De Santis, Tanino

Tanino De Santis [Francavilla Marittima (Cosenza), 7 agosto 1928 – Cosenza, 12 luglio 2013]

Gaetano Anna Giuseppe Maria (questo è il suo nome nell’atto di nascita) detto Tanino, nacque da Agostino, medico condotto del paese e da Giulietta Checchina Fasanella, casalinga. Dal padre,molto legato al suo paese e al suo territorio,collezionista di numerosi reperti archeologici trovati nelle contrade rurali di Macchiabate e di Timpone della Motta, che gli portavano i suoi clienti per lo più contadini,e che egli custodiva nel suo ambulatorio medico,in attesa di consegnarli alle autorità  competenti, Tanino derivò la sua grande passione per l’archeologia.Il padre, ricordato negli scritti di Amedeo Maiuri, che lo definisce «medico-archeologo », fu promotore di campagne di scavo e saggi nella Sibaritide negli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento, al tempo delle ricerche dell’archeologa Paola Zancani Montuoro, sua cara amica e collaboratrice di Umberto Zanotti Bianco nei primi scavi alla foce del Sele, in Campania.
Tanino, per il quale il padre sognava un futuro da medico, scelse invece, influenzato dal clima culturale di casa sua e dalle amicizie paterne,l’archeologia e il giornalismo e a questi due ideali rimase fedele per tutta la sua vita, definita in una recente monografia edita dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio «una vita per la Magna Grecia ».
La sua attività  giornalistica in favore della causa di Sibari e della valorizzazione turistico-culturale della Piana inizia nel 1959, allorquando si costituì l’Associazione «Ritorno a Sibari »,con l’intento di promuovere     «la valorizzazione archeologica e turistica, agricola e industriale della Sibaritide », presieduta inizialmente dal colto frate pugliese Padre Adiuto Putignani e poi dal medico Agostino De Santis,insieme al quale operavano il geometra Ermanno Candido di Corigliano, il medico-archeologo Vincenzo Laviola di Amendolara, il bibliotecario castrovillarese Agostino Miglio, il geometra e giornalista Edoardo Apa di Terranova da Sibari, l’ingegnere Enrico Mueller, lo stesso Tanino De Santis e il giovane Mario Candido, figlio del geometra Ermanno, all’epoca studente di Architettura.
Per sostenere e far conoscere le “battaglie” portate avanti dall’associazione c’era bisogno di un giornale. Nel maggio del 1959 nacque così «Sviluppi Meridionali » che aveva come sottotitolo «Rassegna dell’Associazione Ritorno a Sibari ». Il periodico ebbe vita breve: dal 1959 al 1962. Diretto inizialmente da Adiuto Putignani, passò, dopo il trasferimento dello stesso in Puglia, sotto la direzione di Tanino De Santis, il quale vi pubblicò, a volte a firma sua, tal’altra con lo pseudonimo di  Epeo, numerosi articoli sull’intensa attività  di ricerca e di divulgazione dell’Ars (Associazione Ritorno a Sibari). E non si limita a dar conto dell’attività  dell’associazione ma sa essere anche polemico verso la classe politica che non s’interessa dei tesori archeologici della «città  sepolta », quando, sullo stesso numero del periodico scrive: «A.A.A.    Cercasi parlamentare buona volontà  disposto a battersi in difesa della Sibaritide ».Sulla rivista, nei suoi quattro anni di vita (1959-1962), apparvero articoli di importanti firme del mondo culturale di quel periodo, come quella dell’archeologo tedesco Ulrich Kahrstedt, del giornalista e scrittore belga Gustav Renè Hocke, autore del libro  Magna Grecia. Escursioni letterarie attraverso il Meridione greco d’Italia  (1960), dell’imprenditore calabrese (ma trapiantato a Milano) Gaetano Greco Naccarato, impegnato sui grandi temi del Mezzogiorno, che pubblicherà  nel 1970 il libro  Cattedrali su Sibari arcaica.
L’associazione «Ritorno a Sibari », nella quale De Santis ebbe un ruolo di primo piano, per il suo dinamismo e la sua intraprendenza nell’avviare autonomamente campagne di scavo nel territorio della Sibaritide, ebbe difficili rapporti e non poche frizioni con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, all’epoca diretta da Alfonso De Franciscis prima e da Giuseppe Foti poi, che furono accusati dal direttivo del sodalizio di spendersi poco per la ricerca e la messa in luce della «città  sepolta ». Godette, in compenso, dell’appoggio morale di illustri archeologi come Umberto Zanotti Bianco, presidente della «Società  Magna Grecia » e Amedeo Maiuri, presidente del «Centro Studi per la Magna Grecia » dell’Università  di Napoli. Furono proprio i difficili rapporti sopra ricordati a determinare, nel 1962, lo scioglimento del sodalizio e    la chiusura del periodico. Continuava,invece, instancabilmente l’impegno di De Santis per la causa di Sibari e la rinascita culturale ed economica della Piana.
Grande attenzione di ricerca archeologica, sia pure non professionale, e di divulgazione giornalistica, riservò al suo paese natale che divenne, grazie a lui, un sito archeologico all’attenzione dei maggiori archeologi del tempo, tra i quali Amedeo Maiuri che lo definì “una delle mete più urgenti della ricerca archeologica nella Sibaritide” (Taranto, 1961). Scrive Carmelo Colelli (2018)    che «si deve alle sue continue sollecitazioni, se dal 1963 al 1969 a Francavilla operò Paola Zancani Montuoro, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, che aveva già  contribuito alla scoperta di Sibari, coadiuvata da due giovani studiose olandesi: Maria Wilhelmina Stoop e Marianne Kleibrink ».
Nel 1964 pubblicò presso l’editrice MIT di Corigliano Calabro, un accurato studio storico-archeologico dal titolo  La scoperta di Lagaria,antichissima città  della Magna Grecia che Strabone colloca tra Thurii ed Eraclea, ricordandone la fondazione a opera di Epeo, l’artefice del cavallo di Troia, che qui, presso un tempio    dedicato ad Athena, avrebbe depositato gli strumenti utilizzati per la costruzione del cavallo. De Santis, come scrive nella premessa alla sua ricerca, ritiene di aver risolto il problema topografico della leggendaria città  magno greca, identificandola, sulla base delle indagini archeologiche sue e di suo padre, con l’area del  Timpone della Motta di Francavilla.Nel libro sopracitato, De Santis scrive con compiacimento di essere riuscito personalmente, tra l’altro, «a salvare, raccogliendola in minutissimi pezzi, una grande bella  pelike  del IV secolo a.C. decorata a figure rosse, donata poi al Museo Nazionale di Reggio Calabria ».La scoperta di Lagaria  non era la sua prima pubblicazione di argomento archeologico. Già  nel 1960 aveva pubblicato a Cosenza, presso la Tipografia Eredi Serafino, il volume  Sibaritide a ritroso nel tempo, con l’intento di offrire, nel clima di quegli anni di grande risveglio archeologico e di crescente interesse per il passato della Calabria magno-greca, «una compendiosa ma completa trattazione delle ricerche e delle scoperte effettuate finora nella Sibaritide, molte del tutto inedite per gli studiosi ». Nel 1966 veniva fondata la rivista «Magna Graecia »,rassegna di archeologia, storia, arte, attualità , di cui fu direttore per quasi quarant’anni, fino al 2003. Con essa «avviò un’incalzante campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul valore della Sibaritide e di tutta la Calabria antica, contro lo strapotere e la cecità  dei vari governi del Paese e delle loro politiche di industrializzazione del Sud Italia, completamente insensate e distruttive » (Sara Minuto, 2013). La rivista «Magna Graecia », come scrive Paoletti, «ha rispecchiato esattamente il carattere, l’amore sviscerato per l’archeologia ma anche l’animo battagliero di De Santis » che non fu mai un archeologo, ma semplicemente «un giornalista prestato all’archeologia » (2018).
La rivista ha ospitato nelle sue pagine numerosissimi articoli di studiosi e archeologi di chiara fama aventi ad argomento risultati di ricerche e prospezioni, rapporti di scavo, ricerche storiche, resoconti di congressi specialistici sulla Magna Grecia, in specie quelli tarantini, ma anche dei convegni di Archeologia classica o di Studi Bizantini, e rappresenta, pertanto, uno strumento validissimo di consultazione e di ricerca per gli studiosi di archeologia e di antichità .
Il 13 giugno 1965, a Vibo Valentia, sposò Vincenzina Franca Maria Rodotà , ma la coppia non ebbe figli.
Nel 1970 l’Associazione  Italia Nostra  lo insegnì del «Premio Umberto Zanotti Bianco ».
È morto a 85 anni a Cosenza (dove si era trasferito nel 1978),nella sua casa stracolma di libri e riviste e di una ricca collezione di reperti archeologici.I suoi libri sono andati all’Università  della Calabria.Per sua volontà  testamentaria la sua collezione archeologica nel 2015 è stata donata al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Oltre 400 pezzi costituiscono oggi la cosiddetta «collezione De Santis »: il 20 luglio 2018 sono stati esposti per la prima volta in una Mostra dal titolo:  Tanino De Santis, una vita per la Magna Grecia  (curatori Carmelo Malacrino, Maurizio Paoletti,Daniela Costanzo).Un ricco e illustrato volume dallo stesso titolo illustra con numerosi contributi la vita e l’attività  culturale di De Santis e fa da catalogo della sopracitata mostra (Franco Liguori)   © ICSAIC 2019

Opere

  • Sibaritide a ritroso nel tempo, Tip. Eredi Serafino, Cosenza 1960
  • La scoperta di Lagaria, Tipografia MIT editrice, Corigliano Calabro 1964.

Nota bibliografica

  • «Magna Graecia »,rassegna di archeologia, storia, arte e attualità , 1966-2013;
  • Franco Liguori, I reperti restituiti di Francavilla Marittima, «Il Serratore », 68, 2001;
  • Franco Liguori, Forse svelato il mistero di Lagaria, «Il Serratore », XVII, 76, 2004;
  • Franco Liguori, La nascita della Ritorno a Sibari e l’apporto degli studiosi locali, in Sybaris tra storia e leggenda, Castrovillari 2004, pp.85-86
  • Sara Minuto, In memoriam. Tanino De Santis, «Rivista storica calabrese », XXXIV, 1-2, 2013, pp.321-324;
  • Maurizio Paoletti, Tanino De Santis, un giornalista prestato all’archeologia, in Tanino De Santis.Una vita per la Magna Grecia, a cura di Carmelo Malacrino, Maurizio Paoletti, Daniela Costanzo, Museo Archeologico Nazionale di Reggio di Calabria, Reggio Calabria 2018, pp.15-19;
  • Fabrizio Vistoli, Tanino De Santis e Umberto Zanotti Bianco pro Sibari (1958-1963), in Tanino De Santis. Una vita per la Magna Grecia, cit., pp.21-34;
  • Carmelo Colelli, De Santis e Laviola: due collezioni per Lagaria, in Tanino De Santis. Una vita per la Magna Grecia, cit., pp. 35-43
  • Carmelo Malacrino, Maurizio Paoletti, Daniela Costanzo, La collezione di Tanino De Santis al Museo Nazionale di Reggio Calabria, in Tanino De Santis. Una vita per la Magna Grecia, cit., pp.45-55.