Arcà, Francesco

Francesco Arcà [Palmi (Reggio Calabria), 1 maggio 1879 – Roma, 10 gennaio 1920]

Proviene da una facoltosa famiglia di proprietari terrieri di Anoia (Reggio Calabria), figlio di Rocco ed Elisa Tessitore. Fino all’adolescenza vive tra Anoia e Palmi e poi si trasferisce a Reggio Calabria dove frequenta il Liceo classico Campanella.  Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo dove si laurea brillantemente nel 1901con una tesi in Diritto amministrativo. Comincia a esercitare la professione di avvocato in Calabria e a Napoli e si avvicina al Partito Socialista al quale si iscrive nei primi mesi del 1903. L’anno dopo viene eletto consigliere provinciale nel collegio di Cinquefrondi, inizia contestualmente la collaborazione con il quotidiano socialista l’«Avanti!» e il settimanale reggino «La Luce» ed assume la presidenza dell’Unione cooperativa di mutuo soccorso.
Oltre a un’intensa attività pubblicistica sulla stampa socialista, si dedica contemporaneamente a uno studio attento del Diritto del Lavoro e del Diritto Sindacale, materie che sono appena agli esordi nell’ambito delle discipline giuridiche. Queste sue ricerche destano l’attenzione di Vittorio Emanuele Orlando, da poco titolare della cattedra di Diritto Amministrativo alla Sapienza, che lo chiama a collaborare al Trattato di Diritto Amministrativo da lui progettato e gli affida la stesura dei volumi su «Le assicurazioni sociali» e i «Servizi pubblici». 
Nel 1906, dopo aver rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere provinciale, si trasferisce definitivamente a Roma e partecipa, insieme a Enrico Leone e Paolo Mantica, alla fondazione della rivista «Il Divenire sociale», entrando a far parte del comitato di  redazione. Conosce Arturo Labriola, Paolo Orano, Michele Bianchi, Agostino Lanzillo, Antonio Renda, Roberto Taverniti e tutto il vasto e inquieto mondo del sindacalismo rivoluzionario. 
Si stacca dal socialismo ufficiale avvicinandosi alle tesi di George Sorel e alle posizioni massimaliste ed estremistiche di Mussolini e dei socialisti rivoluzionari. Non a caso il suo primo articolo su «Il Divenire sociale» s’intitola Crisi socialista e sindacalismo. Sempre nel 1906 pubblica Calabria vera. Appunti statistici ed economici sulla provincia di Reggio Calabria, un’ampia indagine di carattere socio-economico sulla realtà reggina.
Condivide l’impostazione dello sciopero agrario del 1908 data da Alceste De Ambris e ne difende la validità come «sciopero rivoluzionario» e «atto di forza», posizione che viene ben accolta sia dallo stesso Sorel che dal sociologo ed economista Vilfredo Pareto, il quale elogia pubblicamente il coraggio e la lucidità del giovane avvocato calabrese. Chiusa l’esperienza del «Divenire» fonda con Taverniti la rivista «Terra nostra» e pubblica nel 1912 il saggio La menzogna democratica ed il Socialismo
Nonostante le sue posizioni critiche e di aperta dissidenza, le sezioni socialiste della provincia di Reggio Calabria accettano di sostenere la sua candidatura nel collegio di Cittanova contro «il giolittiano» Giovanni Alessio, deputato uscente. Ottiene l’appoggio anche di larghi strati della borghesia terriera e delle professioni e perfino di alcune famiglie aristocratiche così, al termine di un’aspra battaglia, il 26 ottobre 1913 viene eletto, al primo turno, deputato del Collegio di Cittanova, unico deputato socialista della Calabria.
In parlamento si schiera con il gruppo dei «Socialisti indipendenti», guidati da Arturo Labriola e assume posizioni, giudicate dai suoi stessi compagni e dai Socialisti, «contraddittorie». Favorevole all’impresa libica, si oppone alla politica economica dei governi Giolitti e Salandra; partecipa alla formazione del gruppo parlamentare calabrese ma conduce una fiera battaglia contro i notabili della regione; interventista appassionato e convinto, si rivela un sostenitore altrettanto forte delle emergenti nazionalità in particolare di quella armena e di quella ebraica.
Volontario nei primi mesi della Grande Guerra, primo deputato ad arruolarsi e partire per il fronte, rientra in Parlamento nel 1916 e partecipa alla fondazione del primo Fascio Parlamentare, del quale diviene segretario. Nel novembre del 1917 entra a far parte del comitato promotore che porta alla fondazione dell’Unione Socialista italiana. Relatore al congresso costitutivo (12-14 maggio 1918) della nuova formazione con un intervento sull’azione socialista in campo internazionale, viene chiamato alla direzione del partito. A gennaio del 1919 aderisce al gruppo parlamentare dei Socialisti autonomi, diretto da Bissolati e Bonomi, che, per la sua eterogenea composizione, gli lascia ampi margini di manovra non osservando una rigida disciplina. Collabora con tutte le iniziative che tendono all’affermazione delle nuove nazionalità per riconoscere il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Molto apprezzato è il suo discorso tenuto a Roma l’8 dicembre 1918, su Il risorgimento nazionale d’Israele in Palestina, che la Federazione Sionistica volle pubblicare in fascicolo nel febbraio del 1919. Non aderì, invece, in disaccordo con Bonomi, alla proposta di costituire un ampio gruppo misto, che avrebbe raccolto oltre cento deputati, di riformisti, radicali e combattenti, giudicando questo raggruppamento del tutto estraneo al Socialismo.
Con una lettera pubblica, resa nota da «La falce socialista» di Palmi, nell’ottobre del 1919, decise di non ripresentare la sua candidatura al Parlamento, rifiutando anche il posto come indipendente. Le condizioni da lui poste – netta opposizione al governo Nitti; dialogo con le forze interventiste; assenza di pregiudiziali nei riguardi della proprietà capitalistica e accettazione di un programma antiprotezionista -, giudicate «questioni di principio» -, vennero respinte dal partito Socialista. Colpito dalle febbri spagnole, morì improvvisamente a Roma il 10 gennaio 1920. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2019

Opere

  • L’esercizio della telefonia nella scienza e nella legislazione italiana, Tip. D’Andrea, Reggio Calabria 1899;
  • La municipalizzazione del servizio telefonico urbano, Ed. Foro delle Puglie, Trani, 1900;
  • La Legge sul lavoro, Mongini Editore, Roma 1903;
  • La prescrizione dei premi nei prestiti pubblici, Tip. Morello, Reggio Calabria 1904;
  • Le concessioni amministrative ed i contratti pei pubblici servizi, Tip. Siclari, Reggio Calabria 1906;
  • Questioni amministrative, Tip. Morello, Reggio Calabria 1906.
  • Calabria vera – Appunti statistici ed economici sulla provincia di Reggio Calabria, Tip. Morello, Reggio Calabria 1906;
  • La menzogna democratica ed il Sindacalismo, Tip. Dal Campidoglio Jori & C, Roma 1913;
  • Come combattono i nostri soldati, Tip. Editrice Nazionale, Roma 1916;
  • La Legislazione sociale, in Primo Trattato completo di Diritto Amministrativo, diretto da Vittorio Emanuele Orlando, vol. VI, Società Editrice Libraria, Milano 1920.

Nota bibliografica

  • Franco Andreucci e Tommaso Detti, Dizionario biografico del movimento operaio italiano, vol. I, Editori Riuniti, Roma 1975, ad nomen.
  • Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall’Unità ad oggi, Laterza, Bari 1983.
  • Gaetano Cingari, Il Partito Socialista nel reggino (1888-1908), Laruffa Editore, Reggio Calabria 1990.
  • Pasquale Bellantone Francesco Arcà. Un borghese che lottò per i diritti dei lavoratori, Tauroprint, Anoia 2001.
  • Antonio Orlando, Il collegio elettorale del mandamento di Cittanova (1861-1919),in Un Paese del sud– Atti convegno del 7 dicembre 2000 – Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’antifascismo e nella provincia di Reggio Calabria, Villa San Giovanni 2005. 
  • Antonio Orlando, Un deputato in trincea. Francesco Arcà dal Sindacalismo rivoluzionario all’interventismo combattente (1913–1916), in Pantaleone Sergi (a cura di), La Calabria dall’Unità al secondo dopoguerra. Liber amicorum in ricordo di Pietro Borzomati, Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Reggio Calabria 2015.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, D.G.P.S., fasc. 185, b. 80 e fasc. 152, b. 68.
  • Atti Parlamentari, Camera dei Deputati. Discussioni ,1° tornata, 3 febbraio 1920, Commemorazione, on.li Pietro Filesi, Giuseppe Albanese e Adolfo Berardelli.
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