Gagliardi, Caterina

Caterina Gagliardi [Reggio Calabria, 9 aprile 1829 – Vibo Valentia, 1914]

Nata De Blasio era figlia di Carlo, barone di Palizzi e Pietrapennata, e di Teresa dei marchesi Gagliardi di Monteleone. Fu educata a Napoli nel Collegio  dei  Miracoli.  Nel 1855,  a  26  anni,  andò  sposa  al nobiluomo  Antonio  Genoese ma  l’anno  successivo  rimase  vedova. Dopo quattro anni di vedovanza,  con dispensa papale vista la consanguineità , il 18 aprile 1860 sposò il fratello della madre,  il marchese  Enrico Gagliardi di Monteleone (oggi Vibo Valentia),  dal quale acquisì il cognome, venendo così ricordata come Caterina Gagliardi.
La famiglia Gagliardi ebbe un ruolo di primo piano nella gestione della cosa pubblica locale e il marchese Enrico fu  uno dei protagonisti delle vicende dell’arco risorgimentale: fu senatore  nel 1861  e  più volte sindaco della città  nel 1853, dal 1865 al 1868 e dal 1873 al 1875,  Con il marito, che appena nominato sindaco della città  ebbe la ventura di salutare Garibaldi a nome della città , infatti,  accolse il generale  in maniera principesca  nel  vecchio  palazzo  Gagliardi.
Dal momento del matrimonio – dal quale  nacquero quattro figli:  Francesco (1861), Domenico (1863), Michelina (1865) e Luigi (1868) – «per più di mezzo secolo, la sua patria di adozione diviene la città  di Monteleone dove, completamente libera da pregiudizi di casta, vive amata e venerata da tutti per le innumerevoli e importanti opere di civile liberalità  che, con l’aiuto del marito, finché egli disse, svolge a favore della città  e della Calabria » (Borrello).
Era una donna molto bella Caterina Gagliardi che in famiglia chiavano Titina. «Le foto dell’epoca ci restituiscono un tipo di bellezza femminile che rappresenta la figura ideale della donna dell’800, accanto al marito impegnato nella vita politica e sociale » (Dezzi Bardeschi, p. 115).  Colta, generosa, altruista, infatti, fece parte delle pie istituzioni di Monteleone.  Nel  1899  il Consiglio comunale di Monteleone la nominò presidentessa della congregazione di Carità :  aiutò  i bambini poveri, fondò l’Orfanotrofio  femminile e l’Asilo infantile, e donò  molto  denaro  per  creare  l’Ospedale.
La famiglia Gagliardi era una delle più ricche e cospicue  della città  e della Calabria  e grazie a ciò  contribuì con notevoli aiuti finanziari alla creazione della Banca popolare e del Monte frumentario  di Monteleone.
Quando all’inizio degli anni Settanta dell’Ottocento Monteleone  era  in  grave  crisi economica con una carestia incombente,  per dare lavoro  al maggior numero di operai  disoccupati (circa 300 furono quelli impiegati) spinse il marito ad avviare la colossale ricostruzione  del  palazzo  Gagliardi  e  del sontuoso giardino botanico annesso di ben 25 mila metri quadrati, considerato il più completo della regione.
Si prodigò anche per i sinistrati del terremoto  del  1908 nonostante il grave lutto familiare.  La sua attività  filantropica fu intensa.  Nel 1894, quando si registrò un terribile terremoto, la  marchesa  mandò  i  figli  Domenicoe  Francesco a Palmi per aiutare i terremotati; lo stesso fece nel 1905, in occasione del devastante sisma che colpì specialmente il circondario di Monteleone.  
Dama di compagnia della regina Margherita, considerata una delle donne calabresi più rappresentative della seconda metà  dell’Ottocento,  nel 1881, così come aveva fatto già  a Catanzaro, fece gli onori di casa durante la visita dei reali a Reggio e al pranzo in loro onore occupò il posto alla destra del re Umberto.  Fu lei, ancora,  il 12 settembre 1897,  dopo un fervente discorso patriottico,  a consegnare la bandiera di combattimento al comandante dell’incrociatore leggero «Calabria » in una cerimonia avvenuta nel porto di Reggio (il labaro, ricamato da donne di Calabria, era racchiuso in un artistico scrigno di legno cesellato dallo scultore Francesco Jerace): «Consegnando la bandiera la Marchesa Caterina Gagliardi pronunziò un altissimo discorso, con voce vibrante di quella commozione che, nelle grandi solennità , invade gli spirito superiori », scrisse il periodico «Calabria ».
Il suo palazzo divenne un cenacolo culturale che ospitò momenti dedicati alla musica e al canto. Ben inserita anche nella realtà  locale economica (presenziava ogni anno, nel rispetto delle tradizioni, alla pesca del tonno nelle sue tonnare di Pizzo e di Bivona), fu una  donna di moderne vedute anche in politica. Nel 1913 favorì l’elezione a deputato  del collegio di Monteleone  del socialista  Nicola Lombardi, il quale appena eletto si premurò di ringraziarla pubblicamente per il sostegno ricevuto.
La sua  vita fu  rattristata da diverse  sventure familiari:  la  morte del  marito avvenuta a Napoli nel 1891,  delfiglio  Domenico,  e  nel terremoto del 1908 la  tragica  fine  del figlio Francesco, della figlia Michelina, del  generoDiego Di Francia  e di  una  nipote, fra le rovine della sua Reggio.
Morì compianta  da  tutti  a  85 anni alla vigilia della Grande Guerra.  Tenne l’elogio funebre il conte  Vito Capialbi.  In  occasione  della sua  morte  così  scrisse  Giuseppe  Sinopoli  sul   «Giornale  d’Italia », con tono encomiastico ma comunque descrittivo di una donna dalla forte personalità  che aveva avuto un ruolo di primo piano nella società  locale per oltre mezzo secolo:   «Donna  di  straordinaria  intelligenza,  coltissima,  di  un’estesa  istruzione  letteraria  ed  artistica,  che  ne  aveva  reso  fine  e  brillante  lo  spirito,  che  parlava  correttamente  molte  lingue  straniere,  dotata  di  ricchissimo  censo,  essa  poteva  mettere  in  evidenza  le  sueelette  qualità   di  gran  signora…  In  qualunque  occasione  in  cui  Monteleone  doveva  rappresentare  la  vecchia ospitalità   calabrese,  era  la  marchesa  Gagliardi  che  pensava  a  tutti ». E  ancora:   «Nel  suo  palazzo  la  gran  dama  riceveva  con  signorile,  anzi  principesca  grandiosità ,  con  la  più  squisita  cortesia,  gli  alti  funzionari  del  Governo,  Senatori,  Deputati,  Generali  e  Vescovi,  scienziati e  letterati  illustri,  come  prima  del  1860  aveva  ricevuto  Principi  reali  e  grandi  dignitari  di  Corte ».
Vibo  la ricorda con  una  via  intitolata  a  suo nome. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • «Calabria », 14-15 settembre 1897;
  • Parla Nicola Lombardi, «Il Paese », 9 novembre 1913;
  • V. Genoese, Alla memoria della M.sa Caterina Gagliardi dei baroni de Blasio di Palizzi e di Pietrapennata, Tipografia Giuseppe Raho fu Francesco, Monteleone di Calabria 1915;
  • Alberto Borello, Vibo. Dolce nella memoria, Monteleone Editore, Vibo Valentia 2002;
  • Marco Dezzi Bardeschi, La rinascita di Palazo Gagliardi nel futuro della città  di Vibo Valentia, «Limen », novembre-docembre 2007, pp. 30-35;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 207-208:
  • Marco Dezzi Bardeschi, Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia. Restituito al futuro della città . Libro di storia e di cantiere, Alinea, Firenze 2010.