Armentano, Amedeo Rocco

Amedeo Rocco Armentano [Scalea (Cosenza), 6 febbraio 1886 – San Paolo (Brasile), 14 settembre 1966]

Nasce da Giuseppe e Maria Alario, una famiglia originaria di Mormanno. All’età di quindici anni si reca con i genitori a San Paolo, in Brasile, dove vivono già da tempo alcuni parenti della madre e vi rimane per quattro anni. Viene avviato agli studi di musica per pianoforte e violino e a soli 17 anni è accolto nei circoli culturali della città, tra i quali si ricorda quello dei «Liberi Pensatori. Il  giornale «O livre pensador» gli dedica una poesia, un’ode intitolata Genesis. 
Subito dopo il matrimonio della sorella Emilia con Giuseppe Perrone, nel 1905 ritorna in Italia e si stabilisce a Firenze per frequentare il Reale Istituto Musicale. Nella città toscana, frequenta il Caffè della Giubbe Rosse fino all’occupazione futurista e due anni dopo il suo arrivo viene iniziato alla Massoneria nella Loggia “Lucifero”, guidata da Pietro Mori. Qui rafforza la conoscenza di Arturo Reghini, filosofo pitagorico e matematico di dodici anni più giovane. Ne nasce un sodalizio destinato a durare per tutta la vita, in cui Reghini riconosce in Armentano, detto Ara, il suo maestro e durante il quale l’esoterista pitagorico viene periodicamente a Scalea per concordare studi e ricerche da inviare alle diverse riviste spiritualiste e irrazionaliste del tempo. Nello stesso tempo Armentano e Reghini formulano piani di azione per conquistare un ruolo di primo piano nelle convulse vicende delle organizzazioni massoniche.  Il loro intento è quello di imprimere al Rito Filosofico Italiano, al tempo retto da Edoardo Frosini, una decisa impronta pitagorica, su basi spiritualiste. Per questo si accostano a intellettuali di primo piano sul versante irrazionalista e spiritualista, tra i quali Julius Evola e Giovanni Amendola. Nello stesso tempo Armentano allaccia relazioni significative e importanti con studiosi di Esoterismo su scala europea come René Guenon. Il 10 maggio 1913 riceve a Parigi il diploma di dottore ad honorem in ermetismo. Il20 giugno dello stesso anno acquista la Torre Talao, l’abitazione di cui restano i ruderi su quella che un tempo era un’isola, che diviene luogo d’incontro di diversi intellettuali, soprattutto filosofi e musicisti. Li accomuna lo studio del pitagorismo e della spiritualità antica e, in particolare, Armentano elabora la sua visione storica ispirata all’imperialismo pagano, alla quale aderisce subito Reghini.  Questo è importante per definire la sua posizione in merito al dibattito sull’intervento nella Guerra del 1915-1918. Vagheggia la rinascita dell’impero romano che giudica possibile solo nel ridimensionamento della potenza della chiesa di Roma. E, sul piano storico, vede nel cristianesimo la vera causa della decadenza e in seguito del disfacimento dell’Impero dei Cesari.
Dichiarata la guerra, Armentano parte volontario nel Corpo degli Alpini operante nel Cadore. L’entusiasmo iniziale però vien ben presto smorzato dalla constatazione dei ripetuti atti di sabotaggio, della insufficiente distribuzione delle munizioni all’artiglieria, e infine degli errori tattici e strategici che denotano le prime azioni di guerra. E, durante una licenza, durante il secondo anno di guerra, denuncia quanto ha rilevato in alcuni incontri al Caffè Paskowskj di Firenze, città dove si è intanto trasferito per studiare e insegnare musica. Arriva ad affermare che «finché non si mette un pugnale nel cuore di Cadorna non si arriva a Trieste». Ma l’esperienza sulle trincee non è destinata a durare a lungo. Nel 1916 viene in pratica congedato e ricoverato all’Ospedale Militare di Napoli, perché affetto da una seria e grave cardiopatia. 
Da Napoli, Armentano riprende i contatti con i suoi discepoli e seguaci e intrattiene relazioni operative con gli ambienti massonici, sempre in vista della ricostruzione libero-muratoria su basi pitagoriche.  Riesce a raggiungere Firenze per una breve visita e proprio qui il padre Giuseppe lo informa che «i carabinieri hanno visitato la Torre, dopo aver rotto le serrature ed hanno sequestrato tutti i documenti portandoli in caserma». Il padre non riesce a spiegarsi tutto questo e il figlio Amedeo ancor meno. Non ha commesso nessun reato e per di più ha messo a disposizione tutto se stesso, partendo volontario in guerra. Si viene a sapere subito che le perquisizioni a Torre Talao e all’abitazione del padre di Amedeo sono state provocate da una denunzia, quella di Guido Bolaffi, da poco espulso dal Rito Filosofico Italiano per indegnità morale. L’accusa è gravissima: Armentano ha dato informazioni e rifornito di carburante il nemico. Viene arrestato nel marzo del 1918 e tradotto al carcere militare di Monteleone Calabro, oggi Vibo Valentia.
Resta rinchiuso nella prigione militare fino al 15 luglio, quando viene prosciolto dalla falsa accusa di tradimento. “Giustizia è fatta” titola una corrispondenza da Scalea a «Il Mattino» di Napoli a firma dell’avvocato Gaetano Cupido. 
Armentano può riprendere i suoi studi prediletti di esoterismo e tornare all’attività massonica. Continua a ricevere amici e studiosi a Torre Talao e nel 1921 fa ritorno in Brasile, per sposare la nipote Giselda Perrone, figlia della sorella Emilia (il matrimonio civile fu celebrato a Montevideo). Tornato in Italia, abiterà ancora per poco a Torre Talao, dove nasce la figlia Maria Emilia Filomena, morta dopo un anno. I rapporti con il fascismo sono impossibili e progetta di tornare in Brasile, con grande rammarico di amici come Reghini e Attilio Pepe di Scalea, uno studioso di storia locale. Nel 1923, il 18 dicembre, con Reghini e altri costitusce il “Sodalizio Pitagorico”. Nel maggio del 1924 si imbarca a Napoli sulla nave Atlanta con la moglie e i figli Lorenzo e Giuseppe. Da San Paolo mantiene le sue relazioni con gli ambienti massonici italiani, ma non farà più ritorno in Italia. Nel 1927 viene nominato docente al Conservatorio Drammatico e Musicale paulista e si dedicherà alla composizione musicale, all’insegnamento e all’attività massonica e giornalistica. Nel 1932 gli nasce il figlio Antonio Rocco. I rapporti con i brasiliani non saranno facili durante la seconda guerra mondiale per lui e per tutti gli italiani per la diversa posizione dei due paesi nel conflitto. Solo dopo la fine delle ostilità potrà riprendere la sua attività di musicista e studioso. Nel 1959 viene nominato Commendatore del Sovrano Ordine Militare di Malta di cui compone l’Inno ufficiale.
Muore a San Paolo prossimo all’età di 81 anni, fiero di essere stato «propugnatore della sapienza italica e del diritto di Roma ad imperare sull’unità politica del mondo», come si legge nella lapide all’ingresso del sito di Torre Talao composta dallo stesso Armentano. (Enrico Esposito) © ICSAIC

Opere

  • Amedeo Rocco Armentano, Massime di scienza iniziatica, a cura di Roberto Sestito, Editrice Associazione Culturale Ignis, Ancona 1992.

Nota bibliografica

  • Giuseppe Armentano, Biografia di Ara, in A. R. Armentano, Massime di scienza iniziaticacit., p. 84;
  • Roberto Sestito, Il figlio del Sole. Vita e opera di Arturo Reghini, Editrice Ass. Culturale Ignis, Ancona 2006, pp. 111-116;
  • Arturo Reghini, La Sapienza pagana e pitagorica del ‘900, «La Cittadella», VI-VII n.s., luglio-dicembre 2006 – gennaio-marzo 2007;
  • Christian Palmieri, Pitagorici del Novecento. Omaggio a Amedeo Rocco Armentano e Arturo Reghini, Grafiche Cusato, Crotone 2010;
  • Enrico Esposito, Un soldato di Scalea nella Grande Guerra: Amedeo Rocco Armentano, «Rivista Calabrese di Storia del ’900»,  1-2, 2018, pp. 55-60.
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