi da personalità d’ogni tipo in ordine allo stile e capacità dell’Albano merita indubbiamente particolare attenzione quello del contemporaneo “conte girovago” Angelo De Gubernatis, orientalista e letterato, che così scrive: «La genialità, la disinvoltura, la naturalezza distinguono particolarmente l’opera di questo scultore potente, rapido nel concepire, ugualmente pronto nell’eseguire, capace di forza e di grazia nel tempo stesso e forse nella stessa misura. Le sue statue sono tutte palpitanti di vita; modellatore invidiabile dà alle carni modellate una singolare trasparenza, motivo per cui le sue statue, di donna specialmente, sono ricercatissime dagli Americani».
Ricordandosi di quanti gli avevano fatto del bene, l’Albano, che muore appena cinquantaquattrenne, pensa solidamente ai suoi conterranei facendo dei lasciti in favore del costruendo nuovo ospedale di Oppido e dando vita, per testamento, a delle borse di studio «per il perfezionamento artistico e per l’istruzione agraria in favore di giovani meritevoli della provincia reggina».
A Oppido, sulla piazza maggiore, si può a tutt’oggi ammirare il suo autoritratto. (Rocco Liberti) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Angelo de Gubernatis, Dizionario degli Artisti italiani contemporanei, 1889, pp. 11-12;
  • Monumento in marmo eseguito dallo scultore Salvatore Albano nel Messico a Sebastian Lerdo de Tejada nell’anno MDCCCXCIII,Tipografia di Salvatore Landi, Firenze 1893;
  • Albertina Albertini, Salvatore Albano, «Natura ed Arte», 1, 1893-1894, pp. 121-125;
  • Vincenzo Frascà, Oppido Mamertina. Riassunto Cronistorico, Cittanova, Tip. Dopolavoro 1930, pp. 287-290;
  • Rocco Liberti, Momenti e figure nella storia della vecchia e nuova Oppido, Barbaro editore, Oppido Mamertina 1981, pp. 265-278;
  • Rocco Liberti, Arte scultoria e mecenatismo delle amministrazioni pubbliche, «Calabria Sconosciuta», XXXIV, 131, 2011, pp. 75-76.

Riferimenti archivistici

  • Archivio Comune di Oppido Mamertina, Stato Civile, Registro dei nati, a. 1839, atto n. 79.
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