Aragona, Francesco

Aragona Francesco [Nicotera (Vibo Valentia), 23 aprile 1921 – Messina,  17 giugno 2010]

Figlio di Pasquale, magistrato di Cassazione e Grande Ufficiale, e della nobildonna Amelia Comito dei Conti di Palizzi, nacque a Nicotera, a quel tempo in provincia di Catanzaro, dove iniziò gli studi. Dopo aver conseguito brillantemente la maturità classica presso il Liceo Maurolico di Messina, e nell’anno accademico 1939-1940 iniziò gli studi di medicina in quella Università.
Anatomopatologo e antropologo criminale, fece tutta la carriera – da studente a docente – all’Ateneo di Messina. Nel febbraio del 1941 fu chiamato alle armi e ottenne il congedo solo nel maggio del 1943. Negli anni 1943-1945 frequentò come allievo interno l’Istituto di Anatomia e Istologia patologica e conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia il 26 luglio 1945 con il massimo dei voti, la lode e la tesi fu giudicata degna della pubblicazione. Nell’ottobre successivo venne nominato assistente volontario presso lo stesso Istituto di Anatomia e nell’ottobre dell’anno successivo, assistente incaricato. Nel giugno 1952, in seguito a concorso, divenne assistente ordinario fino a maggio del 1954. La sua attività scientifica in questo periodo è documentata da 31 pubblicazioni presentate per l’abilitazione alla libera docenza in Anatomia e Istologia patologica. Nel giugno dello stesso anno, sempre per concorso, fu assunto come assistente ordinario nell’Istituto di Patologia speciale medica e metodologia clinica dell’Ateneo peloritano, fino al 31 ottobre 1957. Tale periodo, oltre che per l’attività didattica e organizzativa, è documentato dall’attività scientifica con 14 pubblicazioni
Nel 1955 convolò a nozze con la nobildonna Bianca Corsi, figlia di Pietro, valente e ricordato sindaco del paese, dalla quale ebbe tre figli: Marcello, oncologo;  Alessandra,  avvocato; Paolo, docente di musica.
Il primo agosto del 1958 fu nominato assistente incaricato presso l’Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni e il 1° febbraio dell’anno successivo, in seguito a concorso, divenne assistente ordinario nello stesso Istituto; fu promosso aiuto ordinario nell’aprile del 1960, mentre nell’anno accademico 1959-60 la Facoltà di Medicina e Chirurgia messinese gli conferì l’incarico dell’insegnamento dell’Antropologia criminale con conferma per gli anni successivi.
Formatosi alla scuola del prof. Vittorio Siracusa, nella sessione del 1961 conseguì la seconda libera docenza in Medicina legale e delle Assicurazioni, divenendo docente definitivo nel gennaio 1968. L’attività scientifica di tale docenza è documentata da 59 pubblicazioni, di cui alcune a carattere monografico. Nel campo dell’Antropologia, oltre ai lavori personali, ha diretto studi e ricerche di vari collaboratori (17 distinte pubblicazioni).
Nel 1970, a seguito di regolare concorso espletato presso l’Università di Padova, è stato giudicato «maturo per l’insegnamento della Medicina Legale e delle Assicurazioni». Nel 1971, la maturità scientifica e didattica per l’insegnamento delle dette discipline gli venne confermata a unanimità di voti in un concorso, per la seconda cattedra di Medicina legale e delle Assicurazioni presso l’Università di Napoli: la Commissione esaminatrice era composta dal prof. Mauro Barni, Giovanni De Vincentis, Giuseppe Faraona, Antonio Fornari e Gugliemo Guareschi, gli venne attribuita presso la seconda cattedra di Napoli. Legato morbosamente alla propria famiglia, tuttavia, rinunziò ancora una volta a detta cattedra. Vincitore di concorso, così, ricoprì, la cattedra di Antropologia Criminale, presso l’Università di Messina, quale professore straordinario, dall’1 novembre 1975. Con D.M. del 26 agosto 1976 è trasferito, con decorrenza dal 1° novembre 1977, alla II cattedra di Medicina legale e delle Assicurazioni; dal I novembre 1981 divenne Direttore dell’Istituto di Medicina legale in quella Università e infine è passato alla Prima cattedra nel novembre 1982. In questo suo ruolo, potendo vantare forse la più importante casistica per lesioni mortali dovute ad arma da fuoco, fu perito legale di diverse Procure della Repubblica, specialmente negli anni delle guerre di mafia che insanguinarono il Reggino e la Calabria. Nella sua carriera eseguì migliaia e migliaia di autopsie, molte su vittime delle faide di ’ndrangheta per cui divenne molto noto in campo nazionale per una sua teoria scientifica, «lo stress del killer», sulle motivazioni di tutta quella “esagerata” violenza delle cosche: «[Aragona] – scrisse Pantaleone Sergi nel suo volume Le mie Calabrie – ha una sua teoria scientifica. È quella che è stata definita con una bella immagine: sindrome Reggio Calabria. Il professor Aragona ha documentato che lo stress, la paura, la vigilanza continua a cui lo ’ndranghetista è sottoposto, provocano delle modificazioni ormonali che eccitano ancora di più l’interessato e lo spingono a uccidere per uccidere, o quanto meno a uccidere per non essere ucciso.
Dal 1985 al 1993, con voto elettivo di tutti i professori italiani delle discipline-legali e criminologiche, fu nominato componente delle commissioni giudicatrici dei concorsi a cattedra.
È andato in pensione per limite di età nell’anno 1996. E concluse la sua vita terrena nel 2010, lasciando oltre 300 articoli su riviste scientifiche italiane ed estere e numerosi volumi.
Nella sua prestigiosa carriera, fu socio della Società italiana di Medicina legale e delle Assicurazioni, dell’Accademia Internazionale di Medicina legale e sociale, della Società italiana di Criminologia, della Società Siciliana di Medicina Legale e delle Assicurazioni e del Lavoro, del Gruppo degli Ematologi Forensi Italiani, della Società italiana di Patologia, dell’Accademia Peloritana e dei Pericolanti. Fu altresì componente del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Criminologia; segretario della Società Siciliana di Medicina Legale e delle Assicurazioni e del Lavoro;  componente del Comitato scientifico del Centro internazionale di ricerche e di Studi Sociologici, Penali e Penitenziarie di Messina; esperto coordinatore del Ministero di Grazia e Giustizia per gli Istituti di Pena dei Distretti di Messina e di Calabria. (Pasquale Barbalace) © ICSAIC 2020

Opere

  • Le sindromi decorrenti con anossia, SEP, Pavia 1960;
  • Sulle basi organiche della personalità e sulla loro importanza per alcuni aspetti del comportamenti criminoso, Giuffrè, Milano 1965;
  • La morte improvvisa nelle immunopatie secondarie, Il Pensiero Scientifico. Roma 1969;
  • La personalità suicida, Il Pensiero Scientifico, Roma 1971;
  • Lineamenti causali dell’antisocialità. La patologia da stress, Corso, Bologna-Ferrara 1971;
  • Aspetti medico ­legali dei traumi cranici, Canziani, Neuropediatria ESA, Palermo 1975;
  • Elementi di Medicina legale e delle Assicurazioni, Edas, Messina 1983;
  • Corso di Medicina legale e delle Assicurazioni (ad uso degli studenti di giurisprudenza), Edas, Messina 1983;
  • Medicina legale e delle Assicurazioni, Ermes, Milano 1986;
  • Ndrangheta: vivere di stress morire da mafiosi (con Salvatore Paolo Putortì), L’Inchiesta, Reggio Calabria 1991;
  • Fisiopatologia dello Stress. Aspetti istopatologici del comportamento emozionale umano (con Marcello Aragona), Melino Nerella Edizioni, Solarino (SR) 2014.

Nota bibliografica

  • Attilio Bolzoni, Lo “stress acuto” distrugge i killer,  «la Repubblica», 11 giugno 1989;
  • Enrico Deaglio, Reggio Calabria: mi ammazzeranno qui, «La Stampa», 18 aprile 1991;
  • Pantaleone Sergi, Le mie Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 1993;
  • Enrico Deaglio, Il raccolto rosso. La mafia, l’Italia. E poi venne giù tutto. Feltrinelli, Milano 1993, pp. 68-70;
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram