Rocca, Gabriele

Gabriele Rocca [Scigliano (Cosenza), 18 luglio 1883 – Roma, 9 marzo 1958]

Il padre Luigi, sciglianese, fu ispettore della messaggeria postale di Michele Rizzo con sede a Cosenza. La madre, Filomena Nicoletti, nativa di Marzi (Cosenza), espletò la professione di maestra sempre a Scigliano, dove Gabriele Agostino, questo il suo nome completo, frequentò le scuole elementari e alcuni anni del Ginnasio nella gloriosa istituzione fondata, con annesso convitto, dall’ordine dei Filippini nei primi del Settecento e laicizzata dopo il 1860. Proseguì gli studi ginnasiali a Nicastro (Catanzaro). Nel 1900 si iscrisse al Liceo di Cosenza dove ebbe come insegnante di italiano lo scrittore Nicola Misasi e di latino e greco Ettore Romagnoli, passato all’Università di Roma nel corso del medesimo anno.
Conseguita la maturità classica, pur avendo manifestato uno spiccato interesse per gli studi letterari, fu costretto a uniformarsi alla volontà paterna iscrivendosi in Farmacia presso l’Università degli Studi di Napoli, dove si laureò il 4 luglio 1906.
A Napoli partecipò attivamente alla vita politica iscrivendosi al Partito Socialista.
Consigliere comunale di Scigliano dal 1905 al 1911, fu strenuo oppositore di amministratori ritenuti inetti e pugnace difensore degli interessi dei ceti subalterni. Fatto oggetto di una vile aggressione nel 1910, per una sorta di rivolta morale dei suoi concittadini fu nominato sindaco, ma dopo circa un mese decise di dimettersi dopo aver preso atto del clima politico torbido e arroventato a causa del quale da alcuni anni ormai si succedevano a Scigliano, con frequenza sbalorditiva, commissari regi e prefettizi.
Alla militanza attiva abbinò la riflessione teorica, intervenendo nell’ampio e articolato dibattito tra le correnti del suo Partito con un’intensa attività pubblicistica.
Insisté sull’opportunità di imboccare con decisione la via delle riforme (tra cui, prioritaria, per il Sud, quella dell’istruzione) con accordi tattici, da conseguire quindi di volta in volta, con i partiti di governo, rimanendo comunque per lui, come del resto la quasi totalità dei riformisti dell’epoca, la rivoluzione il fine ultimo del socialismo.
Ma fu netto il suo dissenso dalla linea turatiana ritenuta espressione di un riformismo legato esclusivamente agli interessi dell’aristocrazia operaia del Nord.
Di qui il suo sforzo di elaborazione di una strategia politica conforme alle esigenze del vasto e complesso mondo rurale del Mezzogiorno, per il quale si rendeva necessario in primo luogo promuovere le condizioni dello sviluppo.
Dopo aver esercitato nel suo paese natio la professione di farmacista per circa quattro anni, il Rocca abbandonò «i barattoli e i pestelli per darsi all’insegnamento elementare» dopo aver conseguito il
diploma di licenza normale a Palermo nel luglio del 1910 e l’abilitazione all’insegnamento nel 1912 nella stessa città.
Sposato, ebbe due figlie del Rocca, Eva e Filomena.
A partire dall’anno scolastico 1910-1911 insegnò nella scuola elementare del comune di Bianchi (Cosenza).
Il 4 aprile 1916 conseguì presso l’Università degli Studi di Napoli il diploma di perfezionamento per i licenziati delle Scuole Normali. Suo insegnante di Letteratura italiana presso l’Ateneo napoletano fu Francesco Torraca del quale ammirava la capacità di rinnovare la lezione desanctisiana sull’arte intesa come dramma e rappresentazione e soprattutto l’insofferenza per le sottili e astratte disquisizioni teoriche, le alte doti di divulgatore, l’impegno civile profuso, sulla scia del Settembrini, negli scritti sulla scuola e nell’opera attiva svolta in qualità di ispettore e infine quella “voracità” culturale che lo portava a scrivere su argomenti disparati.
Nell’anno scolastico 1923-1924 ottenne il trasferimento a Cosenza. Vinto il concorso di direttore didattico nel 1924, fu chiamato, sempre a Cosenza, a reggere la scuola di via Padolisi.
Il quinquennio 1920-1925 fu contrassegnato da un’intensa e coraggiosa attività sindacale svolta all’interno dell’Unione Magistrale Nazionale, un’associazione ben presto invisa al fascismo.
In questo periodo l’opera del Rocca si dispiegò quasi esclusivamente in direzione scolastica con una serie di articoli di natura sindacale, didattica e pedagogica apparsi in «Calabria Scolastica», il periodico di categoria aderente all’Unione Magistrale Nazionale, fondata a Cosenza nel gennaio del 1919 e del quale fu redattore capo.
Quale esempio del suo impegno intelligentemente profuso a vantaggio di una scuola dai programmi e dagli ordinamenti democratici, basta leggere un articolo dal titolo Esame apparso in «Calabria Scolastica» del 23 luglio 1924, nel quale viene sottoposta a dura critica la riforma Gentile. 
Nel 1936, terminata la costruzione dell’edificio scolastico nel rione Spirito Santo di Cosenza, fu chiamato a dirigere la scuola elementare del popoloso quartiere prestandovi ininterrottamente servizio fino al 1952, anno in cui andò in pensione non senza aver prima ottenuto la promozione a ispettore scolastico.
Tra i vari aspetti della sua personalità culturale (studioso delle tradizioni popolari, del dialetto e della letteratura calabrese, fu anche autore di liriche, alcune delle quali apparse in riviste varie prima di essere raccolte in volume nel 1959 con prefazione di Giuseppe Isnardi), in questa sede vengono delineati quelli relativi all’interessante attività di critico militante, di studioso di tradizioni popolari e di interprete sensibile di poesia soprattutto dialettale.
Come studioso del dialetto calabrese, in uno scritto commemorativo della figura e dell’opera di Luigi
Accattatis, misurato e quindi per nulla agiografico, nel mettere in risalto le doti di studioso e di educatore del maestro e amico (cui nel biennio 1912-1913 a Bianchi aveva riordinato la ricca e preziosa biblioteca in seguito purtroppo andata dispersa perché dagli eredi venduta ai privati), si preoccupò di mettere in rilievo l’impegno etico e civile desumibile, oltre che dall’intensa attività giornalistica, dalle opere di ricerca letteraria ed erudita dell’illustre scomparso, tra cui spicca la raccolta delle Bibliografie degli uomini illustri calabresi, pur non esente da difetti come lo «stile pomposo e retorico».
Parlando del Vocabolario calabrese, un argomento a lui particolarmente caro per gli studi intensi e specialistici effettuati sin dagli anni giovanili sul dialetto (studi finalizzati anche alle aggiunte
da apportare all’opera dell’Accattatis, uscite postume), stigmatizzò negativamente il disinteresse mostrato a caldo in Calabria, anche da parte degli “istituti pubblici”, nei confronti della meritoria fatica dell’erudito di Censo.
Un profilo critico in un saggio apparso nel 1994 ha avuto il merito di esorcizzare la damnatio memoriae ingiustamente abbattutasi sulla sua intensa attività saggistica e creativa.
Mori a Roma, dopo un intervento chirurgico, a 75 anni d’età. 
A Scigliano la scuola elementare porta il suo nome. (Biografia tratta dal profilo critico tracciato nel 1994 da Rocco Mario Morano) @ ICSAIC 2021 – 5 

Scritti principali

  • A Cosenza e altrove. Motivi e canzoni, «Cronaca di Calabria», 14 agosto 1910.
  • In memoria di Luigi Accatatis, «Calabria vera», IV, 4, luglio-agosto 1923, pp. 166-171. 
    Michele Pane, «Scrittori calabresi», ottobre 1951 (poi «Momento-Sera», Roma, 29 novembre 1951).
  • È morto il poeta Michele Pane, «Cronaca di Calabria», 29 aprile 1953.
    Rievocando il grande poeta calabrese, «La Parola del Popolo», Chicago, luglio-settembre 1953.
  • Arte moderna. Lettera aperta a Gaetano Gallo, «Scrittori calabresi», VII, 1-2, gennaio-febbraio 1955;
  • La sosta. Versi, V. Bonacci, Roma 1959
  • Aggiunte al “Vocabolario del dialetto calabrese” di Luigi Accattatis, a cura e con un saggio sull’ortografia di Gabriele Pizzuti, Pellegrini, Cosenza 1974.

Nota bibliografica

  • Luigi Scialdoni, Profili di educatori calabresi, Istituto Editoriale della Scuola Campana, Napoli, 1926, p. 181-182.
  • Rocco Mario Morano, Gabriele Rocca: un poligrafo nella Calabria del Novecento, in Atti 1991-1992 dell’Accademia Cosentina, Tipolitografia Di Giuseppe, Cosenza, 1994, pp. 99-135;
  • Rocco Mario Morano, Un lettore di provincia: Gabriele Rocca tra “missione civica” e critica letteraria, «Letteratura & Società», I, 2, 1999, pp. 23-49. 
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