D’Aloe, Stanislao

Stanislao D’Aloe [Sant’Onofrio (Vibo Valentia), 3 agosto 1814 –Napoli, 1888]

Nacque in una famiglia della buona borghesia locale. Si conosce poco della sua infanzia. Studiò, nei primi anni, nel suo paese natale e il 5 ottobre 1823 il Decurionato di Sant’Onofrio presieduto dal sindaco G. Battista Barbieri, individuò i «giovinetti Stanislao D’aloe, D. Francesco Augurusa e Giacomo Greco quali meritevoli di essere nominati per godere delle piazze franche nel Real Collegio Vibonese».
Studiò quindi nel seminario di Mileto, poi a Monteleone e infine all’università di Napoli, dove si perfezionò in matematica e filosofia. Dopo gli studi di formazione, seppe farsi apprezzare come storico, critico d’arte, archeologo e giornalista. Fu autore di numerose pubblicazioni. Tra esse sono da ricordare il Tesoro lapidario di Napoli Guida dei quadri della reale pinacoteca borbonica.
Studioso di storia e storia dell’arte, di numismatica e di archeologia, venne nominato conservatore del Regio Medagliere nel 1838 e Segretario della direzione del Real Museo Borbonico nel 1841. Tre anni dopo ricevette l’incarico di redigere i capitoli relativi alle chiese di Napoli, in occasione del VII Congresso Scientifico degli Italiani, tenutosi a Napoli fu incaricato di redigere i capitoli relativi alle chiese di Napoli per una guida della città denunciando guasti e barbarie. L’anno dopo, proposto dal Consiglio provinciale di Napoli che riconobbe in lui i requisiti adeguati all’esercizio dell’incarico, ritenendolo «un individuo dotato di amore e di conoscenza per le belle arti» che comunicasse mensilmente all’Intendenza lo stato di conservazione dei monumenti della provincia, proponesse i restauri da eseguire, conciliando «economia e precisione», e ne sorvegliasse l’esecuzione, fu nominato ispettore dei monumenti del Regno di Napoli. In questo ruolo, svolto con zelo e competenza, si impegnò nella tutela dei beni culturali scontrandosi con i problemi legati all’esiguità delle risorse disponibili. In tale veste entrò in conflitto con improvvisati restauratori (definiti ignoranti, indiscreti o addirittura spietati) e con gli stessi proprietari delle opere d’arte mal custodite, con l’immobilismo e la negligenza delle autorità che avevano il compito degli interventi di tutela. Le sue relazioni dal sui suoi sopralluoghi mensili, 1846 al 1856, oltre duecento rapporti, sono testimonianza della sua frenetica attività.
Pubblicò molto e, soprattutto, in lingua francese: Guide pour la precieuse collection des tableaux de Son Altesse Royale le Prince De Salerne placee dans deux salles superieures du Musee Royal Bourbon 1842, Les peintures de Giotto de l’eglise de l’Incoronata a Naples 1843, Naples ses monumens et ses curiosités avec une description de Pompei, Herculanum, Stabies, Paestum, Pouzzoles, Cumes, Capoue et des autres endroits celebres des environs 1847, Nouveau guide du Musée Royal Bourbon 1854, Les ruines de Pompèi jusqu’en 1858. 
È stato autore anche di articoli e saggi di storia e critica d’arte, e collaborò a diversi periodici specialistici e non tra cui gli Annali civili del Regno delle Due Sicilie. Si occupò anche di altri argomenti, pubblicando tra l’altro volumi come Il cacciatore medico ossia Trattato completo sulle malattie de’ cani: con un metodo per ad­­­destrare i cani da caccia, che fu tradotto in inglese, francese e tedesco.
Anche nel prestigioso ruolo di «massima autorità del tempo nel campo dei beni culturali» della provincia napoletana, non dimenticò la sua terra e le sue origini e ogni anno vi ritornava al suo paese per il pellegrinaggio, in compagnia della famiglia. Profondamente cattolico, la memoria dell’infanzia passata a Sant’Onofrio, infatti, lo accompagnò sempre tanto da indurlo a donare al santuario di S. Maria di Mater Domini presso San Nicola da Crissa una preziosissima tela raffigurante la «Madonna in gloria», opera di Guido Reni, allievo prediletto del Caravaggio. Una scelta come ricorda Raffaele Lopreiato, ispirata dalla sua infanzia e in particolare dal ricordo dell’annuale pellegrinaggio che in compagnia della sua famiglia lo portava devotamente presso questo santuario nella ricorrenza della Festa dell’Assunta.
Fedele ai Borbone fino all’ultimo, scrisse una introvabile vita di Ferdinando II, non accettò mai la caduta della dinastia dei Borbone e la nascita del Regno d’Italia e finì nel carcere di San Francesco di Napoli. 
Morì all’età di 74 anni a Napoli e fu sepolto sulla collina di Capodichino. Non ci sono notizie sulla sua vita privata. In vita viaggio molto, in Francia, Olanda e Italia, ed ebbe diversi riconoscimenti. Fu socio della Accademia Ercolanense, della Accademia delle Belle Arti di Napoli, del Panteon di Roma e dell’Aretina e di diverse società economiche.
Tra i tanti riconoscimenti, ebbe una medaglia d’oro dal re di Francia Luigi Filippo e dalla sua consorte Amalia, mentre Federico Guglielmo IV di Prussia lo nominò cavaliere dell’Aquila rossa.
Sant’Onofrio, per ricordare il suo nome, gli ha intitolato la via dove sorge la sua casa natale e la locale scuola media. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2022 – 6 

Opere 

  • Tesoro lapidario Napoletano, Stamperia Reale, Napoli 1835
  • Les peintures de Giotto de l’église de l’Incoronata à Naples, E. Haenel, Berlin 1843;
  • Diario del soggiorno in Napoli di Sua Santità Pio IX, Tipografia delle Scienze, Roma 1850;
  • Les ruines de Pompéi, Limongi, Naples 1851 (16 edizioni dal 1851 al 1873); 
  • Naples: ses monumens et ses curiosités, avec un catalogue détaillé du Musée royal bourbon, suivi d’une description d’Herculanum. Pompéi, Stabie, Paestum, Pouzzoles, Cumes, Baïa, Capoue etc., Imprimerie Piscopo, Naples 1856;
  • La Madonna di Atella nello scisma d’Italia alla maestà di Maria Teresa d’Austria. Libro singolare,Stabilimento tipografico di G. Nobile, Napoli 1853
  • Storia della chiesa di Napoli, provata con monumenti. Libri cinque, Stabilimento Tipografico, Napoli 1861.

Nota bibliografica

  • Gaetano Giucci, Degli scienziati italiani formanti parte del VII Congresso in Napoli nell’autunno del MDCCCXLV, Tipografia parigina di A. Lebon, Napoli 1845, pp. 84-85; 
  • Franco Strazzullo, Tutela del patrimonio artistico nel Regno di Napoli sotto i Borbone, «Atti dell’Accademia Pontaniana», XXI, 1972, pp. 329-369; 
  • Egisto Bragaglia, Gli ex libris italiani dalle origini alla fine dell’Ottocento, Editrice Bibliografica, Roma 1993, n. 1949:
  • Rossana Spadaccini, Gli «Atti di consegna dei monumenti di storia e di arte» del Regno, in I. Ascione (a cura di), Beni culturali a Napoli nell’Ottocento, Atti del convegno (Napoli, 5-6 novembre 1997), Ministero per i Beni e le Attività culturali, Roma 2000, pp. 177-213;
  • Umberto Bile, Stanislao d’Aloe, ispettore dei monumenti. Tutela e restauro a Napoli fra il 1840 e il 1848, in M.I. Catalano e G. Prisco (a cura di), Storia del restauro dei dipinti a Napoli e nel regno nel XIX secolo. Atti del Convegno Internazionale di Studi, (Napoli, 14-16 novembre 1999), «Bollettino d’arte», volume speciale, 2003, pp. 43-47;
  • Raffaele Lopreiato, Sant’Onofrio: riscoprire Stanislao D’Aloe a 200 anni dalla nascita, «Gazzetta del Sud», 10 febbraio 2013;
  • Damiana Treccozzi, Paesaggio archeologico e urbano nella guidistica campana dell’Ottocento: il contrib­­­uto di Stanislao d’Aloe, in A. Aveta, B.G. Marino, R. Amore (a cura di), La Baia di Napoli. Strategie integrate per la conservazione e la fruizione del paesaggio culturale, I, Paparo, Napoli 2017, pp. 133-138; 
  • Francesca De Luca, «Così le cose più sante si van miserabilmente profanando!». Stanislao D’Aloe, Ispettore per la tutela dei monumenti artistici napoletani a metà Ottocento, in Storie interrotte. Riconoscere e valorizzare il patrimonio dimenticato, ­­­­Convegno, Università degli Studi di Padova25-26 novembre 2021.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Napoli, Intendenza di Napoli – I e III versamento; Ministero degli Affari Interni – I Inventario; Ministero della Pubblica Istruzione;
  • Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Pubblica Istruzione, b. 434 II, fasc. relativo alla nomina di Stanislao D’Aloe a Ispettore de’ monumenti della Provincia di Napoli.
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