Gaudio, Tony

Tony Gaudio [Cosenza, 20 novembre 1883 – Burlingame, (California, Usa), 10 agosto 1951]

Gaetano Antonio, detto Tony, nacque da Francesco, di professione negoziante, e da Marietta Severini. Apprese in famiglia i segreti del mestiere di fotografo grazie al fratello maggiore Raffaele, nato nel 1873, valente tecnico e ritrattista fotografico, titolare dello studio-laboratorio “Regina Margherita” in piazza S. Giovanni Gerosolimitano e successivamente in via Carmine (oggi via Sertorio Quattromani). Frequentò l’Istituto d’Arte a Roma. Come cineoperatore girò vari cortometraggi d’attualità e vedute documentarie collaborando con Arturo Ambrosio, fondatore della Ambrosio Film di Torino, e secondo alcuni anche con la francese Pathé per il Passage du Mont St.-Bernard, episodio della prima parte di Épopée napoléonienne (1903, di Lucien Nonguet).
Nel 1906 si trasferì a New York assieme al fratello Eugenio, di tre anni più giovane. Inizialmente lavorò come esecutore di song slides, fotografie dipinte a mano e proiettate da una lanterna magica in contrappunto alle esibizioni dei cantanti e dei musicisti di vaudeville che, tra un film e l’altro, intrattenevano il pubblico dei nickelodeon, i primi cinema americani. Nel 1908 venne assunto dalla Vitagraph in qualità di tecnico. Passò quindi alla Independent Moving Pictures del produttore Carl Laemmle, il quale lo incaricò di supervisionare la costruzione del laboratorio della compagnia, promuovendolo in seguito direttore del reparto operatori.
La sua prima pellicola americana come autore della fotografia è Princess Nicotine, or The Smoke Fairy (1909). Nel 1911 curò la fotografia e scrisse i copioni di vari cortometraggi della IMP, quasi tutti interpretati dalla nascente stella Mary Pickford e diretti da uno dei pionieri del cinema americano, Thomas Harper Ince. Nel 1914 partecipò a due film della Biograph, Classmates e The Woman in Black, quest’ultimo interpretato da Lionel Barrymore. Nel 1916, assieme al fratello Eugenio, si trasferì in California, a Los Angeles, dove nascevano i nuovi studios di Hollywood. Prima fu impiegato alla Universal, appena fondata da Laemmle, poi divenne l’operatore di fiducia del regista Fred J. Balshofer nelle società di produzione create da quest’ultimo, la Quality e la Yorke, sussidiarie della Metro, la compagnia dove intanto aveva trovato posto il fratello Eugenio e da cui sarebbe nata, nel 1924, la Metro Goldwin Mayer.
Oltre ai percorsi professionali, in quegli anni anche le vite private dei due fratelli si incrociano: Antonio sposa Rosina Pietropaolo, originaria di Amantea, ed Eugenio la di lei sorella Vincenzina. Alla morte prematura di Eugenio, nel 1920, Tony era sotto contratto con la First National come operatore di fiducia delle sorelle Norma e Constance Talmadge. Nel 1923 e nel 1924 assunse la presidenza dell’American Society of Cinematographers, l’associazione di categoria che il fratello aveva contribuito ad istituire nel 1919. Nel 1925 realizzò due film come regista, The Price of Success e Sealed Lips. A causa di un incidente sul set de La tentatrice (The Temptress, 1926, di Fred Niblo), interpretato da Greta Garbo, subì l’amputazione del mignolo della mano sinistra. Nel 1928, dopo aver lavorato a fianco di registi come Allan Dwan, Frank Borzage, Frank Lloyd, Sidney Franklyn, John M. Stahl e l’oggi dimenticato Robert G. Vignola, di origini lucane, firmò un vantaggioso contratto con la Warner, che aveva appena acquisito la First National: Tony Gaudio era ormai la «grande firma» della fotografia cinematografica degli anni Venti.
All’epoca del muto la macchina da presa era ancora una proprietà personale del lighting cameraman, che poteva apportarvi modifiche a seconda delle proprie esigenze. Anche Gaudio, forte di un’artigianalità appresa agli albori dell’era fotografica e dell’esperienza acquisita sin da bambino nel laboratorio cosentino del fratello Raffaele (lo racconta un articolo dedicatogli nel 1937 dalla rivista «American Cinematographer»), studiò varie migliorie tecniche per la sua Mitchell, a cominciare da un sistema ottico che permetteva di ottenere un ingrandimento dell’inquadratura nel mirino, innovazione poi adottata dalla casa costruttrice su tutte le macchine in produzione. Sperimentò con successo anche un bagno chimico che preparava la pellicola alle riprese in «effetto notte», per filmare di giorno simulando la luce notturna, messo a punto per il film The Song of Love (1923, di Chester Franklin e Frances Marion). Nonostante il carattere difficile e la personalità poco incline ai compromessi, Gaudio era diventato uno dei direttori della fotografia più richiesti di Hollywood, apprezzato sia per la capacità di valorizzare la bellezza delle star che per le competenze tecniche. Il magnate Howard Hughes lo volle per le scene aeree del suo Gli angeli dell’inferno (Hell’s Angels, 1930), film che gli procurò la prima di sei candidature al premio Oscar. Nello stesso anno siglò le immagini di un altro film memorabile, Piccolo Cesare (Little Caesar, di Melvyn LeRoy). Nel 1936 vinse la sua unica statuetta per Avorio nero(Anthony Adverse), ancora per la regia di LeRoy. La Warner gli affidò l’immagine di Bette Davis, star dalla difficile fotogenia, che Gaudio fotograferà in undici film, da Ex-Lady (1933, di Robert Florey) fino a Il signore resta a pranzo(The Man Who Came to Dinner, 1942, di William Keighley). Fu la stagione di massima creatività di Gaudio, che alla Warner lavorò con registi del calibro di Michael Curtiz, William Dieterle e Raoul Walsh.
Assertore convinto della superiorità dell’immagine sul parlato e del cinema come arte visiva per eccellenza, affinò una tecnica fotografica che egli stesso definiva «lighting as in life» e che mirava a ottenere un’immagine realistica, lontana dalla piatta teatralità del cinema sonoro degli anni Trenta: a questo scopo divenne maestro nell’uso dei «Dinky Inkies», piccoli illuminatori a intensità regolabile che gli consentivano di ottenere una luce mirata su volti, oggetti e particolari dell’inquadratura. Sono tanti i film o le sequenze che recano il marchio inconfondibile del suo occhio: la scena della confessione di Florence Vidor all’ignaro marito in Husband and Lovers (1924, di John M. Stahl) o quella iniziale di Ombre malesi (The Letter, 1940, di William Wyler), uno dei film fotograficamente più raffinati tra quanti prodotti dalla Warner, i giochi di luci e ombre sui volti degli attori in Avorio nero o l’illuminazione di scabro realismo di Una pallottola per Roy (High Sierra, 1941), pietra miliare del gangster movie. Le scelte formali di Gaudio, che privilegiavano i chiaroscuri, le ombre e la luminosità contrastata, si adattavano perfettamente alla strategia finanziaria della Warner, improntata alla rapidità di lavorazione e al basso budget, e furono l’elemento determinante di quell’innovativo stile, asciutto e diretto, caratteristico dei film dello studio. Considerato oggi un maestro della fotografia cinematografica in bianco e nero, si cimentò anche col Technicolor: col sistema two-strip filmò On with the Show! (1929, di Alan Crosland), con il three-strip iniziò a girare il celebre La leggenda di Robin Hood (The Adventures of Robin Hood, 1938), ma il produttore Hal B. Wallis, giudicando che le riprese procedessero troppo a rilento, sostituì Gaudio con Sol Polito, altro grande operatore di origine siciliana in forza alla Warner, e il regista William Keighley con Michael Curtiz. Negli anni Quaranta lavorò da indipendente, ottenendo altre due nomination all’Oscar: una per il bianco e nero di Corvetta K-225 (Corvette K-225, 1943, di Robert Rosson e Howard Hawks), l’altra per il Technicolor de L’eterna armonia (A Song to Remember, 1945, di Charles Vidor). Il suo ultimo film, sempre in Technicolor, è Minuzzolo (The Red Pony, 1949), diretto da Lewis Milestone, il regista che anni prima lo aveva licenziato per insubordinazione dal set di The Front Page (1931).
Nel corso della sua lunga carriera, Gaudio curò la fotografia di centinaia di pellicole, nei cui titoli di testa è accreditato a volte col nome di battesimo di Antonio, altre con quello di Gaetano, altre ancora con quello americanizzato di Tony. Ebbe quattro figli: Francesco, Tony, Elena e Vera. Morì nel 1951 per un attacco cardiaco. É sepolto all’Hollywood Forever Cemetery di Los Angeles. (Ernesto Fagiani) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Tony Gaudio, Difficulties of Screen Photography: Natural Photography and the Necessary Screen Illusion, «Moving Picture World», 21 luglio 1917, pp. 392–393.
  • Tony Gaudio, Backward, Turn Backward«The International Photographer», n. 5, 1933, pp. 18-19;
  • Tony Gaudio, Precision Lighting, «American Cinematographer», luglio 1937, p. 278;
  • Anonimo, Little Close-Ups of the ASC: Tony G. Gaudio, «American Cinematographer», febbraio 1922, p. 45;
  • Gaudio Inventor of Epoch-making Device, «American Cinematographer», novembre 1923, p. 5;
  • Tony Gaudio Wins Camera Honors, «American Cinematographer», aprile 1937, pp. 139 e 148;
  • Alex Evelove, Long Record and More Honor for Tony Gaudio on His Screen Work, «American Cinematographer», giugno 1938, pp. 230-231;
  • Walter Blanchard, Aces of the Camera XV: “Tony” Gaudio ASC, «American Cinematographer», marzo 1942, pp. 112 e 137-138;
  • John A. Gallagher, Tony Gaudio, in International Dictionary of Films and Filmmakers, vol. IV, 4 ed., St. James Press, Farmington Hills 2000, pp. 310-312;
  • Stefano Masi, Tony Gaudio, in Dizionario mondiale dei direttori della fotografia, vol. I, Le Mani, Recco 2007, pp. 330-332;
  • Patrick Keating, Hollywood Lighting from the Silent Era to Film Noir, Columbia University Press, New York 2010;
  • I fratelli Gaudio: due cosentini nella storia del cinema, www.famedisud.it.
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