Calàuti, Francesco

Francesco Calàuti [Siderno (Reggio Calabria), 16 luglio 1889 – 7 agosto 1966]

Primogenito di una benestante famiglia di Siderno formata da otto figli tutti maschi. Il padre Michele fu apprezzato poeta neoromantico, in rapporto con i maggiori esponenti della letteratura italiana ed europea della seconda metà dell’Ottocento e della prima parte del Novecento. La mamma, Clotilde Falletti, apparteneva a un’altra antica casata sidernese. 
Per consentire alla prole di seguire gli studi, il nucleo familiare lasciò il palazzo di Siderno Superiore per trasferirsi a Reggio Calabria, dove il 28 dicembre 1908 fu sorpresa dal terremoto che rase al suolo la città. Francesco, allora diciassettenne, perse tre fratelli (Eugenio di 15 anni, Guido di 9 e Leone di 7) e la nonna, baronessa Filomena Correale Santacroce. Rimasto quattro giorni sotto le macerie del villino di famiglia in via Santa Lucia, subì la frattura di due vertebre della colonna vertebrale ma fu infine messo in salvo e condotto al porto. Con altri feriti fu imbarcato su una nave militare alla volta di Napoli, dove rimase ricoverato a lungo. 
Per tutta la vita Francesco Calàuti sopportò le conseguenze delle lesioni e forse fu proprio la drammatica esperienza del sisma che lo indusse a iscriversi a Roma alla facoltà di medicina de «La Sapienza».
Fresco di laurea, allo scoppio della I Guerra mondiale servì da ufficiale medico nella capitale, presso il Collegio San Giuseppe, in Piazza di Spagna, trasformato in ospedale militare per la cura dei soldati feriti al fronte. Qui strinse amicizia con il cappellano don Domenico Tardini, che divenne poi cardinale e segretario di stato vaticano sotto Giovanni XXIII. Sollecitato dal Calàuti, mons. Tardini negli Anni Cinquanta del secolo scorso mobilitò gli aiuti della Santa Sede in favore delle popolazioni della Calabria colpite dalle alluvioni. 
A Roma Francesco Calàuti partecipò nel 1919 alla nascita del Partito Popolare Italiano e ne fu promotore in Calabria. Nel maggio 1921 si candidò per il Ppi alla Camera dei deputati nel collegio di Catanzaro. Nel programma agli elettori mise in guardia dalla «marea sovversiva che minaccia di travolgere ogni cosa» e accusò l’apparato statale «accentratore» di aver «completamente abbandonata» la Calabria, che pure in proporzione era la regione che aveva pagato il maggior tributo di sangue alla patria. Non fu eletto, ma il Ppi nel complesso ottenne un ottimo successo.
L’anno successivo figurò nel comitato di redazione de «Il Popolo», fondato nel 1922 a Catanzaro e diretto da Vito Giuseppe Galati, futuro costituente. Il giornale si inserì nel solco del cattolicesimo democratico e popolare e anticipò di oltre un anno la nuova testata ufficiale del Ppi, che iniziò le stampe nel 1923. Ma con la marcia su Roma il fascismo prese a imporre la sua impronta autoritaria. Calàuti fu tra coloro che non accettarono di allinearsi al nuovo corso e rifiutò sempre di prendere la tessera del Pnf, sebbene il padre Michele fu nominato nel 1926 primo podestà di Siderno. Svolse comunque la professione di medico chirurgo, dimostrando grande umanità verso tutti, e ricoprì fino agli Anni Cinquanta l’incarico di ufficiale sanitario del Comune di Siderno.
Nel 1932 convolò a nozze con Filomena Evoli, figlia di Tiberio, filantropo e attivista socialista inviso al regime, fondatore dell’Ospedale di Melito Porto Salvo. La coppia ebbe sei figli: Clotilde, Letizia, Laura, Paola, Michele e Marilena. 
Dopo lo sbarco degli Alleati in Calabria, nel settembre 1943, Calàuti fu designato in rappresentanza della Democrazia Cristiana nel Comitato di Liberazione Nazionale e l’anno dopo nominato dalla prefettura rappresentante della Deputazione Provinciale. Si impegnò a fondo contro il mercato nero e per il miglioramento delle condizioni igieniche della popolazione. Nel 1952 fu eletto per la DC al Consiglio Provinciale di Reggio Calabria e l’anno dopo si candidò nella II legislatura (1953-1958) al Senato della Repubblica. Il collegio senatoriale di Locri era considerato un “feudo rosso” per la netta prevalenza socialcomunista, ma Calàuti raccolse consensi trasversali grazie alla stima personale di cui godeva. Per tutti, come ha scritto Walter Pedullà, egli «era il mite e bravo medico che curava gratis i poveri».
Durante i cinque anni di vita parlamentare, fu membro della Commissione igiene e sanità e di quelle speciali per gli aiuti alle zone colpite dalle alluvioni in Calabria. In quest’ambito lavorò a fianco, tra gli altri, di Luigi Sturzo (suo grande punto di riferimento) e di Umberto Zanotti Bianco.
Nonostante il clamoroso successo del 1953, l’apparato democristiano non ricandidò Calàuti per la III legislatura. Il segretario nazionale Amintore Fanfani, “calabrese” per parte di mamma, preferì il suo consigliere per la politica estera, Leonardo Vitetti, ex console italiano a Londra nel ventennio fascista ed ex rappresentante dell’Italia all’Onu e a Parigi. Vitetti, seppur nativo di Locri, non aveva contatti col territorio d’origine. Furono centinaia le schede bianche deposte nelle urne in segno di protesta contro l’imposizione dall’alto del candidato, che alla fine uscì sconfitto.
Calàuti rifiutò la candidatura alla presidenza dell’Ina Casa che gli fu offerta a mo’ di “risarcimento”. «A me il partito non deve niente», rispose. Nella sua Siderno continuò fedelmente l’impegno nella DC, di cui fu segretario politico e (dal 1964) consigliere comunale.
Morì a 77 anni. Il migliore riconoscimento gli venne postumo da un suo avversario politico, il comunista Giuseppe Errigo che del Calàuti scrisse: «Se si vuole raffigurare un vero democristiano senza macchia, il pensiero corre alla sua figura, ad un uomo attaccato profondamente alla sua terra che cercò di risollevarla dall’isolamento e dal servilismo politico». (Enzo Romeo© ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica

  • Michele Calàuti, Lacrymae, Officina Tipografica Cooperativa, Pistoia 1915;
  • Francesco Calàuti, Agli elettori politici del Collegio di Catanzaro, Tip. G. Riso, Siderno 1921;
  • In memoria di Michele Calàuti, Arti Grafiche Sansaini, Roma 1936;
  • Giuseppe Errigo, Protagonisti del Novecento Jonico, vol. I, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Narina 1993;
  • Michele Calàuti, Ricordi d’un dissepolto – La tragedia famigliare di un poeta nel terremoto di Reggio e Messina, a cura di Enzo Romeo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008;
  • Walter Pedullà, Il pallone di stoffa, Rizzoli, Milano 2020, p. 52.
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