La Scala, Emilio

Emilio La Scala [Nicastro (Catanzaro), 14 ottobre 1916 – Lamezia Terme (Catanzaro), 15 maggio 1995]

Di famiglia agiata, fece gli studi di base a Nicastro (oggi Lamezia Terme) e frequentò il locale ginnasio-liceo «Francesco Fiorentino». Già negli anni del liceo si attestò su posizioni critiche verso il regime fascista.
Nel 1935, dopo avere conseguito la licenza liceale, col sostegno del padre Carmelo, si trasferì a Milano per frequentare la facoltà di Legge di quella Università e lì ebbe come compagno di corso Luigi Gullo. Nel 1942, conseguito il diploma di laurea, tornò a Nicastro e iniziò a frequentare un nucleo di antifascisti, il cui principale esponente era don Luigino Costanzo, insegnante del Liceo «Francesco Fiorentino».
Mai sposato, nel 1943 si trasferì a Roma dove frequentò lo studio di un altro illustre calabrese, l’avv. Vincenzo Mazzei che diventerà poi deputato all’Assemblea Costituente per il Partito repubblicano italiano. A Roma, dopo l’8 settembre 1943, entrò nella clandestinità e dal Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) della capitale ebbe l’incarico di recapitare messaggi cifrati a esponenti milanesi della Resistenza.
A Milano, nel gennaio del 1944, entrò come commissario politico nella Brigata Artom di Giustizia e Libertà, dopo avere con lealtà evidenziato di essere su posizioni politiche socialiste e non azioniste.
La Brigata Artom (dal nome del partigiano ebreo Emanuele Artom, un giovane storico ucciso dai fascisti) operava nelle valli del Comasco e il partigiano «Vittorio» – questo il suo nome di battaglia – partecipò a numerose azioni di guerra.
Fu nominato presidente di un Tribunale, che aveva il compito di giudicare non solo i fascisti ma anche i partigiani che si fossero resi responsabili di reati. Nel marzo 1945 fu arrestato dalle Brigate Nere e detenuto nella Caserma dei Carabinieri di Como-Borghi, rinchiuso da solo in una segreta e sottoposto a numerosi interrogatori diretti da un ufficiale del S.S. fatto arrivare da Milano. Fu sottoposto a vere e proprie sevizie, in quanto i fascisti ritenevano che nella sua qualità di presidente del Tribunale partigiano, avesse decretato la condanna a morte dell’avv. Paolo Porta, federale fascista di Como, che fu poi fucilato a Dongo.
Verso la metà di aprile del 1945, per il precipitare degli eventi, su ordine del prefetto di Como, Renato Celio, che per tale gesto ebbe salva la vita, assieme ad atri detenuti fu sottratto alle Brigate Nere e rinchiuso nelle Carceri Giudiziarie di Como. In questo luogo fu visitato da un medico e, nel certificato redatto in data 15 aprile 1945, vengono descritte le lesioni riscontrate sul suo corpo, esiti delle torture a cui era stato sottoposto nella Caserma di Como-Borghi.
In un intervista rilasciata il 10 marzo 1989 a lsolo Sangineto, presidente dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, descrisse uno dei «trattamenti» a cui fu sottoposto: «Consisteva nello scaricarmi contro, ma non tanto da colpirmi, le pistole; due militi erano particolarmente accaniti in questo esercizio».
Il 24 aprile 1945, assieme ad altri compagni, durante un trasferimento per essere sottoposto a interrogatorio, però, riuscì a fuggire e raggiungere la sua Brigata. Assieme alla 52ª Brigata Garibaldi ebbe un conflitto a fuoco con la colonna di automezzi nella quale si era nascosto Mussolini diretto in Valtellina.
Passato al Comando militare di Como, visse in prima persona le fasi dell’arresto di Mussolini e fu uno degli estensori dell’inventario dei documenti rinvenuti nella famosa «borsa del duce»: una corrispondenza con il Governo svizzero relativo all’espatrio della famiglia Mussolini, un memoriale intestato a Umberto di Savoia, documenti del ministero degli Esteri per una eventuale pace separata con gli Alleati.
Dopo il 25 aprile 1945 svolse una intensa e frenetica attività; fu nominato responsabile dell’Ufficio legale del Comando partigiano; capo dell’Ufficio prigionieri di guerra; capo della Commissione di epurazione militare; presidente del Cln della zona di Corato, Urio, Laglio e Brienno nel Comasco e, su proposta del presidente del Consiglio Ferruccio Parri, fu chiamato a far parte, in rappresentanza dell’Anppia, di una Commissione consultiva del Governo per la riorganizzazione della Polizia e l’immissione in essa degli ex-partigiani.
Per la sua militanza nelle forze partigiane fu decorato con la Croce di Guerra.
In due anni aveva vissuto un’esperienza che gli aveva ormai cambiato l’esistenza, ma il desiderio di fare ritorno a casa era forte e nel settembre 1945 tornò nella sua Nicastro.
Si iscrisse alla locale sezione del Partito socialista (allora Psiup) ritrovando i vecchi amici: Giovanni e Antonio Marino, Giovanni Notarianni, Mario Notaro, Battista Mancuso, Pietro Cosentino, I’ing. Nicotera e il fratello Marcello, Gaetano Anzani e Antonio Reillo, il fabbro autodidatta che fu sindaco comunista di Nicastro.
Nelle elezioni amministrative del 31 marzo 1946 fu eletto consigliere comunale nella lista socialista e fu candidato alle elezioni per l’Assemblea Costituente. In quella campagna elettorale fu al fianco di Pietro Mancini e accanto a Pietro Nenni nel comizio che questi tenne a Nicastro, dalla loggia sottostante l’aula del Consiglio comunale dl tempo.
La sua breve stella politica a questo punto si spense. Si dedicò ad alcuni affari commerciali assieme a nipoti e altri familiari. Egli stesso raccontò: «Poi, pian piano, fui preso dai miei impegni personali e non potei più interessarmi di politica in maniera attiva, pur continuando a militare nel Partito socialista», partito al quale appartenne coerente fino al giorno della sua morte.
Si spense all’età di 79 anni. Lamezia Terme lo ricorda con una via intestata a suo nome. (Sulla base di un articolo di Franco Borrello) © ICSAIC 2021 – 11 

Nota bibliografica

  • Profili di candidati. Emilio La Scala, in «l’ora socialista» (Catanzaro), 20 maggio 1946;
  • Italo Sangineto, Intervista a Emilio La Scala, commissario politico della brigata GL, Artom, «Bollettino dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea», 1, 1981, pp. 56 sgg.;
  • Franco Borrello, Commemorazione al consiglio comunale di Lamezia Terme del partigiano Emilio La Scala, «Bollettino dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea», 1-2, 1995, pp. 67-70.

Nota archivistica

  • Archivio Icsaic, Carte Emilio La Scala, cartella 40.
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