Larussa, Rocco

Rocco Larussa [Villa San Giovanni (Reggio Calabria), 24 settembre1825 – Roma, 1894]

Primo di tre figli maschi, tutti ferventi patrioti, nacque da Clemente, falegname scillese, e Francesca Giostra, originaria di Catona. Sposò la sorella del pittore Emilio Yunk dalla quale ebbe, oltre alla figlia Maria che condivise col padre l’attitudine alla scultura, anche Duilio, morto fanciullo all’età di solo tre anni.
La storiografia artistica si è ampiamente occupata dello scultore. Scrive nel 1994 Rosario Condò «seguì il padre nell’arte del falegname manifestando però la versatilità per il disegno e la scultura […] con lo scorrere del tempo andava perfezionandosi e durante questo periodo si infervorava, in crescendo, per i nobili ideali di libertà che allora infervoravano il nostro meridione e in particolare la nostra Calabria». A causa della condivisione delle istanze risorgimentali, conferma nella sua biografia Domenico Coppola, il Larussa fu arrestato nel 1848 e poi trasferito dal carcere di Reggio Calabria in quello napoletano di Procida dove conobbe un altro patriota, Giuseppe Cavaleri da Grotteria che «ebbe a suo primo maestro». È probabile che entrambi questi biografi abbiano condiviso quanto Alfonso Frangipane ricordava in un memorabile quaderno della rivista «Brutium» del 1961 (cfr. Artisti calabresi e Risorgimento: 1783-1860) a proposito della partecipazione di tanti giovani artisti calabresi ai moti rivoluzionari che, a Reggio Calabria prima che altrove, portarono all’insurrezione antiborbonica del 2 settembre 1847: una data e un avvenimento che l’artista villese avrebbe onorati con uno dei suoi più famosi monumenti celebrativi, l’Italia (1868).
Ugo De Gubernatis dedicando nel 1889 al Larussa, all’epoca ancora vivente, una breve biografia nell’ambito del suo Dizionario asseriva, in merito alla sua formazione, «studiò in patria e a Messina»; tale affermazione, ripresa nel 1947 anche dalla Bessone Aurelj sembra condivisibile se si guarda al contesto culturale artistico che, nei primi decenni dell’800, vedeva riaprirsi in Messina, per decreto di Ferdinando II (1838), l’abolita Università al cui interno operava una cattedra di Disegno, Pittura e Nudo affidata fino al 1848 a Letterio Subba. L’ipotesi di una formazione del Larussa presso l’istituzione messinese sembrerebbe, inoltre, trovare riscontro nel fatto che il documentato concorso da lui sostenuto nel 1863 per accedere alla Scuola di Scultura della Regia Accademia Albertina di Torino era riservato, come da Regolamento vigente in quell’Istituto dal 1859, ad «allievi di altre accademie». Iniziava nel 1863 l’alunnato dello scultore calabrese nella rinomata Accademia torinese e la frequenza alla Scuola di Scultura la cui cattedra, in quegli anni, era tenuta da una delle più affermate e apprezzate figure della scuola lombarda e italiana dell’800, il ticinese Vincenzo Vela. 
La documentazione archivistica conservata presso l’Accademia Abertina risulta di grande interesse per la ricostruzione di quegli anni che dal 1863 al 1867 vedono il Larussa partecipare alle annuali Esposizioni della Società Promotrice di Belle Arti di Torino ambita meta degli allievi delle Scuole di Pittura e Scultura del tempo: nel 1865 viene scelto dal Consiglio Accademico, preposto alla selezione delle opere, il busto in marmo raffigurante La preghiera e l’anno successivo un «modello di statua colossale in gesso» rappresentante l’Italia e il busto in marmo de Il Prof. Piria, oggi in possesso dell’Istituto Tecnico reggino a questi intitolato. Entrambe le opere vennero poi esposte anche all’International Exhibition di Dublino del 1866. Per quanto concerne il modello in gesso dell’Italia, al quale seguì la realizzazione dell’imponente scultura in marmo, oggi nell’omonima piazza reggina, si apprende dal carteggio conservato nell’archivio torinese che il Prefetto di Calabria Ulteriore I si rivolse all’Accademia per ottenere un giudizio di merito sul modello in creta presentato dall’artista. Il Consiglio accademico esaminatolo pronunziava «unanime giudizio di lode». Il monumento, per il quale Larussa aveva tenuto presente quello dedicato a Daniele Manin in Torino eseguito dal suo maestro Vincenzo Vela alcuni anni prima (1861), veniva inaugurato il 12 settembre 1868. Ricordano i biografi come «l’egregio artista non lavorando per amor di lucro, ma per patriottismo», avrebbe inoltre raffigurato il generale dei Mille nel monumento a lui dedicato, restituendone la fisionomia del volto come in «un vero ritratto», oggi purtroppo non più apprezzabile. Più tardo il monumento celebrativo dedicato a Federico Genoese (1805-1848) insigne patriota, raffinato collezionista e munifico nel finanziare le opere di pietà. In relazione a questo la Congregazione di Carità della città di Reggio decideva nel 1870, di far realizzare un monumento da collocarsi nell’atrio dell’asilo, a lui intitolato, che allora andava erigendosi. Se ne affidava l’esecuzione al Larussa in data 29 ottobre 1872. Risultata l’opera di dimensioni tali da sconsigliarne la primaria destinazione, essa veniva collocata nell’omonima piazza. 
In quegli stessi anni venivano commissionati allo scultore, tanto da privati quanto da enti pubblici, alcuni busti-ritratto di illustri cittadini reggini. Tra le effigi scolpite nel marmo, oggi esposte nelle sale della Biblioteca «Pietro De Nava»di particolare interesse è il busto marmoreo raffigurante lo storico e politico Domenico Spanò Bolani. A tergo del busto si legge «Stima ed affetto/R.Larussa/1880». Eseguito per essere conservato nella dimora di famiglia, il busto finora sfuggito alla storiografia artistica, arricchisce il già nutrito catalogo dello scultore calabrese. Il taglio del marmo, assolutamente simile a quello del busto raffigurante Demetrio Salazar, oggi presso la Pinacoteca civica reggina, e a quello del pittore Giuseppe Benassai firmato «Larussa.R./1879», evidenzia una palese condivisione delle «scelte di stile» operate nella ritrattistica dal suo più illustre maestro Vela.
Agli anni Settanta si datano alcune prestigiose committenze per la cappella del SS. Sacramento nella Cattedrale reggina, come ricordato dalla Visita pastorale di Mons. Converti del 1873: «da pochi giorni alle prime due [nicchie] furono situate le statue a destra dell’apostolo S. Pietro e a sinistra di S. Paolo in atto di predicare e tiene accanto la prodigiosa colonna avvampante, e S. Bonaventura […] Nelle altre edicole vi son i quattro Evangelisti e poi San Tommaso D’Aquino. Le statue sono modellate in gesso di getto. Lavoro dell’artista sig. Rocco Larussa di Villa San Giovanni». Le statue purtroppo sono andate perdute durante il terremoto del 1908. 
La produzione del Larussa annovera, inoltre, una considerevole quantità di sculture in marmo eseguite per ornamento di monumenti funerari di famiglie della buona borghesia meridionale: nel Gran Camposanto della vicina Messina il Monumento ad Angelo Anatra (1873) e in quello di Reggio, oltre al Monumento per la Famiglia Mazzitelli (1872) e per la Famiglia Vollaro, di squisita delicatezza è il bel ritratto per la sepoltura del figlioletto Duilio, morto nel 1883. 
Una tangibile testimonianza dell’apprezzamento e della stima che circondavano l’anziano maestro è rappresentata dalla sua nomina a primo direttore della Scuola di Arte applicata all’industria, sorta in Reggio con Regio Decreto del 5 novembre 1881, e alla quale donò «nove bellissimi modelli in gesso di disegni di ornato tratti dal vero», oggi non rintracciabili. 
Lo scultore chiuse la sua laboriosa esistenza in Roma all’età di 69 anni. (Maria Teresa Sorrenti) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Angelo De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi, pittori, scultori e architetti, Le Monnier, Firenze  1889, ad vocem;
  • Antonietta Maria Bessone Aurelj, Dizionario degli scultori ed architetti italiani, Società anonima editrice Dante Alighieri, Genova 1947, ad vocem;
  • Alfonso Frangipane, La statua dell’Italia caduta a Reggio, «Cronaca di Calabria», XXVI, 27, p. 3; 
  • Rosario Condò, Lo scultore Rocco Larussa, «Brutium», LXIII, 4, 1984;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Ottocento e Novecento: dizionario degli artisti calabresi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, ad vocem;
  • Alfonso Panzetta, Dizionario degli scultori italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, Allemandi, Torino 1994, ad vocem;
  • Grazia Musolino, Il censimento del Gran Camposanto di Messina e la produzione funeraria tra Ottocento e Novecento, in Giovanni Molonia e Pippo Azzolina (a cura di), Un libro aperto sulla città. Il Gran Camposanto di Messina, La Grafica Editoriale, Messina 2000, pp. 105-106;
  • Fabio Cafagna, E. Cristina, Beatrice Zanelli, Apparati. Allievi di Vincenzo Vela all’Accademia Albertina 1856-1867, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia» (Lugano), XI, 52, 2011, pp. 629-639: 633-634;
  • Rosella Grassi, La scuola di scultura di Vincenzo Vela. Appunti dall’Archivio Storico dell’Accademia Albertina di TorinoSvizzeri a Torino nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia» (Lugano), XI, 52, 2011, pp. 614-628.
  • Maria Teresa Sorrenti, Il Patrimonio artistico degli Enti tra committenza pubblica, acquisti e donazioni, in Simonetta Valtieri (a cura di), “La “Grande Ricostruzione” dopo il terremoto del 1908 nell’ area dello Stretto», Clear, Roma 2008, pp. 354 -371;
  • Domenico Coppola, Profili di calabresi illustriRocco Larussa (1824-1894), Pellegrini, Cosenza 2010, pp. 77-80;
  • Maria Teresa Sorrenti, La conservazione del patrimonio e la ricerca dell’archivio. Il “caso” del monumento all’Italia di Rocco Larussa, «Rivista Storica Calabrese», A. XXXIV, 1-2, 2013, pp. 121-134;
  • Maria Teresa Sorrenti, L’istruzione artistica in Calabria tra ’800 e ’900. La nascita dell’Istituto d’Arte, in Serena Carbone (a cura di) La Calabria e le Biennali di Monza. Una marcia di artisti e sognatori, Alfagi, Reggio Calabria 2014, pp. 119-144.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Reggio Calabria (ASRC), Prefettura, Affari speciali dei Comuni, Bozzetti pel monumento a Garibaldi, inv. 18 B. 52;
  • ASRC, PrefetturaSpostamento della statua dell’Italia, inv. 25, B. 239, f. 234;
  • Archivio Storico Comune di Reggio Calabria, Delibere dell’Amministrazione Provinciale di Reggio CalabriaSessione ordinaria di autunno dell’anno 1866, B. 9, f. 2;
  • Archivio Accademia Albertina di Torino, AABA TO 20, 1863, Saggio di ammissione alla Scuola di Scultura, Tema per allievi provenienti da altre Accademie;
  • Archivio Accademia Albertina di Torino, AABA TO 20, 46, 1866, Esame richiesto dal Prefetto di Calabria Ultra Prima, Modello in creta. L’Italia; Verbale trasmesso al Prefetto di Calabria Ultra Prima con giudizio della Commissione.
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