Gaetano, Rino

Rino Gaetano [Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981]

La sua famiglia era originaria di Cutro e quando Salvatore Antonio Gaetano (questo il suo nome allo Stato civile) venne alla luce a Crotone, era da poco rientrata dallo sfollamento a seguito della Seconda Guerra Mondiale, essendosi rifugiata a Dolo, in provincia di Venezia, luogo in cui era nata la sorella maggiore, Anna. In seguito, nel 1960, i Gaetano si trasferirono a Roma, dove i genitori di Rino trovarono entrambi lavoro. All’età di 11 anni il giovane entrò nel Seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni (Terni), senza alcuna vocazione, solo perché i genitori erano impegnati nel lavoro e intendevano comunque avviarlo allo studio, considerata la sua sensibilità e predisposizione verso le lettere. In quel periodo compose anche un poemetto (E l’uomo volò) e instaurò un rapporto preferenziale con un suo insegnante, padre Renato Simeoni , che così lo ha ricordato dopo la sua scomparsa: «Sentiva l’importanza dello studio, però aveva anche dei momenti di grande assenza, che non era “vuoto”. Era difficile trovarlo in situazioni di “vuoto” perché era sempre mentalmente occupato, era sempre alla ricerca di qualcosa ed era un gran sognatore».
Rino tornò a Roma nel 1967, dove i suoi abitavano, nel quartiere di Monte Sacro e qualche mese dopo diede vita al quartetto dei “Krounks”, un gruppo musicale in cui suonava il basso, e nel frattempo iniziò a scrivere canzoni, ispirandosi a cantautori italiani come Enzo Jannacci, Fabrizio De André, Ricky Gianco, ma anche a Bob Dylan e ai Beatles. Nel 1969 si avvicinò al teatro e iniziò a frequentare il Folkstudio, un notissimo locale romano nel quale si esibivano giovani artisti, tra i quali i cantautori Antonello Venditti e Francesco De Gregori. È qui, in pratica, che iniziò la sua carriera, suscitando interesse per l’ironia che caratterizzava le sue interpretazioni, il suo stile e il suo linguaggio dissacrante ma aderente alle problematiche della società dell’epoca e in gran parte sempre attuali.
Dopo alcune esibizioni in coppia con Antonello Venditti si avvicinò al teatro, all’inizio degli anni settanta, recitando i poemi di Majakovskij e interpretando Estragone in «Aspettando Godot» di Samuel Beckett e la volpe in «Pinocchio» di Carmelo Bene.
Per la sua famiglia, legata a valori arcaici e peraltro con qualche problema economico, il futuro di Rino, nel frattempo diplomatosi ragioniere, rappresentava un problema e al padre riuscì di trovargli un posto in banca, ma gli orientamenti del giovane artista erano ben diversi da quelli del genitore, con il quale si era arrivati alla conflittualità sfociata nel compromesso che, in caso di mancati successi nel mondo della musica entro un anno, il posto in banca sarebbe stato accettato. 
E nel 1974 la svolta, con l’uscita del suo primo album «Ingresso libero», i cui testi erano stati scritti da lui, che anticipò il primo grande successo, il singolo «Ma il cielo è sempre più blu», uno spaccato della vita quotidiana descritto con ironia, contraddizioni, luoghi comuni. In un’intervista del 1975 la conferma del suo modo di essere: «Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso “chi gioca a Sanremo” è triste e negativo, perché chi gioca al casinò non pensa a chi “vive in baracca”». In seguito, uno dopo l’altro, successi ancora oggi ascoltati, da «Berta filava» a «Mio fratello è figlio unico», da «Aida» a «Gianna» e via discorrendo.
Rino si rivelò una figura atipica, non etichettabile, unica, con la voce graffiante e grintosa che cantava versi allegorici stanando i problemi seri della società, fotografava le ipocrisie del mondo dello spettacolo e della politica, risultando dissacrante e spesso non gradito alla morale bigotta e borghese. Come nella sua «Nuntereggae più», brano in cui vengono citate le famiglie Agnelli e Pirelli, il gotha dell’industria italiana, messi alla berlina i politici, il giornalismo di parte, le auto blu, la corruzione, le super-pensioni, il mondo del calcio e dello spettacolo, i pregiudizi e i costumi. In più occasioni, la Rai non permise il passaggio televisivo e radiofonico di questo brano, che originariamente conteneva riferimenti anche a personaggi come Frank Sinatra, Michele Sindona, Indro Montanelli. Il giornalista Vincenzo Mollica ricorda: «Era una canzone di grande divertimento, che però denotava il coraggio delle sue azioni, non si tirava mai indietro: nomi e cognomi per tutti e nei tempi in cui fare nome e cognome per tutti era molto difficile».
Oltre all’attenzione verso la società, direttamente o indirettamente presente nelle sue canzoni, Rino Gaetano, non dimenticando le sue radici e restando profondamente legato alle sue origini calabresi, in alcune sue canzoni, come «Ad esempio a me piace il sud», aveva sviscerato i problemi del meridione e dell’emigrazione. Tornava di tanto in tanto a Crotone, città che gli ha poi dedicato una piazza e una statua.
Negli anni successivi, il mondo dello spettacolo cominciò a essergli di peso, protestando per l’imposizione dell’esibizione in playback e per alcuni suoi progetti artistici non condivisi dalla propria casa discografica in quanto meno adatti al business di altri, e nell’artista cominciò a manifestarsi abulia e disinteresse, anche per via di problemi esistenziali e di crisi di rapporti affettivi.
Il 31 maggio del 1981 Rino Gaetano fece la sua ultima apparizione in TV. La sua vita e la sua carriera si interruppero bruscamente due giorni dopo, il 2 giugno 1981, dopo una serata passata con amici in alcuni locali. Alle 03:55 percorrendo la Nomentana all’incrocio di Via Carlo Fea, la sua automobile invase la corsia opposta impattando violentemente contro un mezzo pesante che sopraggiungeva. La parte anteriore della sua auto e il lato destro vennero letteralmente distrutti e l’artista batté la testa contro il parabrezza, sfondandolo. L’autista del camion, che prestò i primi soccorsi, raccontò di averlo visto accasciarsi di lato per poi riaprire gli occhi pochi secondi prima dell’impatto, tesi in qualche modo poi confermata dall’autopsia (collasso cardiocircolatorio). Le condizioni, quando venne trasportato al Policlinico Umberto I°, si manifestarono da subito disperate e venne poi deciso di trasferirlo al “Gemelli”, dotato di un reparto di traumatologia cranica meglio attrezzato. Morì alle sei del mattino, dopo essere andato in coma.
Nella sua canzone “La ballata di Renzo”, scritta dieci anni prima della sua morte, aveva narrato la storia di un ragazzo di nome Renzo che muore in circostanze simili a quelle in cui lui stesso poi perderà la vita. La produzione discografica di Rino Gaetano è di tutto rispetto e il cantautore calabrese può essere annoverato, a pieno titolo, tra le figure più rappresentative della musica italiana del XX secolo. (Letterio Licordari) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Emanuele Di Marco, Rino Gaetano live, Nuovi Equilibri, Viterbo 2001;
  • Yari Selvetella, Rino Gaetano, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 2001;
  • Alfredo del Curatolo, Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano, Selene, Milano 2003;
  • Massimo Cotto (a cura di), Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu. Pensieri, racconti e canzoni inedite, Mondadori, Milano 2004;
  • Silvia D’Ortenzi, Rare tracce: ironie e canzoni di Rino Gaetano, Roma, Arcana, 2007;
  • Carmine Bizzarro, Abbasso e Alè – Viaggio nel mondo di Rino Gaetano, AcidoClub Edizioni, 2008;
  • Andrea Scoppetta, Sereno su gran parte del paese: una favola per Rino Gaetano, BeccoGiallo, Padova 2009;
  • Enrico Deregibus, Dizionario completo della Canzone Italiana, Giunti Editore, Firenze 2010;
  • Bruno Mautone, Rino Gaetano. La tragica scomparsa di un eroe, L’ArgoLibro, Grisignano 2013;
  • Enrico Gregori, E io ci sto ancora. Rino Gaetano raccontato da un amico, Giubilei Regnani, Cesena 2014;
  • Enrico Gregori, Quando il cielo era sempre più blu. Rino Gaetano raccontato da un amico, Historica, Cesena 2015;
  • Gian Luigi Caron, Gianna. Rino Gaetano, un cantautore controcorrente, Lampi di stampa, Vignate 2015;
  • Matteo Persica, Rino Gaetano. Essenzialmente tu, Odoya, Bologna 2017.
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