Lupinacci, Ercole

Ercole Lupinacci [San Giorgio Albanese (Cosenza), 23 novembre 1933 – San Cosmo Albanese (Cosenza), 6 agosto 2016]

Nacque a San Giorgio Albanese, comunità arbëreshe della provincia di Cosenza, e crebbe in una famiglia di umili origini il cui padre, Antonio, era falegname, e la madre, Giorgetta Verri, casalinga. Frequentò le scuole elementari e medie nel Piccolo seminario italo-albanese di San Basile intitolato a papa Benedetto XV. Proseguì gli studi nel Pontificio collegio greco di Sant’Atanasio a Roma, importante luogo di formazione teologica e culturale. Fu ordinato sacerdote il 22 novembre 1959 da mons. Giovanni Mele, vescovo di Lungro (1919-1979). L’anno successivo ottenne la licenza in teologia alla Pontificia Università Gregoriana. In seguito ebbe l’opportunità di insegnare vicino al paese di nascita, ossia nel Liceo Statale di San Demetrio Corone. Dal 1960 al 1963 collaborò come vicario-cooperatore nella parrocchia di San Demetrio Megalomartire a San Demetrio Corone. Nel 1963 fu chiamato a guidare la parrocchia di San Pietro e Paolo a San Cosmo Albanese, ruolo che mantenne per molti anni.
Il 25 marzo 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Piana degli Albanesi in Sicilia, Eparchia degli italo-albanesi dell’Italia insulare. La cerimonia di consacrazione episcopale si tenne il 6 agosto in questa cittadina nella cattedrale di San Demetrio Megalomartire. Unitamente a mons. Giovanni Stamati, vescovo di Lungro (1979-1987), concelebrarono gli arcivescovi Saba Youakim e Miroslav Marusyn.
Il 7 giugno del 1987 mons. Stamati morì, rendendo vacante la sede episcopale. Il 30 novembre dello stesso anno Giovanni Paolo II nominò Lupinacci quale vescovo dell’Eparchia di Lungro. L’ingresso solenne nella cattedrale di San Nicola di Mira avvenne il 17 gennaio 1988.
L’attività pastorale del nuovo vescovo fu da subito rivolta verso i fedeli della Diocesi, con uno sguardo anche ai cattolici d’Albania. Nel 1991, infatti, guidò una visita nel «Paese delle aquile» per conto della Santa Sede, con l’obiettivo di capire i problemi e le esigenze dei fedeli di quel territorio e di ricostruire la loro vita ecclesiale. Fu coadiuvato in questo compito da mons. Vincenzo Paglia, parroco di S. Maria in Trastevere a Roma, e dal gesuita Pedro Majone. In Albania ebbe contatti con il governo del tempo, con esponenti musulmani e cristiano-ortodossi, nonché con i religiosi cattolici perseguitati durante il regime di Enver Hoxha, esprimendo loro solidarietà e appoggio.
In sintonia con gli usi liturgici della Chiesa bizantina, fu molto sensibile ai cicli pittorici dei luoghi di culto della diocesi. Le chiese furono arricchite per sua volontà da splendidi mosaici, pitture parietali e icone, eseguiti da maestri iconografi del mondo greco e della stessa comunità italo-albanese. Già come parroco di San Cosmo Albanese, aveva commissionato al pittore cretese Nikos Jannakakis la decorazione delle navate laterali del santuario dei Santi Cosma e Damiano. Nel 1991 si realizzò, sempre per sua ideazione, l’iconostasi della chiesa di San Benedetto Ullano. Inoltre promosse la costruzione di nuovi edifici di culto in stile bizantino (come Santa Maria di Costantinopoli a Castrovillari nel 2003), con relativi mosaici e dipinti murali, realizzati da maestranze albanesi ed elleniche.
Il suo impegno si concretizzò anche attraverso l’associazionismo e la pastorale sociale, favorendo la nascita di organizzazioni laiche animate da spirito cristiano. Parimenti incoraggiò le iniziative della Caritas diocesana come centro di ascolto e di assistenza per i fedeli in difficoltà economiche.
Durante il suo ministero si impegnò molto sul versante dell’ecumenismo. In più occasioni sottolineò la particolarità della Chiesa italo-albanese e il suo ruolo fondamentale nel dialogo tra le due Chiese d’Occidente e d’Oriente. 
Fu un presule molto attento alla questione dello spopolamento dei paesi arbëreshë. Infatti nel 1982, quando era vescovo di Piana degli Albanesi, si rivolse a Giovanni Paolo II per sottolineare le esigenze pastorali di questi paesi; nell’ottobre di quell’anno la Segreteria di Stato gli comunicò che il Papa aveva accolto i suoi suggerimenti portandoli all’attenzione degli organismi competenti della Santa Sede.
Fu altrettanto impegnato nel mantenimento di un costante dialogo con tutti i sacerdoti della diocesi e con i fedeli.Sempre a cadenza mensile tenne il ritiro del clero a San Basile favorendo così l’ascolto delle proposte dei religiosi. D’altra parte l’estensione territoriale della diocesi di Lungro (che ha la giurisdizione su parrocchie esterne dai confini calabresi), richiedeva un necessario e continuo dialogo tra Curia e comunità religiose. Annualmente, invece, avevano luogo le Assemblee diocesane a San Cosmo Albanese e ad Acquaformosa, durante le quali venivano illustrati e discussi gli aggiornamenti teologici, pastorali e liturgici. Promosse un’intensa attività di corsi di aggiornamento pastorale e fondò, nel 1988, l’Istituto di scienze religiose per la formazione degli insegnanti di religione cattolica e dei catechisti. Sotto il suo episcopato, l’organo ufficiale della Diocesi cambiò veste tipografica e testata in «Bollettino ecclesiastico della Eparchia di Lungro degli Italo-albanesi» (n.s. 1-6, 1988-1993, «Beelia»), per favorire sempre più la diffusione, puntuale e tempestiva, di tutti gli aspetti religiosi e teologici relativi alla vita della Diocesi. 
Sempre in ambito editoriale avviò la pubblicazione del foglio di catechesi domenicale «E Diela – La Domenica», nonché l’edizione della rivista diocesana «Lajme – Notizie»Quest’ultima nacque quale supplemento al Bollettino e «foglio di collegamento» tra la Curia e le parrocchie appartenenti alla diocesi. «Lajme» fu rivolta anche agli emigrati diocesani sparsi in tutto il mondo, al fine di renderli partecipi delle attività pastorali e culturali delle parrocchie e dell’Eparchia medesima. Inoltre ideò l’Associazione culturale italo-greco-albanese (Aciga 1994-2010), alla quale aderirono studiosi di vario genere che pubblicarono, nell’ambito delle iniziative di detta Associazione, alcuni testi scientifici sulla storia civile e religiosa degli arbëreshë.
In occasione degli 80 anni dall’istituzione dell’Eparchia, nel 1999 fece stampare, ad usum fidelium, la Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo.
Propedeutica al II Sinodo intereparchiale è stata la celebrazione di una Assemblea eparchiale (1995-1996). Avviato il 17 ottobre 2004 nel monastero esarchico di Grottaferrata, sotto le sue direttive pastorali, di mons. Sotir Ferrara (1937-2017), vescovo di Piana degli Albanesi (1988-2013), e di p. Emiliano Fabbricatore (1938-2019) archimandrita esarca di S. Maria di Grottaferrata (2000-2013), il Sinodo si concluse nella stessa sede il 14 gennaio 2005.
La mancanza di sacerdoti e la crisi vocazionale indussero mons. Lupinacci a rivolgersi all’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica di Romania, Lucian Muresan, affinché inviasse alcuni sacerdoti nell’Eparchia di Lungro. Pertanto ben consapevole dell’importanza della formazione del clero, il vescovo Lupinacci istituì nell’anno 2006 il Seminario maggiore italo-greco-albanese dell’Eparchia di Lungro. Questo Istituto, ben inserito nella vita comunitaria e culturale del territorio della Diocesi e non solo, ebbe sede in Cosenza, presso la parrocchia italo-albanese del “SS.mo Salvatore”, sotto la direzione del protosincello papás Pietro Lanza.
Nel 2008 fece riprendere le attività pastorali nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Torino, affidata a papás Angelo Maria Belluscio. Nello stesso anno inaugurò la casa canonica e la chiesa di San Giorgio Megalomartire a Buenos Aires.
Il 10 agosto 2010 papa Benedetto XVI accolse le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.
Morì sei anni dopo a San Cosmo Albanese nel giorno del suo trentacinquesimo anniversario di consacrazione episcopale. (Gianfranco Castiglia© ICSAIC 2021 – 03 

Nota bibliografica

  • Ercole Lupinacci, Discorso programmatico in Cattedrale a Lungro il 17/1/1988, «Beelia», n.s. 1-6 (1988-1993), pp. pp. 92-96;
  • Istituto di Scienze Religiose, «Beelia», n.s. 1-6 (1988-1993), pp. 221-300;
  • Bolla di nomina del Vescovo di Lungro Ercole Lupinacci, «Bollettino ecclesiastico dell’Eparchia di Lungro degli Italo-albanesi» (Beelia) n.s. 1-6 (1988-1993), pp. 89-91;
  • Attilio Vaccaro, Italo-Albanensia. Repertorio bibliografico sulla storia religiosa, sociale, economica e culturale degli Arbëreshë dal sec. XVI ai nostri giorni, Editoriale Bios, Cosenza 1994;
  • Eleuterio Francesco Fortino, La Chiesa bizantina albanese in Calabria. Tensione e comunione, Editoriale Bios, Cosenza 1994;
  • Dichiarazioni e decisioni della Assemblea Eparchiale. 1995-1996, Mit, Lungro 1998;
  • Daniela Moccia, Iconografia neo-bizantina nell’Eparchia di Lungro, Il Coscile, Castrovillari 2002;
  • Ercole Lupinacci, Celebrazione del 2° Sinodo intereparchiale della Chiesa italo-albanese, «Lajme notizie», III, 2004, pp. 1-2;
  • Ercole Lupinacci, Omelia per il Sinodo intereparchiale, «Lajme notizie», III, 2004, pp. 6-8;
  • Intervista a Ercole Lupinacci, «Jesus», 4 aprile 2008: http://www.stpauls.it/jesus/0804je/0804je75.htm
  • Antonio Bellusci, Mons. Ercole Lupinacci, III vescovo di Lungro. Linee prospettiche della sua attività episcopale nell’Eparchia dal 1988 al 2010, «Lajme notizie», II, 2010, pp. 3-7;
  • Il sinodo intereparchiale. Eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi e monastero esarchico di S. M. di Grottaferrata. Comunione e annuncio dell’evangelo, Grafica Pollino, Castrovillari 2010;
  • Attilio Vaccaro, Nel Centenario di istituzione dell’Eparchia di Lungro (1919-2019). Aspetti storici di una presenza neo-bizantina nell’Occidente cattolico (Secc. XV-XX), «Palaver» 8/2 (2019), pp. 225-279;
  • Attilio Vaccaro, Studio introduttivo, in Storia, religione e società tra Oriente e Occidente (secoli IX-XIX), vol. 1, Argo, Lecce 2014, pp. 13-27;
  • Pietro Lanza e Demetrio Guzzardi (a cura di), Eparchia di Lungro. Una piccola Diocesi Cattolica Bizantina per i fedeli italo-albanesi “precursori del moderno ecumenismo”, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2019;
  • Antonio Bellusci, Riccardo Burigana, Storia dell’Eparchia di Lungro, voll. 1-2, AGC Edizioni, Venezia 2020;
  • Attilio Vaccaro, Studio introduttivo: Giuseppe Valentini S. J. (1900-1979) e il Medioevo albanese, in Giuseppe Valentini (S. J.) (1900-1979), storico bizantinista e albanologo, a cura di Attilio Vaccaro e Gioacchino Strano, Argo, Lecce 2020, pp. 25-162. 
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