Rossi, Pasquale

Pasquale Rossi [Cosenza, 12 febbraio 1867 – Dipignano (Cosenza), 23 febbraio 1905]

Nacque da Francesco, avvocato, e da Cornelia Via. La famiglia discendeva da un’antica casata di Tessano. Il nonno, venerabile della Loggia carbonara del paese, compagno di Vincenzo Federici, detto il Capobianco, aveva aderito alla rivoluzione repubblicana del 1799 e continuato a svolgere attività cospirativa nei moti del 1820-21.
Conseguita la maturità al Liceo Telesio di Cosenza, s’iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli. Gli anni universitari lo spinsero ad avvicinarsi a svariate scuole di pensiero, ispirate da professori di grande prestigio, come Silvio Spaventa e Giovanni Bovio, dei quali seguì nel tempo libero le lezioni, come era prassi tra i frequentanti le discipline scientifiche. Ebbe modo anche di entrare in contatto con gli ambienti socialisti napoletani e rendersi promotore di alcune associazioni: un circolo universitario tra repubblicani e socialisti e un secondo con socialisti e anarchici, nelle cui fila figure di primo piano erano Francesco Cacozza, ferroviere di Fiumefreddo Bruzio, e Antonio Rubinacci, tipografo di Cosenza, divenuto successivamente segretario della Camera del lavoro.
Nel 1891 fu arrestato e condannato per aver preso parte ai disordini per la festa del primo maggio. L’esperienza acquisita, gli stimoli provenienti dalla realtà quotidiana e dalla frequentazione dei compagni di fede, lo aiutarono a perfezionare il suo bagaglio politico e proseguire nelle sue inclinazioni.
Laureatosi nel 1892 col massimo dei voti, rientrò a Cosenza e, coerentemente con la sua ispirazione umanitaria, esercitò la professione come se fosse una missione: aprì un ambulatorio sociale a favore delle classi più deboli della città e dei vicini casali.
Da studioso delle correnti culturali allora in auge (soprattutto il positivismo socialisteggiante), si rese conto che nel panorama politico italiano il partito socialista era la componente più innovatrice. Per dare concretezza a tale convinzione, costituì a Cosenza un circolo a carattere classista. Il secondo in provincia, perché pochi giorni dopo il congresso di Genova (agosto 1892), era stata creata a Celico una sezione con un’impronta marcatamente operaistica che delegò lo stesso Rossi a rappresentarla al congresso di Reggio Emilia (settembre 1893). L’assise servì per farlo conoscere in ambito nazionale. Tra gli emergenti, vicini a Turati, fu cooptato nella commissione dei 16, incaricata di vagliare l’azione economica; relazionò sulla linea di condotta dei deputati, rilevando come la tattica elettorale costituisse una minaccia per la compattezza del partito.  
Nel 1893 si fece promotore di due pionieristiche proposte giornalistiche: «Il Domani», periodico settimanale, e «Rassegna socialista», rivista mensile. «Il Domani» (24 maggio – 24 luglio) era un foglio nato per incentivare il voto socialista alle elezioni suppletive di luglio; la rivista «Rassegna socialista», più elaborata, compendiava i suoi interessi culturali. Uniformata alla «Critica sociale», fondata da Turati nel gennaio 1891, la «Rassegna», da luglio a dicembre, con intento pedagogico, pubblicò contributi di natura teorica sul rapporto tra anarchia e socialismo e temi suggeriti dall’ attualità, come il resoconto del secondo congresso socialista. Temi che, valicando i confini provinciali, si collegavano al processo di crescita del socialismo italiano. 
Dettagliato il consuntivo di Rossi (Nostralia) sulla presenza del socialismo in Calabria. Cogliendo il nesso tra l’idea socialista e la realtà regionale, analizzava in che modo «la punta estrema d’Italia» potesse mettersi alla pari, «nel pensiero e nell’azione», con le altre consorelle. 
Riposti gli ardori del periodo napoletano, si adoperò per tracciare le norme programmatiche nelle elezioni. L’aula consiliare, unitamente alla stampa, usata da cassa di risonanza attraverso la quale gli eletti potevano trasmettere gli argomenti e le istanze della dottrina socialista. Nel 1895, si rese protagonista di due operazioni con un seguito di polemiche nella stampa regionale e meridionale. Per sostenere la candidatura, nel collegio di Cosenza, del repubblicano Roberto Mirabelli contro il deputato Luigi Miceli, e aggregare le forze democratiche della città, perorò l’intesa (lettera alla «Lotta di classe») con la necessità di fronteggiare la mancanza delle libertà politiche e civili, motivata dalla repressione dei Fasci siciliani. La confluenza per addivenire a un accordo con il blocco liberal-democratico, in vista del rinnovo del consiglio comunale, non fu accolta favorevolmente dai militanti. Se la prima era stata più logica, la saldatura con i liberali, patrocinata dalla massoneria, lo lasciò isolato. Nominato assessore, nel giro di un anno si convinse a dimettersi dall’incarico per evitare possibili lacerazioni.
Membro della Federazione socialista calabrese nel primo Congresso regionale di Paola (1896), fu presente anche al secondo di Catanzaro (1897), tenutosi alla presenza di Andrea Costa. Nello stesso 1897, sposò Ilaria Parisi, dalla quale ebbe cinque figli, uno dei quali morto in tenera età. 
Nel pieno clima reazionario seguito ai moti del 1898, subì un processo a Portici e a Reggio Calabria per aver pubblicato un numero unico, «Calabria nuova», nel quale si ravvisò l’eccitamento all’odio tra le classi sociali.  La risposta fu la costituzione del comitato per la liberazione dei prigionieri politici e la votazione nel consiglio comunale di un suo ordine del giorno contro il governo.
Altri suoi tentativi, nei primi anni del Novecento, per contrastare la consorteria locale, non ebbero successo. Nel 1904, si propose alle elezioni politiche ma, nonostante il favore della stampa, ancora una volta dovette soccombere.  
Dopo anni di apprendistato divulgativo, nel 1894 stampò l’opuscolo I Perseguitati, che venne sequestrato, nel quale, sotto forma di lettera a Turati, portò a termine un primo studio di psicologia sociale. Nel 1898 diede alle stampe la sua opera maggiore, L’animo della folla, un lavoro poderoso, originale, che seguì di poco l’uscita in Francia della Psycologie des foules (1895) di Gustave Le Bon. Il libro raccoglie le sue sperimentazioni comparse in precedenza nel periodico «La Lotta». La monografia fu bene accolta dagli ambienti culturali progressisti europei e interessò molto a Vilfredo Pareto. 
Dal 1900 al 1902, diresse l’«Archivio di psicologia collettiva e scienze affini», che dedicò particolare attenzione alle rumanze in dialetto calabrese, manifestazioni comunicative della folla cosiddetta bassa, non criminale. 
In conclusione, per il suo spessore culturale e scientifico, Rossi può essere definito il più evoluto intellettuale della Cosenza di fine Ottocento e dei primi anni del Novecento. Non solo perché leader di un ceto sociale che ha fatto la piccola storia del socialismo calabrese e meridionale delle origini, ma per aver espresso le nuove esigenze che andava allora palesando. Una personalità ricca di fermenti progressisti e di legami con i circuiti nazionali e internazionali della politica e della cultura, sensibile ai nuovi processi di modernizzazione
Morì ancor giovane, a Tessano, frazione di Dipignano, all’età di 38 anni.  Per ricordarlo, sono state intestate a suo nome alcune vie, a Cosenza e in altri centri della Calabria. (Giuseppe Masi) © ICSAIC 2020

Opere

  • I Perseguitati. Saggio di psicologia sulle persecuzioni, Nuova tip. della “Lotta”, Cosenza 1894;
  • L’animo della folla, Tip. Riccio, Cosenza 1898;
  • I martiri cosentini del 1799, Tip. Riccio, Cosenza 1899;
  • Genio e degenerazione in Mazzini, Nuova tip. della “Lotta”, Cosenza 1899;
  • Psicologia collettiva. Studi e ricerche, Tip. Riccio, Cosenza, 1899; Milano 1900;
  • Psicologia collettiva morbosa, Fratelli Bocca, Torino 1901;
  • I suggestionatori e la folla, Fratelli Bocca, Torino-Milano 1902;
  • Le rumanze e il folklore in Calabria, Tip. Riccio, Cosenza 1903;
  • Sociologia e psicologia collettiva, Ed. Colombo, Roma 1904;
  • Della memoria e dell’immaginazione sociale (1905), Pellegrini, Cosenza 2011.

Nota bibliografica

1) Il socialista

  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti di Calabria (1861-1914), Società Editrice Meridionale, Salerno-Catanzaro 1981;
  • Enzo Stancati, Cosenza e la sua provincia dall’unità al fascismo, Pellegrini, Cosenza 1988;
  • Giuseppe Masi, Partito socialista e specificità regionale: il caso Calabria 1892-1914, in Gaetano Cingari e Santi Fedele (a cura di), Il socialismo nel Mezzogiorno d’Italia 1892-1926, Laterza, Roma-Bari, 1992; 
  • Andrea Trobbiani, Pasquale Rossi e il socialismo, Tesi di dottorato di ricerca, Università La Sapienza, Roma 2011. 

2) L’uomo di scienza

  • Tobia Cornacchioli, Introduzione a Pasquale Rossi, in La Parola Socialista. Settant’anni, Lerici, Cosenza- Roma 1976, pp. 59-83;
  • Tobia Cornacchioli, Giuseppe Spadafora (a cura di), Pasquale e il problema della folla. Socialismo, mezzogiorno, educazione, Armando Editore, Roma 2000;
  • Franchino Gallo, Folla e società nel pensiero di Pasquale Rossi, La Città Futura, Cosenza 2000;
  • Marco Antonio D’Arcangeli, Verso una scienza dell’educazione. II. Pasquale Rossi. Dalla psicologia collettiva alla demopedia, Anicia, Roma 2013;
  • Emanuele Rossi, Pasquale Rossi e l’animo della folla: una lettura sociologica, in Andrea Millefiorini, Fenomenologia del disordine. Prospettive sull’irrazionale nella riflessione sociologica italiana, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2015, pp. 97-122;
  • Brunella Serpe, Il problema educativo nella riflessione di Pasquale Rossi, «Mizar. Costellazioni di pensieri», 4, 2016, pp. 71-81;
  • Fabio Stizzo, Concezione pedagogica, impegno sociale e orizzonte utopisticoin Pasquale Rossi, «Quaderni di Intercultura», IX, 2017 (DOI 10.3271/M55), pp. 151-162.
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