Caffo, Sebastiano

Sebastiano Caffo [Santa Venerina (Catania), 5 marzo 1901 – Limbadi (Vibo Valentia), 13 dicembre 1991]

Non fu calabrese di nascita, ma della Calabria fu cittadino “di diritto” perché la sua vita e il suo nome sono indissolubilmente legati alla regione. Quarto di nove figli (cinque maschi e quattro femmine), nacque a Santa Venerina, al tempo nel comune di Giarre, da Maria Lizio e da Giuseppe, “mastro distillatore” già da fine Ottocento. Questi nel 1915 acquistò la sua prima distilleria, chiamata «Caffo Giuseppe fu Venerando – distilleria alcol e tartarici», proprio per la passione e l’impegno dimostrati dal figlio fin dall’infanzia. Sebastiano aveva 15 anni e aveva appena fatto le scuole di base, quando il genitore, lo introdusse nelle attività della piccola impresa che distillava le vinacce dei vigneti alle pendici dell’Etna. Sotto la sua guida divenne anch’egli un esperto “mastro distillatore” e contribuì a far crescere l’attività familiare, dove in seguito entrarono anche i fratelli Giuseppe e Santo con i quali in anni successivi (fu la madre a farli mettere insieme) diede vita alla «Distilleria F.lli Caffo», che subentrò alla «Caffo Giuseppe fu Venerando», nome che non sarà più cambiato.
Terminato il servizio militare a Genova nel 1922 rientrò in Sicilia e riprese il suo posto nella distilleria di famiglia. Instancabile nel proprio lavoro, s’impegnò assieme ai fratelli a sviluppare le attività dell’impresa con l’acquisizione in affitto di altre distillerie (San Paolo di Noto e Castiglione di Sicilia).
Nel 1934, sposò Maria Brigandì, figlia di un carabiniere, e in quella occasione ebbe in dote una quota della distilleria di Santa Venerina. Dalla sua unione con Maria nacquero tre figli: Maria (1935), Rosaria (1937) e Giuseppe Giovanni, detto Pippo (1945) il quale avrebbe dato seguito e sviluppo al suo impegno, alle sue idee e alle sue iniziative.
Dagli inizi degli anni Cinquanta, la sua vicenda umana e lavorativa si svolse tutta in Calabria dove, con sacrificio e volontà, assieme ai fratelli gettò le basi per quella che in due generazioni sarebbe diventata una delle imprese più importanti del settore nel nostro paese. È del 1952 il suo incontro con Limbadi, località all’epoca molto nota per la produzione di ottimo vino rosso, dove fin dal 1924 era attivo uno stabilimento per l’estrazione di alcool e di cremore di tartaro dalle vinacce. Appartenne inizialmente alla Saic (Società anonima agraria calabrese), fondata dai cugini Eugenio e Francesco Massara di Limbadi (quest’ultimo un imprenditore molto legato al regime fascista) e da Ernesto Cimino di Catanzaro e Luigi Di Francia di Santa Caterina sullo Ionio. La Saic nel 1936 fallì e fu acquistata da Concetto Biondi e dai figli, originari di Gravina (Catania) che la gestirono fino al 31 dicembre del 1951 quando entrò in crisi. Fu allora che la «Fratelli Caffo» acquisì la «Distilleria Biondi» situata in un territorio di grande produzione vinicola, che consentiva perciò il reperimento di grandi quantità di materia prima da distillare in loco, sia vinacce fresche sia vini. E fu proprio Sebastiano, dopo alcuni sopralluoghi allo stabilimento di Limbadi e superando alcune perplessità iniziali, a deciderne l’acquisizione, nella convinzione che il futuro dell’azienda di famiglia sarebbe stato in Calabria e non in Sicilia. 
Dal 1952 al 1955, con i fratelli Santo e Giuseppe, gestì ben tre stabilimenti, due in Sicilia e uno in Calabria, ma dopo la morte del padre, nel 1953, tutto divenne più complicato e lentamente tutta l’attività venne concentrata in Calabria.
Al vecchio stabilimento di Limbadi furono apportati importanti miglioramenti tecnici nelle apparecchiature di distillazione e dal 1956 iniziò quella trasformazione, una vera e propria svolta, con il potenziamento del settore liquori e sciroppi e l’imbottigliamento con marchio proprio (nacque allora il motto aziendale «Semper ad maiora»), che in pochi decenni ha portato i distillati e i liquori Caffo in tutto il mondo. Fino a quel momento aveva prodotto materie prime alcoliche sfuse, come alcool e grappa esclusivamente per conto terzi. In tanti ricordano ancora quel camioncino che girava nel Vibonese e nella Piana di Gioia Tauro con cui distribuiva alcool puro per fare il rosolio, alcool denaturato per le farmacie e poche centinaia di bottiglie dei primi prodotti che venivano vendute direttamente a bar e botteghe di alimentari. L’«Anice Caffo», fu il capostipite dei liquori dell’azienda.
Per tutti gli anni Cinquanta le famiglie Caffo vissero ancora in Sicilia, per poi trasferirsi definitivamente a Limbadi. Quelli furono anni di grandi cambiamenti che “don Sebastiano” come a Limbadi era chiamato da tutti, governò con grande saggezza e lungimiranza. Il fratello Giuseppe lasciò l’azienda per tornarsene in Australia dove era stato da giovane, il fratello Santo nel 1964 morì a Limbadi, e l’anno dopo Sebastiano decise di cedere definitivamente la distilleria di Castiglione di Sicilia e di concentrare tutte le attività nello stabilimento di Limbadi. Rilevate tutte le quote societaria dai familiari, nel 1966 introdusse in azienda il figlio Pippo, che intanto si era diplomato ragioniere, con il quale decise di intensificare la produzione industriale di liquori: il liquore secco «Tre stelle calabrese», simile al brandy, la «Sambuca Secolare», l’«Amaro Sprint», e quindi il «Brandy Miss Dominique», distillato di vino invecchiato in fusti di rovere, tutti prodotti che incontrarono il favore dei clienti. E fu l’inizio di una storia di successi, determinata dalla successiva produzione del «Vecchio Amaro del Capo», il prodotto trainante dell’azienda, storia completata ed esaltata con la terza generazione «limbadese» dei Caffo, dal nipote omonimo Sebastiano detto Nuccio il quale, valorizzando il patrimonio tecnico-professionale ricevuto dal nonno e dal padre (anche egli si definisce un «mastro distillatore»), ha portato il nome della distilleria e di Limbadi in tutto il mondo con un brand di qualità per quel che riguarda il Made in Italy.
“Don Sebastiano” ha fatto in tempo a partecipare e poi ad assistere da anziano pensionato alla veloce evoluzione della sua vecchia distilleria in una grande azienda di rinomanza internazionale, contribuendo fino all’ultimo al suo sviluppo con i suoi consigli da «grande vecchio». 
Si è spento a Limbadi novantenne e lì è sepolto per sua espressa volontà: «Sono l’unico dei tre fratelli arrivati dalla Sicilia a essere rimasto a Limbadi – diceva – e mi seppellirete qui». (Pantaleone Sergi) @ ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Imperio Assisi, Saverio Di Pietro, Pasquale Barbalace, Salvatore Fioresta, Limbadi (immagini e momenti). Monografia scolastica, Editore Falzea, Reggio Calabria, 1982, pp. 80-81;
  • Patrizia Capua, Caffo porta in Usa l’Amaro del capo e mette in rete l’agroindustria calabra, «la Repubblica», 22 settembre 2014;
  • Caffo 1915-2015. Un secolo di passione. Dalle radici del vecchio Amaro del Capo allo spirito italiano nel mondo, Mondadori Electa, Milano 2016;
  • Giuseppe SmortoLa distilleria Caffo e la sua espansione nell’universo dell’amaro, «la Repubblica», 29 giugno 2020.
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