Canale, Gianna Maria

Gianna Maria Canale [Reggio Calabria, 13 settembre 1927 – Sutri (Viterbo), 4 gennaio 2009]

Nacque da Riccardo, dipendente statale, antifascista, perseguitato, confinato politico perché socialista matteottiano, e da Blandina Marcianò e venne registrata allo stato civile con il solo nome di Maria, che in seguito, per vezzo, venne preceduto da Gianna. Attrice che ebbe grande successo e notorietà nel secondo dopoguerra, sino all’inizio degli anni Sessanta, e che venne definita «la regina del peplum» (genere di film storici in costume ambientati in contesti biblici o dell’antica Grecia e dell’antica Roma), dalla bellezza sofisticata che riconduceva alle origini mediterranee, greche della famiglia paterna e calabresi per parte di madre, con accattivanti occhi verdi e un portamento elegante ed austero, una “regina reggina” da annoverare con fierezza tra i figli illustri della terra calabrese.
La sua carriera iniziò, al pari di altre star del cinema, grazie alla partecipazione al concorso «Miss Italia» nel 1947 dopo aver vinto le selezioni di «Miss Calabria». Prima di allora e durante il periodo che precedette il concorso, dopo aver frequentato i corsi professionali, aveva lavorato quale segretaria d’azienda in una ditta di Firenze, città nella quale la famiglia si era trasferita, e mai avrebbe pensato di poter realizzare i sogni comuni a tutte le ventenni dell’epoca, la notorietà, il successo, l’affrancamento dalla vita di provincia. Inaspettatamente, nella finale del concorso, svoltasi a Stresa (all’epoca in provincia di Novara) il 28 settembre di quell’anno, la Canale si classificò al secondo posto, dietro Lucia Bosè, precedendo nell’ordine Gina Lollobrigida, Eleonora Rossi Drago e Silvana Mangano. Tutte queste bellezze divennero attrici e furono protagoniste del cinema italiano nei decenni che seguirono, riscuotendo successo e riempiendo le copertine e le pagine dei rotocalchi.
È proprio in quel periodo che Gianna Maria Canale venne notata da Riccardo Freda, regista e sceneggiatore che prediligeva il genere “noir” e filone storico-avventuroso in gran parte ispirato ai classici della letteratura, in antitesi con l’emergente scuola neorealista italiana del tempo. Freda, che anteponeva il valore della bellezza alla recitazione e che era in auge in quegli anni avendo battuto il record di incassi con «Aquila nera» nel 1946, divenne il pigmalione della Canale, della quale si innamorò, iniziando con l’attrice una relazione allora ancora considerata reato di adulterio in quanto era coniugato, e le propose dei film adattissimi alla sua figura statuaria.
Già l’anno dopo, nel 1948, dopo una parte da figurante nella versione cinematografica del «Rigoletto» diretta da Carmine Gallone, la Canale esordì sotto la regia di Freda con un ruolo importante, quello  della baronessa Lehmann, in «Il cavaliere misterioso», al fianco dell’altrettanto giovane Vittorio Gassman. Con Freda, che per lei abbandonò la moglie, vi fu un intenso rapporto, dentro e fuori dal set. I due si trasferirono in Brasile dove girarono «Guarany» (1948) e «O Caçula do Barulho» (1949), ma non tardarono a tornare in Italia, per volere della Canale, nonostante i problemi che interessavano Freda per via dell’abbandono del “tetto coniugale”.
Nel film «Il conte Ugolino», sempre di Freda, del 1949, si apprezzarono maggiormente anche le sue caratteristiche interpretative e per l’attrice iniziò in quell’anno il periodo delle maggiori soddisfazioni, con film di successo al fianco di grandi attori, come in «Totò le Mokò» di Carlo Ludovico Bragaglia. Nonostante i primi dissapori, per Freda la Canale rimase sempre la musa preferita: insieme, girarono dal 1948 al 1956 ben 12 film. Con loro, in particolare con «I vampiri» del 1956,  per il cinema del nostro Paese si consolidò la stagione più intensa del filone «horror italiano», già avviata negli anni precedenti dallo stesso Freda e da altri registi come Mario Costa e Guido Brignone.
In «Allo sbaraglio» (Go for Broke!), un film diretto dallo statunitense Robert Pirosh girato a Hollywood nel 1951, Gianna Maria Canale recitò al fianco di Van Johnson, icona del cinema americano, ed ebbe anche l’onore della copertina della prestigiosa rivista «Life Magazine».
La svolta che farà poi definire la Canale «la regina del peplum» iniziò nel 1953, quando ebbe il riconoscimento della critica e un’affermazione personale di grande rilievo, con il pubblico incantato dalla sensuale «danza dei sette veli», per il film «Teodora» (regia di Freda) e gran parte delle pellicole successive furono in costume, con una memorabile interpretazione del ruolo di Armida in «La Gerusalemme Liberata», del 1957, il cui regista era Carlo Ludovico Bragaglia.
Sempre nel 1957 fu protagonista in «Le schiave di Cartagine», diretto da Guido Brignone, e l’anno dopo in «Le fatiche di Ercole» di Pietro Francisci, «Il segreto di Montecristo» di Monty Berman e Robert S. Baker e «La rivolta dei gladiatori» di Vittorio Cottafavi. 
L’attività sul set in quegli anni, e sino agli inizi del decennio successivo, fu intensa, con una produzione media di film (tutti necessitanti di accurate sceneggiature, in gran parte doppiati) molto alta: l’affrancamento da Freda portò la Canale a recitare con registi del calibro di John Guillermin, Siro Marcellini, Vittorio Sala, Tanio Boccia, Sergio Corbucci, Luigi Capuano, e con Vittorio De Sica, che la volle nel 1963 nel cast di “Il boom”.
L’ultimo film interpretato dall’attrice è del 1964, «Il ponte dei sospiri», per la regia di Carlo Campogalliani e Piero Pierotti. La Canale è stata persona schiva e riservata, gelosa custode della sua vita privata, delle sue debolezze e dei suoi timori, soprattutto quello dell’invecchiamento, lo stesso che aveva la baronessa Du Grand da lei interpretata nel film «I vampiri». La sua storia è stata avventurosa e complicata, di certo il distacco da Freda ha influito sul resto della sua vita e sul proseguimento della carriera. La favola della donna del sud diventata mito del cinema, quella di un’attrice definita «gli occhi più belli del cinema italiano con il magnetismo di una star hollywoodiana», che aveva lavorato con Totò, con Gassman, Mastroianni, Sordi e tanti altri big dello schermo, si interruppe pochi mesi dopo aver girato l’ultimo film per sua scelta. Abbandonò il mondo dello spettacolo per ritirarsi sull’isola di Giannutri, in Toscana, sparì dalla vita mondana e dai rotocalchi, rifiutandosi di apparire in televisione e di farsi fotografare, forse in relazione – secondo notizie mai accertate apparse su riviste riprese dalle riviste popolari – a una paresi facciale intervenuta a seguito di un incidente stradale, volendo rimanere nell’immaginario del pubblico affascinante come lo era stata in gioventù.
Una carriera lunga e ricca di successi che la portò da Reggio Calabria a Stresa e poi a Cinecittà e a Hollywood e poi sull’isola di Giannutri, dove visse per quasi quaranta anni, trasferendosi in seguito a Sutri, soprattutto per motivi di salute, dove morì all’età di 72 anni. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2020

Filmografia

  • Il cavaliere misterioso – regia di Riccardo Freda (1948)
  • Guarany – regia di Riccardo Freda (1948)
  • Caçula do Barulho – regia di Riccardo Freda (1949)
  • Il figlio di d’Artagnan – regia di Riccardo Freda (1949)
  • Il conte Ugolino – regia di Riccardo Freda (1949)
  • Totò le Mokò – regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1949)
  • Il bacio di una morta – regia di Guido Brignone (1949)
  • La vendetta di Aquila Nera – regia di Riccardo Freda (1951)
  • Vedi Napoli e poi muori – regia di Riccardo Freda (1951)
  • Il tradimento – regia di Riccardo Freda (1951)
  • Allo sbaraglio (Go for Broke!) – regia di Robert Pirosh (1951)
  • La leggenda del Piave – regia di Riccardo Freda (1952)
  • L’eterna catena – regia di Anton Giulio Majano (1952)
  • Spartaco, regia di Riccardo Freda (1953)
  • Missione ad Algeri – regia di Edoardo Anton e Ray Enright (1953)
  • Allarme a sud (Alerte au sud) – regia di Jean-Devaivre (1953)
  • L’ombra – regia di Giorgio Bianchi (1954)
  • Teodora – regia di Riccardo Freda (1954)
  • Madame du Barry – regia di Christian-Jaque (1954)
  • Donne sole – regia di Vittorio Sala (1955)
  • Il coraggio – regia di Domenico Paolella (1955)
  • Napoleone Bonaparte (Napoleon) – regia di Sacha Guitry (1955)
  • I vampiri – regia di Riccardo Freda (1956)
  • La castellana del Libano (La châtelaine du Liban) – regia di Richard Pottier (1956)
  • La Gerusalemme liberata – regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1957)
  • Il corsaro della mezza luna – regia di Giuseppe Maria Scotese (1957)
  • Le schiave di Cartagine – regia di Guido Brignone (1957)
  • Le fatiche di Ercole – regia di Pietro Francisci (1958)
  • Il segreto di Montecristo – regia di Monty Berman e Robert S. Baker (1958)
  • La rivolta dei gladiatori – regia di Vittorio Cottafavi (1958)
  • Tutta la verità (The Whole Truth) – regia di John Guillermin (1958)
  • Gli avventurieri dei tropici – regia di Sergio Bergonzelli (1959)                
  • I cavalieri del diavolo – regia di Siro Marcellini (1959)
  • L’ultimo zar – regia di Pierre Chenal (1960)
  • La regina delle Amazzoni – regia di Vittorio Sala (1960)
  • Il conquistatore d’Oriente – regia di Tanio Boccia (1960)
  • La Venere dei pirati – regia di Mario Costa (1960)
  • Maciste contro il vampiro – regia di Mario Costa (1961)
  • Il conquistatore di Corinto – regia di Sergio Corbucci e Giacomo Gentilomo (1961)
  • Il guascone (Le chevalier de Pardaillan) – regia di Bernard Borderie (1962)
  • Il Leone di San Marco – regia di Luigi Capuano (1962)
  • Il figlio di Spartacus – regia di Sergio Corbucci (1962)
  • La tigre dei sette mari – regia di Luigi Capuano (1962)
  • Il boom – regia di Vittorio De Sica (1963)
  • Le avventure di Scaramouche – regia di Antonio Isasi (1964)
  • Il treno del sabato – regia di Vittorio Sala (1964)
  • Il ponte dei sospiri – regia di Carlo Campogalliani e Piero Pierotti (1964)
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