Gabrielli, Alfredo

Alfredo Gabrielli [Monteleone Calabro, 27 febbraio 1862 – Tropea, 24 dicembre 1948)

Nacque a Monteleone (l’odierna Vibo Valentia) dal conte Pasquale, possidente, e da Carlotta Toraldo, entrambi appartenenti ad antiche e aristocratiche famiglie di Tropea. A diciotto anni, completati gli studi nel Liceo Filangieri della città natale, frequentò da volontario la Scuoala Militare dove due anni dopo divenne Sottotenente di Fanteria; nel 1892 fu promosso Tenente e nel 1903 Capitano. Nel 1908 fu impegnato nei soccorsi nelle zone colpite dal violento terremoto che distrusse Reggio, Messina e diversi centri calabresi. 
Nel 1913, da Napoli raggiunse la Tripolitania e la Cirenaica. In Libia si distinse per il suo coraggio e sprezzo del pericolo in diversi fatti d’armi che gli fecero guadagnare il grado di Maggiore nel 66° Reggimento di Fanteria. Rientrato in Italia già in guerra contro l’Austria-Ungheria, il 29 giugno del 1916, venne inviato in territorio dichiarato in stato di guerra al comando del 114° Fanteria che guidò dal 1º luglio 1916 con il grado di colonnello. In trincea riconfermò le sue qualità militari e il suo valore in aspre e sanguinose battaglie contro il nemico. Per un notevole atto di valore gli venne concessa la prestigiosa onorificenza di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, con questa motivazione: «Comandante di un Reggimento di Fanteria preposta alla difesa d’un importante settore, preparava con perizia l’attacco della posizione nemica che lo fronteggiava e dirigeva l’azione con pari ardimento. Conquistata la posizione di primo slancio, con fulminea mossa personalmente guidata, attraversava due chilometri di terreno insidioso, attaccava e conquistava anche la più importante posizione della seconda linea nemica, Q. 235 – 219. Per tre giorni incrollabile sulla posizione di fronte ai ripetuti contrattacchi ed ai violenti tiri della artiglieria avversaria in tutti i tiri e nei reparti accorsi a sostegno, trasfondeva col suo valoroso contegno la forza e l’energia necessarie a fronteggiare la situazione (23-27 maggio 1917».
Ferito in combattimento il 22 agosto successivo, durante ripetuti attacchi alle trincee nemiche, per le sue compromesse condizioni fisiche, fu costretto a lasciare il comando del 114° reggimento restando a disposizione del Ministero della Guerra. Verso la fine del 1917 venne messo a capo, col grado di colonnello brigadiere, dell’XI Brigata di stanza a Perugia che inquadrò i numerosi prigionieri e disertori austro-ungarici di nazionalità cecoslovacca come unità cobelligeranti (fu il nucleo originario del futuro esercito cecoslovac­co).

Raggiunse nuovamente la zona di guerra il 15 ottobre del 1918, al comando della gloriosa Brigata Pisa qualche giorno prima dell’inizio della sanguinosa battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre 1918). II 28 ottobre, a pochi giorni dalla grande vittoria, durante un ennesimo scontro con il nemico fu ancora una volta ferito e curato nell’Ospedale da Campo n. 045. Per tale eroica azione gli venne concessa la Medaglia di Argento al Valor Militare, con la seguente motivazione: «Comandante di una brigata di Fanteria in un passaggio di fiume a viva forza sotto intenso fuoco nemico in testa alle truppe le stabiliva brillantemente sugli obbiettivi assegnati. In un vigoroso contrattacco nemico che minacciava di accerchiamento le sue truppe, un fianco delle quali era scoperto impiegava a tempo le riserve a disposizione e benché ferito con grande sprezzo della sua persona fulgido esempio di fermezza e valore ai suoi dipendenti provvedeva al nuovo schieramento dei suoi battaglioni all’arresto netto dell’attacco nemico e poscia al vigoroso contrattacco che metteva questo in fuga – 27 ottobre 1918».
Finita la guerra con il grado di Generale, fu Legionario dannunziano a Fiume. Concluse la sua carriera militare e tornato alla vita civile, si stabilì a Tropea dove, forte del carisma che gli derivava dalla famiglia e dalla sua vita militare, fu sindaco per quattro anni, dal 1920 al 1923, occupandosi di politica anche a livello provinciale. Aderì subito al fascismo e agli inizi di novembre 1922 inviò un messaggio «beneaugurante» a Mussolini nuovo capo del governo e al ministro della Guerra generale Armando Diaz. Rappresentante di quel ceto politico cittadino di estrazione nobiliare, faceva parte del gruppo che si riconosceva nel deputato Ignazio Larussa che per un anno, tra il 1924 e il 1925, ebbe incarichi nel governo fascista. I suoi quattro anni di sindacatura furono alquanto travagliati, con una maggioranza che via via andò sfaldandosi. Ciononostante, guidò il Comune con piglio militaresco e tracotanza iniziale fascista. E mentre il padre, il conte Pasquale, aveva fondato il movimento cooperativistico, su “delega” degli agrari e possidenti di Tropea, «secolare roccaforte del dominio nobiliare», nel tentativo di mantenere lo “status quo ante” egli si oppose con determinazione alle Leghe bianche contadine (5000 soci) fondate da don Michele Pugliese che aveva dato vita anche a una Cassa rurale, rischiando così di innescare una rivolta popolare.
Si dimise da sindaco nel marzo 1923, perché sostanzialmente sfiduciato da un Consiglio comunale dimezzato che in sua assenza votò contro le sue intenzioni, ma intanto aveva traghettato la città dal sistema liberale al fascismo, grazie anche all’azione del nuovo vescovo di Nicotera e Tropea Felice Cribellati, che manifestò subito «una ossequiosa adesione al fascismo». Questo “merito”, in un certo senso, gli venne riconosciuto quando nel dicembre successivo entrò nel Direttorio provinciale del Pnf di Catanzaro, chiamato, assieme ad altri fedelissimi, dal segretario federale Enrico Salerno.
La sua storia pubblica finisce qui. In seguito a una delicata quanto misteriosa inchiesta sulla sua vita privata a cui fu sottoposto da parte di una commissione dell’esercito, fu costretto a dimettersi passando nella riserva. Si ritirò, quindi, a vita privata. Vedovo di Rachele De Napoli, visse nel palazzo di famiglia, accanto al fratello Eduardo (1865-1951), anche lui generale dell’esercito e medaglia d’argento al valor militare (1891), e ai nipoti.
Morì all’età di 86 anni.
Durante la sua attività, ebbe prestigiosi riconoscimenti oltre a quelli già segnalati: la Croce d’Oro per anzianità di servizio; la Medaglia Commemorativa per aver prestato soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto del 1908; la Croce al merito di Guerra; la Croce di Ufficiale della Corona d’Italia. Ebbe anche le onorificenze di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e di Cavaliere dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2021

Nota bibliografica

  • Fausto Cozzetto, Fulvio Mazza, Il vantaggio della stabilità, in Fulvio Mazza (a cura di), Tropea. Storia, cultura, economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000, pp. 201-204;
  • Ferdinando Cordova, Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, ad indicem.
  • Felice Muscaglione, Eroi vibonesi in trincea, Mapograf, Vibo Valentia 2004, p. 245;
  • Alfonso Del Vecchio, Don Pugliese e le Leghe bianche, «TropeaInforma», luglio-agosto 2015, p. 14-15.

Nota archivistica

  • Comune di Tropea, Registro atti di morte, atto n. 65, parte I, del 25 dicembre 1948.

Nota

  • La parte “militare” della biografia, riproduce, tranne dettagli aggiuntiv, quanto scritto da Felice Muscaglione, ricercatore vibonese di Storia patria, scomparso il 24 giugno 2015.
  • L’A. ringrazia il responsabile dello Stato Civile del Comune di Tropea, dott. Andrea Cirillo, e l’avv. Saverio Ciccarelli per la gentile collaborazione.
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