Lucifero, Alfonso

Alfonso Lucifero [Crotone (Catanzaro) 12 agosto 1853 – Roma 17 giugno 1925]

Nacque in una delle più antiche famiglie patrizie della città, dal marchese Antonio, regio ispettore onorario dei monumenti e degli scavi del circondario di Crotone, sindaco della città nel 1873-1874 e commissario straordinario nel 1875, e dalla nobildonna Teresa Capocchiani. Fratello di Alfredo, ufficiale superiore della Marina, di Adolfo, pittore, e di Armando, storico, archeologo e poeta, fin da giovane ricevette un’educazione rigida e si dedicò alla cura delle proprietà di famiglia. 
Nelle elezioni politiche del 23 maggio 1886 si candidò per la prima volta alla Camera nel collegio di Catanzaro I e con 6.687 preferenze non riuscì a essere eletto. Nelle elezioni supplementari del 2 marzo 1890, indette dopo la morte del deputato catanzarese Giacinto Oliverio (20 gennaio 1890) con 6.686 voti fu eletto deputato nel collegio di Catanzaro I. Il 17 maggio e l’11 giugno fu relatore del disegno di legge «Leva militare di terra sui giovani nati nel 1870». 
Nelle elezioni generali del 23 novembre 1890 si ricandidò nel collegio di Catanzaro I e con 9.044 consensi fu il primo eletto nella circoscrizione, seguito da Enrico De Seta, Bernardino Grimaldi e Bruno Chimirri. L’8 dicembre fu fra i firmatari della proposta di legge per dichiarare monumento nazionale il fortino di Vigliena a San Giovanni Teduccio; riconosciuto tale dal regio decreto 25 settembre 1910, n. 799. Il 5 aprile 1892, in nome del deputato Giuseppe Marchiori, presentò la relazione del disegno di legge «Sulle strade comunali obbligatorie». 
Nelle elezioni politiche del 6 novembre 1892 con 2.594 voti fu rieletto nel collegio di Crotone. Il 1° dicembre 1892, con Bruno Chimirri e altri, entrò nella Commissione di vigilanza sull’Amministrazione del Fondo del culto. Fu membro della Giunta delle petizioni. 
Nelle elezioni generali del 26 maggio 1895, ricandidatosi nel collegio di Crotone, riconfermò il suo seggio alla Camera con 2.166. Nella XIX legislatura ricoprì, dal 10 giugno 1895 al 2 marzo 1897, l’incarico di segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera. 
Nelle successive elezioni del 21 marzo1897 fu rieletto nel collegio di Crotone con 1.891 preferenze; il suo sfidante, il socialista Carlo Turano raccolse 546 voti. Alla Camera fu riconfermato, dal 5 aprile 1897 al 17 maggio 1900, segretario dell’Ufficio di presidenza. 
Nelle elezioni politiche del 3 giungo 1900 riconfermò il suo seggio alla Camera con 2.243 consensi ottenuti nel collegio di Crotone. Nella legislatura riassunse, dal 16 giungo 1900 al 18 ottobre 1904, la carica di segretario dell’Ufficio di presidenza. Fu relatore del disegno di legge sul quarto censimento della popolazione del Regno. 
Con l’assassinio di Umberto I, fu estensore del documento d’indirizzo di saluto e devozione presentato alla Camera per l’ascesa dei nuovi sovrani, Vittorio Emanuele III ed Elena. 
Nel 1903 dal matrimonio con Elena Cloan-Spyer nacque il figlio Roberto; antifascista, Costituente e deputato della Repubblica.
Nelle elezioni nazionali del 6 novembre 1904, con 1.965 preferenze fu rieletto nel collegio di Crotone; il suo sfidante, il socialista Carlo Turano raggiunse 554 voti.  Dal 30 novembre 1904 all’8 febbraio 1909, riconfermò l’incarico di segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera. Nel 1904 fu fa i promotori dell’iniziativa legislativa che portò all’istituzione del comune di Carfizzi. Con il terremoto del 1905 e, in misura maggiore con quello del 1908, richiese provvedimenti a favore della Calabria. Fu membro della Commissione sugli studi sulla Convenzione di riscatto delle ferrovie meridionali, incaricò cui rinunciò per motivi familiari e per gli impegni da segretario.
Nelle elezioni del 7 marzo 1909 fu rieletto con 2.393 preferenze nel collegio di Crotone. Dal 24 marzo sino al 14 dicembre 1909, ricoprì ancora una volta l’incarico di segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera. Con la formazione del II governo di Sidney Sonnino (11 dicembre 1909 – 31 marzo 1910), del quale fu amico e sostenitore, ricevette il suo primo incarico ministeriale come Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione pubblica. Sul tema della scuola sostenne con forza la necessità di una radicale riforma delle strutture scolastiche, il superamento delle distinzioni di sesso nell’insegnamento e la possibilità per le donne di essere ammesse alle cattedre nelle scuole medie maschili e miste. Fu contrario all’abolizione del greco nei ginnasi. Il problema dell’istruzione fu considerato legato al tema della questione meridionale, essendo l’analfabetismo causa ed effetto dell’inferiorità di gran parte del Mezzogiorno. Nella seduta del 2 maggio 1912 intervenne nella discussione della riforma politica elettorale e fu tra i pochi a dichiarasi favorevole all’allargamento del suffragio elettorale alle donne o, quanto meno, a tutti i maggiorenni che sapessero almeno leggere. Fu anche propenso all’attribuzione del diritto di voto agli analfabeti, giudicati capaci di esercitare scelte politiche. Intervenne anche nella discussione di diversi articoli della legge. Questo suo orientamento emerse già nel 1907 con una petizione alla Camera per concedere il voto alle donne e durante il dibattito sulla riforma della legge politica elettorale del 1892.
Nella competizione generale del 26 ottobre 1913, partecipò alla sua ultima campagna elettorale e con 5.500 preferenze fu riconfermato alla Camera nel collegio di Crotone. Nella XXIV legislatura fu, dal 29 novembre 1913 al 29 settembre 1919, membro della Giunta per il regolamento interno e, dal 3 aprile 1914 al 29 settembre 1919, componente della Giunta per le elezioni. Nel 1913 fu designato membro della Commissione per l’esame dei trattati di commercio e delle tariffe doganali. Nello stesso anno, non fu eletto nella Giunta generale del bilancio. Il 3 febbraio 1914 commemorò alla Camera il deputato crotonese Giovanni Barracco.
Nel 1914 richiese interventi straordinari a favore della Calabria per attenuare la quasi totale perdita del raccolto a causa dei danni provocati dalla forte siccità. Con lo scoppio della Grande guerra, appresa dal re Vittorio Emanuele III la notizia dell’entrata in guerra contro la Triplice Alleanza, rifiutò il portafoglio del Ministero del Tesoro offertogli da Antonio Salandra. Favorevole al mantenimento dell’alleanza con gli imperi centrali, negli anni del conflitto accantonò le sue divergenze, schierandosi unicamente per la vittoria della patria. 
Il 19 febbraio 1915 commemorò alla Camera il crotonese deputato crotonese Gaetano Cosentini. Con la fine delle ostilità, decise di non potersi schierare né con gli esaltatori della vittoria né con i sabotatori della guerra. Coerentemente al suo atteggiamento non ripresentò la sua candidatura alle elezioni politiche del 1919, ritirandosi dalla scena politica nazionale. Nella campagna elettorale diffuse un manifesto di ringraziamento indirizzato agli elettori crotonesi per la fiducia accordatagli per le nove legislature.
In Parlamento s’interessò dei problemi dell’organizzazione interna dello stato, alle questioni di politica estera e dei problemi della giustizia, sostenendo che questa dovesse essere meno costosa e maggiormente accessibile ai più bisognosi. Sollecitò il governo all’ampliamento delle competenze in materia civile e penale, dei pretori, alla revisione dell’istituto del gratuito del patrocino e alla separazione dai tribunali ordinari della sezione per i minorenni. 
Rilevante fu il suo interesse per il rafforzamento e l’ampliamento delle ferrovie calabresi, come la linea Cosenza-San Giovanni in Fiore-Crotone – realizzata poi dal figlio Roberto – la bonifica della palude dell’Esaro nel crotonese e della Marina di Catanzaro, la costruzione di ponti sui fiumi Esaro e Neto. Conscio dell’importanza dei servizi marittimi, fu fra i promotori per l’ingrandimento del porto di Crotone, ottenendone il passaggio dalla seconda alla prima categoria. L’influenza della famiglia favorì la sua attenzione al patrimonio archeologo calabrese, richiedendo l’erogazione di finanziamenti per gli scavi di Sibari. Contribuì alla legge di concessione delle acque dei fiumi silani, considerati come sorgente per sviluppo e crescita per la regione. Il suo impegno per Crotone si manifestò anche nel consiglio provinciale di Catanzaro, dove fu per diversi anni consigliere. 
Fu fra i fondatori, con Sidney Sonnino e Francesco De Renzis, delle «Conferenze dantesche» e de «Il Giornale d’Italia». Collaborò con riviste scientifiche come «Nuova Antologia» e la «Rassegna Contemporanea» e fu autore di diversi volumi in versi, molti dei quali restano ancora oggi inediti. 
Si spense all’età di 72 anni. Il 18 giugno 1925 fu commemorato alla Camera dal deputato crotonese Gianbattista Madia, che ricordò la sua vasta cultura, la sua concezione del mandato politico come una missione e una milizia e l’intensa opera svolta in Parlamento e nel Governo, come un esempio di probità e fedeltà per le generazioni future. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2021 – 5 

Opere

  • Ulrico: poemetto in cinque canti, Tipografia Malvolti, Rimini 1872;
  • Armonie e dissonanze: poesie, Tipografia e stereotipia, Napoli 1875 
  • Stonature, Fratelli Carluccio, Napoli 1879;
  • Pel regno della legge, Manuzio, Roma 1909;
  • Invita Minerva, Manuzio, Roma 1909;

Nota bibliografica

  • Camera dei deputati, Atti parlamentari, XXVII legislatura, discussioni, 18 giungo 1925;
  • Angelo Vaccaro, Kroton, Mit, Cosenza 1966, ad indicem;
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria: dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 311-313;
  • Francesco Spezzano, La lotta politica in Calabria: (1861-1925), Lacaita, Manduria 1968;
  • Francesco Barbagallo, Stato, parlamento e lotte politico-sociali nel Mezzogiorno (1900-1914), Guida, Napoli, 1976;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Crotone: storia, cultura, economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992, ad indicem

Nota archivistica 

  • Archivio storico della Camera dei deputati, Alfonso Lucifero, (1890-1919) (https://storia.camera.it/)
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