Romano Pellicano, Clelia

Clelia Romano Pellicano [Napoli, 1873 (?) – Castellammare di Stabia (Napoli), 2 settembre 1923]

La marchesa suffragette nasce probabilmente a Napoli nel 1873. Sul luogo natio, infatti, c’è qualche incertezza (il giorno e il mese di nascita non compaiono nei documenti consultati). Alcune fonti lo identificano in Castelnuovo della Daunia, in provincia di Foggia, dove le sue tracce sono abbastanza tangibili: vi sorge Palazzo Romano e vi è un Giardino che porta il suo nome. 
Il padre è il barone Giandomenico Romano, magistrato di origine pugliese, che sposa le idee e le azioni di Garibaldi, fino a diventare ministro su sua nomina; sua madre Pierina Avezzana era nata in America, figlia del generale piemontese Giuseppe Avezzana, figura leggendaria, protagonista di mille avventure oltreoceano e del Risorgimento italiano, amico e compagno di strategie e battaglie dello stesso eroe dei due mondi. La nonna materna era una nobildonna irlandese.  
Nella sua vita si incrociano tante realtà geografiche e tuttavia è la Calabria il luogo d’ispirazione e coscienza di questo poliedrico e sorprendente personaggio femminile che conosceva l’inglese e il francese, coltivava un vivace pensiero europeista e che amava cavalcare.
È stata riscoperta in tempi recenti, attraverso convegni sulle sue opere e sul suo impegno politico e umanitario, come pioniera del femminismo italiano ed europeo e come autrice di racconti e romanzi di impianto realistico. Ha anche pubblicato su periodici letterari e femminili, firmando per lo più cronache e indagini sul movimento per i diritti alle donne e sul lavoro femminile, osservando molto da vicino le operaie del Reggino. In alcune pubblicazioni nasconde la sua identità con lo pseudonimo Jane Gray.
Nella Locride si trasferisce a 16 anni, quando sposa il marchese Francesco Maria Pellicano di Gioiosa Jonica, ufficiale di cavalleria, poi deputato, anch’egli esponente di un illustre casato, figlio della duchessa Cristina Riario Sforza. Unione di «raro e felice connubio tra la ragione e il cuore». Così  la giovanissima moglie definisce il matrimonio con il nobile calabrese, dal quale nascono sette figli, tra cui Piero noto scrittore giornalista.
Vive la sua esistenza breve ma intensa con un dna di vigore socialista e di religiosità laica. Ultima di quattro figli, si forma in un clima stimolante, anche se l’educazione che riceve è rigorosa. La sua famiglia di origine è pienamente immersa nella storia dell’Unità d’Italia. Suo padre, morto nel 1888, quando lei aveva quindici anni, deputato per ben cinque legislature, è soprannominato il «Tribuno», per via dell’attività parlamentare vissuta con ardore e originalità. Presidente di sezione della Corte d’appello del capoluogo partenopeo, egli è ministro di Grazia e Giustizia durante il periodo in cui Garibaldi esercita la dittatura nell’ex Regno di Napoli in nome del Re d’Italia. Giandomenico combatte a fianco del futuro suocero come aiutante di campo, in difesa della Repubblica romana. Ricca di momenti patriottici la biografia del nonno generale (tra l’altro citato da grandi scrittori, in primis Alessandro Manzoni). Una breve sintesi: partecipa, a soli 15 anni, ai moti in Piemonte nel 1821, poi a quelli di Genova, alla spedizione dei Mille e alla battaglia del Volturno.
È sempre in prima linea per difendere i diritti delle lavoratrici e il diritto delle donne al voto. È quest’ultimo aspetto della sua singolare storia di donna nobile e benestante a renderla storicamente un personaggio straordinariamente moderno. «Ricordatevi voi donne d’ogni razza, d’ogni paese – da quelli dove splende il sole di mezzanotte a quelli in cui brilla la Croce del Sud – qui convenute nella comune aspirazione alla libertà, all’uguaglianza, strette da un nodo di cui il voto è simbolo, ricordatevi che il nostro compito non avrà termine se non quando tutte le donne del mondo civilizzato saranno sempre monde dalla taccia d’incapacità, d’inferiorità di cui leggi e costumi l’hanno bollate finora»: queste parole pronuncia durante il Congresso internazionale femminile di Londra, al quale partecipa come delegata del Consiglio nazionale delle donne italiane. È il 1909. Nella settimana londinese scrive cronache e reportage (pubblicati dal quindicinale torinese «La donna», numeri 111, 115 e 117).  A Londra, scrive, sono rappresentati 21 paesi. Con entusiasmo incontra delegate del Sudafrica, della Nuova Zelanda, dell’Australia, del nord Europa. 
Nel 1914 è a Roma al Congresso per i diritti delle donne. In quest’occasione il «Corriere della sera» mette in evidenza la sua presenza. È infatti la proponente dell’ordine del giorno approvato dalle congressiste della capitale: lavoro alle donne «più esteso e meglio ricompensato» e anche «concessione del voto politico alla donna, ovunque e presto, in difesa del suo diritto e a tutela del suo lavoro».
È protagonista di un’altra iniziativa che ha lasciato tracce nelle cronache dell’epoca: nel 1912 è promotrice e anche sponsor di una sottoscrizione nazionale che si conclude con l’acquisto di un camion-ambulanza-aereo per il trasporto e la cura dei feriti di guerra e dei malati. «L’aeroplano della pietà», lo chiamano sui giornali.
Cresce i suoi sette figli nella tenuta del marito di Gioiosa Jonica, ma la coppia alterna alla base calabrese, soggiorni in altre residenze, a Castellamare di Stabia, Napoli e Roma. Il loro salotto romano è frequentato da protagonisti della letteratura nazionale a cavallo tra i due secoli: vi si possono incontrare la prima direttrice donna di giornali, Matilde Serao, il padre del verismo Luigi Capuana, lo scrittore Salvatore di Giacomo, ma anche ministri e futuri capi di governo, come Antonio Salandra e Vittorio Emanuele Orlando.
Nella Locride sono anni di serenità e di esplorazione di una realtà dura.
Il 20 dicembre 1909 muore a Caulonia l’amato marito. Il marchese Pellicano aveva appena compiuto 54 anni (era nato il 14 dicembre del 1855).
Giovane sposa e poi giovane vedova, è costretta a occuparsi del patrimonio familiare, dalle aziende agricole alle coltivazioni del gelso bianco con l’allevamento del baco da seta, un settore presente nel Reggino sin dall’epoca bizantina. Crea la «Forestale spa» dallo sfruttamento del fondo boschivo di Prateria, frazione di San Pietro di Caridà. Si narra che nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, Prateria fornì il legno per costruire il calcio dei nuovi fucili dell’esercito italiano. 
Era molto bella la marchesa, di una bellezza fisica e luminosa e pare che anche lei, come tante altre donne dell’epoca, abbia combattuto le sue battaglie familiari di emancipazione. Per pubblicare i primi scritti ricorre allo pseudonimo Jane Gray, la prima regina d’Inghilterra e d’Irlanda che regnò soltanto nove giorni, nipote di Enrico VIII, condannata prima alla prigionia e poi alla decapitazione dalla cugina Maria I Tudor.
Si nasconde dietro il nome dell’infelice regina perché i suoi familiari, soprattutto il severo padre, non sono d’accordo con la scelta di scrivere e pubblicare racconti e romanzi. Oltre a collaborare con la rivista torinese «La donna», scrive per la gloriosa «Nuova antologia» e per la rivista napoletana «Flegrea» (1899-1901); collabora con i quotidiani «La Tribuna», «Il Mattino», «Il Giorno».
Con il nome della sfortunata regina firma la prefazione del libro La donna e la legge del politico e avvocato Carlo Gallini, a sostegno della battaglia per ammettere l’universo femminile al voto, pubblicato dall’editore Loescher nel 1910. Un altro documento prezioso della marchesa suffragette, è l’indagine del 1907 pubblicata su «Nuova Antologia»: Donne e industrie in provincia di Reggio Calabria,.
Come autrice letteraria, è apprezzata anche da Benedetto Croce. Narra storie calate nella realtà calabrese, tra religiosità, folklore, drammi sociali e salotti nobiliari. Nei “romanzetti” Coppie, del 1900, e nel romanzo La vita in due, del 1918, racconta le difficoltà matrimoniali e familiari, i rapporti tra marito e moglie, genitori e figli, famiglia e ambiente. Conosce pregi e difetti dei ceti sociali del Sud e compone i suoi scritti pensando a Verga ma anche a Pirandello. È andato invece perduto il romanzo Verso il destino, le cui copie sono state cercate invano anche dai suoi discendenti. Del 1908 è invece la raccolta di Novelle calabresi, firmata Jane Grey, quella che è considerata la sua opera più matura artisticamente, opera poi ricuperata e pubblicata nel 1987 e nel 2016. Tra le Novelle calabresi, c’è «La farsa di Rosetta», dedicata a Maggiorino Ferraris, più volte ministro e direttore di «Nuova Antologia» ma completamente ambientata nella realtà gioiosana, raccontata con ironia e attenzione puntigliosa alla realtà. Nell’opera figurano anche «Marinella» (sulla morte di una bambina morsa da un pesce velenoso), «La dote» (sul triste uso di far diventare monache le figlie femmine per preservare l’eredità ai maschi), «Schiave» (sulle donne che diventavano serve dei mariti), «Colpo di stato» (storia di due cugini che bramano l’eredità di un vecchio zio prete e che uccidono la sua concubina).
Femminista e giornalista in un’epoca in cui le donne non avevano diritti, visse e raccontò la Calabria delle contadine, delle operaie, della popolazione femminile sottomessa e senza voce. La sua vita è stata troppo breve (muore a cinquant’anni) per raccogliere i frutti del cambiamento. (Concetta Guido) © ICSAIC 2020

Opere

  • Coppie, Pierro e Veraldi, Napoli 1900;
  • La vita in due, Vallardi, Torino 1918
  • Novelle calabresi, Societa tipografico-editrice Nazionale, Torino 1908 (A. Forni, Sala Bolognese 1987; Franco Pancallo Editore, Locri 1916);
  • Verso il destino, s.e., s.l., s.d.

Nota bibliografica essenziale 

  • Intervista a Clelia Romano Pellicano, «La donna», 20 ottobre 1909;
  • Gianfranco Manfredi, Appunti per una conversazione su Clelia Romano Pellicano, intervento del 14 aprile 2002, gentilmente fornito dall’autore.
  • Domenico Logozzo, La marchesa-suffragette che pensava europeo, «Calabria», marzo 2003, pp. 50-53;
  • Francesco Luigi Errigo, Clelia Pellicano Romano marchesa, mamma, scrittrice, «Calabria Letteria», 1-3, 2004, pp. 80-82;
  • Clelia Romano Pellicano, in arte Jane Grey. Figura e opere tra tradizione e modernità, Convegno, Gioiosa Jonica, 19 maggio 2007.
  • Gaetanina Sicari Ruffo, Clelia Romano Pellicano, in «Enciclopedia delle donne» (online)
  • Giandomenico Romano jr., Eroi in penombra. Generale Giuseppe Avezzana, onorevole Giandomenico Romano,Edizioni Adda, Bari 2015;
  • Domenico Caruso, La Piana di Gioia Tauro, in Viaggio alla scoperta della Calabria, Gruppo Editoriale l’Espresso, Roma 2017. 
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