Repaci, Gaetano

Gaetano Repaci [Palmi (Reggio Calabria), 17 novembre 1878 – Milano, 20 luglio 1936]

Fratello  del  più  famoso  scrittore Leonida, più piccolo di lui di venti anni, nacque  da Antonino e Maria Parisi in  una famiglia  numerosa,  composta da dieci figli (sei maschi, di cui era il maggiore, e quattro femmine). Fece  i  primi  studinella  sua  città   natale,  e con l’appoggio del padre  in  seguito  si  trasferì  a  Torino, per continuare quelli delle scuole superiori e quindi, dal 1899,  frequentare  l’università  del capoluogo piemontese, dove  nel 1904 si laureò brillantemente in medicina e chirurgia. Come allievo interno frequentò nella stessa città  la clinica chirurgica nell’ospedale Mauriziano e quella dell’ospedale Regina Margherita, specializzata in malattie infantili. Per approfondire le ricerche scientifiche su alcune malattie in età  pediatrica, si recò allora a Parigi presso l’ospedale «Des enfants malades », dove seguì con molto interesse le lezioni pratiche per la diagnosi e la cura della difterite, e si specializzò in quasi tutte le malattie infantili.
Non pago di quanto fatto, nel  1910  ottenne  una  borsa  di  studio,  e,  nello stesso anno, venne nominato assistente e addetto alle  ricerche  batteriologiche  presso  l’Istituto  “Pasteaur”  di  Parigi,  dove  riuscì  a  isolare  per  primo il bacillo di “Vincent”.
Rimase nella capitale francese fino al 1912; fece,  poi,  ritorno  a  Torino,  dove  si  dedicò  con  impegno costante alle ricerche batteriologiche.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale, con l’entrata dell’Italia in guerra Dove abbandonare studi e ricerche per servire la patria, non più giovane, come tenente di complemento. Per le sue conoscenze mediche fu poi destinatocon il grado di maggiore,  al  reparto  batteriologico  presso  l’ospedale militare di Milano, dove rimase fino al termine del conflitto.
Durante questo periodo, nel 1916, superò  il  concorso  per la  libera  docenza,  venne  assegnato,  nel  1916,  alla clinica di pediatria presso l’Università  di Parma.  L’anno  successivo  andò  a  Milano  in  qualità  di Direttore della sezione pediatrica della Poliambulanza. In quel contesto, approfondì gli studi delle malattie infettive infantili, studi accurati per debellare la meningite tubercolare e  le infezioni  della tubercolosi.  Inoltre rivolse  la  sua  attenzione  alle  malattiedella  bocca  e dalla gola nell’infanzia. Infine assunse il primariato di Pediatria all’Ospedale Maggiore milanese.  
Fu così che poté dedicarsi con maggiore attenzione alla ricerca batteriologica per combattere la malattia della meningite tubercolare per delle associazioni batteriche sulle tubercolosi, Tanto che i suoi studi e le sue ricerche rappresentarono un punto di riferimento per tutti coloro che si interessavano di questa materia. Così come lo furono gli studi sulle malattie della bocca e della gola nell’età  infantile. Scrisse molte opere sulla flora batterica, sull’isolamento e coltura del bacillo della meningite, sullo streptobacillo anaerobico, sulla meningite, sull’eredità  tubercolare, sull’infezione secondaria della tubercolosi infantile. Le sue alte qualità  scientifiche e mediche lo resero famoso in Italia e all’estero ma non sta virano minimamente la grandiosità  della sua figura di uomo e di scienziato.
Socio della Società  Italiana di Pediatria, di cui fu anche vicepresidente dal 25 ottobre 1924 al 26 settembre 1929, assiduo frequentatore dei Congressi della specialità , ha ogni volta portato il suo contributo di clinico valente con numerose pubblicazioni.
Mantenne sempre  stretti rapporti con la sua famiglia rimasta a Palmi, dove ritornò in occasioni particolari o luttuose, come nel dicembre del 1918, quando due fratelli e una sorella, colpiti dalla terribile influenza “spagnola”, morirono in pochi giorni.
Vi ritornò, poi, nell’agosto del 1925 in occasione  della  festa  della  “Varia”,  che  da  diversi  anni non si svolgeva.Quell’anno  la  manifestazione  religiosa  degenerò a causa di una rissa scoppiata tra giovani di opposte fazioni politiche; in tale circostanza, infatti, fu ucciso  un  giovane  fascista;  del  delitto  furono  accusati,  da  falsi  testimoni,  ifratelli  Repaci: Gaetano, Francesco, Giuseppe, Leonida e alcuni loro amici e parenti.
Francesco  e  Gaetano riuscirono  a  fuggire; quest’ultimo, utilizzando abiti religiosi. ritornò a Milano grazie all’aiuto di un professionista palmese, il notaio Calogero che lo condusse in carrozza a Oppido Mamertina, Nel capoluogo lombardo dove riprese il lavoro di primario ospedaliero.  Medico  personale dei figli  di Arnaldo Mussolini, lontano dalla politica,  non fu più molestato dalla polizia fascista. Subì, come gli altri fratelli, un processo, ma ai primi di dicembre furono tutti prosciolti; il fatto, però, anche se non inveì mai contro i quattro sciagurati che avevano cercato di intaccare la moralità  della sua famiglia e sua, lo sconvolse al punto tale che non fece mai più ritorno a Palmi, nemmeno per il funerale della madre.
Morì all’età  di 58  anni.  Lasciò  numerosi  e  interessanti  scritti  su  vari  argomenti  clinici. Alla sua morte  i  medici  del padiglione pediatrico  Beretta dell’Ospedale Maggiore indissero una sottoscrizione a favore delle madri dei bambini ricoverati nel padiglione stesso, e posero una lapide per ricordarlo. La sua morte, come scrisse la rivista «Pediatria » in un necrologio, sollevò grande rimpianto nella famiglia pediatrica italiana, «profondo dolore in quanti Lo conoscevano ed amavano. Le più alte qualità  dello spirito erano fuse nella Sua anima semplice e buona ».(Carmela Galasso, Bruno Zappone) © ICSAIC 2022 – 8

Nota bibliografica

  • Necrologio, «La clinica pediatrica », 1936, p. 530;
  • Necrologio, «La Riforma medica », vol. 52, Parte 2, 1936, p. 1142;
  • Necrologio Gaetano Repaci, «La Pediatria », vol. 44, 1936, p. 852;
  • Necrologie: Prof. Dott. Gaetano Repaci, «Bollettino della Società  italiana di pediatria », 1936, p. 139;
  • Prof. Gaetano Repaci, «Policlinico infantile », p. 323, 1936
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, AGE, Ardore Marina 2000, pp. 198-200;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp., 382-383.