Gallo Arcuri, Vincenzo

Biografia GALLO ARCURI

Vincenzo Gallo Arcuri [Rocca di Neto (Crotone), 3 maggio 1826 – 7 febbraio 1873]

Nacque a Rocca di Neto, piccolo centro nell’odierna provincia di Crotone, dal dottor Francesco, medico condotto del paese e da Mariantonia Arcuri, originaria di Strongoli, paese dove passò la sua fanciullezza. All’età di sette anni, insieme al fratello Domenico, si trasferì da un suo zio, che era in Santa Severina, canonico-tesoriere di quella Cattedrale, per essere educato; qualche anno dopo iniziò a studiare in quel Seminario, dove insegnavano, a quel tempo, i fratelli Giuseppe e Nicola Mairota di Castelluccio in Basilicata, umanisti di gran valore, fatti giungere a Santa Severina dall’arcivescovo Ludovico Del Gallo, di Lagonegro.
Il giovanetto Vincenzo fece rapidi progressi negli studi e, sin da quel tempo, cominciò a rivelare il suo genio poetico, sia in italiano sia in latino. In seguito, si sottopose agli esami di suddiaconato, per espressa volontà dello zio canonico, che voleva fare di lui un sacerdote, e la sua testa, entro cui maturava il pensiero focoso del 1848, ebbe la prima tonsura.
A 15 anni non compiuti, compose un’ode in occasione della morte di D. Tommaso Marrajeni, arciprete del suo paese, che fu molto apprezzata e venne pubblicata sull’Omnibus letterario di Napoli. Nello stesso anno, in occasione del Natale, compose anche una lirica, A Sionne, dedicata allo zio canonico.  Quando i fratelli Mairota lasciarono il Seminario di Santa Severina per tornare nel loro paese, Vincenzo se ne allontanò anche lui, per continuare altrove i suoi studi. Andò prima nel Seminario di Nola e, successivamente, nell’Istituto Piccinini di Napoli, ma rimase deluso dei metodi d’insegnamento di quegli istituti e andò a raggiungere i vecchi maestri, i fratelli Mairota, in Castelluccio di Basilicata. Da Castelluccio passò a Napoli, ove depose l’abito talare, con grande rammarico dello zio e, per volontà del padre, si iscrisse alla Facoltà di Medicina. Resosi conto che la sua vocazione non era quella di fare il medico, però, interruppe gli studi di medicina e si iscrisse alla Facoltà di lettere e filosofia, materie per le quali aveva una grande passione. Nel contempo teneva anche un insegnamento privato, con un indirizzo educativo prettamente liberale, e inoltre, coerentemente con i suoi ardenti sentimenti di patriottismo, scriveva articoli letterari pubblicati da diversi giornali e riviste letterarie. 
Nel 1845 pubblicò, dedicandolo al padre, il racconto in versi La schiava greca, «ricco di fremiti di angoscia, di eccelsa fede, di sublime rassegnazione» (A. Gallo Cristiani), in cui si narra di una giovinetta greca, rapita dai Turchi, che viene condotta nell’harem, ove preferisce di uccisa, anziché cedere alle brame del Sultano. L’anno dopo, pubblicò la novella in versi Anselmo e Sofia, considerata la sua opera più riuscita.
Il suo biografo e critico, il maggiore studioso delle sue opere, Attilio Gallo Cristiani evidenzia «la limpidezza e l’armonia del verso, la varietà delle immagini, la bellezza delle similitudini» che caratterizzano questo lavoro e scrive che quest’opera «si legge con grande godimento». 
In seguito continuò a comporre e a pubblicare altri lavori poetici, che riscuotevano l’ammirazione e il plauso dei lettori e anche del grande critico Francesco De Sanctis. Secondo Gallo Cristiani, «in ogni suo lavoro trasfonde tutta l’anima sua esacerbata di sdegno per la tirannide della dinastia borbonica ed anelante alla libertà, giacché era uno dei primi e più indomiti capeggiatori del movimento liberale di Napoli, con Domenico Mauro, Luigi Settembrini, Giuseppe Samengo ed altri».
Dopo la costituzione del 29 gennaio 1848, si dedicò alla vita giornalistica e collaborò con Gerolamo De Rada al giornale L’Albanese d’Italia e ad altre testate. Visse in calma e in libertà fino al 15 maggio 1848, giorno in cui, in occasione del giuramento che dovevano prestare i novelli rappresentanti della Nazione, il popolo, insospettito delle insidie che tramava il Borbone, insorse furibondo e tra i primi a combattere sulle barricate di Via Toledo fu Vincenzo Gallo Arcuri, insieme al fratello Domenico. Nel 1850 fu spiccato contro di lui un mandato di cattura, ma ebbe l’opportunità di scappare segretamente da Napoli e di raggiungere tra mille difficoltà il suo paese. L’ordine di arresto, però, lo raggiunse anche lì, nella sua Rocca di Neto, ed egli fu costretto alla latitanza, ramingando e tenendosi nascosto nei boschi del Neto, in capanne solitarie, in oscure grotte e persino nelle chiese.
Nel 1852 fu graziato, ma fu tenuto sotto severissima sorveglianza e in domicilio forzoso a Crotone. Nell’agosto del 1855 fu sciolto da questa restrizione e tornò, malgrado sempre sorvegliato, nel suo paese. Nell’approssimarsi del 1860, ebbe segreti rapporti col Comitato insurrezionale di Catanzaro, che si proponeva di organizzare i volontari che volessero andare a dar man forte all’arrivo di Garibaldi. Diede il suo generoso contributo finanziario all’organizzazione, rimanendo sempre vigile e pronto all’azione.
Nel 1860 fu sindaco del suo paese, ma si dimise pochi mesi dopo, quando fu nominato Regio Ispettore scolastico e membro della Scuola Magistrale di Catanzaro (1861). Fu anche direttore della Scuola Normale di Catanzaro, con l’insegnamento di italiano e di pedagogia, e, successivamente, fu nominato professore di Letteratura italiana nell’Educandato Provinciale, da lui stesso fondato. Fu socio onorario della Società Giovanile Letteraria di Monteleone e dell’Accademia Cosentina, fondatore e presidente della Società Letteraria Alessandro Poerio. Fu anche Consigliere Provinciale per il Mandamento di Strongoli. Per le sue alte benemerenze nel campo dell’educazione e dell’istruzione pubblica, ebbe la Croce di Cavaliere della Corona d’Italia.
Morì a Rocca di Neto all’età di 47 anni.
Il Consiglio comunale fece murare sulla piazza principale del paese una targa marmorea, con la seguente epigrafe: «Ardente patriota ed insigne maestro qui nato a III maggio MDCCCXXVI Vincenzo Gallo Arcuri nei tempi nefasti del patrio servaggio soffrì esilio e prigionia. Spuntata l’alba della libertà fu apostolo infaticato dell’educazione e ai severi studi speculativi disposò la divina arte dei carmi…». La lapide in marmo fu scoperta il 14 aprile 1912 e l’oratore ufficiale fu il marchese Alfonso Lucifero, deputato al Parlamento nazionale per il Collegio di Crotone. (Franco Liguori) © ICSAIC 2023 – 02 

Opere

Edite

  • La schiava greca (canto in terza rima), Gennaro Agrelli, Napoli 1845;
  • Anselmo e Sofia (novella calabrese in terza rima), Bandray, Parigi 1845 (II edizione, R. Bemporad e figlio, Firenze 1913);
  • A Venezia, Versi, Tip. Asturi, Catanzaro 1866;
  • Vannetta Orseolo, tragedia, G. Barbera, Firenze 1870;
  • Giovanni Boccaccio e Maria d’Angiò, leggenda in ottava rima, G. Barbera, Firenze 1872;
  • La vita e la scienza del fine (trattato di antropologia e filosofia morale, pubblicato postumo), G. Barbera, Firenze 1874;
  • Le lettere e la libertà, Pitagora, Catanzaro 1864;

Inedite

  • Brevi lezioni di letteratura per le scuole complementari;
  • Lezioni di Pedagogia per le scuole normali e per i maestri;
  • Lezioni di filosofia, in tre volumi.

Nota bibliografica

  • Vincenzo Vivaldi, Calabresi illustri, Catanzaro 1927;
  • Attilio Gallo Cristiani, Vincenzo Gallo Arcuri. Vita e Opere, Tipo Editrice Bruzia, Catanzaro 1928;
  • Attilio Gallo Cristiani, Piccola cronistoria di Rocca di Neto, Arte della Stampa, Roma 1929, ad indicem;
  • Antonio Piromalli, Storia della Letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 1965, ad indicem;
  • Giuseppe Falcone, Poeti e rimatori calabri, Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese 1987, ristampa anastatica della II edizione (Napoli, 1902), pp. 346-47;
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabrese. Autori e TestiOttocento, Periferia, Cosenza 1996, ad indicem;
  • Gustavo Valente, Dizionario biografico geografico storico della Calabria, a cura di G. Palange, M. Caterini, E. Merletti, G. Valente, vol. III, Cosenza 2005, ad nomen;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 211-212;
  • Raffaele Vacca, Vincenzo Gallo Arcuri, insigne poeta e patriota della nobile terra di Calabria, in attualità.it, 22 marzo 2013.