Raimondo Lico [Villa San Giovanni (RC) 27 giugno 1927- 3 maggio 1976]
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Nacque a Cannitello di Villa San Giovanni da Domenico, direttore dell’ufficio postale di Melia di Scilla e Angela Bellantoni, casalinga, ultimo di dieci figli. Venne battezzato il 4 agosto 1927 con il nome Raimondo di Gesù. Lo zio materno, Domenico Bellantoni, parroco di Scilla, sacerdote ricco di umanità e spiritualità, pietà eucaristica, preparazione teologica e sensibilità verso il prossimo, fu il suo primo educatore. Successivamente si trasferì a Villa San Giovanni, la cui casa diventerà, con l’aiuto generoso delle sorelle, un luogo di ospitalità e di vicinanza per tutti, specialmente per i giovani della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).
Nel 1937, a 10 anni, entrò nel Seminario Pontificio “Pio XI” di Reggio Calabria, dove resterà fino al completamento degli studi teologici. Sono anni in cui nella diocesi si succedono presuli di eccezionale statura. Il primo, mons. Enrico Montalbetti, fu arcivescovo dal 1938 al 1943 e morì tragicamente a causa di una incursione aerea alleata. Era un grande catecheta, dalla personalità limpida, schietta e ascetica. Il secondo, mons. Antonio Lanza, giunse a Reggio in piena guerra il 10 agosto 1943 e morì improvvisamente il 23 giugno 1950. Pastore autorevole e attento ai problemi sociali, aveva, da pochi giorni, l’11 giugno, ordinato sacerdote a Scilla il nostro Raimondo. Nell’ottobre dello stesso anno diventa arcivescovo Mons. Giovanni Ferro, religioso somasco e parroco a Genova. Sarà il presule di riferimento per tutta la sua vita, con cui dialogherà con sincerità e libertà.
Le esperienze pastorali del Nostro si sono succedute lungo due percorsi, il primo, segnato da un ricco e articolato ministero parrocchiale, svolto in posizioni giuridiche diverse: Scilla (anni ’50-’53), San Pantaleo (anno ’53), Melia di Scilla (anni ’53-’54), S. Maria della Cattolica a Reggio Calabria (anni ’54-’56), Bagnara (anni ’56-’59), S. Giorgio al Corso a Reggio Calabria (anni ’59-’67). Nel periodo reggino promosse significative iniziative, come le settimane liturgiche, collaborando con altri confratelli (in particolare don Demetrio Fortugno, don Antonino Denisi, che terrà l’omelia nella celebrazione del 50° anniversario della morte il 4 maggio 2026, don Antonio Musolino e don Bruno Chiantella), finalizzate a superare un devozionismo solo esteriore e talora superstizioso. Strinse solida amicizia sacerdotale con mons. Giuseppe Agostino, poi divenuto arcivescovo di Crotone-Santa Severina e quindi di Cosenza, con mons. Vincenzo Lembo, direttore dell’«Avvenire di Calabria» e con don Mauro Fotia, docente universitario alla Sapienza di Roma.
Nel secondo percorso ebbe molti incarichi di apostolato, nei settori dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole (anni ’54-’67), dell’assistenza spirituale del Movimento Maestri di Azione Cattolica (anni ’54-’56) e soprattutto della FUCI (anni ’59-’76) a livello locale e regionale.
Laureatosi, il 29 novembre 1967, in filosofia presso l’università degli studi di Messina, con una tesi sul pensiero di p. Joseph Maréchal, iniziò l’attività di docente di storia e filosofia nei licei statali, conservando il rettorato della chiesa dell’Annunziata a Reggio Calabria. Si impegnò a fondo per far rinascere la Biblioteca arcivescovile di cui diventerà il primo direttore e a cui lascerà tutti i suoi libri, attivandosi per l’acquisizione del settore di scienze sociali del Centro di documentazione bolognese di don Giuseppe Dossetti. Contemporaneamente è docente di teologia alla Scuola di Servizio Sociale, testimoniando una spiccata vocazione ministeriale a servizio della Chiesa Particolare e al senso diocesano.
Studiò e approfondì, per tutta la vita, con passione e impegno, i temi biblici, patristici, teologici e filosofici, non solo di area cattolica ma anche di altre concezioni culturali, come si deduce dalla sua biblioteca.
Seguì direttamente i lavori del Concilio Vaticano II, ospite a Roma al Collegio di San Carlo al Corso, dove ebbe l’opportunità di dialogare sia con padri ed esperti conciliari, sia con gli eminenti teologi Clemente Riva e Pietro Rossano. Le suore della casa lo definirono “il prete del libro sotto il braccio”.
Dedicò una cura speciale alla FUCI. Sapeva intrattenere con i giovani un rapporto empatico e paterno; fu vero apostolo, non solo a livello diocesano, ma anche calabrese, proponendo un forte senso regionale ecclesiale, già prima del CER e dei convegni di Paola. Fu un sacerdote sapiente, aperto alla lettura dei segni dei tempi, anche se, al contempo, esigente sul piano dei principi dottrinali e morali. Curava i rapporti con molti studenti universitari fuori sede, anche dopo la loro laurea.
Era dotato di alcune specifiche qualità: schiettezza, lontananza da ogni fariseismo, senso di humour, disprezzo del carrierismo, per cui non accettò né la carriera universitaria a Roma né la nomina ad assistente nazionale della FUCI.
Con un altro presbitero reggino, don Domenico Farias, docente presso l’università di Messina, collaborò stabilmente e in unità di intenti, da quando, divenuto assistente FUCI ed essendo l’altro assistente del Movimento Laureati poi MEIC, decisero di camminare insieme per costituire una comunità ecclesiale intergenerazionale, fondata sulla meditazione della Parola, l’Eucarestia, la testimonianza personale e comunitaria, attenta e impegnata profeticamente nelle problematiche delle periferie sociali ed esistenziali, sia a livello cittadino e pre-aspromontano che mondiale. In questo gruppo si prodigò anche nella pastorale familiare e fu molto apprezzato da tutti i membri, tra i quali va ricordata la prof.ssa Maria Mariotti, storica intellettuale cattolica, che così parla del Nostro, nell’opuscolo di ricordi a lui dedicato: «La nota dominante che emerge da tanti ricordi espressi o inespressi, è la sua discreta, paziente, distaccata, attenta, serena, inesauribile capacità di amare», e così conclude: «Nella consumazione gloriosa di questa sua donazione, don Raimondo aiuti anche noi a “consegnare il cuore” senza riserve a Chi solo può dilatarlo in un amore concreto, tenero, personale che abbraccia tutti gli uomini e tutto il mondo».
La città di Reggio nel 2008 gli ha attribuito alla memoria il Premio “Anassilaos”.
Si comprendono il suo profilo e la statura spirituale, con il brano finale del suo unico articolo del 1965, dal titolo Un discorso di attualità per la FUCI: «Senso della storia e visione dell’Eterno, perciò, devono fondersi in una cristianità che sa di essere chiamata alla salvezza del mondo nel quale vive e per cui opera, considerato non più come realtà ad essa estranea o addirittura maledetta, ma nel quale sa che non si esaurisce la sua azione e tende escatologicamente alla visione di Dio».
Morì nella sua casa di Villa S. Giovanni, a soli 49 anni, con accanto don Farias e don Fortugno, dopo lunga e dolorosa malattia, testimoniata significativamente. (Umberto Spagna) © ICSAIC 2026-07
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Scritti
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- Un discorso di attualità per la FUCI, da “FUCI SUD” - Convegno zona Reggio Cal. 21-24 aprile 1965, Comunità ecclesiale e impegno temporale, pp.1-4; inserto in “L’Avvenire di Calabria”, anno XVIII (17.4.1965) n.14.
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Nota bibliografica
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- Don Raimondo Lico, Ricordi e testimonianze, Grafiche Sgroi, Reggio Calabria, 1977.
in particolare
- Mauro Fotia, Raimondo Lico in retrospettiva, pp. 9-38.
- Domenico Farias, Il ministero presbiterale di don Raimondo Lico, pp. 39-60.
- Maria Mariotti, Ti consegno il cuore, p.122).
- Mauro Fotia, Ricordando Don Raimondo Lico. Impegno culturale dei cattolici e crescita religiosa e civile della Calabria, in «La Chiesa nel tempo», 3, 2009.
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Articoli di “Avvenire di Calabria”
- In memoria di don Raimondo Lico. Una celebrazione della nostra chiesa locale, 12 giugno 1976, p. 6.
- Luca Taveri, L’eredità di don Lico attraverso le parole dei suoi allievi, 19 aprile 2026, p. 10.
- Sacerdote e ricercatore, fu una guida spirituale nella fede postconciliare, ivi.
- Davide Imeneo, Cinquant’anni dalla morte di don Raimondo Lico, Reggio Calabria lo ricorda con una celebrazione e l’intitolazione di una sala della Biblioteca diocesana, 22 aprile 2026.
- Reggio ricorda don Lico, 26 aprile 2026, p. 10.
- Augusto Sabatini, Visione post conciliare e impegno nel ‘68: svolta generazionale, 3 maggio 2026, p. 10.
- Giovanna Tripodi, Quel dolce sorriso del Vangelo, noi giovani e don Raimondo, ivi.
- Umberto Spagna, Quando l’ecclesiologia incontra il dialogo, ivi.
- Giorgio Bellieni, La Chiesa reggina ricorda don Raimondo Lico a cinquant’anni dalla morte con l’intitolazione di una sala della Biblioteca diocesana, 8 maggio 2026.
- Umberto Spagna, Una riflessione sull’attualità del pensiero teologico di don Raimondo Lico, 31 maggio 2026.
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Nota archivistica
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- Archivio storico diocesano Reggio Calabria – Bova, Fondo “Clero”, busta Raimondo Lico.
- Archivio regionale dell’Azione Cattolica “Mimmo Scordo”.
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Ringraziamenti
La presente ricerca si è avvalsa della consulenza storica sia del can. Antonino Denisi, deputato di Storia Patria per la Calabria e decano del capitolo metropolitano, sia di P. Pasquale Triulcio, direttore dell’Archivio storico diocesano di Reggio Calabria.












