Guidi, Costabile

Costabile Guidi [Corigliano Calabro (Cosenza, 3 gennaio 1891 – 10 settembre 1971]

Nato da Giovanni e da Maria La Porta, ambedue insegnanti elementari, fu giornalista, politico, scrittore e poeta. Dopo aver compiuto gli studi di base presso il «Ginnasio Garopoli» della sua città e quelli liceali presso il Collegio Sant’Adriano di S. Demetrio Corone, andò a frequentare l’Università a Napoli, dove, nel 1914, si laureò in Giurisprudenza. Non si sposò e visse sempre in famiglia, con il fratello Pietro e le sorelle Antonietta e Diodata. Allo scoppio della Prima guerra mondiale partì volontario per il fronte e, in qualità di tenente del 77° Reggimento-Fanteria, prese parte valorosamente a varie azioni belliche, guadagnandosi anche una medaglia d’argento al valor militare e il grado di capitano (1916). La guerra lo segnò profondamente nel corpo (perse in combattimento, l’occhio destro) e nello spirito. «Avvocato e giornalista “ex capitano mutilato di guerra decorato di medaglia d’argento al valor militare”», come sottoscriveva le proprie lettere» (Sergi, 2000a), tornato al paese, fondò nel 1920 la Sezione dell’Associazione Nazionale dei Mutilati e Invalidi di guerra, della quale fu presidente; nella stessa sezione costituì il primo nucleo fascista. Prese parte alla vita politico-amministrativa dai banchi dell’opposizione, dopo essersi schierato col fascismo, del quale, però, cercò sempre di contrastare e fustigare gli eccessi. Nel 1922 fu a capo del comitato costituitosi a Corigliano per raccogliere fondi destinati all’erezione del Monumento ai Caduti, monumento che sarà inaugurato il 23 marzo 1924alla presenza di Michele Bianchi, quadrumviro della marcia su Roma,e, all’epoca segretario generale del Ministero dell’Interno. Del settembre 1924 è un’importante iniziativa culturale di Costabile Guidi: la fondazione de periodico Il Monitore, giornale «trimensile regionale politico-letterario-amministrativo» che non trascura la cronaca cittadina e l’informazione dal territorio tramite corrispondenti locali. Nell’editoriale di presentazione il direttore affermava che il programma del nuovo giornale si racchiudeva nel quadrinomio «Patria, Libertà, Giustizia, Lavoro» e subito dopo aggiungeva: «Noi giovani abbiamo creduto al fascismo come rigeneratore e purificatore della vita politico-amministrativa, ed abbiamo messo al suo servizio, dal ’19 ad oggi, la nostra intelligenza, la nostra opera, il nostro braccio senza nulla chiedere. Ci siamo accorti che abbiamo fatto sgabello agli arrivismi più sfacciati, alle passioni più impure, al lenocinio più basso, specie nella nostra regione e segnatamente nella nostra provincia, ove si acuirono le lotte partigiane, i rancori di famiglia, i personalismi più stupidi». Ma la vita del periodico fu piuttosto breve e accidentata: «Il sequestro o la censura non erano affatto motivo di ripensamento per le posizioni assunte, che continuavano ad essere sostenute con rinnovato ardore e con una perseveranza singolare» (Longo).Per cui ad appena un anno dalla prima uscita, nel dicembre 1925, interrompe le sue pubblicazioni: per motivi politici (contrasti con i dirigenti locali del Fascio), Guidi è«sollevato dal suo incarico con decreto del prefetto fascista di Cosenza Agostino Guerresi» (Sergi, 2000a).Convinto «assertore del Fascismo della prim’ora, del Fascismo dei postulati e delle promesse altisonanti» (T. Affortunato).È stato scritto che «il fascismo fu per Guidi il suo amore e il suo tormento» (G. Iudicissa). Del fascismo si era invaghito quando ancora «non era partito ed aveva solo dei postulati da difendere», rimanendo profondamente deluso quando lo vide ridotto, nella sua città, «a misere beghe personali e municipali».Forse per questo, nel dopoguerra riprende la sua attività di polemista conservatore e lo ritroviamo tra i collaboratori di un giornale democratico, il «Corriere Calabrese»,che si stampa a Catanzaro (Sergi, 2000b).
Assecondando la sua grande passione per la musica (fu provetto suonatore di violino e di altri strumenti), Insieme a un gruppo di amici anch’essi amanti della musica, Guidi nel 1925 fondò la prima Filarmonica coriglianese. Distaccatosi con amarezza dalla vita pubblica, a partire dalla fine degli anni Venti e proseguendolo negli anni successivi, iniziò un lungo percorso di scrittore di novelle, romanzi storici, poesie, opere teatrali che lo renderanno famoso in tutta la regione e oltre, senza mai tralasciare l’attività giornalistica, con numerosi articoli ospitati su giornali regionali come «Rassegna calabrese», «Corriere calabrese», «Calabria letteraria», e anche su testate nazionali, come «Il popolo di Roma», «La Disfida», e altri ancora. Nel 1927 diede alle stampe Le Novelle di Fra Galdino, che Enzo Cumino, storico della letteratura coriglianese, definisce «racconti per lo più brevi, spesso languidi e noiosi, che trattano episodi di vita militare o vicende amorose che fanno pensare a novelle di alcune riviste femminili». Nel 1928 uscì la sua opera più famosa: il romanzo storico L’ultima notte di Sibari. Il romanzo avrà ben quattro edizioni, la più curata delle quali sarà quella del 1934, con belle illustrazioni fuori testo del pittore G. Veronesi, stampata dalla Casa Editrice di A. Milesi e figli di Milano, che nella nota introduttiva si dichiarano «editori entusiasti» del libro «già riconosciuto dalla critica letteraria, al suo primo apparire, come un nobilissimo romanzo destinato al più vivo successo». L’ultima edizione, del 1962, procurerà all’autore il primo premio assoluto al III «Concorso Nazionale di Selezione Letteraria Ciro Punzo». Il romanzo racconta la caduta della splendida metropoli magno greca di Sybaris, causata, oltre che dalla perversione dei costumi dei Sibariti, dalla cieca demagogia del tiranno Telys. «Il romanzo, avvincente nelle scene in cui si illustra la vita quotidiana dei Sibariti, contiene evidenti riferimenti alla situazione italiana e a quella sua personale, come del resto accadrà in molta parte della sua produzione letteraria» (E. Viteritti). L’autore riesce a illustrare con ambientazioni precise la depravazione e la licenziosità dei Sibariti al tempo del regime del demagogo Telys, mettendole in contrapposizione alle virtù morali e civili dei Crotoniati, seguaci di Pitagora e dei suoi insegnamenti. Il romanzo contiene, nella sua trama, anche una dolce e tenera storia d’amore: quella tra Aisa, figlia del sacerdote Callia, e Milone, il celebre atleta crotoniate, più volte vincitore ai Giochi di Olimpia. Al 1934 risale la pubblicazione di un altro importante romanzo: Roveti in fiamme, ambientato nel clima della grande guerra, in cui sono raccontate le partenze dei soldati per il fronte e viene descritto lo strazio dei familiari che accompagnano i soldati al treno. È evidente il carattere autobiografico dell’opera, che non manca di narrare le vicende amorose del protagonista: il giovane ufficiale Mario degli Abati, da identificare con lo scrittore stesso. Nel 1936 fu dato alle stampe Gli avvoltoi, romanzo in cui l’autore si scaglia contro i profittatori che hanno pensato solo ad arricchirsi, mentre gli onesti soffrivano o morivano in guerra. Una naturale continuazione de L’ultima notte di Sibari è da considerare il romanzo storico La fanciulla del Tempio, pubblicato nel 1939 e ambientato nella Magna Grecia del VI secolo a.C., che racconta la storia d’amore tra il giovane scultore Peonio di Mende e la bellissima Dinia, sacerdotessa del tempio di Hera. Vasta fu anche la produzione teatrale di Guidi, di cui si ricordano La deputatessaResurrexitL’ombra di Caino, «irriverente e malinconica esaltazione del Fascismo come movimento capace di rinnovare gli spiriti» (Affortunato).  Tra le sue opere di poesia, si ricordano le raccolte di liriche: Frammenti (1959), Verso il tramonto (1970), Riflessi (1971). Morì in Corigliano Calabro all’età di 80 anni.  A lui è stato intitolato il I Circolo Didattico della città. (Franco Liguori) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Silvio Mollo, L’ultima notte di Sibariromanzo storico di Costabile Guidi, «Il popolo di Calabria», 22 gennaio 1934;
  • Silvio Mollo, Roveti in fiamme, romanzo di storia contemporanea di C.Guidi, «Il popolo di Calabria», 28 maggio 1934;
  • Andrea Coscarelli, Costabile Guidi, l’uomo e l’artista, «Cronaca di Calabria», 31 agosto 1941;
  • Roberto Mandel, Poeti d’oggi.Costabile Guidi, «Cronaca di Calabria», 12 agosto 1962;
  • Ettore Cardamone, In ricordo di Costabile Guidi, poeta e romanziere, «La Freccia», 6 ottobre 1972;
  • Mimmo Longo, Giornali coriglianesi (Profili), ed. Nuova Corigliano, Corigliano Calabro 1994;
  • Giulio Iudicissa, Costabile Guidi:soldato,scrittore,giornalista, «Il Serratore», n.44, novembre 1996;
  • Enzo Cumino, Gli scrittori di Corigliano Calabro (dal 1500 al 1997), Tip. Mangone, Rossano Calabro,1997, pp.295-321;
  • Pantaleone Sergi. Stampa e fascismo in Calabria: quei giornali morti di regime, «Incontri Mediterranei», 2, 2000a;
  • Pantaleone Sergi, I “venti di rivolta” per il capoluogo di regione sul “Corriere Calabrese” degli anni 1949-1950, «Rivista Storica Calabrese, n.s., XXI, 1-2, 2000b;
  • Tiziana Affortunato, “II Monitore” di Corigliano Calabro un giornale d’opposizione al fascismo, «Comunicando», Il, 4, 2001, pp. 521-533
  • Enzo Viteritti, La pratica culturale dal primo dopoguerra ad oggiCorigliano. Storia, cultura, economia (a cura di F. Mazza), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, pp.237-275;
  • Mario De Filippis, La riscoperta archeologica di Costabile Guidi, «Il Quotidiano della Calabria», 13 luglio 2005;
  • Antonio Benvenuto (a cura di), Opere liriche di Costabile Guidi, prefazione di Dante Maffia, Editrice Libreria Aurora, Corigliano Calabro 2006.
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