Lombardi, Guido

Guido Lombardi [Castrovillari (Cosenza) 1890 – Roma 1968]

Guido Lombardi [Castrovillari (Cosenza), 21 dicembre 1890 – Roma, ? maggio 1968]

Nato da Achille, farmacista, e da Angela Turco. Studiò giurisprudenza all’Università di Napoli. Nel 1921, il 2 gennaio, sposò Emma Grisolia, sorella dell’avv. Roberto, noto civilista della città.
Nel 1920 fondò il periodico «La Vedetta», come giornale politico, amministrativo, arte e sport, sul quale si firmava anche con pseudonimi, quali D’Artagnan e Laura. Oltre a esercitare l’avvocatura e il giornalismo svolse attività in settori diversi, anche politici: nel 1920 assunse e coprì per pochi anni la carica di assessore comunale alla Pubblica Istruzione. Nel 1924 ebbe l’unico figlio, Marco, il quale, dopo la morte del padre, continuò la pubblicazione del giornale.
La testata «La Vedetta», che in verità era già apparsa a Castrovillari dal 1° gennaio 1899 al 2 giugno 1900, con la direzione dell’avvocato Silvio Turco, rimase attiva, sia pure con alcune interruzioni, dal 1920 al 1973. Il periodico rappresentò l’esperienza giornalistica più diffusa e pervasiva della Calabria del Nord, la cui origine si inseriva in un territorio nel quale la stampa locale aveva avuto modo di affermarsi già da molti anni. 
Figura eclettica, fu animatore o patrocinatore di numerose iniziative d’interesse collettivo. Aveva una forte passione per lo sport, per il teatro e per la musica. Fra l’altro, nel 1921, promosse la fondazione della «Unione Sportiva Castrovillari», di cui furono presidente il colonnello Felice Bruno Pellegrini e segretario egli stesso, e nel 1922 organizzò il «Giro ciclistico del Sybaris».
Diresse lungamente la Filodrammatica e per la prima volta portò sulle scene i costumi contadini di gala nel bozzetto dialettale «Carmela». In un concorso regionale, al teatro comunale di Cosenza, nel 1930, si classificò al primo posto per la recitazione personale nella «Nemica» di Niccodemi. 
Nel 1922, sulla scia dell’azione intrapresa anni prima dal deputato Luigi Saraceni, ridiede slancio al tema dell’isolamento ferroviario di Castrovillari e del circondario, mentre si dibatteva, come nel resto d’Italia, sul nascente movimento fascista. C’era chi ne esaltava meriti e chi, come l’avv. Sandro Turco, era critico. 
Lombardi ne metteva in evidenza difetti e qualità positive. L’anno terribile del delitto Matteotti, il 1924, lo vede scrivere su «La Vedetta»: «La coscienza politica delle nostre popolazioni… ha condannato definitivamente il fascismo».
Il 7 gennaio del 1925 il giornale veniva sequestrato, per ordine del prefetto e il numero successivo, ristampato identico a quello ritirato dalle autorità, si presentava con un riquadro bianco in prima pagina: la censura prefettizia aveva imposto l’eliminazione di un articolo, ovviamente scomodo, senza che la direzione avesse avuto la possibilità di sostituirlo con un altro. Sul contenuto dell’articolo censurato non si fece cenno nei numeri successivi. Però, va detto, che tre mesi dopo, il 2 aprile 1925, Lombardi poteva scrivere, senza che la censura ne rilevasse la carica critica, che «del fascismo oggi non è rimasta che una scheletrica impalcatura». Fu forse, questo, l’ultimo guizzo di autonomia, prima dell’adeguamento agli standard pubblicistici del regime.
C’è una testimonianza della nipote Cristina Lombardi-Diop che ben evidenzia il rapporto di suo nonno con il regime: «Ci aveva creduto nella rivoluzione del ’22, era chiaro in quell’editoriale a sua firma (in cui evitò di firmarsi, come spesso faceva, con il suo pseudonimo, d’Artagnan) nel quale dichiarava che nel fascismo vedeva “un’opportunità di democrazia”. Poi, quattro anni dopo, l’anno in cui nacque mio padre, ecco che apparve un altro editoriale. La crisi Matteotti era passata, il PNF aveva tenuto al governo, nonostante la secessione dei deputati, e alla stampa cominciavano ad essere messi i bavagli. Dopo il discorso del 3 gennaio del 1925, dopo le misure repressive contro la stampa e qualsiasi forma di dissenso, mio nonno si era indignato, aveva sentito che il fascismo non voleva proteggerli, che il regime stava cambiando il corso della storia. L’editoriale parla chiaro. Mussolini non era l’uomo della rivoluzione, della democrazia, ma una minaccia alla libertà di parola. Eppure, in qualche modo, anche il nonno cedette. Come direttore di un giornale, nel pieno della sua carriera di avvocato, anch’egli aveva riconosciuto il potere nel passo ritmico degli stivali, nel saluto romano». 
L’adeguamento al clima del tempo si vede plasticamente già un anno dopo, con la dedica dell’intera prima pagina alle «Entusiastiche accoglienze di Castrovillari a S. E. Michele Bianchi» e, il 24 dicembre del 1928, con la dedica dello stesso spazio al Sottosegretario alle Corporazioni: «S. E. Bottai accolto entusiasticamente a Castrovillari e a Mormanno». Il 1930 esce un numero listato a lutto, per la morte di Michele Bianchi.
Questa prima serie di pubblicazioni, durata ininterrottamente per 17 anni, servì, comunque, grazie proprio alla continuità delle uscite e alla pluralità degli interventi di diversi collaboratori, a fidelizzare i lettori con la testata, la quale riprese le pubblicazioni a novembre del 1943, dopo la caduta del fascismo e la ripresa, almeno al Sud, della libertà di espressione. Il giornale risentiva delle precarie condizioni della comunità, tant’è vero che venne stampato a un solo foglio (due facciate) e fino a febbraio del 1944. In quei tre mesi, Lombardi non esitò a esprimere la sua opinione sui grandi temi che attraversavano la rinnovellata realtà politica dell’Italia liberata, aderendo agli ideali del Partito d’Azione, «Per una repubblica democratica e socialista».
Per un rinnovato slancio e un rinvigorito rapporto con i lettori, occorrerà aspettare gli ultimi giorni del mese di dicembre del 1948. Con la data del 29 dicembre «La Vedetta» riprendeva le pubblicazioni, marcando la storia della comunità, grazie a un rapporto molto stretto tra collaboratori e lettori, tra la direzione del giornale e le istituzioni. 
Con ventuno anni di anticipo su quella che sarebbe stata una scelta molto sofferta, che avrebbe dovuto aver luogo subito dopo l’istituzione degli Enti regionali, a settembre del 1949 Lombardi dava inizio a un dibattito con più articoli, tutti concordi nel ritenere Catanzaro il capoluogo naturale della istituenda regione.
E nel 1953, con anni di anticipo rispetto alle manifestazioni che si sarebbero organizzate nel 1957 e negli anni Ottanta, si scrivevano articoli per rivendicare l’istituzione del capoluogo di provincia a Castrovillari. 
In quell’anno appare chiaro lo schieramento del giornale su posizioni centriste, con la pubblicazione di lunghi articoli, corredati di foto personali, a sostegno delle candidature, al Parlamento nazionale, di Gennaro Cassiani, di Salvatore Foderaro, di Vittorio Pugliese, unitamente all’appello a votare per i partiti centristi: Dc, Psdi, Pli e Pri. Consequenziali alla netta posizione assunta, comparivano ricorrenti attacchi alla politica e all’ideologia dei partiti frontisti, Pci e Psi, che ritroviamo, in particolare contro il Pci, anche in edizioni del 1960. Purtroppo nella Biblioteca civica di Castrovillari, dove sono rilegate in volume le annate del giornale, mancano le raccolte degli anni dal 1958 al 1969. Si trovano però in un faldone numeri sparsi fino al 1969, compreso quello che nel maggio del 1968 dà l’annuncio della morte di Guido Lombardi, avvenuta in un ospedale di Roma. 
La sua eredità verrà fatta propria dal figlio, Marco, magistrato, che dal 1969 al 1973 continuò le pubblicazioni del giornale con considerevole puntualità.
Fu anche imprenditore. Infatti fu sua la «Tipografia editrice La Vedetta», dalla quale uscirono pregevoli pubblicazioni, tra cui, nel 1926, il libro Terra mia di Luigi Saraceni, ex deputato. Nell’ultimo dopoguerra, fu il primo presidente della nuova «Unione Sportiva Castrovillari», appena ricostituita negli anni successivi alla catastrofe bellica.
Tenne numerose conferenze: una delle quali, sul pittore Andrea Alfano nel 1950. Fu corrispondente del quotidiano «Il Tempo» di Roma e della Rai (sede regionale di Cosenza).

Autore del libro Gente del Pollino (1958), a cui nel 1959 fu assegnata la medaglia d’oro della Camera dei deputati al «Premio nazionale Villa San Giovanni» di narrativa. 
Diversi i suoi testi manoscritti inediti, che furono da lui distrutti in tarda età.
Alcune testimonianze su Lombardi sono apparse nel numero speciale commemorativo de «La Vedetta» del 31 maggio 1968, contenente fra l’altro una ricostruzione ordinata della vita del giornale (senza firma, ma attribuibile a Marco Lombardi) e articoli dei collaboratori Roberto Grisolia, Gennaro Cassiani, Luigino Salerni, Mario Cappelli, Gaetano Greco-Naccarato, Luigi Grisolia. (Luigi Troccoli) @ ICSAIC 2022 – 2

Opere

  • Gente del Pollino. Dal diario di Laura, Tip. Eduardo Patitucci, Castrovillari 1958.

Nota bibliografica

  • «La Vedetta», Castrovillari, 1920-1973
  • Luigi Saraceni, Terra mia, Tip. Ed. La Vedetta, Castrovillari 1926
  • Luigi Grisolia, Guido Lombardi, in Dizionario dei calabresi nel mondo, Edisud, Roma 1965;
  • Luigi Grisolia, Giornalismo di strapaese: Guido Lombardi, in «Calabria illustrata» (Roma), n. 1, ottobre 1972;
  • Francesco Russo, Gli scrittori di Castrovillari, 2ª ed., Edizioni Prometeo, Castrovillari 1991, ad nomen;
  • Mario Cappelli, Guido Lombardi e l’arte, in Uomini e luoghi del Pollino, Edizioni Il Coscile, Castrovillari 1991, pp. 45-50;
  • Cristina Lombardi-Diop, Dell’italianità. Una storia di dilagazioni, in «roots§routes», https://www.roots-routes.org/dellitalianita-storia-dilagazioni-cristina-lombardi-diop/.