Caglioti, Vincenzo

Vincenzo Caglioti [Soriano Calabro (Vibo Valentia), 26 maggio 1902 – Roma, 1 dicembre 1998]

Considerato tra i padri della moderna chimica inorganica italiana e una delle figure più rappresentative della Scienza italiana del Novecento, nacque a Soriano Calabro, all’epoca in provincia di Catanzaro, da Giuseppe e da  Maria Provenzano, una famiglia numerosa e di modeste condizioni: il padre era scritturale e la madre filatrice.
Rimase con la famiglia fino alle scuole elementari. Ancora adolescente, infatti, lasciò Soriano per potere frequentare le scuole medie e superiori al seminario di Mileto, quindi si trasferì a Napoli dove si iscrisse alla facoltà di Ingegneria per passare subito a quella di Chimica che rispondeva meglio alla sua naturale curiosità come ebbe a dire egli stesso, e qui si laureò a 22 anni, sotto la guida del prof. Ferruccio Zambonini del quale fu assistente dal 1925 al 1929.
Il 30 luglio 1927, a Napoli si sposò con Adriana Stolfi, sua collega d’istituto, madre dei suoi figli Giuseppe e Luciano, fisico il primo, chimico il secondo, entrambi con una brillante carriera accademica e di ricercatori.
Nel 1929, su invito del prof. Nicola Parravano  si trasferì a Roma nell’Istituto di Chimica di via Panisperna specializzandosi in chimica strutturistica e inorganica, e perfezionando gli studi con alcuni soggiorni nelle Università tedesche di Lipsia Francoforte e Gottinga. Iniziò subito la suabrillante carriera accademica. Vincitore di concorso nel 1936 ebbe il primo incarico come professore di chimica fisica all’Università di Firenze, dove rimase per soli due anni. Ancora giovane, nel 1938 fu chiamato a Roma “La Sapienza”, succedendo al vulcanico professor Parravano stroncato da un infarto. Nell’Istituto di Via Panisperna prima e poi nella nuova Città Universitaria, insegnò chimica generale inorganica dal 1940 al 1972.
Non si tenne lontano dal fascismo (collaborò tra l’altro con il Ministero delle Corporazioni come rappresentate della Confederazione fascista degli industriali) e nel dopoguerra alla Democrazia Cristiana, partecipò alle vicende del Paese e della sua Calabria – come Giulio Leone ricordò commemorandolo all’Accademia delle Scienze – con una «coscienza civile che lo indusse, già prima della fine della guerra a far parte di quel ristretto gruppo di persone – Francesco Giordani, Giuseppe Cenzato, Pasquale Saraceno – che, sulla base della comune esperienza di lavoro compiuta nell’ambito del primo IRI intorno a Donato Menichella, avviarono quel rinnovamento di riflessione sui problemi del Mezzogiorno che prese l’appellativo di “nuovo meridionalismo”».
I contatti stabiliti con esponenti politici e di governo (Vanoni, Segni, Campilli, Gonella, Saraceno e altri) gli procurarono diversi incarichi. Alla guida dell’Opera per la valorizzazione della Sila dal 1948 al 1952, prima come commissario e poi come presidente nominato dal Capo dello Stato su proposta del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, con la collaborazione di un gruppo di studiosi della facoltà di agraria di Portici guidati da Manlio Rossi-Doria, si occupò dell’attuazione della riforma agraria in Calabria, e «interpretò lo sviluppo rurale in senso modernamente industriale». Si trattò di una esperienza molto contestata, perché asservita agli interessi elettorali della Democrazia cristiana calabrese, che tuttavia consentì di mettere in moto quel processo che avrebbe dovuto cambiare il volto della Calabria e per qualche tempo suscitò molte speranze nelle popolazioni della Sila e del Marchesato di Crotone a cui furono assegnate migliaia di ettari di terra sottratta al latifondo abbandonato.
In seguito al Trattato di Osimo fu nominato presidente della Commissione Italo-Jugoslava per la definizione della zona franca di Trieste. Ricoprì incarichi di prestigio anche all’estero: furappresentante dell’Italia per la Comunità economica europea (Cee) e per l’Ocse (Organizzazioneper la cooperazione e lo sviluppo economico).
Fondatore del Centro studi di strutturistica presso l’Istituto di Chimica dell’Università di Roma, e, fra l’altro, fondatore dell’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno (Svimez). Dal 1959 al 1965 fu presidente del Comitato Nazionale per le Scienze Chimiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e il 15 aprile 1965 il consiglio dei ministri su proposta del capo del governo Aldo Moro lo presidente dello stesso Cnr.
Tramite il Cnr gestì il piano Erp per la fornitura delle attrezzature scientifiche per tutte le università italiane. Durante il suo mandato nacque un Gruppo nazionale per le ricerche spaziali per rappresentare l’Italia nei programmi comunitari Eldo ed Esa.
Fin dalla fondazione consigliere della Svimez, Società per lo sviluppo del Mezzogiorno, fu anche consigliere della Fondazione Montedison.
Nel 1972 andò fuori ruolo dall’Università e fu nominato professore emerito e presidente emerito dello stesso Cnr. Rimasto vedovo e già in pensione, il 14 luglio 1973, a Roma, sposò Ester Contieri in seconde nozze
Scienziato di spicco, ottenne numerosi riconoscimenti e onorificenze. Dal 27 agosto 1947 come socio corrispondente e dal 2 settembre 1956 come socio nazionale fu membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei che nel 1957 gli assegnò il Premio Nazionale per la Chimica. Fu socio anche dell’Accademia Nazionale delle Scienze cosiddetta dei LX e della Word Academy of Arts and Sciences di New York, nonché dell’Accademia cosentina, di quella di Scienze di Torino, edell’Istituto della biblioteca calabrese di Soriano nonché di diverse società scientifiche italiane e straniere. Fu Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica e Medaglia d’oro dei Benemeriti della Cultura; ottenne la Legiòn d’Onore della Repubblica francese e la Medaglia al merito della Accademia polacca delle scienze. Fu tra i fondatori Associazione italiana contro le leucemie.
Col suo paese d’origine, anche se non lo frequentò tanto, mantenne buoni rapporti. Tanto che l’Amministrazione comunale di Soriano nel 1996 lo decorò con una medaglia d’oro per i suoi alti meriti scientifici. 
Morì a Roma all’età di 96 anni. Ha lasciato circa ottanta pubblicazioni scientifiche.
L’Università La Sapienza ha intitolato a suo nome uno dei due edifici del NEC, il nuovo padiglione di chimica all’interno della città universitaria. Soriano, invece, lo ricorda con una strada intitolata a suo nome. Istituito per volontà della famiglia, infine, l’Accademia delle Scienze, in collaborazione con l’Accademia dei Lincei, infine, bsandisce ogni anno il Premio “Vincenzo Caglioti”  destinato a studiosi italiani o stranieri che non abbiano superato i 35 anni di età e che abbiano condotto ricerche in un settore delle scienze chimiche. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Vincenzo Caglioti, in Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Accademia dei Lincei, Roma 1976, pp. 141-143;
  • Luciano Caglioti,  Il Camminante, Gangemi editore, Roma 1997;
  • Giulio Leone, Vincenzo Caglioti. L’impegno civile, «Rivista economica del Mezzogiorno, XII, 4, 1998, p. 759-764;
  • Luciano Caglioti, Dalla Calabria a via Panisperna. Il camminante. Vita di uno scienziato,Gangemi editore, Roma 1999;
  • Mario Giancotti, Vincenzo Caglioti: un uomo che parlava con l’universo, «Rogerius», 1, 1999, psp. 121-123;
  • Laudio Furlani, Gian Gualberto Volpi, Ricordo di Vincenzo Caglioti, Rendiconti Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL Memorie di Scienze Fisiche e Naturali, 118°, Vol. XXIV, 2000, pp. 169-172;
  • Marco Fontani, Mary Virginia Orna, Mariagrazia Costa, Chimica e chimici a Firenze. Dall’ultimo dei Medici al padre del Centro Europeo di Risonanze Magnetiche, Firenze University Press, Firenze 2015, pp. 136-137.

Nota archivistica

  • Archivio Comune di Soriano, Registro delle nascite, atto n. 57, 1902;
  • Accademia nazionale delle Scienze detta dei XL, Fondo Vincenzo Caglioti(http://catalogo.archividelnovecento.it/scripts/GeaCGI.exe?REQSRV=REQPROFILE&REQCARDTYPE=24&ID=29045′,’Window_29045′);).
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