Gullo, Fausto

Fausto Gullo [Catanzaro, 16 giugno 1887 – Spezzano Piccolo (Cosenza), 3 settembre 1974]

Statista e figura chiave nella lotta contro il latifondo, convinto sostenitore della riforma agraria, è nato da Luigi e Clotilde Ranieri, una famiglia cosentina che si era trasferita momentaneamente a Catanzaro per ragioni di lavoro del capofamiglia ingegnere. Rimasto orfano, da Catanzaro si trasferì a Cosenza, passando lunghi periodi nel paese d’origine della famiglia, Macchia di Spezzano Piccolo (ora nel comune di Casali del Manco), dove ebbe modo di toccare con mano i bisogni del mondo contadino.
Con gravi difficoltà venne mantenuto agli studi. Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza a Napoli. Influenzato dal pensiero di Antonio Labriola, conosciuto e frequentato nei suoi anni napoletani, dal 1905 si iscrisse al Partito Socialista. Due anni dopo fu eletto consigliere comunale di Spezzano Piccolo e nel 1909 conseguì la laurea con una tesi in diritto civile. Tornato fefinitivamente a Cosenza esercitò la professione di avvocato, intensificando la sua attività politica a favore dei contadini sfruttati. A dieci anni dalla sua iscrizione al Partito Socialista, nell’estate del 1914, fu candidato al consiglio provinciale per il mandamento di Spezzano Grande (oggi Spezzano della Sila) e venne eletto battendo, a sorpresa, il favorito Tancredi, esponente liberale.
Il 3 giugno del 1916 sposò Dora Abbruzzini dalla quale ebbe quattro figli maschi e due femmine: Luigi, noto avvocato e senatore col Pci, Paolo, Pietro ed Eugenio; le due femmine, entrambe chiamate Clotilde, sono decedute prematuramente nel 1929 e nel 1933.
Tornando alla sua attività di consigliere provinciale nel 1916, come ricorda Marco De Nicolò, «si batté per il mantenimento dello ius venandi e per la tassazione delle rendite onde incrementare l’attivo di bilancio; nel 1918 chiese che fosse aumentato il finanziamento alla Biblioteca civica ed elevata la pensione annua dei cantonieri». Nello stesso anno intensificò l’attività politica. Entrò nel comitato esecutivo provinciale del Partito Socialista e fece parte del comitato di redazione de La Parola socialista fondata da Pietro Mancini nel 1905.
Pur contrario, dovette partecipare al primo Conflitto mondiale con il grado di tenente che per ragioni politiche in seguito gli fu tolto. Nel primo dopoguerra sostenne le lotte bracciantili per l’occupazione delle terre e per questo fu schedato e controllato dalla polizia. Incominciò ad avere un rapporto difficile con il suo partito per problemi di linea politica per cui nel 1920 si candidò come indipendente al Consiglio provinciale e fu eletto. Si batté per l’applicazione del decreto Visocchi e contro l’assenteismo dei proprietari terrieri.
Nel 1921 dopo la scissione al Congresso socialista di Livorno aderì senza alcun indugio al Partito Comunista d’Italia e si dedicò alla sua organizzazione nel Cosentino (fu il primo segretario della federazione) e in Calabria. Nel giugno di quell’anno partecipò alle elezioni per la Camera dei deputati. Ottenne 3444 voti, insufficienti e però importanti per dimostrare che il nuovo partito poteva di sicuro rafforzarsi sul territorio. Per aiutare questo radicamento, iniziò un’attività giornalistica che non avrebbe mai abbandonato. Nel marzo 1922 diede vita al settimanale Calabria proletaria, organo regionale del partito comunista, che ovviamente dedicava una particolare attenzione al mondo contadino. Il giornale, però, dovette interrompere le pubblicazioni l’anno dopo per l’arresto dei redattori. Nel 1924, a ogni modo, con Fortunato La Camera diede vita a un nuovo settimanale «organo del partito comunista d’Italia», che si chiamò L’Operaio, in vita fino al luglio 1925.
Sempre nel 1924 si candidò alla Camera nella circoscrizione Calabria-Basilicata con la lista di “Unità Proletaria” e fu eletto. La Camera, però, non convalidò il risultato assegnando il seggio al reggino Nicola Siles, primo dei non eletti nella lista dal Partito Popolare.
Con l’affermazione del regime fascista, iniziarono le persecuzioni nei suoi confronti che, tra perquisizioni e fermi giudiziari, durarono per tutto il Ventennio.
Nel 1925 fu arrestato e processato con l’accusa di «complotto contro la sicurezza dello Stato» ma fu assolto. L’anno dopo, però, fu inviato per cinque anni al confino nel comune di Nuoro ma fu poi liberato perché la pena fu cambiata in diffida. Tenne, in quegli anni, segretamente attiva una fitta rete di contatti politici e alla caduta del fascismo, fu riconosciuto leader di Partito di statura nazionale, con una avanzata posizione politica.
All’arrivo degli alleati a Cosenza, la folla lo acclamò prefetto ma gli fu preferito Pietro Mancini perché più moderato.
Dall’aprile del 1944, comunque, iniziò per lui un periodo molto impegnativo come uomo di governo che terminò a maggio del 1947 quando le sinistre vennero cacciate dall’esecutivo. Fu ministro in ben sette Governi. Palmiro Togliatti, infatti, lo volle accanto a sé come ministro dell’Agricoltura e Foreste nel secondo governo Badoglio e nei tre governi successivi. In tale veste emanò sei decreti, considerati “storici”, che gli valsero l’appellativo di Ministro dei contadini. Legò, infatti, il suo nome ai famosi “Decreti Gullo”, per la concessione delle terre incolte ai contadini e l’eliminazione del latifondo e alla nuova disciplina dei contratti agrari. 
Con il primo governo De Gasperi, confermato poi nel secondo, tra luglio 1946 e maggio 1947 fu Ministro di Grazia e Giustizia, succedendo a Togliatti. Ebbe modo di varare anche qui una riforma importante che reintrodusse le giurie popolari nei processi di Corte d’Assise, Approvò altri provvedimenti riguardanti la magistratura, le circoscrizioni e l’ordinamento giudiziario.
Eletto deputato all’Assemblea Costituente, fece parte della Commissione dei 75 e del “comitato di redazione” o “comitato dei diciotto” incaricato della stesura finale della Carta Costituzionale. Intervenne ben 76 volte nelle discussioni in Aula, fornendo un contributo di alto livello alla discussione sulle norme relative particolarmente l’organizzazione dello Stato e la divisione dei poteri.
Si occupò anche del Partito in Calabria, e assieme a Fortunato La Camera e Gennaro Sarcone diede vita al settimanale Ordine Proletario, di cui fu direttore responsabile fino a quando non divenne ministro.
Quando non fu più minostro, per circa quindici anni fu vicepresidente della Commissione Affari costituzionali e per oltre dieci anni fu vice di Togliatti alla guida del Gruppo Parlamentare Comunista. Tra il 1948, anno della sconfitta dei comunisti, e il 1972 fu ininterrottamente eletto alla Camera dei Deputati. Nel 1953, risultò in assoluto il primo eletto in Calabria. 
In conflitto con la dirigenza del Partito per le sue posizioni di estrema sinistra, nel 1968, per la prima volta non fu candidato come capolista. Quattro anni dopo decise lui di non ricandidarsi. Non abbandonò subito, però, l’attività politica e nel 1974 sostenne a Marco Pannella nella battaglia referendaria per il divorzio.
Morì tre mesi dopo il referendum all’età di 87 anni nella sua casa di Macchia.
I suoi discorsi in Parlamento sono stati pubblicati per deliberazioni della Camera dei Deputati. La Camera penale del Tribunale di Cosenza porta il suo nome, così come numerose vie e piazze un po’ ovunque e una scuola di Cosenza. (Pantaleone Sergi ) © ICSAIC 2022 – 11

Opere

  • La difficile via italiana alla costituente, Vallecchi, Firenze 1969;
  • Contadini, emigrazione e riforme: pagine meridionalistiche, Lerici, Cosenza 1978;
  • Discorsi parlamentari, voll. 1-3, Grafica editrice romana, Roma 1979-1980;
  • Scritti editi e inediti di Fausto Gullo, a cura di Rosanna Serpa Gullo, Associazione culturale Luigi Gullo, Cosenza 2004.

Nota archivistica

  • Archivio Icsaic, Fondo Fausto Gullo, Documenti, lettere e appunti;
  • Archivio della Fondazione Istituto Gramsci, Verbali delle riunioni del gruppo parlamentare comunista all’Assemblea costituenteBiografie, memorie, testimonianze
  • Archivio centrale dello Stato, Ministero dell’InternoDirezione generale di P. S.Divisione AA. GG. e RR.Casellario politico centrale, b. 2595, f. 25659; Confino politico, b. 523; Presidenza del Consiglio dei ministriGoverno di Brindisi-Salerno 1943-1944, categoria 15.

Nota bibliografica

  • Paolo Spriano, Storia dal Partito comunista italiano, I-V, Einaudi, Torino 1967-75, ad indices;
  • Sidney G. Tarrow, Partito comunista e contadini nel Mezzogiorno, Einaudi, Torino 1972, ad indicem
  • Pietro Mancini, Il Partito socialista italiano nella provincia di Cosenza (1904-1924), Pellegrini, Cosenza 1974, ad indicem
  • Piero Ardenti, La Calabria di Fausto Gullo, in «Il Giornale di Calabria», 5 settembre 1975;
  • Ferdinando Cordova, Alle origini del PCI in Calabria (1918-1926), Bulzoni, Roma 1977, ad indicem
  • Giorgio Galli, Storia del PCI, Bompiani, Milano 1976, ad indicem;
  • Paolo Cinanni, Lotte per la terra e comunisti in Calabria (1943-1953): “terre pubbliche” e Mezzogiorno, Feltrinelli, Milano 1977, ad indicem
  • Carlo Amirante e Vincenzo Atripalda (a cura di), Fausto Gullo fra Costituente e governo, ESI, Napoli 1977;
  • Fulvio Mazza e Maria Tolone, Fausto Gullo, Pellegrini, Cosenza 1982; 
  • Vito Barresi, Il ministro dei contadini: la vita di Fausto Gullo come storia del rapporto fra intellettuali e classi rurali, Franco Angeli, Milano 1983;
  • Anna Rossi Doria, Il ministro e i contadini, Bulzoni, Roma 1983; 
  • Tobia Cornacchioli, Il fondo documentario Fausto Gullo, in «Bollettino dell’ICSAIC», n. 1-2, 1994, pp. 64-73;
  • Marco De Nicolò, Lo Stato nuovo. Fausto Gullo, il PCI e l’Assemblea costituente, Pellegrini, Cosenza 1996;
  • Giuseppe Masi (a cura di), Mezzogiorno e Stato nell’opera di Fausto Gullo, Icsaic-Edizioni Orizzonti Meridionali,Cosenza 1998;
  • Emanuele Bernardi, Il Governo Bonomi e gli angloamericani. I «decreti Gullo» dell’ottobre 1944 come momento della politica nazionale e delle relazioni internazionali, in «Studi Storici», 4, 2002;
  • Marco De Nicolò, Gullo, Fausto, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 61, 2004, https://www.treccani.it/enciclopedia/fausto-gullo_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Oscar Greco (a cura di), Caro compagno. L’epistolario di Fausto Gullo, Guida, Napoli 2014;
  • Oscar Greco, Fausto Gullo, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma, I calabresi all’Assemblea Costituente 1946-1948, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 84-94;
  • Giuseppe Pierino, Un comunista nella storia d’Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2021.