Raso, Giuseppe Raffaele

Giuseppe Raffaele Raso (Cittanova (Reggio Calabria), 20(?) giugno 1787, Cittanova 12 gennaio 1861)

Nacque a Casalnuovo, l’odierna Cittanova, quattro anni dopo il terribile terremoto (“il Flagello”) del febbraio 1783 che devastò la Piana cambiandone completamente la conformazione geografica, in una famiglia di facoltosi proprietari terrieri di idee liberaleggianti. Abbiamo scarse notizie della sua infanzia e sui suoi primi studi, ma lui stesso racconta della passione per le scienze naturali e di come, fin da giovinetto, gli piacesse osservare i fenomeni naturali così si recava a guardare, da un’altura sopra Cittanova, il sole al tramonto che, d’estate, sembrava immergersi dentro lo Stromboli. I primi rudimenti di latino e greco li apprese nel seminario di Gerace e poi a Reggio, sotto la guida di D. Domenico Pelusio, avvocato e giudice del Tribunale di prima istanza, completò la sua preparazione umanistica. Si addottorò in Medicina (“Dottore Fisico”) a Napoli nel 1810 nel pieno del Decennio francese, periodo di grandi cambiamenti e di fondamentali riforme, prima tra tutte l’eversione della feudalità. Aderì in maniera entusiastica alle nuove idee liberali schierandosi, però, su posizioni moderate e riformiste. L’anno successivo rientrò in Calabria per iniziare “la più benefica delle professioni” convinto che la migliore scuola fosse quella praticata sul campo. Si trovò subito (1811 – 1812) ad affrontare un’epidemia di dissenteria, diffusasi tra i contadini a causa di una forte carestia di cereali che li costrinse a nutrirsi di erbe e che egli curò soprattutto raccomandando igiene, consumo di acqua pulita e cibi ben cotti.  Partecipò in maniera attiva ai moti del 1815 e del 1821 ed arrivò a godere di tanta considerazione nei circoli liberali e massonici della provincia che il Procuratore Generale Giacinto Sacco, in una lettera dell’8 settembre 1821, gli scriveva: “…vi prego di interporre il vostro ascendente su quei pochi sconsigliati che fomentano le discordie nella vostra patria”.  Ed egli si prodigò, pur rimanendo saldo nelle sue convinzioni antiborboniche, affinché non venissero commessi inutili eccessi. Apprezzato per la sua grande disponibilità e magnanimità e per la sua attività di medico e di scienziato con altrettanta dedizione e fervore si dedicò all’attività politica assumendo ben presto il ruolo di guida dei patrioti della provincia di Reggio. La sua casa tra il 1849 e il 1859 subì ben tredici perquisizioni, ma per la sua particolare oculatezza, per l’autorevolezza acquisita, per il timore reverenziale che suscitava alle stesse autorità di polizia, non si giunse mai ad incriminarlo formalmente e, nell’unico processo che lo vide imputato presso la Gran Corte Criminale di Reggio nel 1851 con l’accusa di “attentato e cospirazione ad oggetto di distruggere e cambiar la forma del Real Governo”, in pratica per aver partecipato ai moti del 1848, venne prosciolto pienamente ed il procedimento penale venne dichiarato estinto.
Nel 1813 assunse la carica di sindaco di Casalnuovo e la mantenne fino al 10 marzo del 1816 allorquando, essendo mutato il clima politico e non riconoscendosi nel restaurato governo borbonico, intensificò la sua attività professionale, ma, al contempo, non abbandonò del tutto la sua azione di cospiratore e di patriota. La sua attività di medico lo portava fin nei più remoti paesi della provincia, e anche oltre, per cui ebbe modo di osservare e descrivere oltre le condizioni sanitarie anche la situazione sociale ed economica delle zone visitate. Compilava relazioni e memorie sulle malattie che affliggevano i ceti popolari e contadini ma non tralasciava di descrivere le condizioni di lavoro, di trattare della situazione produttiva, delle risorse naturali presenti in quel territorio e dei prodotti tipici della zona. Nel 1843, trovandosi a Bianco, ha modo di degustare del vino Greco e ne parla come «il più ricercato ed il più squisito della Provincia. Se provenisse dal Reno, dal Capo, da Madera, dal Tokai, da Lunelle, non basterebbe danaro a pagarlo». La produzione confidenziale e il decentramento geografico, annota nel Quadro statistico de’ Distretti di Palmi e Gerace nella prima Calabria Ultra   non aiutano la diffusione e la conoscenza di questa perla passita d’Italia e di Magna Grecia, unico vino dolce della provincia, che, perciò, è poco conosciuto.
A Bovalino, sempre nel corso di quel viaggio, nota che quando si vuol far riferimento a un cavallo particolarmente bello e di valore si usa dire che “è un cavallo di Calvizzano “come aveva scritto nel “Giornale di viaggio in Calabria del 1792” Giuseppe Maria Galanti. Tal modo di dire, sottolinea R. riferendosi alle razze di cavalli esistenti in Calabria, è ancora corrente poiché “la razza migliore è quella di Calvizzano, presente in Bovalino.” Nel 1845 partecipò a Napoli al VII congresso degli scienziati italiani (20 settembre – 5 ottobre) e presentò una comunicazione sulla classificazione delle febbri endemiche nella Calabria Ultra I nonché i risultati sulla somministrazione, in funzione anti spasmo, di una soluzione ricavata da una pianta paludosa, iniziata dieci prima e diretta a combattere gli effetti dell’epilessia, del tetano ed i disturbi ipercinetici (c.d. “ballo di san Vito”). Di questo farmaco, somministrato sotto forma di polverina solubile, il cardinale Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX, chiese al R. alcune confezioni per cercare di lenire le sofferenze del Papa, affetto da periodiche convulsioni, diagnosticate, all’epoca, come “mal caduco”, una forma di eplessia. 
Nel 1848, insieme con l’avv. Domenico Muratori, membro della Giunta insurrezionale di Reggio, venne eletto deputato al Parlamento Napoletano per il distretto di Palmi, cui spettavano tre deputati. Per la precisione ebbero luogo due elezioni, la prima il 18 aprile, con ballottaggio il 2 maggio, in cui furono eletti De Lieto a Reggio, Ameduri e Falleti a Siderno ed il Raso a Casalnuovo, ma l’elezione di quest’ultimo, per una serie di malintesi, di equivoci e di ritardi, non venne convalidata. L’elezione venne ripetuta il 15 giugno e nel distretto di Palmi vennero eletti il Raso, praticamente riconfermato, ed il Muratori, entrambi di Casalnuovo. La proclamazione ufficiale da parte del collegio elettorale di Palmi porta la data del 21 giugno 1848 e consente al R. di intervenire immediatamente nel dibattito parlamentare. Presentò subito una mozione diretta ad impegnare il Parlamento a favorire l’istituzione di una Banca di prestito governativa nel Circondario di Casalnuovo-Palmi allo scopo di sottrarre i proprietari terrieri “…dal monopolio usuraio esercitato in larga e frana scala dai mercanti di olio”.  Soppresso il Parlamento si ritirò a vita privata dedicandosi, con rinnovato impegno, alla professione non prima però di lasciare ai suoi compagni le sue riflessioni su quella esperienza politica rivoluzionaria. Nella “Memoria sul Parlamento Napoletano del 1848”, sorto in tempi difficili e durato così poco tempo, ricostruisce le vicende politiche ed istituzionali di un’assemblea legislativa moderna che sia la Corte che la nobiltà consideravano un nemico da combattere piuttosto che un’opportunità. 
Nel 1854, nonostante i lutti e le sciagure domestiche, prestò la sua instancabile opera di medico in occasione della violenta epidemia di colera che colpì Casalnuovo e l’intera provincia di Reggio. Con abnegazione, assistito dal suo degno discepolo, il dottor Camillo Palermo, accorse al capezzale di ogni ammalato senza distinzioni e senza discriminazioni di sorta. Ebbe la soddisfazione di poter votare nel Plebiscito (domenica 21 ottobre 1860) indetto per l’annessione dell’ex Regno di Napoli al nuovo Regno d’Italia e, purtroppo, venne a mancare a due mesi dalla proclamazione dell’Unità italiana per la quale tanto si era battuto fin dalla giovinezza. Al figlio Girolamo, primo sindaco di Cittanova dopo l’Unità, e Vice-Governatore del Distretto di Palmi, affidò la sua eredità politica sicuro che avrebbe continuato l’opera patriottica nel solco di una tradizione che aveva le sue radici nella Rivoluzione del 1799. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2022 – 4 

Opere

  • Cenno Storico sulla città di Gerace dall’era volgare fino ai nostri giorni, Tip. Zambraja, Napoli 1822;
  • Sulla facoltà autoposmotica dell’alisma plantago nella cura dell’epilessia – Memoria, Tip. Del Regio Albergo dei poveri, Napoli 1835;
  • Storia delle febbri endemiche della Calabria meridionale, Stamperia Dell’aquila di V. Puzziello, Napoli 1839;
  • Quadro statistico dei Distretti di Palmi e Gerace nella prima Calabria Ultra (redatto per incarico della Società Economica di Reggio), Stamperia Agrelli, Napoli 1843;
  • Storia e progressi della medicina nella prima metà del XIX secolo, Stamperia Vitali, Napoli 1851;
  • Memoria sul Parlamento Napoletano del 1848 (manoscritto inedito). 

Nota bibliografica 

  • Oreste Dito, La rivoluzione calabrese del 1848, Officine Tipografiche di G. Caliò, Catanzaro 1895;
  • Vincenzo De Cristo, Cittanova nei fasti del Risorgimento italiano dal 1799 al 1870, Tip. San Giuseppe, Messina 1913;
  • Arturo Zito de Leonardis, Cittanova di Curtuladi, Mit, Cosenza 1986;
  • Carla Lodolini Tupputi, Il Parlamento Napoletano del 1848 -1849. Storia dell’istituto ed inventario dell’archivio, Camera dei Deputati, Archivio Storico, Roma 1992;
  • Rocco Liberti, Tra mito e realtà: i Calabresi che fecero l’Unità d’Italia, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina 2011. 
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