Rizzo, Domenico

Domenico Rizzo [Rossano Calabro (Cosenza), 12 maggio 1901 –26 gennaio 1996]

Figlio maggiore di 8 fratelli (Armando, Ulderico, Mario, Alberto, Mercedes, Bianca e Lina), nacque a Rossano da Enrico e da Gemma Mazzei originaria di Cassano allo Jonio. Il padre era un affermato penalista rossanese e agli esordi del fascismo ricoprì anche la carica di sindaco di Rossano. Avviato agli studi, dopo l’iniziale formazione frequentò la facoltà di giurisprudenza a Napoli, dove conseguì la laurea all’età di 21 anni. Seguendo le orme paterne abbracciò la professione forense tanto che a soli 22 anni patrocinò il suo primo e impegnativo processo. Per la sua carriera forense iniziò un susseguirsi di successi, determinando nell’ambiente dell’avvocatura e non solo una generale e incondizionata stima.
Non fu mai sposato ma ebbe al suo fianco una compagna originaria di Torino, Chiara Ravotto, e un figlio adottivo, Maurizio Rizzo Striano. Nonostante l’appartenenza a famiglia fascista fu difensore e fautore delle idee liberali e progressiste e nel corso della vita diede sempre testimonianza delle sue convinzioni riformiste. Da socialista antifascista, nel dicembre del 1924, sottoscrisse una apposita raccolta di firme, denunciando l’assassinio di Paolo Cappello, il giovane operaio edile di Cosenza attivista socialista, vittima della violenza fascista. Atto che mise in luce e confermò quella che era la sua tendenza politica. 
Con la caduta del fascismo e l’arrivo degli alleati nella regione, il prefetto fascista Enrico Endrich, ancora in carica, con un decreto del 18 ottobre 1943, ratificato dal comandante alleato di Cosenza, a decorrere dal successivo 23 ottobre lo nominò Commissario Prefettizio di Rossano, nomina confermata dal nuovo prefetto, l’avv. Pietro Mancini. 
Il Comune di Rossano, in quel momento, conosceva una situazione economica alquanto disastrosa. Nel suo nuovo ruolo, don Mimì, com’era noto, si trovò a governare la difficile congiuntura. Vi fece fronte provando ad aumentare le entrate patrimoniali del Comune. Tra le misure intraprese vi fu l’affitto della Foresta demaniale di Sant’Onofrio, un’area boschiva di complessivi 3.000 ettari. Inoltre, ad alcuni braccianti non proprietari, dietro il pagamento di 1 tomolo e ¼ di terratico, affidò circa quaranta quote variabili tra 1 e 2 tomolate. Rimase in carica nelle sue funzioni fino al 16 ottobre 1944, sostituito poi dall’altro rossanese avv. Maurizio Minnicelli.   
Il clima politico in città non era dei migliori. Il 22 febbraio 1945, espressione del CLN cittadino, si arrivò alla formazione della prima giunta antifascista guidata dal sindaco Cesare Renzo Garrafa, un industriale cosentino. Il repentino peggioramento della condizione economico-sociale dei cittadini portò fatalmente a diffuse contestazioni che sfociarono nella sommossa del 5 agosto 1945. In città era voce unanime che nel resto della provincia, meno che a Rossano, si ripartiva la farina. La situazione degenerò con l’assalto del palazzo comunale prontamente difeso dalle forze dell’ordine. La circostanza condusse migliaia di persone presso la casa dell’avv. Rizzo chiedendone a gran voce di assumere la carica di sindaco. In un clima così infuocato furono proprio i suoi suggerimenti e la sua accortezza a dissuadere la folla inferocita e a fare in modo che la situazione non degenerasse in maniera sanguinosa.
Per la lista del Fronte Democratico Popolare, nel 1948, venne candidato al Senato nel collegio di Rossano. I suoi discorsi e le assemblee da Lui presenziate divennero incontri da non perdere per la sua facilità di parola e per il modo di comunicare. Le piazze e le vie di Rossano e Corigliano, centri più numerosi del Collegio elettorale, erano sempre affollate di gente che intendeva ascoltarlo. Fu eletto al Senato con oltre ventitremila voti. Entrò in Parlamento, nel quale affrontò la soluzione dei problemi ricorrendo alle sue armi migliori: la matura abilità dialettica e la singolare competenza giuridica. Doti che gli valsero l’apprezzamento dei colleghi senatori. Ebbe il ruolo di relatore di minoranza per il PCI-PSI sui problemi riguardanti il sistema elettorale maggioritario (Legge Scelba), per la legge che introdusse il reato di apologia del fascismo e per la Legge Merlin. 
Numerosi gli incarichi e gli uffici ricoperti nel corso della Legislatura: componente del comitato direttivo per il gruppo del Partito Socialista Italiano; della 1ª Commissione permanente (Affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno); della Commissione speciale ddl decreti legge; della Commissione parlamentare per il parere sulla formazione delle tabelle delle circoscrizioni elettorali per le elezioni provinciali; della Commissione speciale per le locazioni. Fu anche segretario nella Commissione speciale ddl ratifica decreti legislativi e nella Commissione speciale pdl enti locali Regione siciliana. 
Nella tornata elettorale del 1952, alle elezioni comunali del 25 maggio, risultò eletto come consigliere comunale rispettivamente nei Consigli comunali di Rossano e Corigliano. Decise di rimanere in quello di Corigliano. La conflittualità in seno alla giunta non tardò ad arrivare tanto da portare alle dimissioni l’allora sindaco Raffaele Amato, sostituito proprio da Rizzo, il 23 aprile 1953, sollecitato ad accettare la nomina a sindaco di Corigliano allo scopo di scongiurare lo scioglimento del Consiglio Comunale. Incarico che durò pochi giorni poiché lo stesso Rizzo per non aggravare la situazione, già alquanto compromessa, rassegnò le dimissioni alle quali il 30 maggio fece seguito la sua rielezione che lo obbligò a rimanere però in carica fino al termine del mese luglio. Dal 1° agosto 1953 venne sostituito dall’avv. Luigi Passerini. 
Nel Comitato centrale del PSI rimase fino al 1959, conducendo una intensa attività politica, alla quale, come avvocato, associò sempre una incontenibile attività professionale.
Fu in prima linea, insieme a prestigiosi giuristi come Umberto Terracini, Lelio Basso, Leonetto Amedei, Leonida Casali, Pasquale Filastò, Giuliano Vassalli, e tanti altri nel Comitato di solidarietà democratica voluto proprio da Terracini allora presidente dell’Assemblea Costituente, allo scopo di garantire ai partigiani e alle loro famiglie una opportuna assistenza nei processi nei quali questi erano imputati per fatti accaduti nel corso della Resistenza, ma nel contempo per tutelare le forze politiche di sinistra da probabili attacchi circa la loro responsabilità politica nei fatti accaduti. Una volta concordata e decisa la tecnica difensiva da parte del Comitato questa veniva preparata proprio dall’avvocato Rizzo, e dopo portata avanti dai singoli avvocati difensori. Lui stesso fu tra i grandi protagonisti dei collegi difensivi muovendosi in lungo e in largo per l’Italia allo scopo di assicurare la giusta assistenza ai partigiani nelle aule dei tribunali e spesso finanche nei processi svoltisi in Cassazione. Riguardo alle vicende processuali che videro alla sbarra i partigiani, interessante risulta la nota del figlio adottivo Maurizio Rizzo Striano nel suo saggio documentale, dove riferisce che nella lettura di una pagina della storia italiana nulla viene lasciato a valutazioni storiografiche, fisiologicamente parziali, né a cronache giornalistiche, ma affidato invece all’oggettività degli atti processuali. 
Fu presente al noto processo per l’eccidio di Porzûs, nel Friuli, nel quale erano stati rinviati a giudizio i massimi livelli del PCI di quella regione e coinvolti gli esecutori e i responsabili della strage avuta luogo fra il 7 e il 18 febbraio 1945. Partecipò al processo noto come del Triangolo della Morte in Emilia Romagna, dove tra i responsabili figuravano partigiani e militanti comunisti, accusati di un elevato numero di omicidi a sfondo politico tra il settembre del 1943 e il 1949. La sua presenza figura anche nel processo contro tredici imputati per l’uccisione, tra la notte del 14 e 15 giugno 1945, di quattordici detenuti fascisti nel carcere di Carpi; in quello all’onorevole Francesco Moranino, clandestino, partigiano, promotore e responsabile di formazioni garibaldine comuniste nel corso della Resistenza; e ancora in quello dell’eccidio dei conti Manzoni di Lugo, compiuto da alcuni ex partigiani comunisti nella notte tra il 7 e l’8 luglio 1945. 
La sua presenza si registra anche nel processo per l’insurrezione, di operai e braccianti, del 23 marzo 1950 a San Severo (Foggia) che fu sedata con l’intervento dei carri armati, processo che si concluse con l’assoluzione di numerosi imputati dall’accusa di insurrezione armata contro lo Stato. 
Con l’Association Internazionale des Juristes Democrates partecipò a molte missioni in giro per il mondo occupandosi della violazione dei diritti e repressioni, in qualità di rappresentante dell’Associazione Italiana Giuristi Democratici.
Infine, nell’aula di giustizia, in un processo ormai lontano e le cui sentenze sia in primo che in secondo grado erano state sfavorevoli, dibattendo direttamente sugli atti processuali, conseguì un’ultima affermazione alla veneranda età di 93 anni. Concluse la sua vita spegnendosi due anni dopo nella sua Rossano. (Franco Emilio Carlino) © ICSAIC 2021 – 5

Nota bibliografica

  • Angela Maria Politi e Luca Alessandrini, Nuove fonti sui processi contro i partigiani 1948-1953. Contesto politico e organizzazione della difesa, in Italia Contemporanea 178, 1990, pp. 42-62;
  • Maurizio Rizzo Striano, Processo ai partigiani, Corbo, Ferrara 2012;
  • Fausto Cozzetto, Ottanta anni di vita politica e amministrativa (1916–1996), in Fulvio Mazza (a cura), Rossano. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1996, ad indicem.

Nota sitografica

  • Martino A. Rizzo, Don Mimì Rizzo, un principe del Foro, «Informazione e Comunicazione», 28 ottobre 2020, http://anticabibliotecacoriglianorossano.it/wp-content/uploads/2020/10/Rizzo-Martino-A.-don-Mimi-Rizzo-un-principe-del-Foro.-Informazione-e-Comunicazione-28.10.2020.pdf
  • Avv. Domenico Rizzo, don Mimì, https:// https://anticabibliotecacoriglianorossano.it/libri-giornali-articoli/rossanesi/avv-domenico-rizzo-don-mimi/;
  • Senato della Repubblica – Scheda di attività di Domenico Rizzo – I Legislatura, http://www.senato.it/leg/01/BGT/Schede/Attsen/00006916.htm
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