Ripepi, Bianca

Bianca Ripepi (Reggio di Calabria, 6 marzo 1922 – Cagliari, 26 marzo 2005

Figlia di Antonino, ferroviere socialista reggino che ebbe qualche problema con il regime fascista, e Concetta Cannata, catanese. Ultima di tre sorelle, nata dopo Giulia e Giovanna. Iniziò a frequentare le elementari a Cosenza, sede di lavoro del padre capo-deposito alle ferrovie, il quale morì nel 1929 quando lei aveva sette anni. La sorella maggiore Giulia, appena diciassettenne, fu assunta dalle Ferrovie Calabro Lucane, per cui Bianca e la famiglia la seguirono da Casali di Cosenza a Seminara sua prima sede di lavoro come capo stazione. Poi la famiglia si trasferì a Pizzo Calabro e, infine, a Grotteria e Martone. E per vivere i Ripepi allevavano bachi da seta e animali di cortile.
Frequentò la quinta elementare a Gioiosa Jonica. A poco più di nove anni tentò l’esame di ammissione al Ginnasio di Locri. Andò, invece in un collegio per gli orfani dei ferrovieri, a Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena, dove frequento per un anno i corsi magistrali. Sia per motivi di salute sia per motivi economici, lasciò la scuola per un anno che trascorse tra Grotteria e Martone. A dodici anni – le sorelle maggiori erano già sposate – si trasferì con la madre in una casa del Rione Ferrovieri di Reggio Calabria, dove poi riprese gli studi all’Istituto Magistrale «Tommaso Gulli», dove nel 1940 conseguì il diploma di maestra. 
Svolse anche attività sportiva: scherma, pallacanestro e atletica. Essendosi qualificata campionessa di salto in alto per la provincia: partecipò ai campionati nazionali a Firenze.
Dopo il diploma iniziò a lavorare dapprima in un ufficio privato e quindi come istitutrice in un collegio dell’Opera di previdenza dei ferrovieri. La direttrice filonazista faceva imparare ai ragazzi l’inno tedesco in lingua originale. Resistette solo un anno. Lasciò il collegio e nel 1940 – l’Italia era entrata già in guerra – decise di trasferirsi come insegnante nel Dodecaneso: a Leros, dove un parente, Guido d’Ippolito, lavorava come segretario comunale. L’anno trascorso a Leros, durante il quale fu “obbligata” a lavorare anche nella sede del fascio, fu decisivo per la sua formazione. La vita per gli abitanti era dura e faticosa, resa più dura dal federale fascista. Le furono assegnate due quarte elementari: una di bimbi italiani al mattino e una di greci al pomeriggio. I militari italiani di stanza sull’isola le parlavano delle pessime condizioni delle forze armate: spiegandole che la guerra era già persa.
Fu bandito un concorso per insegnanti e chi viveva nell’Egeo poteva sostenere gli scritti a Rodi. Qui il pretore – originario di Reggio di Calabria – gli fece conoscere, perché l’aiutasse negli studi, Girolamo Sotgiu: un professore di famiglia antifascista gallurese, già preside del Ginnasio dell’isola di Simi. Accusato di «aver fraternizzato con gli indigeni» era stato trasferito per punizione a Lero. Qui, scoperto ad ascoltare Radio Londra, era stato espulso dall’insegnamento. Si era, quindi, trasferito a Rodi, dove dava lezioni private. 
Bianca superò gli scritti e poi gli orali a Cagliari e rientrò a Rodi, dove le fu assegnata una pima elementare di preparazione alla lingua italiana. Bianca e Girolamo si incontrarono nuovamente e in breve si fidanzarono. Da allora la coppia visse in simbiosi: si sposarono in chiesa il 1° maggio 1943 e dal loro matrimonio nacquero Maria Federica a Rodi, Antonello nell’isola di Simi e Donatella a Cagliari.
Entrambi antifascisti cercarono di aiutare in tutti i modi ebrei e greci che erano diventati bersaglio dei provvedimenti del regime. Con le leggi razziali i bambini ebrei di Rodi furono espulsi dalle scuole pubbliche eGirolamo li aiutò negli studi. Il quadrumviro Cesare Maria De Vecchi, Governatore del Dodecaneso, proibì l’uso della lingua e chiuse le scuole greche, turche e ortodosse e Girolamo aiutò i giovani greci a tener vive le loro radici culturali con rappresentazioni teatrali e concorsi di poesia.
In quel periodo, ebbero in affiliazione una bambina ebrea, Lina Amato (figlia di Alberto Amato e Renata Cori), salvandola così dai nazifascisti.
Nell’agosto 1943 Girolamo fu prelevato dalla Gestapo ma fu in ottobre rilasciato grazie anche al coraggio di Bianca. Dopo l’8 settembre: i nazisti occuparono l’isola. Bianca mandò avanti la famiglia fra mille difficoltà senza mai perdersi d’animo.
Nel luglio del 1944 i nazisti radunarono gli ebrei nell’ex caserma dell’aeronautica italiana, e lei, con una figlia piccola e incinta della seconda, pedalò 10 chilometri per avvertire il console turco Selahattin Ulkumen dell’imminente deportazione degli ebrei di Rodi e il console si attivò salvando 42 ebrei con cittadinanza turca. 
Anche se sorvegliati, Bianca e il marito continuarono ad aiutare gli ebrei. Entrarono, con uno stratagemma, nella caserma dove erano prigionieri gli ebrei, portando loro cibo e conforto. Bianca rischiò di restare prigioniera. Riuscì a sfuggire all’arresto fingendo di essere un’ostetrica e di essere andata ad assistere una partoriente per poi accompagnarla in ospedale. 
In seguito, entrata in contatto con i commandos inglesi, la coppia riuscì a lasciare Rodi riparando in Turchia e rientrando nell’isola solo nell’agosto 1945. L’11 settembre il marito fu rimpatriato in Italia coattivamente. Le lo raggiunse nel gennaio 1946. Stabilitisi inizialmente a Roma, si trasferirono in Sardegna dove lui iniziò un’intensa attività politica nelle file del Partito Comunista. Divenne segretario della Federazione di Sassari, consigliere regionale e nel 1968 quindi senatore. Anche per lei che nel 1945 s’era iscritta al Pci iniziava una stagione di lotta e di lavoro politico, senza tuttavia tralasciare l’insegnamento. Fu tra i dirigenti dell’Unione Donne Sarde, sulla scia dell’UDI (Unione Donne Italiane) e nel 1946 fu accanto a Palmiro Togliatti in occasione della commemorazione di Gramsci a Cagliari. Partecipò alle battaglie per la terra e fu arrestata nel 1951 a Bonu trascorrendo un mese nelle carceri di Nuoro. Sospesa all’insegnamento, rimase senza stipendio per due anni, prima di tornare nella scuola. Quando il marito fu chiamato a far parte della Commissione Cultura del Partito Comunista, anche lei nel 1955 si trasferì a Roma e svolse attività di partito nella zona di Mentana. Tornò in Sardegna, dove il marito l’aveva preceduta l’anno prima, nel 1957, incinta della terza figlia. Mantenne ancora per anni l’impegno nella scuola, nella politica e nel sociale. Nel 1968, il giorno di apertura delle Camere, Girolamo ebbe un infarto, superato il quale lasciò la politica attiva per l’insegnamento universitario. Lei volle rivedere Rodi e vi tornò con il marito. Lei continuò a occuparsi di poltica e di cultura, come presidente – fino al 1999 – della Fondazione istituto storico «Giuseppe Fiotto». E nel 2002 diede alle stampe la propria autobiografia, Da Rodi a Tavolara. Per una piccola bandiera rossa, che due anni dopo vinse il Premio Iglesias di saggistica, sezione storico-filosofica.
In essa veniva raccontata anche la vicenda della piccola Lina Amato, la bambina che avevano accolto in casa a Rodi. Lina dopo la guerra si era trasferita con i genitori prima in Rhodesia e poi in Sud AfricaNel 2014, durante un incontro sulla Shoah a Città del Capo, Lina raccontò la propria storia, parlò dei due coniugi italiani che l’aveva adottata a Rodi. Essendo una bambina all’epoca dei fatti, però, non ricordava l’identità dei suoi salvatori. In un viaggio a Rodi scoprì l’autobiografia di Bianca, Lina conobbe, così, i suoi salvatori ormai morti. Lui il 5 marzo 1996 e lei nove anni dopo per un tumore all’età di 83 anni.
Riposano nell’amata Tavolara, l’isola dove avevano trascorso molte estati felici. Il 12 luglio 2015 lo Yad Vashem nominò Girolamo e Bianca «Giusti tra le Nazioni». A Olbia il Comune ha dedicato loro un giardino pubblico: il Giardino dei Giusti. (Tonino Nocera) © ICSAIC 2021 – 5 

Scritti

  • Un intellettuale nell’Italia degli anni Trenta in La storiografia sarda degli ultimi decenni: Girolamo Sotgiu tra cultura e impegno politico, Carocci, Roma 1998;
  • Da Rodi a Tavolara. Per una piccola bandiera rossa, AM & D, Cagliari 2002.

Nota bibliografica

  • Manlio Bragaglia, È morta Bianca Sotgiu, intellettuale e scrittrice appassionata, «La Nuova Sardegna», 27 marzo 2005;
  • Massimo Granchi, Difesa dei diritti civili e della solidarietà iumana nel dopoguerra italiano: Bianca Ripepi,«Sud Contemporaneo», VIII, 1-2, 2007, pp. 11-36;
  • Sami Modiano, Per questo ho vissuto. La mia vita ad Auschwitz-Birkenau e altri esili, Rizzoli, Milano 2013;
  • Marco Clementi e Eirini Toliou, Gli ultimi ebrei di Rodi. Leggi Razziali e deportazioni nel Dodecaneso italiano (1938-1948). DeriveApprodi, Roma 2015;
  • Marco Sini, I sardi Giusti tra le nazioni, «Il Manifesrto Sardo», 6 marzo 2020;
  • Dario Budroni, Girolamo e Bianca Sotgiu nel destino c’era Tavolara, «La Nuova Sardegna», 27 gennaio 2021, https://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2021/01/26/news/girolamo-e-bianca-sotgiu-nel-destino-c-era-tavolara-1.39825397;

Filmografia

  • Bianca Sotgiu Ripepi: una protagonista della storia, film di Salvatore Sardu.

Nota archivistica

  • Yad Vashem Archives. File of the Department for the Righteous Among the Nations. File Number 13066. Original File 16957.

Nota 

  • Si ringraziano i figli della biografata, Maria Federica, Antonello e Donatella, e la nipote Giuditta Arena, figlia della sorella Giulia, per la collaborazione. 
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