Greco, Giacomo

Giacomo Greco [Sant’Onofrio (Vibo Valentia), 2 gennaio 1894 – 31 gennaio 1985]

Nacque  a Sant’Onofrio  (a quel tempo in provincia di Catanzaro) in una famiglia benestante. Frequentò le elementari nel paese natale, quindi studiò nella vicina Monteleone  (oggi  ViboValentia). Conseguita la maturità  classica al Liceo “Filangieri”,  si iscrisse alla facoltà  di Medicina all’Università  di Roma, dove fu discepolo  apprezzato del  grande  maestro pneumologo milanese Carlo Forlanini.
Interruppe  gli  studi  universitari perché  chiamato alle armi. Si laureò a Padova, dove il ministro della Guerra di concerto con quello della  Pubblica Istruzione aveva istituito una seduta di laurea per i giovani che combattevano al fronte nella zona dell’Isonzo.
Partecipò così al primo  conflitto mondiale quale ufficiale medico di battaglione, prima in fanteria e poi, per più di un anno, come tenente medico nel reparto  speciale  d’assalto  degli Arditi  volontari. Invalido  di  guerra,  fu  decorato   «al  valor  militare » con  due  croci  di  bronzo.Fu  Cavaliere  di  Vittorio  Veneto,  Nastro Azzurro  (cioè,  insignito  della massima decorazione italiana al valor militare), rotariano e accademico  tiberino.
Dal 1923 al 1928 fu medico condotto al suo paese. In seguito, venne nominato ufficiale sanitario  del  circondario  di  Vibo  Valentia  e  direttore del Dispensario antitubercolare, sempre a  Vibo.
Coniugato con Fortunata Marincola (deceduta nel 1970 a Sant’Onofrio), ebbe due figlie Gioconda (detta Dina) e Clara, farmacista e medico.
Esercitò  per  50  anni  la  professione  di  medico con vivo e alto senso di responsabilità  e dedizione assoluta. Assieme ai fratelli Raffaele e Luigi Teti, contribuì alla nascita della Clinica Santonoferse, pubblicando assieme a loro la «Rivista Clinico-Scientifica ».  
Salvò molte vite umane dalla  tubercolosi  che,  a  quel  tempo,  era  abbastanza  diffusa,praticando  la  collassoterapia,  tramite il pneumatorace artificiale, cioè iniettando aria nel cavo pleurico. Infatti, fu tra i primi a introdurre in Calabria il pneumatorace terapeutico.
Lasciò pubblicazioni d’argomento scientifico sul pneumatorace, sull’ulcera dello stomaco, sull’epidemia  della  scarlattina,  su  un  caso  atipico del tumore del mediastino (cioè, di quello spazio situato nella parte mediana della cavità  toracica fra i due polmoni).
Ma, oltre che medico valido, capace,  stimato  ed  altruista,  fu  anche  un umanista  dimostrando grande interesse per  gli studi  letterari.  Fin da giovane si dedicò agli studi letterari, collaborando  a  giornali  e  riviste  ( «Scena  Illustrata », «Humanitas », «Uomini e cose » di Bari, «Il Pensiero » di Bergamo, «I Mediterranei » di Bologna ecc.). Ottimo  poeta  e organizzatore culturale (fu presidente del Circolo Ipponion di Vibo Valentia). La sua produzione è vasta. Si richiama ai lirici francesi, prediligendo quegli autori dell’800 che vanno  dai  romantici  aisimbolisti,  da  Victor  Hugo ad  A.  Lamartine  a  Charles  Baudelaire,  Paul  Verlaine,  ArthurRimbaud,  sino  ad  arrivare  ai  più moderni  Stéphane  Mallarmé,  Guillaume  Apollinaire, PaulValery ed altri.
Nel 1958,  seguendo questo filone francese, pubblicò  Lirici di Francia e d’altrove, dove sonoinseriti  traduzioni  in  versi  dei  più  importanti simbolisti francesi e belgi.
Risentì anche l’influenza di Carducci, Pascoli  e  D’Annunzio,  ma  rimase  sempre  geniale e spontaneo.
In seguito si avvicinò alla poesia di Guido Gozzano, Aldo  Palazzeschi,  Corrado  Govoni, Dino Campana, Sergio Corazzini e altri crepuscolari; però le sue liriche furono personali, ricche di umanità , suggestive ed intense.
Nel  1966  per  le  sue  ottime  traduzioni  dal  francese  gli  è  stato  assegnato  a  Villa  San  Giovanni  il «Premio  letterario  Calabria ».  Raggiunse il massimo lirismo quando ormai era avanti neglianni  e  il  pensiero  della  morte  era  diventato  un punto costante di riferimento. Ma anche il sentimento religioso ebbe un posto fondamentale nel cuore e nelle liriche.
Ricordiamo  altre  liriche:  Canti  di  Ebe;  Verso la luce suprema; …I perduti giorni;  Amici  e  Amleto in camice bianco. Dall’opera …I perduti giorni  vale  ricordare  qualche  poesia,  comequella  dedicata  a  Sabin,  dal  titolo:  Saluto  ad Albert B. Sabin. Il poeta dimostra riconoscenza allo scienziato statunitense, perché il vaccino Sabin ha reso felici tante «madri giovani / affrancate dall’incubo » della poliomelite. Il poeta continua col dire: «L’opera  tua è  sublime. Inesorabile /  il tempo che va: distrugge e crea: ma il nome / tuo rimarrà  immortale,  Albert Sabin ».
Grandiosa  e  solenne  è  la  lirica  Invocazione;  bellissima è  la  chiusa:   «Padre, e  ch’io  sia  tra  gli  ultimi,  tra i  poveri /  smarriti  della  vita,  il  figliuol  prodigo  /  che  ti  chiede  perdono  e  invocagrazia ».
Vivace,  svelta  e  simpatica  è,  invece,  la  poesia  Casa  mia,  dove  il  poeta  parla  di  una  casa  antica «quasi cadente: / arredata poveramente, / senza lusso, senza armonia ».
Dalla raccolta  Canti di Ebe  vale ricordare  Ombre. Egli esordisce dicendo: «Datemi la valigia, la mia vecchia valigia, la fedele / e servile compagna  di  viaggi.  /  Ora  non  ha  più  peso,  /  porta un carico d’ombre », e conclude col dire: «Mi faranno  da  scorta  ad  un’altra  sponda,  /  tuttatremula d’ombre  /  su  quella  sponda  vaga,  che  m’attende,  / un’ombra solitaria, la più cara ».
Ancora una volta il pensiero della morte domina il poeta che, ormai avanti negli anni, si avvia «Verso la Luce Suprema ».
È deceduto a 91 anni nel compianto generale. Il suo paese lo ricorda con una via a suo nome. (Biografia di  Carmela Galasso, aggiornata e integrata) © ICSAIC 2022 – 5  

Opere

  • Lirici di Francia e d’altrove,  s. n., Bergamo 1958;
  • … I perduti giorni,  Regione Letteraria, Bologna 1971;
  • Canti di Ebe. Verso la luce suprema,  Club degli autori, Milano 1976.

Nota bibliografica

  • Peppino Rota, Dizionario degli scrittori italiani d’oggi, Pellegrini, Cosenza 1975, p. 107;
  • Franco Poerio, Giacomo Greco poeta calabrese, «Calabria Letteraria », XXX, 1-2-3, 1982, pp. 40-41;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 227-228;
  • Mario Teti, Gente di Sant’Onofrio, Ticonzero, Sant’Onofrio 1997, pp. 314-315;
  • Pino Nano, Cara Sant’Onofrio, Bios Art Press, Cosenza 1988;
  • Luigi Forgione, Giacomo Greco non è più, «Calabria Letteraria », 7-8-9, 1985;
  • José Rodolfo Maragò, La tierras de los padres. Historia de Sant’Onofrio. Un pueblo de Calabria, Artes graficas Rios, Buenos Aires 1998, pp. 122-123.

Nota

  • Si ringraziano la dottoressa Domenica Lopreiato e la professoressa Tina Pugliese per gli importanti contributi.