Gatto, Saverio

Saverio Gatto (Reggio Calabria, 15 agosto 1877 – Napoli, 16 novembre 1959)

Scultore e pittore, figlio di Nicola, armatore locale e della messinese Concetta Caruso, e zio del poeta Alfonso, Saverio Gatto, artista solingo e schivo,  fu una delle personalità tra le più affascinanti e complesse del panorama artistico del suo tempo. 
Negli anni della prima giovinezza, 1889, a causa dello scarso rendimento scolastico, si imbarcò a bordo di un barcone che navigava nel Mediterraneo, per dedicarsi alla vita di mare, ottenendo a vent’ anni il grado di capitano; successivamente iniziò gli studi nella città dello stretto e divenne assistente dello zio, lo scultore polistenese Giuseppe Scerbo, insegnante in un istituto di arti e mestieri. 
Nel 1898 si trasferì a Napoli e si iscrisse al Real Istituto di Belle Arti, dove seguì i corsi dello scultore Achille d’Orsi e del pittore Michele Cammarano. Conseguì il diploma nel 1902 e matrimonio nel 1905 con Marianna Pucci; l’anno seguente ebbe un figlio, Nicola, morto durante la Seconda Guerra Mondiale, nel corso di un’incursione nei cieli d’ Africa. Ebbe anche una figlia, Tina, con casa a Napoli. 
Aprì un primo studio sulla collina di Capodimonte (Emporium, vol. LXVII, n.401, pag. 308) ed ebbe frequentazione costante del Museo Archeologico della città partenopea, dove lo studio del Quattrocento fiorentino e della scultura greca arcaica gli offrì diversi spunti ispirativi. 
All’inizio della carriera seguì un indirizzo ellenistico-barocco (La spinaIl centauro e la ninfaDonna che si cava la camicia, 1912, ritenuta un capolavoro da Sergio Ortolani; quindi si ispirò al mondo della mitologia (La ninfa e il satiroIl centauro ferito, Andromeda). Tra il 1910 e il 1920 ebbe una fase espressionistica, modellando una serie di mendicanti, prostitute e alcuni ritratti. 
La sua prima scultura conosciuta è La Napolitana, bronzetto del 1905, realizzato in due edizioni; dall’anno successivo prese parte a numerose rassegne espositive, sia nazionali che internazionali. 
Al Salone delle Belle Arti di Parigi fu presente, nel 1906 con una Testa di zingara, bronzo e successivamente negli anni 1907, 1908, con Alba della vita, opera premiata, 1909, anno in cui ricevette una menzione d’onore, 1911. AllaPromotrice di Napoli del 1907 vinse il concorso comunale per un Busto in marmo di Giosuè Carducci, opera che realizzò nel 1912, oggi nella villa reale di Napoli. Nel 1909, assieme a Edgardo Curcio, Raffaele Uccella, Eduardo Pansini, Francesco Galante, Gaetano Ricchizzi, Roberto Scognamiglio e Eugenio Viti, fu animatoreesponendo le opere Testa di zingara L’incantata, della I Esposizione giovanile d’arte di via Filangeri, a Napoli, il cui gruppo fu chiamato da Paolo Ricci (1981) della “Secessione dei 23”, con un richiamo esplicito alle secessioni  di Monaco (1892) e di Vienna (1905). Alla rassegna furono accettate soltano opere di giovani artisti, e non già  di professori accademici e di artisti affermati. Ancora nella città partenopea, partecipò alla XXXIV Promotrice Salvator Rosa del 1911, mostra del cinquantenario, ottenendo la medaglia di bronzo; alla I Esposizione nazionale d’arte del 1911, voluta dall’Accademia di BBAA; alla I Esposizione Biennale del 1921 (presidente onorario era Benedetto Croce e con la partecipazione di Matilde Serao e Salvatore Di Giacomo), dove inviò alcune sculture, tra cui Sonia, terracotta policroma, opera che ebbe un premio in denaro e un Busto di Raffaele Viviani, bronzo, uno dei migliori esiti della ritrattistica dell’artista (alla Biennale venne invitato durante tutti gli anni Trenta); alla Mostra Flegrea del 1928; alle Sindacali della Campania del 1929, anno in cui espose quattordici sculture, tra cui Trecce d’ oro, Nudo di donnaIl ratto, Bagnante, del 1932, con Il Duce, ContadinaCombattenti, 1940, con cinque sculture e dieci disegni, 1942; alla Rassegna delle Arti Figurative del Mezzogiorno della Mostra d’ Oltremare di Napoli negli anni 1953 e 54. 
Fu presente a Torino, alla Società promotrice delle belle arti nel 1909, durante il corso degli anni Dieci e nel 1919, 1923, 1927; a Roma, alla Mostra degli Amatori e Cultori di BBAA del 1907, nella quale espose In Fasce, nel 1908 con  All’alba della vita, e negli anni 1909, 1910,  con le opere L’impenitente L’orrore dell’acqua; alle Esposizioni di BBAA della Società Amatori e Cultori di Roma del 1917, con L’attesa e Il fardello; nel 1922 e 1926; alla Quadriennale Nazionale d’arte del 1931, con l’opera Gianna e alla VI del 1951/’52, con tre bronzi, ToroLe quattro giornate di Napoli (1943), Europa; alla Mostra dell’arte nella Vita del Mezzogiorno, Roma 1953, con un dipinto, alcune ceramiche e due sculture; all’ Esposizione Nazionale di BBAA di Rimini del 1909, con MotteggiatoreTesta di zingaraAssiderato; a Monaco di Baviera negli anni 1909 e 1913; a Lione nel 1910; alla Biennale Nazionale di Milano del 1910, con Impertinente Sogni tranquilli, e 1955; all’ Esposizione Internazionale d’Arte di Barcellona del 1911, con Testa di ragazzo che piange, opera premiata con medaglia di bronzo, e 1929, con Popolana, terracotta dipinta; a Bruxelles; ad Amsterdam nel 1910 e 1927; a Santiago del Cile nel 1910, rassegna organizzata per il centenario dell’ Indipendenza, con Sonno tranquillo; alla Promotrice di Genova del 1914, con Impressione ed Imbronciata e 1951; alla Primaverile Fiorentina del ’22, organizzata da Sem Benelli, con sei sculture, ProvocatriceDonna con ventaglioCarmelaSuonatrice di chitarra, Suonatrice di cembalo, Suonatrice di organetto e del 1927; all’ Esposizione Fiumana internazionale di Fiume, nel 1927.
La Biennale di Venezia registrò la sua presenza in otto edizioni: 1910 con l’opera Offesa, “che designa un felice temperamento di scultore” (Arturo Lancellotti); 1920, con una scultura; 1922, con due sculture, Aquaiolo e Nei campi, invitato dalla giuria di accettazione, assieme al pittore Francesco Galante, in rappresentanza della città di appartenenza; 1924, con una scultura, La treccia, popolana napoletana; 1926, con la scultura Cieco; 1928, con una scultura; 1930, con due sculture, Le amiche, gesso, e Ritratto di Libero Bovio, bronzo, e una cartella con disegni e incisioni; 1952, con due disegni. 
Nel 1914 conobbe Boccioni, di cui divenne amico; mentre verso l’anno Venti strinse amicizia con lo scultore Adolfo Wildt, con cui mantenne per anni una corrispondenza epistolare a far data dal 1921. 
Alfonso Frangipane lo invitò alle Biennali di Reggio Calabria del 1920, presente con i bronzi Busto di Tommaso CampanellaIl putto che ride e Il putto che piange, del 1924, del 1926 dove gli venne assegnata la medaglia d’oro, del 1949 con tre bronzi, Testa di ragazzaDelfino, toro e donna, Testa di ragazzo ridente (quest’ ultima a Reggio Calabria, a palazzo Foti, sede dell’ Amministrazione Provinciale).
Le sue prime opere pittoriche, di grandi dimensioni, sono del 1920, mentre dopo il 1930 dipinse in chiave tonale e naturalistica. 
Assieme a Giovanni Brancaccio, Vincenzo Ciardo e Eugenio Scorzelli fece parte, 1927, del “Gruppo Flegreo”, specie di comitato di salute pubblica dell’arte napoletana, che si riuniva al Vomero nella villa del suo presidente, Giuseppe Casciaro. 
Nel 1928 aprì studio a via Cesare Battisti, nel cosiddetto Quartiere Latino di Napoli. 
Nel 1940, scelto come restauratore di fiducia dalla Soprintendenza,  intervenne sul gruppo della Pietà di Guido Mazzoni, in terracotta smaltata, nella chiesa di S. Anna dei Lombardi a Napoli.
Nel corso degli anni ’40 frequentò il gruppo di intellettuali, Gino Doria, Riccardo Ricciardi, Raffaele Viviani, Eduardo De Filippo, Vasco Pratolini, Renato Guttuso, Gaspare Casella, Antonello Trombadori, che si riuniva a Villa Lucia, da Paolo Ricci, il pittore, critico e intellettuale comunista napoletano. Negli anni della maturità fu a contatto di Luigi Crisconio, entrambi protesi a un rinnovamento delle arti a Napoli. 
Fu socio dell’ Accademia Pontaniana di Napoli dal 1944; della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Napoli dal 1950 e dell’ Accademia di San Luca.
Nel 1953 l’Amministrazione provinciale di Napoli gli conferì il premio Gemito per La spina, oggi in collezione dell’Università degli studi di Napoli; e nel 1959 ricevette il Premio Michetti per la pittura. 
Tra le sue mostre personali, da ricordare: Galleria Ciardiello, Napoli 1919; Londra 1925; Galleria Corona, Napoli 1925, dove espose venti brozi, oltre a ceramiche e terrecotte; Circolo Artistico, Napoli 1926, con alcune testine, tra cui Clara e Mary e un Ritratto di Mussolini; Trento 1926; Libreria del 900, Napoli 1929, dove espose La spina, bronzo; Galleria Geri, Milano 1930; Firenze 1933, con mostra di pittura; Bari 1934; Galleria Forti, Napoli 1944, assieme a Luigi Crisconio e Paolo Ricci; Circolo Artistico, Napoli 1950; Galleria d’arte Parisio, Napoli 1951; Galleria Medea, Napoli 1954 e 1958 (dove espose Il centauro che beve e  l’Orlando Pazzo, tratto dal poema di Ludovico Ariosto); Villa Comunale, Napoli 1957.
Sue opere sono conservate nella Galleria Comunale d’arte moderna e contemporanea di Roma (Il fardello, terracotta policroma, h. cm 67); nella Galleria dell’Accademia di Napoli (L’ubriaco 1916, bronzo); nel Circolo Artistico Politecnico di Napoli (La camicia 1912, Satiro e Ninfa); nel Museo di Reggio Calabria (terrecotte policrome); nel Museo di Capodimonte di Napoli (Carità, bronzo; Putto piangente, su treppiede in legno); nel Municipio di Napoli (Testa di Donna, bronzo; Testa di contadina). Fu anche autore di busti (Tommaso Campanella, 1912, per una piazza di Reggio Calabria; Giosuè Carducci, villa comunale di Napoli; Libero Bovio e Autoritratto, Museo di San Martino, Napoli); e di monumenti (Monumento ai caduti, 1913, per Tobruk e un altro, 1923, per Muro Lucano). 
Nel 1993 sue opere furone presenti nella mostra “Scultura Italiana del primo Novecento”, Savona, Fortezza del Priamàr, catalogo a cura di Vittorio Sgarbi, Grafis edizioni; e alla rassegna “La Divina Bellezza”, Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002. 
Fu massone, membro della loggia di Reggio Calabria «Stefano Romeo-Aspromonte», del Grande Oriente d’Italia.
Dal 2005 a oggi sono state battute nelle aste italiane 78 opere dell’artista.
È sepolto a Napoli, nel Cimitero Monumentale di Poggioreale, dove è eretto il suo monumento funebre. Il comune di Napoli gli ha dedicato una strada ai Colli Aminei. (Enzo Le Pera) © ICSAIC 2022 – 8 

Nota bibliografica

  • Enrico Giannelli, Artisti napoletani viventi, Tipografia Melfi & Joele, Napoli 1916, pp. 589-591; 
  • Sergio Ortolani, Saverio Gatto scultore, Arti grafiche Richter, Napoli 1930;
  • Sergio Ortolani, in Mostra personale dello scultore Saverio Gatto (catalogo, Milano, Galleria Geri), Napoli 1930; 
  • Emilio Lavagnino, L’Arte Moderna, Utet, Torino 1954;
  • Carlo L. Ragghianti, in Arte moderna in Italia. 1915-35 (catalogo), Azienda autonoma turismo, Firenze 1967, p. 208; 
  • Piero Girace, Artisti contemporanei, Edart, Napoli 1970; 
  • Vitaliano Corbi, Pittura e scultura dal 1860, in Storia di Napoli, vol. X, Società Editrice Storia di Napoli, Napoli 1971, p. 377;
  • Lea Vergine, Napoli ’25/’33, Napoli 1971, pp. 12 ss.;
  • Mario De Micheli, La Scultura del Novecento, Utet, Torino 1981;
  • Mario Maiorino, Una scultura campana, Istituto Grafico Editoriale Italiano, Napoli 1984;
  • Bruno Molajoli, etc, Il patrimonio artistico del Banco di Napoli. Catalogo delle opere, Napoli 1984; 
  • Maria Simonetta De Marinis, in Mariantonietta Picone Petrusa (a cura di), In margine. Artisti napoletani fra tradizione e opposizione 1909-23 (catalogo), Fabbri, Milano 1986, pp. 136-142; 
  • Fortunato Valenzise, Saverio Gatto, scultore reggino, «Calabria Sconosciuta», XV, 54,1992, pp. 47-53;
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  • Alfonso Panzetta, Dizionario degli Scultori Italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, Allemandi, Torino 1994;
  • Vincenzo Vicario, Gli scultori italiani dal neoclassicismo al liberty, vol.  I, Edizioni Lodigraf, Lodi 1994, pp. 508 ss.; 
  • Andreina Ciufo, Gatto, Saverio, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 52, Roma 1999(https://www.treccani.it/enciclopedia/saverio-gatto_(Dizionario-Biografico)/)
  • Arte a Napoli dal 1920 al 1945. Gli anni difficili, Electa, Napoli 2000; 
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’Arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008;
  • Mariantonietta Picone Petrusa, Un’ aggiunta a Saverio Gatto, in Studi di scultura. Dall’età dei lumi al ventunesimo secolo, 1, 2015, pp. 41-47;
  • Enzo Le Pera, Ars sine tempore, Viaggio nell’Arte di Calabria dal XIX secolo ad oggi, Ferrari editore, Corigliano Rossano 2021.
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