Benintende, Pasquale

Pasquale Benintende [Catona, 20 gennaio 1878 – Reggio Calabria, 11 gennaio 1968]

Compositore e flautista, nato a Catona (all’epoca comune autonomo) da Giuseppe e Giuseppa Laganà , iniziò gli studi musicali con Agoardo Bernabei che, al tempo, dirigeva il complesso bandistico di Reggio Calabria. Proseguì gli studi di flauto col maestro Luigi Politi presso l’orfanotrofio provinciale «Umberto I » della città  natale. Dal maestro Bernabei fu in seguito chiamato a coprire il posto in banda di secondo flauto e ottavino, proprio accanto al suo maestro di flauto Luigi Politi, a sua volta vincitore di un concorso nazionale al Teatro «La Fenice » di Venezia.
Proseguì quindi gli studi di composizione sotto la guida di Francesco Ancona, conseguendo a Napoli, presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, il relativo diploma. In conservatorio ebbe modo di seguire le lezioni di Camillo De Nardis e Paolo Serrao, ottenendo anche il diploma di strumentazione per banda. Al conservatorio «Bellini » di Palermo conseguì infine il diploma di musica corale.
All’attività  compositiva affiancò sempre quella didattica, insegnando presso l’Istituto Magistrale «Tommaso Gullì » di Reggio Calabria e presso l’Orfanotrofio «Umberto I ». Fu anche insegnante di pianoforte e tra i suoi allievi va annoverato il futuro arcivescovo mons. Giuseppe Agostino.  
Si sposò con Giuseppina Tassone, senza avere figli, e condusse sempre una vita semplice e al riparo dai riflettori, circondandosi dell’affetto dei suoi numerosi allievi.
La sua produzione musicale è molto variegata. Sono presenti opere sinfoniche, per canto e pianoforte su testi sia in italiano che in vernacolo, per pianoforte solo, opere e operette, musica sacra, lavori di carattere teorico e didattico.
Uno dei momenti topici della sua carriera è costituito dalla rappresentazione presso il Teatro «Ponchielli » di Cremona, nel 1953, della sua opera lirica in un atto e due quadri dal titolo  Mara, su libretto di Vittorio Bianchi. Il lavoro, di impronta verista e ispirato al mondo contadino della Calabria, fu molto apprezzato anche dal noto musicista di origini calabresi Osvaldo Minervini (1909-1970), il quale lo definì «vanto della lirica calabrese ». Nell’occasione del debutto cremonese, Benintende fu accompagnato dall’allora sindaco di Reggio, comm. Giuseppe Romeo, e dal giornalista, scrittore e paroliere Alfredo Pedullà  Audino, all’epoca corrispondente de «Il Mattino » di Napoli, che vollero essere accanto al musicista per questa trasferta lombarda in età  abbastanza avanzata (aveva 75 anni). L’opera riscosse un buon successo a Cremona e alcuni anni dopo, nel 1961, fu messa in cartellone nella stagione lirica del teatro «Cilea » di Reggio Calabria.
In precedenza aveva composto anche un’operetta in tre atti dal titolo  Chi è l’autore?  Su libretto di Giulio Nardi, andata in scena al Teatro «Adriano » di Roma nella stagione 1927.
Nel 1937 era uscita, presso Ricordi di Milano, la pubblicazione  Sedici canti popolari calabresi  per canto e pianoforteda lui raccolti, trascritti e armonizzati.
Tra gli anni Trenta e Cinquanta uscirono presso varie case editrici un buon numero di suoi brani semplici per pianoforte, dedicati soprattutto all’infanzia:  Contadino allegro  (Carish, Milano, 1931);  Serenata delle bambole  (Curci, Milano, 1934);  Piccola festa: gavottina  (Mignani, Firenze, 1937);  La canzone del ciociaro,  Minuetto delle bambole,Valzerino delle fanciulle  (Curci, Milano, 1949);  Il valzerino del chicchirichì,  Marcetta dei bimbi  (Curci, Milano, 1956).
Per canto e pianoforte, su versi di Nicola Giunta, compose anche  Melodia  (Li Pera, Reggio C., 1936);  L’amor che non è più  (Li Pera, Reggio C., 1939) e  Bella sei tu come nascente aurora  (Mignani, Firenze, 1942).
Collegata con la sua attività  didattica presso l’Istituto Magistrale «Gullì » è la pubblicazione del  Manuale teorico-pratico di Musica e Canto corale: ad uso dei R. Istituti Magistrali, corsi inferiori e superiori, e delle altre scuole medie. Con aggiunti 32 canti religiosi, patriottici, regionali, didattici  (Li Pera, Reggio C., 1934).
Nel 1926, in occasione di celebrazioni dantesche, tenne una relazione dal titolo  Dante musicofilo, in parte ispirata dagli scritti di Raffaele Valensise (Polistena, 1852-1938), musicologo e pianista, allievo di Beniamino Cesi, che aveva prodotto molti lavori sulla correlazione tra Dante e la musica.
Come per diversi compositori a lui contemporanei (Bela Bartok 1881-1945; Zoltan Kodaly 1882-1967), la sua produzione fu molto collegata al folklore della sua terra. Nelle opere riecheggiano spesso temi ricavati dalla tradizione popolare. Elementi descrittivi sono invece presenti nella sua  Suite zingaresca, poema sinfonico originariamente per orchestra, poi trascritto per banda, composto da quattro quadri sinfonici e ispirato al poemetto  Gli zingari  del catanzarese Giuseppe Casalinuovo. L’opera ha probabilmente come riferimento i coevi poemi sinfonici su Roma di Ottorino Respighi. Nel complesso il suo linguaggio si può dire abbia anche risentito delle atmosfere impressioniste della musica francese.
Il citato giornalista Alfredo Pedullà  Audino così descrive il musicista in età  avanzata: «Un vecchietto di media statura, di modesto vestire, dall’andatura lenta, un po’ distratta, dall’aria quasi sognante, dagli occhi vivi dietro gravi lenti. È il maestro Benintende, noto musicista reggino, che è l’espressione più semplice della semplicità  stessa, l’uomo più modesto che si possa incontrare sulla terra, l’uomo più buono che si possa immaginare ».
Con queste parole lo ricorda invece il vescovo mons. Giuseppe Agostino, suo ex allievo: «Il maestro Pasquale Benintende molto ha inciso nella mia formazione umana e cristiana. Figura mingherlina nel fisico, era invece di grande e rara statura morale. Nella sua valenza artistica ritengo che abbia prodotto di meno di quanto la sua creatività  gli avrebbe consentito e questo per un rispetto quasi sacro che aveva del linguaggio artistico e per la sua profondità  fatta di pudore, sostanziata di straordinaria interiorità  ».
Due anni prima di morire, nel 1966, donò all’Archivio della Curia di Reggio Calabria una parte delle sue composizioni di carattere liturgico-religioso (tra cui la Messa «Mater Consolationis » a due voci per coro e orchestra). Dopo la morte, avvenuta nel 1968,  all’età  di 90 anni, il rimanente «fondo musicale » fu donato alla Biblioteca «De Nava ». Vie a suo nome sono state intitolate a Reggio Calabria e Motta San Giovanni. (Massimo Distilo) © ICSAIC 2021 – 08  

Nota bibliografica

  • Sonya Calogero, Pasquale Benintende, la vita e l’opera, Grafica Meridionale, Villa S. Giovanni 1983;
  • «Fondo musicale Pasquale Benintende », in Guida alle biblioteche comunali di Reggio Calabria, a cura di Domenico Romeo, Maria Ascone, Francesca Laganà  e Anna Maria Saccà , Edizioni Historica, Reggio Calabria 2006.
  • Nino Caserta, Un maestro di musica caro ai reggini, «Calabria », XXII ns, 103, aprile 1994.
  • Pasquale Benintende: insigne compositore reggino, a cura di Giovanni Di Domenico, con la collaborazione di Antonio Muzzupappa e Gaetano Tirotta, Effegieffe Arti Grafiche, Saponara Marittima 2004.