Grillo, Filippo Antonio

Filippo Antonio Grillo  [Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 8 luglio 1837 – Hang-king-pang (Cina), 12 dicembre 1912]

Figlio di don Luigi e donna Maria Antonia Grillo, apparteneva a nobile casato di forte tradizione cattolica arrivato in Calabria da Genova, nel cui seno assai presto ha colto i segni per consacrarsi a un apostolato di grande fervore. Non per nulla alcuni illustri esponenti, tra gli altri don Alfonso Maria, don Saverio e don Giuseppe Maria, hanno ricoperto il ruolo di vicari generali dei vescovi diocesani, i primi due nel Settecento il terzo nel secolo successivo. Ma non solo. Esattamente negli anni Quaranta dell’Ottocento e in molteplici occasioni era spesso graditissimo ospite dei Grillo un religioso d’eccezione, il Servo di Dio padre Vito Michele Di Netta (Vallata 1787-Tropea 1849) dell’ordine dei Liguorini. Così pubblicava in riferimento il suo biografo padre Di Coste: «Oppido era un punto di sosta, e sempre presso la santa famiglia Grillo… Tutte le sere quando il Servo di Dio era in loro casa, soleva raccogliere tutti di famiglia avanti l’Immagine della Madonna e, postosi in ginocchio in mezzo alla sala recitava con loro il rosario».
Mortogli presto il padre e terminato il ciclo elementare, nel 1848 il piccolo Filippo è entrato in Seminario. Nell’istituto oppidese ha adempiuto all’obbligo triennale, quindi si è recato nella capitale del Regno, a Napoli, nel cui Convitto dei Nobili ha tratto ottimo profitto. Nel 1856 è ritornato in patria. Qui ha aperto una scuola per Giovinetti, ma vi è rimasto appena due anni. Di nuovo a Napoli, dove ha fatto il suo ingresso nella Compagnia di Gesù, un’istituzione che al tempo aveva sede alla Conocchia. Nel 1860, allontanati i Gesuiti da quella capitale per le note vicende risorgimentali, è stato costretto a vivere ancora lì con dei parenti, ma in breve si recò in Francia, ad Aix, dove pronunziò i voti iniziali. Ha proseguito gli studi nello Scolasticato di Vals près le Puy e, in successione, a Montauban, Laval e Parigi. A Laval ha frequentato il corso di teologia.
Ardendogli il desiderio di spingersi in Oriente allo scopo di dedicarsi all’evangelizzazione di quei naturali e andati a vuoto una serie di tentativi, in ultimo, il 19 novembre del 1867 s’imbarcava per la Cina e nell’immenso Paese giungeva il 7 gennaio dell’anno seguente, trattenendosi inizialmente a Shang-hai. La lettera ai familiari con la descrizione dei particolari del viaggio riesce un documento alquanto interessante. Naturalmente, lo sono altrettanto quante seguono e che documentano appieno la realtà che all’epoca si viveva nelle terre del Celeste Impero, tra turbolenze e persecuzioni, ma del pari in relazione a usi e costumi, un’allettante proposta per gli europei. Il contatto epistolare con i Suoi a Oppido è stato frequente e le notizie ch’egli ha fornito riescono sicuramente di prima mano. Ecco un probante cenno proprio in riguardo alla situazione di Shang-hai: «Qui stiamo bene assai in quanto al corpo ma non senza gravi ansietà quanto all’anima a cagione della sorda persecuzione che cova da per tutto contro il nome cristiano, accresciuta dall’odio inveterato che i cinesi nutrono contro qualsivoglia straniero. Vari luttuosi eventi di questa persecuzione han cominciato a prodursi da qualche anno in qua e specialmente dall’anno scorso. Vari saccheggi e uccisioni di fedeli ed anche di missionari si succedono in più province». 
Dopo Shangh-ai è un susseguirsi di località, nelle quali l’opera di p. Filippo è stata propizia e in tutta aderenza alle difficoltà che nei tristi tempi si vivevano: Tonlieu, Tonmen, Ngankino, Sin-kia-kiao, Wan-kian, Wu-hu, Tai-hou, Tsing-Yang, Yungtsao, Zikawei, Tonkadù. Da tutti i posti non mancava d’informarsi in merito al suo paese, ma pure di sollecitare i suoi a opere di bene. Il suo pallino restavano sempre le Missioni. Così vi si indirizzava da Yuntsao: «Oppido è veramente una cittadina perduta tra gli oliveti a piè de’ monti, la cui storia non offre gesta gloriose, come quasi ogni città e borgo dell’Italia alta e media e come nella vicina Sicilia. Si distingua almeno per religione sincera e generosa, e mandi un pugno di giovani alle missioni straniere». 
Lo zelante missionario è ricordato soprattutto quale valido predicatore e conoscitore di varie lingue. Lo si ritiene peraltro autore d’interessanti lavori manoscritti, di cui si è persa però ogni traccia. Si ha comunque notizia che alla sua dipartita da questo mondo sarebbero saltati fuori una traduzione dall’ebraico di una parte del Libro della Genesi, Conferenze e prediche in portoghese, la trasposizione del catechismo cattolico russo in lingua cinese e poesie in tedesco, russo, francese e cinese.
Legato al paese di origine, oltre a continue richieste ai parenti di novità e a ricordi della vita trascorsa in esso, ha avuto di mira il culto della propaganda dell’impegno evangelizzatore e particolarmente la solennizzazione della festa della Santa Infanzia. In occasione di tale ricorrenza un bambino vestito di tutto punto alla cinese con un abitino inviato espressamente da lui girava per le vie e il denaro che riusciva a racimolare veniva spedito in Cina propriamente al fine di aiutare le Missioni. Era davvero un sostanzioso contributo che Oppido offriva al suo operoso sacerdote.
Il buon padre Filippo non ha dunque lasciato alcuno scritto o men che mai pubblicato, almeno le nostre cognizioni e testimonianze non offrono appigli di sorta, ma le sue numerose lettere alla madre, alla zia Elisabetta, allo zio Agostino, alla cugina Marianna e ad altri familiari, sono invero attestazione viva del suo alto sentire e della sua preparazione intellettuale. Esse, che s’impongono per il forbito stile letterario, permettono d’inquadrare chiaramente il personaggio, che alla feconda base culturale accomunava una solida vocazione sacerdotale.
Una sola missiva scritta da Shangai con data giugno 1909 appare sul «Bollettino illustrato dell’opera La Propagazione della Fede – Le Missioni Cattoliche» che usciva a Milano (a. XXXVIII-1909). In essa il solerte gesuita resocontava di un pellegrinaggio fatto a Tonka-du, dove era stata riattivata La Nuova Missione.
A scrivere ultimamente sul padre Filippo è stato uno giornalista calabrese che ha vissuto lungamente a Hong-Kong, Marco Lupis. Le sue considerazioni, che rendono nota anche la vita minuta che si svolgeva in Cina, propongono un’idea comprensibile della statura del personaggio e dei luoghi in cui si è trovato a operare. 
Morì a 75 anni in Cina, 44 anni dei quali passati nel Celeste Impero. (Rocco Liberti). © ICSAIC 2022 – 2 

Nota bibliografica

  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Gli Scrittori Calabresi, Reggio di Calabria, Tip. Editrice “Corriere di Reggio” 1955, seconda edizione, vol. II, ad vocem.
  • Vincenzo Frascà, Oppido Mamertina riassunto cronistorico, s.n., Cittanova 1930, pp. 309-310.
  • Paulanus, Padre Filippo Antonio Grillo S. I. (1837-1912), «La Voce di Calabria», 22 dicembre 1968, p. 3.
  • Rocco Liberti, Momenti e figure nella storia della vecchia e nuova Oppido, Barbaro Editore, Oppido Mamertina 1981, p. 296.
  • Rocco Liberti, Cina chiama Calabria. Un missionario nel Celeste Impero nella bufera delle rivolte del XIX secolo, Barbaro Editore, Oppido Mamertina 1981, passim.
  • Rocco Liberti, P. Vito Michele Di Netta portatore della parola di Dio nei paesi della Piana di Gioia nella prima metà dell’800, «L’Alba della Piana», agosto 2010, pp. 23-24 (online).
  • P. Di Coste Antonio d. SS. R., L’Apostolo delle Calabrie Ven. P. Vito Michele Di Netta redentorista, Valle di Pompei 1914.
  • Marco Lupis, I Cannibali di Mao, Rubbettino, Soveria Mannelli 2019, pp. 305-309.

Nota archivistica

  • Archivio Diocesano Oppido Mamertina. Epistolario, lettere del p. Filippo alla famiglia (già custodite dall’omonimo e parente avv. Filippo Grillo in Oppido, sono state qui depositate dietro mio consiglio.
  • Archivio Diocesano di Oppido Mamertina, Articolo dattiloscritto di anonimo, già in casa dell’avv. Filippo Grillo.
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