Arabia, Francesco Saverio

Francesco Saverio Arabia [Dipignano (Cosenza), 24 marzo 1821 – Napoli il 5 luglio 1899]

Nacque da Pasquale, impiegato delle poste, e Maria Teresa Fonzi. Versato negli studi umanistici e classici, si dimostrò brillante e dotato di una forte sensibilità letteraria. Fece i primi studi a Cosenza e giovanissimo si trasferì a Napoli per frequentare nell’ottobre 1842 i corsi di diritto in cui ebbe per maestri giuristi come Savarese, Clausi, Gigli e Mancini; frequentò inoltre la scuola di lingua italiana di Basilio Puoti e di De Sanctis, partecipando attivamente alla disputa tra romanticismo e purismo in cui si contrapponeva al fratello Tommaso, favorevole al verso libero e al componimento drammatico.
Laureatosi nel 1846, esercitò l’avvocatura nel prestigioso studio di Marini Serra, impartendo lezioni private di diritto penale; il numero degli allievi fu tale che aprì una scuola paragonata per didattica a quella contemporanea di diritto civile del giurista Fioretti. In tale ambiente egli maturò una personalità, in cui la passione politica si fondeva in un tutto indistinto alla cultura letteraria e poetica, sospingendolo verso il movimento liberale.
Nel 1848 collaborò con le testate «l’Unione» e «l’Indipendente». Pur non avendo avuto un ruolo di primo piano nell’azione rivoluzionaria vera e propria, fu considerato parte di quegli intellettuali che demolirono le vecchie istituzioni con la penna e il calamaio favorendo il rinnovamento della nazione italiana.
Nel 1845 pubblicò a Napoli il suo primo volume di Versi, seguito da alcune ottave dedicate a Giovan Battista Vico pubblicate a Palermo nel 1846, e da terzine In morte di Basilio Puoti pubblicate a Napoli nel 1847; successivamente, nel 1849, pubblicò la nuova raccolta napoletana di Poesie, seguita da Gherardo de’ Rinieri.Nel 1850 a Napoli pubblicò Novella in versi, dedicata a Gino Capponi, seguito da una raccolta di Prose e Poesie pubblicato a Salerno nel 1855 e da un volume di Nuovi versi nel 1858. Le poesie di Arabia manifestano l’afflato pedagogico della cultura classica fiorita tra il Quaranta e il Sessanta, ma il classicismo non gli impedì di pronunciare in versi storie e leggende claustrali e cavalleresche. Secondo Piromalli l’Arabia quando tocca il motivo del ricordo evoca lo stile leopardiano che non è universale ma ha un senso di dignitosa nobiltà.
Fu il primo tra i letterati del Mezzogiorno d’Italia a iniziare una nuova poetica che armonizzava il gusto classico della forma con un’ispirazione libera. Insieme al fratello Tommaso, nel 1856 fondò lo «Spettatore napoletano»,Giornale di Scienze Lettere ed Arti che, malgrado la forte passione politica, non superò l’anno di vita. Nel 1855 partecipò senza successo al concorso a cattedra di letteratura italiana nell’università.
Parallelamente alla fervida attività letteraria, egli svolse feconda l’attività teorica e pratica del penalista. Nel 1854 pubblicò a Napoli il primo tomo dei Principi del diritto penale applicati al Codice delle Due Sicilie col confronto de’ migliori codici d’Europa, seguito dopo da un secondo e terzo tomo (la seconda edizione: pubblicata a Napoli nel 1859-60; la terza edizione aggiornata, con il titolo I principi del diritto penale applicati al Codice italiano, fu stampata a Napoli nel 1891). Partecipò al concorso per la cattedra di diritto e procedura penale nell’ateneo napoletano senza successo.
A quarant’anni entrò nella magistratura italiana come Procuratore generale presso la Corte criminale di Salerno, sino a diventare presidente onorario di Corte d’appello, grado con cui andò a riposo nel 1895. Nel frattempo proseguì la sua importante produzione giuridica e letteraria, con numerosi volumi e collaborazioni a periodici che arricchirono il suo curriculum di pubblicista. La maggior parte dei suoi scritti in materia giuridico-penale è stata raccolta negli Atti e nei Rendiconti dell’Accademia di scienze morali e politiche della Società Reale di Napoli, di cui l’Arabia fu socio dal 1862, e dell’Accademia Pontaniana fin dal 1850. Arabia, inoltre, è legato alle riforme penali seguite all’unificazione, in quanto fece parte della commissione incaricata con R. D. 15 novembre 1865 di studiare, approfondire e proporre la riforma del sistema delle pene, con il fine ultimo di tracciare una base per la formazione del nuovo codice penale; successivamente fu componente della commissione nominata con R. D. 12 gennaio 1866 per la compilazione del progetto di codice, della commissione Mancini istituita con R. D. 23 ottobre 1877 e, infine, di quella di coordinamento dell’ultimo progetto di riforma del codice penale, nominata con R. D. 13 dicembre 1888.
Il giurista della scuola napoletana Enrico Pessina colloca l’Arabia nella scuola classica del diritto penale, come seguace della dottrina fondata in Italia da Mancini, secondo cui il diritto penale si fonda sul duplice principio della giustizia e dell’utilità; in tal senso, giudica i Principi un buon manuale per l’insegnamento, in quanto espone con ordine le dottrine della scuola napoletana, sottolineando come nel suo progetto del libro I del Codice penale del 1864 egli avesse teorizzato la sostituzione del carcere penitenziario sia alla pena di morte che ai lavori forzati. Secondo Pessina, l’Arabia dimostra nei suoi scritti il grave pericolo che può risiedere nel potere illimitato del giudice, come nelle attribuzioni eccessive del presidente della Corte d’assise nel dibattimento delle cause davanti ai giurati.
Fu nominato Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 14 maggio 1863, Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 3 gennaio 1878, Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 22 marzo 1896, Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1869, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia l’11 gennaio 1874, Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia il 23 luglio 1893. 
Fu eletto decurione di Napoli nel 1860 e consigliere provinciale di Napoli nel 1874. Il 21 novembre 1892 venne nominato senatore. Coniugato ben due volte non ebbe figli. Morì a settantotto anni. (Fabio Arichetta) @ ICSAIC 2020

Opere giuridiche

  • I principii del diritto penale applicati al codice delle Due Sicilie: col confronto de’ migliori codici d’Europa, Stamperia della Sirena, Napoli 1858-1860;
  • Della storia di taluni principii del diritto internazionale europeo, Stamperia dell’Università, Napoli 1865;
  • Del supremo magistrato, Stamperia della Regia Università, Napoli 1872.
  • Delle leggi intorno alle sevizie verso le bestie: memoria, Tipografia della Regia Università, Napoli 1873;
  • Sull’applicazione del Codice penale italiano, Tipografia Nazionale, Roma 1894;
  • Del diritto di punire secondo la scuola positiva: memoria del socio Francesco Saverio Arabia, tipografia e stereotipia della Regia Università, Napoli 1884;
  • Del codice penale italiano: memoria letta all’Accademia di Scienze morali e politiche della Società Reale di Napoli dal socio ordinario Francesco Saverio Arabia, Tipografia e stereotipia della Regia Università, Napoli 1887;
  • I principi del diritto penale, applicati al codice italiano, Tipografia della Regia Università, Napoli 1891;
  • Provvedimenti di pubblica sicurezza, Tipografia della Regia Università, Napoli 1891;
  • Amministrazione della giustizia nel 1890, Tipografia della R. Università, Napoli 1891;
  • Dell’inamovibilità della magistratura, Tipografia della Regia Università, Napoli 1892.

Opere letterarie

  • Versi di Francesco Saverio Arabia, De Marco, Napoli 1845;
  • In morte di Basilio Puoti, terzine di Francesco Saverio Arabia, Napoli, Stamperia del Vaglio, 1847;
  • Poesie di Francesco Saverio Arabia, Stamperia del Vaglio, Napoli 1849;
  • Poesie e prose di Francesco Saverio Arabia, Raffaele Migliaccio, Salerno 1854;
  • Del Cinquecento e di alcuni scrittori cosentini, Tramater, Napoli 1854 
  • Nuovi versi di Francesco Saverio Arabia, Tipografia della Sirena, Napoli 1858;
  • Suor Clotilde: ad Anna Maria Marini Serra, Napoli 1858;
  • Degli ultimi anni di Giacomo Leopardi in Napoli: nota letta all’Accademia da F. S. Arabia, Accademia di scienze morali e politiche, Napoli 1862;
  • Tommaso Campanella: scene, Tipografia della Regia Università, Napoli 1877;
  • Ricordi di letteratura, Tipografia della Regia Università, Napoli 1859;
  • San Vitale alla tomba di Giacomo Leopardi: monologo, Della Nuova Antologia, Roma 1898;
  • Sorrento, Stabilimento Tipografico della Regia Università, Napoli 1899;

Nota bibliografica 

  • Enrico Pessina, Dei Progressi del diritto penale in Italia nel secolo XIX, Firenze 1868, pp. 75, 152; 
  • Francesco Saverio Arabia, Società Reale di Napoli-Accademia di scienze morali e politiche, Napoli 1898;
  • Luigi Antonio Villari, I tempi, la vita, i costumi, gli amici, le Prose e Poesie scelte di Francesco Saverio Arabia, Le Monnier, Firenze 1903;
  • Giornale di storia della letteratura italiana, XLIV, 1904, p. 493; 
  • Giuseppe Grabinski, in La Rassegna nazionale, XXVII, 1905, pp. 241-252; 
  • Enrico Pessina, Il diritto penale in Italia da Cesare Beccaria sino alla promulgazione del codice penale vigente (1764-1890), in Enciclopedia del diritto penale italiano, II, Societàeditrice libraria, Milano 1906, pp. 674, 729; 
  • Lorenzo Rocco, La stampa periodica napoletana delle rivoluzioni, (1799, 1820, 1848, 1860), L. Lubrano, Napoli 1921, pp. 89-95; 
  • Alfredo Zazo, L’ultimo periodo borbonico, in Storia della Università di Napoli, Ricciardi, Napoli 1924, pp. 525, 532; 
  • Guido Mazzoni, L’Ottocento, Vallardi, Milano 1956, pp. 1030, 1207, 1259; 
  • Roberto Abbondanza, ArabiaFrancesco Saverio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 3, Roma 1961;
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi. Dizionario bio-bibliografico, vol. I, Tip. Editrice “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1972, pp. 155-157, ad nomen;
  • Antonio Piromalli, Letteratura Calabrese, Pellegrini, Cosenza 1996, pp. 296-297. 
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