Liguori, Giorgio

Giorgio Liguori [Montegiordano (Cosenza), 1 ottobre 1922 – Belsito (Cosenza), 21 dicembre 1970]

Primogenito di quattro figli nacque da Pietro e Maria Giuseppa Lamanna, una «famiglia modesta ma laboriosa» trasferitasi a Montegiordano all’inizio del Novecento dal limitrofo comune di Oriolo. Il padre era un piccolo imprenditore nel settore dei trasporti e della produzione di olio di oliva; la madre aveva una piccola azienda agricola che conduceva insieme al marito. Durante la guerra la sua famiglia condivise quello che produceva con altre in gravi difficoltà. 
I suoi genitori, non istruiti, fecero molti sacrifici per farlo studiare. Frequentò il Regio Liceo Ginnasio di Castrovillari dove conseguì la maturità classica. Si trasferì a Bari dopo l’8 settembre 1943 per frequentare l’Università, laureandosi in Medicina e chirurgia nel 1949. Nei sei anni di corso, a seguito di “contrasti accademico-politici” con alcuni docenti, si trasferì prima all’Università “La Sapienza” di Roma, poi  presso l’Università di Modena e, infine, nuovamente a Bari.   
Sposatosi nel 1951 con Maria Giuseppa Meo, ebbe tre figli, Rita, Piero e Riccardo. 
Esercitò la professione di medico condotto ed ufficiale sanitario nel suo paese natale. 
In gioventù, pur avendo ricevuto un’educazione cattolica, manifestò idee politiche di sinistra, partecipando nel 1943, insieme ad altri “figli del popolo” di Montegiordano, al locale Comitato nazionale di liberazione (Cln), firmando «per il segretario del Pci» una missiva inviata dallo stesso Cln al prefetto di Cosenza. Si formò alla “scuola politica” del maestro direttore di banda Francesco Migliaccio, primo sindaco di Montegiordano del secondo dopoguerra, militante del Partito d’Azione e poi del Pri. 
Con l’acuirsi della guerra fredda tra Usa e Urss si lasciò attrarre dagli ideali e dall’azione di due grandi figure del cattolicesimo democratico, Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, decidendo di entrare in politica, con l’intento di fare qualcosa per sollevare le misere sorti della gente della Calabria e in particolare dell’Alto Ionio cosentino, territorio a quel tempo molto depresso. Si iscrisse così alla Democrazia Cristiana nella quale militò fin dal 1952. Fu segretario della sezione di Montegiordano dal 1956 al 1965. Componente del Comitato provinciale della Dc dal 1959, fu co-segretario e dirigente organizzativo del partito dal 1964 al 1967, organizzando, nell’autunno 1966, la visita, in provincia di Cosenza, del segretario nazionale Mariano Rumor, futuro presidente del Consiglio dei Ministri. 
Fu apprezzato e stimato non solo nella Dc, fungendo da abile paciere nelle lotte fra correnti (dorotea e sinistra di base, in primis), ma anche dagli avversari per le sue capacità di dialogo e di mediazione nel tessere rapporti volti a promuovere azioni per il bene comune.
Nel 1960 venne eletto consigliere provinciale nel collegio di Trebisacce-Oriolo e quattro anni dopo fu confermato in tale carica, passando dall’undicesimo al terzo posto tra gli eletti del suo partito.
Entrò a far parte nel 1962, in qualità di assessore al personale, della prima storica Giunta provinciale di centro-sinistra (Dc-Psi) del Meridione, la terza in Italia dopo quelle di Milano e Genova, presieduta da Antonio Guarisci.
Fu tra i fautori in Calabria di questo nuovo processo politico, precorrendo i tempi di quello che avvenne a livello nazionale nel 1963: la nascita del governo di centro-sinistra. Un processo che, come scrive lo storico Vittorio Cappelli, «formerà nella Dc cosentina un nuovo personale politico». 
Nel 1963, con una delegazione della Provincia di Cosenza, visse un’importante esperienza: il viaggio negli Usa in occasione del III Congresso Italiano di Medicina Forense, che si tenne a New York e a Washington, con la partecipazione del Cnr e dell’Accademia Nazionale dei Lincei. 
Per otto anni Liguori ricoprì l’incarico di assessore provinciale, portando a termine uno dei suoi traguardi più significativi: il varo della nuova “Pianta organica” della Provincia (l’ultima risaliva al 1949), approvata all’unanimità dal Consiglio provinciale: un’impresa non facile in un’epoca caratterizzata da forti scontri ideologici.
Partecipò attivamente ai congressi della Dc, risultando anche eletto delegato ai congressi nazionali di Firenze, nel 1959, di Roma, nel 1964, e di Milano, nel 1967.
Oltre che consigliere provinciale, ebbe altri incarichi istituzionali: amministratore della Comunità montana del «Ferro e Sparviero», oggi «Alto Ionio», e si impegnò anche per la nascita del «Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini dello Jonio Cosentino». Come componente del consiglio generale e del direttivo del Consorzio del nucleo industriale di Sibari, contribuì, tra l’altro, all’avvio della realizzazione del porto di Corigliano. 
Socio delle Acli calabresi fu anche componente del collegio dei probiviri del Consorzio aclista per le cooperative agricole. Animatore dell’attività dei lavoratori cristiani calabresi, fu organizzatore di Circoli Acli, promuovendo attività culturali e sportive fra i giovani aclisti. Sempre come aclista si batté per fare assumere ai lavoratori cristiani un ruolo di avanguardia nell’organizzazione delle iniziative acliste, riuscendo a organizzare cooperative agricole nell’Alto Ionio. 
La sua professione di medico lo portava quotidianamente al rapporto confidenziale con i più bisognosi, ai quali si rivolgeva come amico e confidente e dei quali comprendeva ansie, difficoltà e sacrifici. E nel corso di tutta la sua attività politica si fece carico delle istanze delle popolazioni della sua terra.
Sostenne il progetto dell’ospedale di Trebisacce ed avanzò la proposta di creare un «centro di maternità» nel comprensorio di Oriolo per consentire alle donne di partorire in sicurezza, in un’epoca in cui il parto in casa era molto diffuso ma molti erano i rischi per la madre e il nascituro. 
Amico del ministro Gennaro Cassiani, e quindi dell’emergente parlamentare cosentino Dario Antoniozzi, del quale fu uno dei più stretti collaboratori, negli anni Sessanta riuscì a mettere in moto diversi progetti di sviluppo agricolo, industriale e turistico nonché a far realizzare infrastrutture primarie nell’Alto Ionio.
Dopo l’esperienza di candidato alla Camera dei Deputati nel 1968 quando raccolse 19 mila voti in tutta la regione, il 7 giugno 1970 fu eletto al Consiglio regionale della Calabria, nella circoscrizione di Cosenza, risultando tra i più votati dei quaranta consiglieri della prima Legislatura, con oltre 11 mila preferenze. Entrò a far parte della Commissione consiliare per lo Statuto, nel periodo difficile seguito ai moti di Reggio Calabria per ottenere il capoluogo regionale.
Morì tragicamente appena sei mesi dopo, il 21 dicembre 1970 in un incidente nel tratto Rogliano-Grimaldi dell’autostrada Salerno-Reggio, proprio mentre si stava recando a Catanzaro alla seduta del Consiglio regionale, l’ultima prima della pausa natalizia. Dopo oltre 24 ore dalla denuncia della scomparsa da parte della famiglia, il suo corpo venne trovato vicino alla sua auto finita in un profondo burrone sotto un viadotto, in territorio di Belsito, non molto distante dal fiume Savuto, una zona impervia dell’Appennino. Aveva solo 48 anni.
L’11 febbraio dell’anno dopo fu solennemente commemorato in Consiglio Regionale. Montegiordano lo ricorda con un busto in bronzo nella Piazza Tarsia, oltre ad avergli intitolato il Lungomare della frazione marina. Anche Oriolo (comune di origine della famiglia) lo ricorda con l’intitolazione di una Via. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • I consiglieri provinciali, «Il Mattino» (ed. Calabria), 9 novembre 1960;
  • Domenico Licursi, A colloquio con il dott. Giorgio Liguori. Ansie e prospettive della gente dell’Alto Jonio, «Parola di vita», 27 maggio 1967;
  • Benito Lecce, Elezioni e Alto Jonio, «Alto Jonio», maggio 1968;
  • Domenico Licursi, Giulio Burgo, Benito Lecce, Francesco Basile, Francesco Cuccunato, Pierino Greco, Con la scomparsa del dr. Giorgio Liguori, anno zero per i paesi dell’Alto Jonio, «Hordeolum, Voce dell’Alto Jonio», dicembre 1970;
  • Saro Ocera, Consigliere regionale calabrese muore in un incidente stradale, «Gazzetta del Sud», 23 dicembre 1970;
  • L’estremo saluto al dott. Liguori, «Gazzetta del Sud», 24 dicembre 1970;
  • Michele Viceconte, Sgomento per la morte di Liguori, «Parola di vita», 16 gennaio 1971;
  • Domenico Monaco, Giorgio Liguori. Un missionario della politica «Zjarri», 20 febbraio 1971;
  • Leonardo e Luigi Odoguardi, Alto Jonio calabrese. Una solitaria contrada del sud, Pacini Fazzi Editore, Lucca 1983;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici, in Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità ad oggi. La Calabria, Einaudi Editore, Torino 1985, pp. 493-584;
  • Riccardo Liguori, La storia politica di un comune del meridione d’Italia: Montegiordano, Galasso Editore, Trebisacce 1992;
  • Francescantonio Franco, Uomini, luoghi, storia e storie dell’Alto Jonio: Giorgio Liguori, «Confronti», marzo 2005; 
  • Vincenzo Bertolone, In visita pastorale a Montegiordano, ricordando Giorgio Liguori, «Gazzetta del Sud», 16 gennaio 2011;
  • Antonio Eboli, Ricordi e considerazioni di un socialista calabrese, Tip. R. Gnisci, Paola 2014.

Sitografia 

  • www.giorgioliguoriperlacalabria.it/.

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